Moonsorrow – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Playlist di brani selezionati dei Moonsorrow

I Moonsorrow sono una formazione finlandese che propone una versione melodica e folklorica di Black Metal, riconducibile per certi versi al Viking Metal principiato dai Bathory, ma dalle atmosfere meno torbide e tragiche.

Il demo Tämä ikuinen talvi (1999) si ricorda per le sfuriate di Viking Metal sinfonico, con forti influenze della scena Black Metal tradizionale. Forte la presenza di synth, ma anche di spunti Black Metal che suonano un po’ risentiti; va meglio nelle parti Folk e sinfoniche.

L’esordio Suden Uni (registrato nel 2000, pubblicato nel 2001) contiene lunghe cavalcate dai forti elementi melodici. Ukkosenjumalan poika (6 min.) conserva poco del Black tradizionale, ed è invece intriso di un’epica pagana, maestosa, belligerante; rimane il cantato disperato e graffiante, ma non ruba mai la scena. Köyliönjärven jäällä (Pakanavedet II) (6 min.) è una danza Folk/Metal con marranzano. Kuin ikuinen (7 mon.) si ferma a metà fra Black sinfonico e Folk-Metal, toccando uno dei vertici dell’opera. 1065: Aika (11 min.) è imponente ma si dilunga un po’, senza aggiungere molto all’opera. Opera ancora immatura, con poche idee ma qualità decente, consigliato a chi apprezza il genere.

Voimasta Ja Kunniasta (2001) è l’album della maturità, avvolto in una atmosfera pagana, folklorica, epica e maestosa. Tyven introduce fra le melodie malinconiche la prima grande cavalcata, Sankarihauta (8 min.), possente, falcidiata dalle urla strazianti ma anche piena di strutture melodiche e sinfoniche. Tra rumori di spade che si combattono si apre Kylän päässä (8 min.), con momenti meno irruenti, battiti di mano e canto in clean. Hiidenpelto/Häpeän hiljaiset vedet (9 min. e mezzo) si apre sinfonica, trova un coro umbratile, accelera sospinta dalla batteria, si fa avvolgere da chitarre Folk. Propulsi da un’epica pagana, questi lunghi brani sono potenti, trascinanti, drammatici e ornati da dettagli che ne aumentano la varietà, come in Aurinko ja kuu (8 min.). Il finale è di Sankaritarina (14 min.), apice dell’album: prima musica sinfonica e maestosa per cori e recitato tenebroso, poi aperture melodiche Folk, poi il canto straziante di origini Black Metal e prima del sesto minuto un delicato momento Folk, orchestrato per archi; la seconda parte diventa una cavalcata epica e corale che poi nel finale lascia spazio ad atmosfere da Ambient. Album compatto, costituito di brani estesi e imponenti, con un fil rouge di guerra, tradizioni pagane ed epica nordica, che reinventa il Viking Metal dei Bathory sfruttando aperture sinfoniche, spunti Folk, cori e impainti melodici, giungendo ad un equilibrio credibile fra Black Metal e melodia.

Kivenkantaja (2003) ha aumentato l’uso di voci in clean, abbandonando spesso il canto ruvido e disperato dei primi album, ed ha ammodernato le orchestrazioni dei sintetizzatori, oltre ad aver aggiunto qualche dose Folk. Le composizioni sono più complesse ed articolate, con tanto di suite in apertura (Raunioilla, 14 min. in 3 parti). Unohduksen lapsi (8 min.) è sinfonica e violenta, con danze folkloriche ed un finale drammatico e melodico. Jumalten kaupunki / Tuhatvuotinen perintö (quasi 11 min.) è imponente, maestosa, folklorica e trascinante. La danza devastante di Kivenkantaja (quasi 8 min.), il Folk tradizionale di Tuulen tytär/Soturin tie (8 min. e mezzo) che poi diventa Folk Metal e la commovente Matkan lopussa delineano un album che evolve Voimasta Ja Kunniasta mantenendosi in territori limitrofi. I momenti di danze Folk sono probabilmente i più banali, e ricordano la tradizione dei Finntroll.

