LCD Soundsystem – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

LCD Soundsystem su Spotify

Playlist di brani selezionati degli LCD Soundsystem

LCD Soundsystem è un progetto di James Murphy, uno statunitense che probabilmente ha una grande passione per la Disco Music e l’Elettronica degli anni ’70 e ’80.

LCD Soundsystem (2005) è un doppio d’esordio che funge da antologia anche dei primi singoli. Si regge su canzoni ballabili imperniati sul ritmo e sui richiami alla Disco, al Funk ed alle discoteche delle scorse decadi, riportando alla mente spesso anche i Talking Heads. Il risultato è a tratti coinvolgente come in Daft Punk Is Playing In My House, acquista venature psichedeliche in Too Much Love e affoga meno interessantemente in ritriti sterotipi da discoteca in Tribulations o nella lunga On Repetition (8 min.), brano che riempirà la pista del vostro party ma che inventa pochino. Va meglio quando si innesta un’energia Rock rumorosa come in Movement, quando un rumoroso canto tribale affiora in Thrills fra ronzii elettronici, quando Disco Infilitrator costruisce un Hip-Hop dal grande groove fra scale di synth e cori. In chiusura del primo disco Great Release (6 min. e mezzo) si apre con un pianoforte nel nulla, accompagnato poi da un ritmo-ferroviario à la Kraftwerk e da armonie vocali, diventando dopo cinque minuti un vortice precussivo e imponente, prima di spegnersi nel silenzio. Il secondo disco si apre con un altro brano da dancefloor come Losing My Edge (8 min. di Funk monotono) che continua idealmente nel ritmo ballabile di Beat Connection (8 min.), nella seconda parte più variegata da battiti di mani, rapping ma comunque orientata a una musica dance tutta da ballare e sottilmente monotona.

Un ritmo più complesso e trascinante, fra Funk ed energia Punk, incendia Give It Up, che si fregia anche di synth gorgoglianti. Il brano più originale e personale è probabilmente Tired, rumoroso Punk/Funk urlatissimo e psichedelico, allucinato e travolgente, dove trovano spazio urla da manicomio e chitarre rumorose, robuste e taglienti. Yeah (9 min.) è un ritmo ballabile da Disco/Funk ornato di synth scintillanti e aromi psichedelici, che quando cresce diventa un più intenso Punk/Funk, aggiunge suoni minimali di synth robotici, inspessisce i ritmi con linee melodiche minimali, si conquista un coro anemico di cantanti e aumenta i volumi fino ad una sorta di assordante assalto di sintetizzatori che culmina intorno a 5:30; dopo una Techno/Funk originale unisce tribalismi, bip minimali, riff Funk, distorsioni da Drum’n’Bass ed un finale pirotecnico di distorsioni, riff ipnotici, percussioni febbrili. Si tratta di uno grande brano di musica ballabile, degno erede della tradizione di Moroder. L’altra versione, la Yeah (Pretentious Version), è più psichedelica e si spinge oltre gli 11 minuti, con maggiori melodie, trionfando soprattutto dopo l’ottavo minuto quando una musica tribale, uno scintillare di tastiere, un ritmo ballabile, un Funk luminoso si fondono idealmente. Il finale di questa opera doppia è affidato a Yr City’s A Sucker (9 min.) che unendo Disco, Funk, ripetizione ossessiva nel rapping, battiti di mani, curiosi interventi corali e tanti fiocchi nell’arrangiamento (con synth che riecheggiano, chitarre che rintoccano, melodie che si muovono leggiadre) chiude in grande stile un album non impeccabile, che soffre nei momenti più canonicamente “dance” ma è anche capace di alcune perle del ballabile degli anni Zero. Il limite di questa musica è soprattutto quello di concentrarsi spesso troppo sul ballabile (con richiami al passato) e regalare poco che scombini davvero le carte in tavola; una musica di accostamenti anche coraggiosi, certo, ma spesso incline a ripiegare sui ritmi da discoteca riecheggianti gli anni ’70 e ’80.

