Husker Du – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Playlist di brani selezionati degli Husker Du

Gli statunitensi Husker Du sono stati fra i gruppi fondamentali dell’Hardcore in quanto ne hanno cambiato i connotati, trasformandolo in una musica più intimista, più melodica e variegata. Partendo dalla furia e dalla velocità supersonica, il sound si è arricchito fino ad una sorta di Hardcore “totale” che è stato sublimato nella loro opera più imponente, Zen Arcade.

Bob Mould, chitarrista e cantante irrequieto, ha saputo fungere da urlo di una classe di adolescenti sull’orlo del collasso emotivo mentre Greg Norton al basso e soprattutto Grant Hart alla batteria iniettano di ritmo e freneticità il tutto. Il risultato, nel corso degli anni, diventa una musica, orecchiabile ed enciclopedica, che sfrutta Rock, Psichedelia, Hardcore, Punk, Pop rimanendo irruenta e facendosi sempre più intimista, emotiva, psicologica. Le droghe, la povertà, la disperazione attraversano la loro discografia fino a trasformare un genere politico e “duro” in uno emozionale, commovente, struggente eppure incalzante, violento, terremotante.

Land Speed Record (1981, mini album live) mostra un sound caotico, scorticato, violento, velocissimo, senza respiro dove Mould ha modo di urlare come se torturato, dove i ritmi si rincorrono ansiogeni, dove le chitarre mostrano rumore, riff rombanti, deliri psichedelici. Si tratta di un live arroventato, che mostra qualcosa di quel che verrà e molto di una formazione Hardcore (fino a questo momento) trascurabile.

Everything Falls Apart (1982, mini album) inizia a mostrare frammenti melodici, testi più intimisti e docili della media del genere ma non perde l’energia travolgente. From The Gut, Signals From Above, Obnoxious ed ancora di più lo sputo Hardcore con un notevolissimo lavoro ritmico pieno di stop&go di Punch Drunk sono da ricordare. L’album mostra soprattutto lo stile particolare della band, che regala una cover di Donovan (!) in Sunshine Superman. La title-track e la malinconica e disperata Gravity sono i pezzi che meglio fotografano l’interesse melodico. L’album, col senno di poi, è solo un antipasto di quel che verrà.

Metal Circus (1983, EP) con Real World, It’s Not Funny Anymore, First Of The Last Calls è già un passo avanti, ma Diane innalza l’opera di qualche spanna con una ballata Dark Wave che ricorda i Joy Division e che presenta un testo disperato e tragico che sposta gli Husker Du in un’altro mondo rispetto all’Hardcore, verso uno stile cantautorale. Mould si mostra capace di alternare un chiaccherato intimista ad un urlo tragico. Non è da meno la conclusiva Out on a Limb, un incubo chitarristico degno di un thriller psicologico, una canzone di suspense e di orrore. Metal Circus sembra mostrare la piena maturità della formazione, ormai pronta al debutto sulla lunga distanza. Mould ed Hart sono già diventati fra i più grandi autori di canzoni del decennio, devono solo mettere a frutto questa abilità.

La prova della maturità, e di una maturità superiore di gran lunga a quella media della scena Hardcore e Rock in generale, si ha con l’epocale Zen Arcade (1984), una saga di settanta minuti che in 23 canzoni descrive la storia drammatica di un adolescente e della sua disperazione. Il protagonista scappa da una vita di abusi domestici, entra nell’esercito e scopre la religiosità, incontrando nell’amore un approdo tranquillo. Peccato che l’amata sia dedita alle droghe e che ne muoia. Segue l’inevitabile disperazione e il colpo di scena: era un incubo, una sorta di rilettura onirica delle ansie adolescenziali.