Verisäkeet (2005) è l’approdo per certi versi definitivo di questa musica. Divisi equamente fra Black Metal e Folk, i Moonsorrow si concentrano su composizioni chilometriche e maestose in un album imponente, che supera il muro dei settanta minuti. Karhunkynsi (14 min.) spazzola dall’estremo al folklorico, con una seconda parte piena di assalti ritmici e chitarre Black Metal. Haaska (quasi 15 min.) è un manuale Folk/Metal melodico, una sorta di versione più violenta degli Agalloch con un ampio finale Folk dai tratti medievali. L’imponente Pimeä (14 min.), sempre Folk e Black Metal, porta a Jotunheim (19 min. e mezzo), la composizione maggiore: lunga apertura medievale, poi canto straziante, danza Folk, Black Metal melodico, cori epici, assolo di un coro maschile, un mix Folk/Black Metal che poi nel finale diventa un coro che lenatemnte sfuma. Il finale, di Folk ed suoni concreti, è per gli 8 minuti di Kaiku, e sembra uno dei momenti più trascurabili dell’intera carriera. Album che sfora nell’autoindulgenza, meritava una sforbiciata che ne riducesse il minutaggio. Traguardo “formale” per la band, punto di arrivo di un sound sempre più incentrato su brani lunghi, imponenti, maestosi, articolati, che giocano su coordinate sostanzialmente simili agli album precedenti (qualche dose di Black Metal in più, in questo caso). Ma nonostante 70 minuti non siano pochi e tutti necessari, i Moonsorrow sono fra le formazioni più epiche che il (Black) Metal abbia mai conosciuto.

V: Hävitetty (2007) si spinge nei territori degli album più imponenti del periodo e della Storia del Metal. Due sole composizioni, chilometriche, capaci facilmente di entrare fra le più lunghe composizioni che questo genere abbia mai partorito. Stilisticamente all’insieme canonico di stili si affianca qualche tendenza di death Metal melodico. La prima, Jäästä syntynyt/Varjojen virta, sfora di poco il muro dei trenta minuti. La forma estesa, imponente, dona al brano la possibilità di muoversi e mutare lentamente, così l’introduzione è uno scintillare di chitarre nel buio, a cui lentamente si aggiungono orechestrazioni meste e batteria e basso tenebrosi, aprendo poi in un canto di tristezza; variazioni Folk portano fino al sesto minuto, quando maestose e tragiche entrano le chitarre a guidare una marcia stentorea e drammatica, con momenti di violenza ed altri più tristemente riflessivi; a metà del minuto 12 un riff pulito di chitarra abbrivia una sezione imponente e melodica; al min. 16 rimane solo l’anima Folk, con clima verso Folk sinfonico e Folk/Metal, finoa tornare intorno al 19° min. ad una furiosa veste Black Metal; a metà del ventesimo minuto feedback assordanti e spunti sinfonici iniettano dosi tragiche, ed un’altra marcia di guerra parte, spogliandosi del muro orechestrale poco prima del 26° min., prima del finale, corale, sinfonico, tragico, disperato. Il brano, forte dei suoi trenta minuti, sviluppa ampiamente le sue anime e funge da compendio della discografia, ma anche da suo apice. Imponente, maestosa ed epica, questa chilometrica composizione rappresenta quello che Crimson degli Edge Of Sanity rappresenta per il Death Metal melodico.

La seconda composizione, Tuleen ajettu maa, si ferma poco oltre i 26 minuti. Apertura Folk, Black melodico ed epico, spunti sinfonici; al nono minuto una quiete folklorica anticipa una sezione più melodica, che lentamente ritorva potenza e maestosità, nonchè il rantolo Black Metal, ma al dodicesimo minuto l’impatto di cori, musica sinfonica, Black Metal e cavalcata vichinga toccano uno di vertici della composizione; poi tutto riparte al doppio della velocità, un devastante Black Metal pirotecnico, con parti di voce in clean, e virtuosismi chitarristi, una lunga sezione di una ossessiva intensità, che incontra spunti sinfonici, melodici, accelerazioni e rallentamenti; intorno al ventesimo minuto un substrato Folk affiora ed al minuto 22 l’assordante assalto si placa; una marcia militare apre una maestosa marcia dalle faraoniche orchestrazioni sinfoniche, che sfuma nel finale. Un po’ meno originale nei lunghi frangenti Black Metal, il brano è comunque forte di una intensità travolgente, che continua a spazzolare Folk, Black, musica sinfonica, spunti melodici con maestria.

V: Hävitetty è per certi versi l’opera definitiva del Folk/Black Metal.

Varjoina kuljemme kuolleiden maassa (2011) è meno assurdamente imponente, ma annovera comunque brani estesi e qualche intermezzo più breve. 7 brani per 61 minuti, comunque non proprio un album di Hardcore. Muinaiset (12 min.) mostra nuovamente spunti Death Metal ma è Huuto (16 min.) il brano maggiore, epico Folk/Black degno della loro tradizione, che unito a Kuolleiden maa (16 min.), più progressiva e chiusa dai feedback, rappresentano i momenti da ricordare di un’opera che rientra nel solco della loro tradizione, ma che rischia di autocitare spesso e contiene 3 intermezzi di un minuto-un minuto e mezzo totalmente trascurabili.

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Voti:

Tämä ikuinen talvi – 5
Suden Uni – 6
Voimasta Ja Kunniasta – 7
Kivenkantaja – 6,5
Verisäkeet – 6,5
V: Hävitetty – 7,5
Varjoina kuljemme kuolleiden maassa – 6,5

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