Travis – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

I Travis sono una Pop band inglese nata nel periodo del Brit Pop e cresciuta fra Radiohead, Oasis e richiami sixties.

L’esordio Good Feeling (1997) li presentò come una band di Pop/Rock, capace di momenti singoli accattivanti. All I Want To Do Is Rock, con richiami Heavy Metal, distorsioni à la Hendrix ma un passo onirico à la Radiohead è forse il brano migliore della carriera. Il piano di Good Feeling, ritornello catchy e lamentoso e chitarre con momenti quasi Ska è un altro dei momenti migliori del canzoniere assieme a Tied to the 90’s, con urla di incitamento da pub. Il finale del disco scade un po’ nelle nenie patetiche, anche se l’ultima parte di Funny Thing è per distorsioni di chitarra in forme psichedeliche. Il resto dell’album scorre, fra brani vicini al Brit Pop ed altri un po’ più Rock, senza grandi sorprese.

The Man Who (1999) è molto più morbido, giocate praticamente solo sulle ballate Pop melodiche. A volte non sono così mediocri, come in Writing to Reach You ed il successo Why Does It Always Rain on Me?, il brano migliore dell’album. In quaranta minuti di malinconie e di slanci soffusi, la noia tende a farsi sentire spesso e la musica sempre un discreto sottofondo, ma incapace di aspirare a qualcosa di più.

The Invisible Band (2001) contiene l’hit Sing, uno dei brani da salvare della carriera, e Side, Pop con chitarre distorte in sottofondo. Un ritornellino come Flowers in the Window, degno dei sixties inglesi, o ancora quello di Follow the Light ed infine la sconsolata The Humpty Dumpty Love Song, un po’ prolissa, fanno galleggiare un altro album monotono, che scorre ma lascia poco di originale da ricordare. Alla fine, sono canzoni Pop, niente granchè di cui parlare.

12 Memories (2003) con Quicksand apre con un Pop umbratile sessantiano ed un po’ caraibico mentre The Beautiful Occupation ritrova un po’ di Rock (ed armonie vocali sixties). Anni sessanta che spuntano un po’ ovunque, per esempio in Peace The Fuck Out, e che uniti a brani depressi e lamentosi come Alternative o leggermente più movimentati come Love Will Come Through, Mid-Life Krysis e Happy to Hang Around delineano un’opera piena di medietà, che fugge senza sbalzi. Se ascoltata 10 volte, potreste trovarvi a sapere a memoria i ritornelli.

Dopo un temporaneo momento di assenza, il ritorno con The Boy With No Name (2007) propone musica al solito soffusa, Pop, melodica. C’è un po’ più di Rock in Selfish Jean ed in Big Chair ma nonostante una vena più Pop/Rock e chitarristica, c’è poco da ricordare.

Ode To J. Smith (2008) è corposo sin da Chinese Blues, violenta per i loro standard. J. Smith è persino epica, Something Anything attraversata da chitarre Heavy Metal e Before You Were Young ricorda certo pathos à la U2. Tutte cose che, nel 2008, sono poco interessanti.

.

.

.

Voti:

Good Feeling – 5,5
The Man Who – 5
The Invisible Band – 4,5
12 Memories – 4,5
The Boy With No Name – 4
Ode To J. Smith – 4

 

Annunci

Mi fa piacere leggere i vostri commenti!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...