Speciale Sanremo 2011 – Gli “””artisti”””

Per la seconda ed ultima parte dello Speciale sanremese vi propongo direttamente le esibizioni dell’Ariston, commentate assieme alle canzoni.

Preparate un sacchettino per il vomito, aumentate il volume ed iniziate questo rito di espiazione.

Visto che voglio che viviate la mia stessa esperienza, vi linko i video dal sito della Rai, così che abbiate modo di cogliere tutti i rimandi che faccio nel post, senza parti in più o in meno. Voglio che soffriate come me!

Inoltre dovete godervi la pubblicità del Dash, che vi ossessionerà per settimane!

Nathalie – Vivo Sospesa

VIDEO

 La canzone di Nathalie mi ha colpito per il clima frizzante e gioioso della canzone proposta. Ma vi ho scherzato! Si tratta di una umbratile e ragnatela di lacrime e drammaticità, una vera novità nella kermesse (ecco che riuso il termine!) canora più famosa d’Italia. Un brano dal forte olezzo poetico e guidato dal pianoforte, seguendo quella logica che il buon Raphael ha già sfruttato a suo vantaggio: suona il piano –> è una grande musicista –> classica e moderna –> genio! Durante l’esibizione la rossocrinita riacquista un po’ di vitalità, resuscita dalla tristezza, alza le proprie legnose gambe e fa partire un lungo crescendo in stile Post-Rock, con quel ritardino di 20 anni che è tutto giustificabile nell’ospizio di Sanremo. Una cosa così “moderna” è una sensazione a Sanremo: sarebbe come vedere un iPhone in un quadro del Botticelli! Ma non vi preoccupate, orchestrazioni del maestro Matusalemme sono sempre pronte a smorzare l’entusiasmo, a far regnare quella patina di vetustà che ammorba l’aere. L’ugola si lancia in melodrammi degni dell’uomo di Neanderthal intonando un testo così fresco ed innovativo che sembra un compitino di poesia di un talentuoso bambino di seconda media. Tuttavia ho scritto Post-Rock per descrivere una canzone di Sanremo, questo basta a premiare questa “sensibbile” ragazza.

4

Al Bano – Amanda è Libera

VIDEO

 La quindicesima volta di Al Bano a Sanremo: è andato più volte lui all’Ariston che Berlusconi a puttane! Una canzone intensa, che viene introdotta da quella catasta di desuetudine che è Gianni Morandi con immagini fresche e poco retoriche come (tenetevi forte) “valigia pieni di sogni”. Morandi aveva pensato di presentarlo in gaelico antico, ma lo hanno fatto desistere: sarebbe stato troppo moderno. Quando il brano abbrivia con il suo passo caracollante e l’ugola riasputa del Carrisi non ci si aspetta altro che quella sfilata di vocali chiuse come nella bellissima pronuncia di “uomini”, pronunciata come se Al fosse un gufo stitico. Un tappeto polveroso di archi guida poi l’ugola d’oro a scalare le ottave come fa all’incirca dalla seconda guerra punica, sfoggiando quel suono sbarazzino da baleradell’emiliano nell’ora di chiusura. Al solito, col suo fare pacato e timido Al Bano ci fracassa gli zibidei col fatto che ha più ottave lui che un esercito di maggiorate! A 3:30 l’ugola del Carrisi esplode in un assordante lamento che vi sconquasserà le gonadi e che vi penetrerà i timpani come un cacciavite rugginoso. Una cosa però la trovo davvero spassosa in questo obitorio mediatico, il modo in cui Al dice “dentro” poco prima del minuto 3:40 : dice qualcosa tipo “dentrou” che mi ricorda la pronuncia del bambino di Snappy, il piccolo coccodrillo! Il testo è così drammatico e scontato che è l’equivalente musicale di una bara del Lidl.

 2,5

Modà Con Emma Marrone – Arriverà

VIDEO

Mischiare Modà con Emma Marrone è accanirsi, volersi male. Dovrebbe essere un reato, punibile con il supplizio di Tantalo. Non so a chi possa essere venuta l’idea di questa collaborazione: probabilmente un lungimirante discografico che ha unito “ragazza-di-Amici” + “gruppo-melodrammatico-e-patetico-che-parla-d’ammore”; ma io voglio pensare che mente umana non possa coagulare così tanto sterco in un unico palco, perciò ritengo più accomodante valutare che sia colpa di questo oscuro macchinario: La Fabbrica Dei Mostri!