45:33 (2006) contiene una suite di 46 minuti commissionata dalla Nike. Nata come musica per accompagnare il jogging, si tratta di un grande esercizio di musica Elettronica diviso in 6 parti. L’apertura, fra vortici di synth, pianoforte e battiti di mani, introduce lentamente il battito Techno della seconda parte, lentamente mutata in un Funk avvolto in cori e voci sensuali. Sia i synth iniziali che questo Funk sembrano esercizi di rievocazione, echieggiando sia la prima musica Elettronica, la Disco ed il Funk settantiano. I synth fischiano e rumoreggiano come agli albori della loro introduzione nella musica popolare. Alla fine della seconda parte il pianoforte e la voce sensuale tornano al presente con una Minimal Techno atmosferica. Questa si muove fra i cigolii dei synth, un synth-bass distorto da Drum’n’Bass e loop di synth ipnotici e ripetitivi. Melodie di un carillon, linee ritmiche aggiuntive sempre dei synth portano avanti questa sorta di Funk suonato dai più Glitch-y Autechre. Un Funk più canonico ritorna nella quarta parte, pur portandosi dietro stuoli di synth. Voci deformate, allucinate, un ritmo lentamente trasformatosi in caraibico, l’aggiunta di fiati e poi voci Soul/Funk femminili portano avanti una lunga danza. Fiati più Jazz si aggiungono nel finale, lasciando una breve pausa dai ritmi prima che, nella quinta parte, ricominci il ballo. Le vaghe fascinazioni caraibiche vengono riproposte in un irruento Funk da discoteca con voci robotiche degne dei più classici Kraftwerk, decorato con i soliti elementi stranianti: un pianoforte riverberato, puntiformi interventi di sax. Al sesto minuto di questa quinta parte il ritmo viene suonato al contrario, voci riecheggiano lontane ed il clima psichedelico, il basso che cicla indemoniato, un ulteriore variazione nel finale verso un sequencer assordante rendono questo frangente uno dei più entusiasmanti dell’opera. Una pausa cosmica, un drone Ambient, uno scintillare di note che dolcemente e ciclicamente intervengono aprono l’ultima parte. Il clima si fa quindi liturgico, fermo in una stasi celeste, eterna, anche quando il ritmo-cuore riprende a battere, rallentando nel finale, quando frammenti digitali di una melodia perduta affiorano senza mai palesarsi. Molto più compatto ed imponente dell’esordio, questo esperimento è in alcuni frangenti prolisso, soprattutto nella parti quarta e quinta, dove i ritmi tirano avanti per troppo tempo senza grandi variazioni. L’album contiene molti momenti dove una fascinazione per il ritmo ballabile, il groove, diventa preponderante, regalando poca creatività in luogo di un ritmo da discoteca coinvolgente ma piatto all’ascolto attento. In fondo, quindi, rimane un’ottima musica da sottofondo.

Sound Of Silver (2007) cambia il formato delle composizioni, adesso mediamente più lunghe. Il ritmo ballabile, il groove, i richiami al Funk ed alla Disco rimangono molto presenti, sin dall’iniziale e non proprio entusiasmante Get Innocuous, 7 min. fra Funkadelic ed indigestioni di synth distorti, nobilitata soprattutto dal finale venato di psichedelia. Un Funk/Punk con bassi roboanti come North American Scum unisce eccessi Rock a ritmi da dancehall mentre Someone Great (6 min. e mezzo) riprende dalla Minimal Techno il ritmo e le ripetizioni mentre propone synth rombanti e melodie robotiche, riuscendo, con l’aggiunta di un canto quasi infantile, scampanellii ed un motivetto da cantare degno della miglior tradizione Pop, a raggiungere uno dei vertici della carriera della band.

Sui medesimi, alti livelli, e forse anche una spanna più su, anche All My Friends (quasi 8 min.), aperta da un piano incalzante e minimale che rimarrà per tutto il brano, doppiato da un ritmo ferroviario per generare una versione malinconica di Synth Pop e Dark Wave, dannatamente ballabile, con richiami di Cure e con una spaventosa spinta ritmica. Gli otto minuti e mezzo di Us vs Them sono una esaltazione ritmica, tribale e discotecara allo stesso tempo, ossessiva ed ipnotica, mentre il canto corale e più disteso variega l’atmosfera, dei sequencer riportano alla mente la scuola tedesca dei ’70, il finale regala un perfetto momento per avviare una semplice ed ipnotica ripetizione delle voci quasi da mantra. La fusione di elementi Pop, la rivistazione di elementi “classici”, i ritmi formicolanti, incalzanti, elaborati ed un continuo esercizio di dettagli che ravvivano i brani permette di unire tradizioni diverse come Cure e Funkadelic alla scuola minimale di Steve Reich, ai Funk/Punk dei Talking Heads condendo il tutto di qualche spezia più radiofonica, canticchiabile o magari di qualche richiamo al Kraut-Rock, alla Minimal Techno, all’House. La title-track (7 min.) è un balletto robotico un po’ stereotipo, una filastrocca ipnotica che coinvolge elementi di Minimal Techno e trova anche modo di costruire un allucinato rito tribale fra jungla e alieni venuti dallo spazio. Il finale è per il brano indubbiamente più diverso dell’opera: la ballata New York I Love You but You’re Bringing Me Down è malinconica e cullante fin quando non esplode, dopo tre minuti e mezzo, in una maestosa marcia a tempo di valzer per chitarre elettrica, prima della chiusura malinconica di pianoforte, rivisitando così le musiche degli anni ’40 di Broadway.