La fusione di disperazione e componente emotiva, di furia Hardcore e di melodia Pop giunge ad un equilibrio ancora più affascinante ma l’opera ha il potere di spaziare anche nel Folk, nella Psichedelia e nel Noise con grande versatilità. Something I Learned è l’incipit incendiario che prosegue nell’Hardcore/Thrash arroventato di Broken Home Broken Heart, con un ritornello melodico urlato con una furia cieca, con quel contrasto dilaniante fra dolcezza e violenza. Questo stile verrà tramandato ai posteri come Pop-Core, ma le definizioni appaiono riduttive. Mentre Mould rimane irruento, Hart compone brani più melodici e Pop, sfoggiando un Folk catartico in Never Talking to You Again. Un genere ibrido di Pop e Hardcore viene battezzato con Chartered Trips, di Mould, un grandioso esempio di Pop teso, elettrico e commovente. Dreams Reoccurring sfoggia pesanti utilizzi di nastri rovesciati in un delirio psichedelico da incubo. Indecision Time torna ad un Pop-Core incendiario di Mould ma è ben più sperimentale Hare Krsna, delirio di distorsioni che fondono Hendrix, Psichedelia e Noise. L’opera non finisce di stupire, così in un clima tesissimo e violento si muove Beyond The Threshold, fulmineo Hardcore oscuro cantato con l’enfasi di un torturato, con la voce deformata e mostruosa. L’intensità emotiva di questi brani diventa devastante. Si ascolti Pride, un pianto violento in salsa Hardcore che si frantuma e riparte in modo straziante ed ancora la successiva I’ll Never Forget You. Muovendosi fra Hardcore, Pop-Core, Folk, Psichedelia e Thrash/Punk l’album costruisce un quadro fatto di rabbia, disperazione, tristezza e droga. The Biggest Lie potrebbe stare nel canzoniere migliore dei Replacements. What’s Going On, un boogie che trasuda violenza, disperazione e rabbia in un contesto che sovrappone furia e melodia precede Masochism World, con voce dilatata ed un ritmo devastante senza pause e con continui assalti ritmici e miasmi chitarristici, tanto che sembra assurdo quando si fanno spazio delle melodie in tanta furia. Standing By The Sea (di Hart) è una grandiosa ballata inquieta, suonata col cuore in mano, con la voce deformata dal dolore, con la capacità di muoversi fra suspense noir e ritornello tragico e urlato, rievocando persino la tradizione Soul, ma in salsa Hardcore. Hart e Mould insieme firmano Somewhere, singhiozzante Power-Pop adatto alle radio, cantato sempre con l’energia dell’Hardcore ma arrangiato con la dolcezza di una dedica romantica, decorato di splendide chitarre-sitar dal gusto psichedelico. Difficile selezionare qualcosa dal mucchio ma Pink Turns To Blue potrebbe essere uno dei brani che devono essere maggiormente ricordati, un equilibrio fra Hardcore, melodia, sogno onirico e spettri mostruosi che idealmente congiunge psichedelia, Hardcore e Pop. I rintocchi di chitarra in stile Folk/Rock di Newest Industry straniano un altro Pop-Core, evidenziando come l’opera non si limiti a istituzionalizzare uno stile (Hardcore + melodia) ma si preoccupi di variegarlo ed esplorarlo (Folk, Pop, echi Soul, Psichedelia, Noise entrano nel mix). A stemperare la tensione dell’album, permettendo di prendere il respiro, c’è una sonata per pianoforte come Monday Will Never Be the Same, altra dimostrazione di come la visione musicale degli Husker Du superi decisamente i limiti angusti dell’Hardcore. Preso il respiro si riparte con un altro capolavoro Pop-Core, Whatever, ritornello killer, chitarra che “riempie” con fare psichedelico, canto melodico ma sempre tirato, teso, ad un passo dall’urlo. Giunti ormai a fine tracklist, The Tooth Fairy and the Princess regala altre sorprese in un intreccio psichedelico di voci rifratte e chitarre allucinate. Non meno peculiare e particolare Turn On The News, inizio spettrale, ritmo incalzante e ritornello corale da pub, assolo Heavy Metal, seconda parte col doppio della ferocia e del caos, tempo raddoppiato, vertigine e delirio finali, poi la marea sonora cala di nuovo e si chiude il tutto. Siamo giunti al finale, ciclopico, di Reoccurring Dream, 14 minuti di inquietudine per una febbricitante jam con la chitarra che spazia enciclopedica, il ritmo che si muove sinuoso e formicolante, un tema che viene ripetuto e che sembra degno di un film dell’orrore per quanto è ansiogeno. Si chiude così un album che non solo evolve l’Hardcore verso la melodia contaminandolo di mille sfumature ma anche il massimo vertice di una formazione che ha riconiugato il Rock “alternativo”.