In coppia le due ugole passano in mostra quello stile triste, malinconico ed energico Modugno-so, sessantiano, nuovo come il Sistema Solare. Urlano, si agitano, esaltano il dramma fino a livelli insopportabili, una cosa che a confronto le soap opera sono . Arrangiano con gli archi come da copione e poi urlano, si sgolano e chiudono morbidi morbidi, con quel finale con la vocale allungata che tutti voi fate quando non sapete come finire qualcosa che state cantando… Che bello, sembra di essere in una realtà parallela dove più si è patetici e conservatori e più si vince!

 1

 Patty Pravo – Il Vento E Le Rose

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Basta il titolo a far capire come ci sia aria di novità qua! La bionda Patty ci attacca un pippone cantato con quel tono anemico e tenebroso che ben si adatta alla sua età a tre cifre. Mentre gesticola come una rocker statunitense, Patty fa anche sfoggio di un air-guitar al minuto 2:00 imbarazzante come vostro padre che scoreggia al vostro matrimonio. La Patty gesticola come una simpatica lolita con la dentiera, una sorta di oggetto dei desideri per gerontofili. Il brano è così insignificante che il mio cervello di rifiuta di elaborare quello che percepisco, una sorta di blocco psicologico. Sarà l’arrangiamento orchestrale e barocco che mi disgusta come una insalata di merda, sarà che la Pravo mi fa piangere e sorridere, con quel suo fare da bambola pluriottuagenaria, fuori luogo come vostra nonna che rappa Mondo Marcio. Qualcosa però il video lo regala: guardate a 2:40 come il chitarrista sia inverosimilmente esaltato e faccia il verso del piccione!

 0,5

 Tricarico – Tre Colori

 VIDEO

Tricarico è quel gioviale ragazzo fiabesco che ha in testa una cofana di capelli e che sembra uscito da una storia della Pimpa. Con la destrezza vocale e recitativa di una mangrovia Tricarico rantola una storiella perfetta per la fascia protetta e per essere canticchiata agli under-12. Vorrebbe essere una canzone con un sottotesto politico ma è così pucciosa e mielosa e piena di buoni sentimenti che a confronto il sermone della messa sembra che lo abbia scritto Tarantino. La prestanza fisica di Tricarico è di quelle cose che fanno sorridere nella sua pochezza: questo sparuto ometto sembra un agnellino che muove i primi passi, timido ed impacciato. Strappa un sorriso, ma di compassione. “Verde è la speranza” è candidata a frase più banale di questo brano banale, ma il verso “tattarà, ttarà,ttarà,ttarà” supera persino Vasco, di cui Tricarico deve aver copiato la profondità poetica. Però alla fine si ascolta molto meglio di tanto altro, nella sua infantilità, e quindi lo salviamo.

  4

Luca Madonia con Franco Battiato – L’Alieno

VIDEO 

Il celeberrimo Luca Madonia si fa accompagnare dal vecchio decano Franco Battiato in un brano arrangiato per sintetizzatori e ritmo ottantiano, un Pop/Rock leggero ed un po’ “alternative”. Battiato si sente un po’ ovunque, Madonia ci mette la faccia ed una esuberanza che i molti giovanissimi imbolsiti e ragnatelosi si sognano. Battiato fa la sua parte, un artista naif ed un po’ aristocratico, che si aggiunge al pianoforte ed alla voce ma che in fondo si sente molto più negli echi di Kraut-Rock delle linee melodiche e nei richiami alle canzoni che lo stesso Battiato pubblicava ad inizio anni ’80. L’auto-plagio è persino doppio, in quanto Sentimento Nuevo è palesemente ripresa nella prima parte e la prte che Battiato canta al pianoforte richiama ampiamente Segnali Di Vita. Doppio auto-plagio, come segnala anche il sito di Repubblica:
http://tv.repubblica.it/static/swf/z_adv_player.swf

Certamente non c’è molto di davvero nuovo ma i Baustelle venderebbero il culo per rubare un motivetto così, quindi per questa volta l’ascolto è meno terribile del solito. Ma qualcosa for the lulz c’è sempre, per esempio i tre chitarristi del minuto 1:40, che con Madonia fanno persino QUATTRO. Con questo arsenale di chitarre si potrebbe suonare agevolmente i Cannibal Corpse ed invece nel brano l’impatto delle chitarre è deboluccio come un eroinomane al terzo giorno di astinenza.