Questo Sound Of Silver si dimostra meno dispersivo dell’esordio LCD Soundsystem, più maturo, ma mostra anche che la loro musica è fatta soprattutto di luccicanti produzioni, citazioni e tanta maestria, e poco vero genio.

This Is Happening (2010) mostra ancora come i punti di riferimento basici rimangano i medesimi. Il sound di Disco, Funk, Pop ed Elettronica viene frullato, rielaborato e riproposto attingendo alle tradizioni di Talking Heads, Moroder, Funkadelic, Kraftwerk e compagnia. Il limite rimane quello degli album precedenti, ovvero pochi guizzi di vera creatività e tanti “dettagli” che ravvivano brani ballabili. I 9 minuti di Dance Yrself Clean sono un ballabile decorato di synth retrò che ci mette un po’ per diventare interessante e si stiracchia per un paio di minuti di troppo.

Il Pop ballabile di Drunk Girls è un esercizio un po’ derivativo ma canticchiabile mentre All I Want (7 min.) è uno dei vertici dell’opera, guidato da una chitarra elettrica in un clima di malinconico Elettro-Pop, con decorazioni Free-Jazz. Un mix di retro-Elettronica e Pop-Wave in Can Change porta alla prolissa You Wanted A Hit, sorta di Disco Music venata di Funk che pure è gustosa da ballare. Pow Wow (8 min.) si dilunga in un Funk tribale di nuovo reduce dei dischi dei Talking Heads. La ballata più atmosferica questa volta si chiama Somebody’s Calling Me, con fumi Jazz ma anche tre minuti su sette di troppo. Home (8 min.) chiude con un mix di Funk e Disco che si sviluppa con dettagli che variegano un brano fin troppo prolisso. La tecnica degli Lcd Soundsystem è sempre stata quella di variegare ballabili retrò e un po’ derivativi con accostamenti stravaganti e qualche grande momento che unisce suoni distanti e diversi. In questo This Is Happening, però, la lentezza delle composizioni che già affiorava in 45:33 ed in Sound Of Silver diventa più marcata e gli accostamenti sono sempre meno spiazzanti, mentre è aumentato il peso di un canto non proprio indimenticabile.

Nel 2011 il progetto viene concluso con un concerto di quasi quattro ore che ha visto comparire anche gli Arcade Fire. Ma è uno scioglimento solo temporaneo, visto che nell’ottobre 2015 la formazione annuncia il ritorno sulle scene per alcuni live di rilievo internazionale. Infine, nel 2017 arriva American Dream, un album che unisce Kraftwerk, Talking Heads, David Byrne, New Order e David Bowie. Il riferimento ai Joy Division è invece soprattutto d’umore, nerissimo, disperato, desolante. Si può percorrere l’intera opera giocando a rincorrere le citazioni, addizionando nell’aritmetica delle influenze cosa componga i singoli brani, ma è onanismo critico e poco più. American Dream suona come un lungo tributo, disilluso, a un’epoca perduta.

Si balla per non piangere, anche se le lacrime si trattengono a stento (I Used To; Tonite), mentre gli intarsi etnici fungono da fughe dalla realtà effimere. Da sempre a proprio agio con il formato esteso, Murphy si sfoga in tre brani: How Do You Sleep? (9 min.), esempio riuscito di Electro-Dark Wave; Black Screen (12 min.), minimalismo notturno da Suicide; Pulse (quasi 14 min.), IDM da Autechre ma intrisa di anni 80, completamente strumentale. Menzione speciale per la title-track, ballata di synth e canto Soul, uno dei vertici della carriera.


Discografia

LCD Soundsystem 2005 7,5
45 33 2006 8
Sound of Silver 2007 8
This Is Happening 2010 6,5
American Dream 2017 7

 

Playlist di brani selezionati degli LCD Soundsystem

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