Il successivo New Day Rising (1985) è un album più canonico, ma comunque notevole. La fusione fra psichedelia ed Hardcore si fa più forte e matura, come già la title-track, ferocissima, riesce a mostrare. La chitarra di Mould, in particolare, crea un muro di distorsioni che è violento e visionario allo stesso tempo. La seconda anima, quella più melodica, trionfa nel capolavoro di The Girl Who Lives on Heaven Hill, ballata elettrica, violenta e malinconica, sempre vagamente onirica e stupendamente corale; poco sotto si ferma Celebrated Summer, sul solito canovaccio che fonde melodia e potenza. Altra ballata elettrica, più spostata sulla melodia e su uno stile quasi da proclama, è Terms Of Psychic Warfare. La contrapposizione fra slanci melodici e ricordi Hardcore si riassume bene in 59 Times the Pain, segnata dai cambi di tempo continui. Persa l’energia virulenta, ci si adagia in brani come Perfect Example, non così memorabili. Il loro più grande Rock’n’Roll è I Apologize, superbo e scorticato Hardcore che parte quasi canonico e poi diventa violentissimo senza perdere i connotati melodici, grazie soprattutto all’intensissima prova di Mould, devastante e trascinante. Il nuovo incubo psicotico è How to Skin a Cat, stravagante delirio di violenza recitato con la compostezza di un malato mentale. Spruzzi Hardcore si intravedono in Folk Lore e qua e là nell’opera. Nonostante manchino brani davvero mediocri, non tutto brilla come nell’opera precedente, con molti episodi che sembrano semplicemente continuare una tradizione (Powerline, I Don’t Know What You’re Talking About, Whatcha Drinkin’ e If I Told You per esempio). Il sopravvento della melodia non è sempre ottimo, va meglio quando rimane presente quella energia viscerale tipica di Mould, magari unita a qualche novità stilistica come nell’Honky Tonk di Books About UFO, il loro ritornello più Pop. La chiusura è affidata ad un tornado sonoro con muro di chitarre come Plans I Make, un conato Hardcore rumorosissimo e assordante. Album meno sconfinato e meno rivoluzionario, New Day Rising rinnova lo stile ma prosegue anche la tradizione della band. Meno fondamentale storicamente, è comunque un’opera di grande caratura, che evolve le fascinazioni psichedeliche della band. Un album essenziale, laddove Zen Arcade era maestoso: due lati della loro arte narrativa Hardcore.

Nelle pieghe dei brani degli Husker Du rimane evidente il ricordo degli anni ’60, del Folk/Rock e della Psichedelia in particolare. Byrds, Beatles, Hendrix si uniscono a Black Flag, Minor Threat, Ramones, Sonic Youth nei loro album.

Flip Your Wig (1985) segna la maturità della fusione fra melodia e Hardcore, in una forma più morbida che con l’Hardcore duro e puro ha ormai poco a che fare. Il canto, in particolare, è tornato a fascinazioni sessantiane ed il chitarrismo si tinge di Rockabilly, Rock’n’Roll, R’n’B a più riprese. La title-track mostra questo Pop-Core orecchiabile, Every Everything ci ricorda le origini Hardcore. Il ritornello più memorabile è forse Makes No Sense at All ma il più leggero e frizzante è quello di Hate Paper Doll. Green Eyes mostra come la fusione del Folk/Rock, il Pop/Rock e la psichedelia porti gli Husker Du in lidi ormai distanti dagli esordi, ma comunque a quote più alte di molti colleghi. I quattro minuti di Games mostrano l’avvicinamento marcato alla forma tipica della canzone Rock, dove gli Husker Du si presentano con ritmiche elaborate, echi psichedelici alle chitarre, mood malinconico. Sul medesimo stile anche Flexible Flyer, melodica ed elettrica. Uno dei vertici è l’inno psichedelico di Find Me, una allucinazione galattica. Il duetto finale di strumentali propone prima un inferno chitarristico a passo Heavy Metal da tregende (The Wit and the Wisdom) e poi una psichedelia poetica, allucinata e vagamente orientaleggiante, con nastri a rovescio. Flip Your Wig prosegue una carriera stellare con un album che è il meno essenziale fino a questo punto della carriera ma che, e questo basti a restituire la statura della band, continua a proporre grandi numeri che uniscono le due anime, sempre più dicotomiche, della band: Hart e Mould si incontrano, scontrano, dividono lungo tutto l’album, in un equilibrio che è uno dei punti fermi della loro discografia. Ormai individuato uno stile più focalizzato, in sostanza un Rock elettrico, tinto di psichedelia, qualche ricordo più irruento e fascinazioni sessantiane, gli Husker Du si concentrano sulla composizione, lavorando di fino.