4

Max Pezzali – Il Mio Secondo Tempo

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 Il giovanile Max Pezzali, superati i quarant’anni, canta ancora canzoni adolescenziali dove mischia ricordi popular-friendly ad accenti tutti sbagliati, violentando l’italiano e la Musica con la perseveranza con cui Di Pietro continua a sbagliare i congiuntivi. Suonando quel Pop/Rock morbido e gentile che mi entusiasma come una rettoscopia fatta con una motosega Max ci parla di come è uscito dalla sua eterna infanzia, di come ha accettato di non essere più bambino… Max hai QUARANTATRé ANNI! L’immaginario di Max è sempre variegato: il “viaggio” ci ammorba dai tempi di Norsuddovestèst (una unica parola impronunciabile!); la metafora calcistica, qua esaltata nell’uso del “secondo tempo” ma anticipata da album-fogna come La Dura Legge Del Gol!; il certosino esercizio di banalità, che sfrutta frasi vacue come la catola cranica di Paris Hilton. Non posso stare a fare l’elenco degli accenti: segnalo “perderlò”, che viene ripetuta ad ogni ritornello. Approposito di ritornello, pensando probabilmente di aver scritto un altro inno generazionale, quello dei quarantenni tristi ed ancora confusi, malinconici della domenica pomeriggio, cantori del disagio dei mediocri, Max ci propina la filastrocchina del refrain per un numero di volte pari a quelle in cui Baudo ha presentato Sanremo. Questo bambino nel corpo di un quarantenne sul palco ha il carisma di una ruota di scorta, fa strane faccie mentre canta e sembra che spesso venga molto “aiutato” dalle coriste. Potete scambiare questa canzone con una qualsiasi degli ultimi tre album di Pezzali, e sarà complesso trovare le differenze.

 2

 La Crus – Io Confesso

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 Stendiamo un velo pietoso sulla foga della Canalis nella presentazione. (FOGA! FOGA! non voglio far impazzire il contatore delle visite!*). Moderni come il carbone i La Crus propongono un Pop orchestrale melodrammatico, pieno di quel patetismo da soap opera intriso di luoghi comuni. Visto che Carnevale è vicino, facciamo sfilare queste nefandezze liriche:

“Lo so di aver sbagliato, e sono qui
ma chi non sbaglia mai?”

“posso resistere a tutto
ma alle tentazioni no”

“e un’altra possibilità
io la voglio”

“Non posso farne a meno del tuo amore, impazzirei”

“e io non cambio mai”

L’aggiunta del canto ci mette quel tocco ottocentesco che serve a rendere la canzone più geronto-friendly. Visivamente quel che conquista è l’abbigliamento sbarazzino da postribolo decadente del cantante. Quando poi l’uomo avvolto dal velluto si siede afflitto ha una capacità retorica che è pari solo a quella di Morandi quando presenta e conduce. I La Crus si erano sciolti e ne potevamo anche gioire, soprattutto se devono tornare per ragliare queste trenodie in bundle con atmosfere retrò e quel gusto tragico da telenovelas argentina.

 1

Luca Barbarossa e Raquel Del Rosario – Fino In Fondo

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Due pezzi da novanta della canzone italiana, due grandi artisti, due rivoluzionari… su un altro canale televisivo! Su Rai Uno invece c’erano Luca Barbarossa e Raquel Del Rosario. Un duetto avvincente ed emozionante come una gara di lumache, dove Raquel ci mette quel tocco di esotico ed etnico che ci vuole proprio, se non altro per bilanciare uno che di cognome fa Barbarossa. Poi la Raquel ti colpisce anche tutto l’audience di fap-boys, quindi è proprio perfetta. Come dite? La canzone? Dobbiamo parlarne? Vi dico solo che se avete amato il Vasco di Eh Già che dice “più giù-più su” allora impazzirete per quella parte che fa:

“andare su su su ne lcielo
Giù giù giù
nel mare
Su su su nel sole
Giù giù
giù fino in fondo al cuore”

Ovviamente lo stile è un Pop orchestrale rancido come una cheesecake del ’96 glassato di catarro. Gli incroci delle due voci sono stati invitati quando Andreotti era bambino.

