30 Seconds To Mars – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

319492_10150274133392823_1067019406_n.jpg

30 Seconds To Mars su Spotify

I 30 Seconds To Mars sono un gruppo statunitense guidato Jared Leto e dal fratello Shannon Leto. Il primo è anche un rinomato attore cinematografico, premio Oscar come miglior attore non protagonista per Dallas Buyers Club (ecco il trailer) e presente in film come Fight Club, American Psycho e Requien For A Dream. Jared Leto è il frontman e cantante, oltre che l’uomo dietro al basso, la seconda chitarra e le tastiere mentre il fratello sta dietro le pelli.  Nel tempo, poi, diversi membri aggiuntivi a questo duo fondamentale hanno completato la formazione.

Lo stile della band è sicuramente ambizioso, con richiami alle imponenti opere del Prog-Rock e del Prog-Metal, lo stile eclettico del Metal alternativo degli anni ’90 e una passione per gli elementi elettronici. Linkin Park, Post-Grunge e persino band come Tool e Deftones si intravedono fra le pieghe della musica, pur piegati a un appeal radiofonico e una grandeur che confina col kitsch.

L’esordio 30 Seconds to Mars (2002) ricorda da vicino Linkin Park, pur in una versione mutante, con composizioni articolate ad alto tasso di fantascienza spaziale. Capricorn (A Brand New Name) e Edge Of The Earth mostrano un mix di chitarre possenti, canto drammatico, elettronica di contorno ma Echelon, echi ottantiani, ritmi ballabili, rievocazioni di un tecnologico Peter Gabriel o un più recente Brian Eno, è il momento più riuscito.

Buddha For Mary ricorda gli psicodrammi dei Tool, anche se in una versione più amichevole. Ogni tanto qualche richiamo Hardcore, come in The Mission, porta a considerare un’etichetta Emo che tuttavia sembra inappropriata per l’opera nel complesso. L’album ammicca al grande pubblico, premendo su una drammaticità ritrita e su gesti musicali risaputi (chitarroni possenti, pause ad effetto ecc.) ma d’altro canto è da riconoscere che un brano come 93 Million Miles i coevi Linkin Park lo firmerebbero volentieri. Il limite di tutta questa spettacolare messa in scena a tema spaziale è che è ambiziosa la confezione, mentre la sostanza sembra un pasticcio fatto di avanzi degli anni precedenti.

A Beautiful Lie (2005) si allontana dai temi astronomici per preferire tematiche emotive, puntando su uno stile meno pomposo e ambizioso. La diretta Attack mette subito in chiaro che la band dell’esordio, involuta ma con grandi progetti, è diventata una più banale proposta di Rock che ha assorbito tanto il Post-Grunge quanto l’energia dell’Hardcore più melodico (gli AFI, per esempio) ma che non manca di proporre anche una ballatina acustica come A Modern Myth. A volte si limitano a urlare malinconiche canzoni Pop/Rock, come fanno i Rise Against, per esempio in From Yesterday. L’ho già detto, vero, che ricordano molto i Linkin Park? Non riesco a non ripetermelo in testa mentre ascolto The Kill, il singolo che ha ricevuto più consensi di quest’album.

La cover di Hunter di Bjork è, nonostante tutto, il brano più creativo dell’intero album. Rispetto al magro successo dell’esordio, arriva la certificazione del disco di platino in USA e Italia, oltre all’oro in UK, Germania, Canada, Sud Africa e Australia: i 30 Seconds To Mars diventano così una delle band Rock più famose del periodo.

This Is War (2009) supera in pomposità ed eccessi persino il primo album: abbondano i cori di bambini, gli arrangiamenti maestosi, i tocchi della produzione più sofisticata.  Per capirci, Vox Populi fa sembrare sobri i Muse e timidi i Queen. Il sussurrare dell’opener Escape ricorda da vicino lo stile che Trent Reznor usa nei suoi Nine Inch Nails. I quasi 6 minuti di Night Of The Hunter esagerano in pose patetiche come in passato, ma ritmicamente mostrano una qualche evoluzione e ci mette dentro dei synth che allontanano di qualche centimetro la banalità.

Il miglior momento dei ritmi è in Stranger In A Strange Land, per il resto 7 minuti noiosi come la peggiore Bjorksenza la sua voce. L’album sfrutta una sorta di registrazione collettiva fatta con i fan, ma spesso l’inserimento di questi contributi conferisce un effetto “live” all’album e poco più. Gran parte del tempo dell’ascolto è terribilmente noioso, persino pretenzioso nelle sue propensioni sperimentali che naufragano in toni melodrammatici.

Love Lust Faith + Dreams (2013) aumenta le dosi di elettronica (Up In The Air, The Race, Pyres of Varanasi) e mantiene alta la pomposità (Birth), puntando contemporaneamente a uno stile ballabile e orecchiabile (Conquistador). Ascoltando Do Or Die sia i Linkin Park che i Tool sembrano lontani anni luce, mentre il paragone più immediato sono i Killers. Alcuni momenti sembrano spudorati filler, come Convergence e Depuis le Début.


 

Discografia:

30 Seconds To Mars 2002 5,5
A Beautiful Lie 2005 <5
This Is War 2009 <5
Love, Lust, Faith and Dreams 2013 <5
Annunci

Mi fa piacere leggere i vostri commenti!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...