Candy Apple Grey (1986) segna il passaggio alla Warner e la conferma che una ballata irrequieta, elettrica, emotiva, fragorosa e melodica è lo stile del loro secondo periodo. La furiosa Crystal e la più melodica e notevole Don’t Want to Know If You Are Lonely segnano da subito i due territori: prima Mould energico e disperato, poi Hart malinconico e sognante. L’alternarsi Mould/Hart continua: Mould firma I Don’t Know for Sure, Pop/Rock con scatti d’ira, con una grandissima prova alla voce, disperatissima e viscerale; Sorry Somehow di Hart regala un gioiello di melodia elettrificata, di inquieta e violenta malinconia. Si arriva così all’acustica e depressa Too Far Down (Mould, 4 min. e mezzo) che fa coppia con i sei minuti di Hardly Getting Over It, il capolavoro del Mould intimista, una ballata di disperazione, squisitamente desolante, decorata da melodie in sordina. Hart pennella una non entusiasmante Dead Set On Destruction, Mould fa seguire Eiffel Tower High, Pop-Core melodicissimo, quasi scherzoso, che risalta in un album mesto e tragico, ma non merita grande attenzione in generale. Un’altra ballata (la trascurabile No Promise Have I Made) e All This I’Ve Done For You, più vivace ma poco innovativa, chiudono un’opera spesso sfocata, che annovera Don’t Want to Know If You Are Lonely, I Don’t Know for Sure, Sorry Somehow e Hardly Getting Over It ma che altrove non convince pienamente. Gli Husker Du appaiono sempre più dilaniata da due stili musicali praticamente incompatibili e sembrano aver perso quella furia rivoluzionaria degli esordi.

Suona come un addio Warehouse (1987), doppio album ed ultima prova prima dello scioglimento. Diviso l’album fra Mould ed Hart, l’opera sembra riproporre una versione più matura, meno irrequieta e meno “totale”, a livello stilistico, di Zen Arcade. Mancano gli assalti Hardcore all’arma bianca, manca un lungo delirio finale, manca l’impatto storico incredibile, ma l’opera è pregevole. Mould firma uno dei suoi inni più coinvolgenti, la malinconica These Important Years. Hart apre le danze con un Garage Rock arrembante ma melodico come Charity Chastity Prudence and Hope. La malinconia assale Mould in Standing In The Rain; un Rock sessantiano avvolge Hart in Back from Somewhere, sferragliante inno con ritornello orecchiabile e cambi di ritmo. La tagliente chitarra di Mould muove Ice Cold Ice, poi trascinata da una accelerazione verso un Rock’n’Roll teso con echi di R.E.M. nelle armonie vocali: un ritornello corale, possente, elettrico, che potrebbe continuare per minuti e minuti, mostra il livello a cui la formazione è riuscita ad arrivare. Qualcosa dei R.E.M. c’è anche in Up In The Air. Ma i ritornelli di qualità sono sparsi ovunque e molte canzoni sembrano delineare in molte sfumature questo Pop-Core di gran pregio. Could You Be The One, Too Much Spice, You’re A Soldier, la splendida Friend You’ve Got to Fall (efficace armonia vocale, grande lavorio ritmico), l’atmosfera quasi western della drammatica ed affascinante Bed of Nails, la ballata elettrica piena di lacrime di It’s Not Peculiar, l’intreccio vocale di Visionary sono tutti esercizi di dettagli musicali che declinano uno stile ormai ben definito, pur nella sua ampiezza. Mould ed Hart trovano un punto d’incontro parziale in una forma musicale melodica, malinconica e sottilmente sperimentale, che rievoca gli anni Sessanta. Lo stile e la qualità dei compositori è tale che, anche rimanendo su queste coordinate, la band può permettersi di far scorrere un paio di decine di brani mantenendo altissima la godibilità del sound, sempre orecchiabile, incalzante, capace di stimolare la curiosità come nel miglior Pop/Rock. Ogni tanto però qualche grande esercizio di sperimentazione arriva, come in She Floated Away, arrangiata per rintocchi di campanellini e guidata non solo da una grande melodia ma soprattutto da un grande ritornello. La parte finale dell’opera subisce un leggero calo (Turn It Around, She’s A Woman) ma il finale torna su buoni livelli con You Can Live at Home, numero psichedelico avvolto in rintocchi chitarristici, ritmo ossessivo, canto caotico. Warehouse scorre gradevole, orecchiabile, capace di restituire un ascolto piacevole, costellato di brani di gran spessore e di molti adorabili Pop/Rock e Pop-Core. Tirando le fila della loro evoluzione, questo doppio vinile è l’ideale conclusione di una delle carriere più significative degli anni ’80.

The Living End (1994) è un live che funge da retrospettiva.

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Voti:

Land Speed Record (live) – 4,5
Everything Falls Apart and More (mini) – 5,5
Metal Circus (EP) – 7
Zen Arcade – 9
New Day Rising – 7,5
Flip Your Wig – 7
Candy Apple Grey – 6,5
Warehouse – 7,5
The Living End (live) – 6,5

Playlist di brani selezionati degli Husker Du

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