 1,45

 Davide Van De Sfroos – Yanez

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 Davide Van De Sfroos ha un nome cacofonico che sostituisce un cognome come Bernasconi che ha una certa assonanza con un famoso politico nostrano. Lo stile è quel Folk etnico che entusiasma le ragazzine alternative-of-left di tutta italia, quelle che si fumano la cannetta, ascoltano i Modena City Ramblers e saltano urlando “Bernasconi pezzo di merda!”. Vi dicevo, il cognome somiglia a quello di un celebre comico italiano. Un Folk con chitarra da affetta-mortadella, canto rabbioso e dialetto campanilista che portano il brano a scavare nel passato italiano, fino a giungere a plasticose rievocazioni storiche di una latrina infestata di muffe. Questa bella aria lumbàrd esalta quella somiglianza con un celebre criminale italiano. All’Ariston deve fare un freddo terribile ché Van De si presenta con la sciarpa (!) e bardato come se stesse andando a fare una scampagnata in Groenlandia. Però ci sono i fiati, un bel violino, qualcosa che rievoca un clima sudamericano e non la solita parruccosa Classica europea, quindi ci accontentiamo. Certamente Sfroos è adatto a incendiare le serata del brianzolo nei pub a basso costo, nella serata della birra a fiumi. Testo migliore dell’edizione 2011, perchè per gran parte incomprensibile! Eh, che bello, questo spirito moderno dell’uso di un dialetto locale degno della fine dell’Ottocento!

 3 (leggete il voto in lumbaart)

 Roberto Vecchioni – Chiamiami Ancora Amore

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“La sua canzone è un grido pieno di speranza”. Fare delle battute su quanto sia giovanile Vecchioni è facile come perdere una scommessa sulla verginità di Belen Rodriguez. Invero Vecchioni ha più rabbia di eserciti di giovanetti anemici, ma il polpettone drammatico è divertente come un gavettone di Acquaragia. Retorico, ritrito, cantautorale come andava di moda nei ’70s e capace di ripetere “amore” così tanto volte che prende il serio dubbio che si sia consultato con Vasco per avere un consiglio su come rendere più generico, banale e prevedibile possibile il testo. “Chiamami ancora amore”, ripete Roberto tante volte quante Masi ha cercato di chiudere Annozero. Enusiasta e contento come un leghista ad un falò di marocchini, Vecchioni porta avanti un brano povero di contenuti come un rutto di settanta secondi, sciorinando quel patetismo senile che tanto bene si adatta al suo nome. Una volta almeno cantava “oh oh cavallo”, e lo rivendevamo ai bambini. Questo lo mettiamo come brano di sottofondo nelle ascensori degli ospizi pubblici più infidi.

Ora taglierò dal testo tutte le frasi che contengono la parola amore, contando anche i ritornelli:

“chiamami ancora amore
chiamami sempre amore”

“chiamami ancora amore
chiamami sempre amore”

“chiamami ancora amore
chiamami ancora amore
chiamami sempre amore”

“chiamami ancora amore
chiamami sempre amore”

“chiamami ancora amore
chiamami sempre amore”

“chiamami ancora amore
chiamami ancora amore
chiamami sempre amore
chiamami ancora amore
chiamami sempre amore”

“chiamami ancora amore
chiamami sempre amore”

“perchè noi siamo amore”

Ma c’è di più, ci sarebbe persino un auto-plagio: come lo sterco si recicla, anche Vecchioni.


1/10

Anna Oxa – La Mia Anima D’Uomo

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Una delle più insopportabili egocentriche della musica italiana, una mutante che in ogni forma riesce ad essere sempre mediocre. Eliminata alla prima serata (ma ci sono i ripescaggi) la Oxa si presenta dopo una tortura del parrucchiere addobbata come un albero di Natale punk. La sua voce tenebrosa vibra possente anche se si capisce una parola su otto di quello che dice, mentre fa improbabili coreografie e inanella pose consunte, con tanto di righio (2:55) imbarazzante. Pomposa ed epica, la canzone è così magniloquente nell’esaltare il proprio vuoto che è un manifesto dell’arroganza di un artista esaltata. Intorno a 3:50 si avvia un balletto amatoriale che è molto WTF. Il finale da ossessa sbraitante ben si adatta ad uno stile artistico esuberante, che urla a squarciagola parole un messaggio artistico povero come un operaio cassaintegrato. Tanto rumore per nulla, dove il nulla è il talento della Oxa.

1/10

Giusy Ferreri – Il Mare Immenso

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Non mi sta antipatica, la Ferreri, sarà per il cognrome da cioccolatino. La Winehouse de’ no’ artri canta in modo particolare, con quella voce un po’ maschile. Va bene, anche basta con le cose positive, la canzone sanremese è così stantita che a confronto il litro di latte scaduto il 4 gennaio che avete dimenticato in fondo al frigo è ancora buono. Un po’ di energia però c’è, nonostante gli arrangiamenti orchestrali ed il tema drammatico come al solito. Sembra di osservare una pop-star degli anni ’80, praticamente una riedizione di quello che la Ferreri ascoltava quando era in fascie. Da lei ci si aspetterebbe più modernità, essendo fra le artiste più giovani, ma oltre al canto a suo modo, il resto è rilevante come Sallusti che parla bene di Berlusconi. Tuttavia non è giusto relegarla in fondo alla sfilata di nefandezze, povera Giusy. Voto di incoraggiamento.

3/10

Anna Tatangelo – Bastardo

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La Tatangelo me la sono tenuta in fondo e non a caso. Per finire in bellezza, seguendo quel gusto estetico che caratterizza i film horror più truci. Se avete letto fino a qua ed avete visto, fermatevi. Proseguire oltre è da incoscienti. Proseguire vuol dire soffrire. Anna si presenta mascolina, esaltando i fap-boys molto più di quando si presenta vestita come una vecchia matrona. Dimostrando almeno il triplo della sua età anagrafica la Tatangelo interpreta una canzone… melodrammatica! TADAAAN! Non ve lo aspettavate? Il Pop che suona è… orchestrale! Seconda sorpresa! Quando parlotta nelle strofe è simpatica come una vasectomia fatta da Hulk, quando si commuove nel ritornello è esaltante come la Santanchè che discute. L’apice è sicuramente quel finale “Ti mo, bastardo!” che suscita proprio la sorpresa per quel sentimento combattuto e difficile, quell’amore sofferto che è nuovo nella tradizione sanremese come l’idea di usare come location il teatro Ariston. Oppio di bassa qualità per popoli di analfabeti sonori, la Tatangelo viene silurata persino dai voti, restando immediatamente eliminata. C’è il ripescaggio, ma mi auguro che per una volta un rigurgito di gusto faccia cadere nell’oblio l’ennesima pappa riscaldata, il millesimo melanoma musicale italiano.

0,33/10

E così siamo giunti alla fine del supplizio. Vi siete garantiti il paradiso con questa auto-flagellazione. Vi segnalo, in chiusura, che la miglior musica di Sanremo è quella che si sente negli stacchetti che introducono questi terroristi della Musica, dove sfilano brani di Pink Floyd, Clash, Rolling Stones che sembrano messi là per far risaltare il livello imbarazzante di quanto la kermesse (terza ed ultima volta che uso questa parola!) riesca a proporre.

Se vi siete divertiti siete masochisti!

*non voglio in alcun modo dire FIGA CANALIS NUDA BELEN CORIANDOLI CUMSWAP THREESOME ITALIAN SLUTS BIG BLACK TWO GIRLS ONE CUP COCK ANAL FANTASIES NAKED PICTURES TETTE CULO SEXY SESSO PORN SEXTAPE SEGRETO STOLEN CORONA BJ HJ H&M MILF TEEN TON TAN BLONDE BRUNETTE FART ROCCO SIFFREDI PETER NORTH PETER SOUTH AMATEUR GIUSY FERRERI MIELE CORN FLAKES MALGIOGLIO TATANGELO SEX MILES DAVIS SAX PARIS HILTON RITA LEVI MONTALCINI MILF GRANNY MORANDI+BELEN+CANALIS MASI’S FANTASIES RAI SANREMO SECRET TOP TITS OR GTFO FUCK YEA WIKILEAKS perchè questo causerebbe un sacco di visite fuori luogo su questo blog.

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14 commenti

  1. Bè non ho letto tutto il post, ma soprattutto i voti…..
    per me Sanremo era ancora godibile o accettabile fino al 1997, insomma fino a Laura non c'è……
    in questo Sanremo si salvano solo Luca e Paolo……e mi è piaciuto anche Benigni…
    Ciao!

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  2. anate a cacare sanremo e lo show piu bello di tt.ce un motivo se lo fanno da 61 anni no io penso cosa mai vuole la giente marlin menson o quelli che ineggiano a satana??? voi.siete.una.banda.di.critici come lo e l'intero popolo dell'italia

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  3. e si e meno male ke ci sei tu a farci ridere. ancora non ai capito che ala gente li piace qst musica perchè e semplice e diretta e pop e non difficile. caro orintorico

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  4. Finalmente commento! 🙂
    Uahahahahahahah è andato più volte Al Bano a Sanremo che Berlusconi a puttane. Forse non ci giurerei ma poco ci manca!
    Comunque mi interessava trovare una parola nella tua recensione della canzone di Al….e l'ho trovata! Segno che non era solo una mia impressione. La parola era "BALERA". Mentre cantava vedevo le vecchie coi capelli cotonati nei balli di gruppo alla festa dell'Unità. E sentivo pure il puzzo del fritto di pesce. 

    Io non le ho sentite tutte sinceramente, ma quelle che ho sentito m'hanno lasciato proprio indifferente, con una faccia tipo ruminante in mezzo al campo.
    Unica cosa su cui non son d'accordo è Vecchioni, secondo me la musica sì era parecchio banale, ma le parole non erano male. L'unica canzone che ho trovato salvabile. Ma sarà che io il professore l'ho sempre amato. Più che altro…non puoi davvero aver dato un voto più alto di lui a Giusy Ferreri!! Ha cantato una canzone che dire orribile è farle un complimento…e la sua voce già fastidiosa su quelle frequenze suonava cavernicola!
    Ah, anche Van de Sfroos l'ho apprezzato, ma secondo me non c'incastrava una mazza. 
    In ogni caso, sono abbastanza stufa della mediocrità che ci propinano. Sempre i soliti temi, cazzo, l'amore, la coppia, il tradimento…Almeno qualche anno fa c'era qualche sporadica comparsa alternativa (prendi Cristicchi, che non sarà un genio ma almeno parla di altro; oppure i Quintorigo!) Una cosa così popolare come il Festival di Sanremo dovrebbe essere sfruttata per promuovere un po' di musica vera, e soprattutto nuova…è una cosa che mi fa proprio rabbia!

    Estelin

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  5. I voti puoi rivoltarli un po' come vuoi, nel senso che molti sono messi con intenti non proprio professionali, anzi, sono di "incoraggiamento", come quello della Ferreri, dato per "simpatia". Vecchioni non ha scritto un testo scadente, ma sembra che riprenda se stesso e… ripete tipo millemila volte la parola amore… Dopo 50 canzoni di Sanremo che parlano d'amore ci sta che sia rimasto danneggiato dalla mia esasperazione! Una volta c'erano i Quintorigo, è vero, ma in generale negli ultimi anni il livello mi è sembrato sempre basso! Accidenti, ma qualche novità vera no? Tutte questi rimischiamenti infiniti, soprattutto tutti questi giovani mummificati! Ma dove vivono? Dico io, anche a sentire il peggior Pop che c'è nel mondo ci si rende conto che questa roba è vecchia prima di nascere. Invece no, abbiamo gloriose sedicenni che cantano come cinquantenni! Mabbasta! E sempre a parlare delle solite cose! Mabbasta di nuovo! Mi sono divertito, ma Sanremo alla fine rimane una fogna musicale…

    Bene, ora ti lascio con delle parole importanti:

    "Amanda è un angelo che ama vivere
    amanda è un angelo di un volo a metà
    amanda è un angelo che ama vivere
    amanda è un angelo di un volo a metà"

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  6. è vero, sono pefettamente d'accordo su tutto. 
    Non sulle parole finali però. Amanda voleva morire, ha chiesto aiuto ad Al. 

    Estelin

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Mi fa piacere leggere i vostri commenti!

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