Jehtro Tull – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Playlist di brani selezionati dei Jehtro Tull

Gli Jethro Tull sono una formazione inglese che sviluppa una singolare musica capace di partire dal Blues e di sfoggiare forti richiami Folk, tendenze Progressive e qualche ruvidità Hard Rock. Uno stile elegante, spesso vicino al Jazz o persino alla musica Classica, caratterizza molte loro composizioni.

Il flauto di Ian Anderson, irrequieto e spettacolare leader, ed una fusione di musica colta, tradizionale e musica Rock e Hard Rock rimarrà una delle costanti di una carriera variegata, con qualche momento glorioso e molti momenti bui.

L’esordio This Was (1968) è intriso di un tradizionale e poco originale Blues ma accenni Jazz come in My Sunday Feeling e Beggar’s Farm unita all’epilessi ritmica di Dharma for One e A Song for Jeffrey alzano il livello dell’opera. Proprio l’eccesso di banalità Blues guasta questo esordio: episodi come Some Day the Sun Won’t Shine for You o It’s Breaking Me Up sono derivativi e ritriti e confondono la band nel filone del revival inglese.

Stand Up (1969) è un’opera più personale e meno pedissequamente legata alla tradizione Blues. Lo stile è più evoluto e cangiante come mostra da subito A New Day Yesterday, che unisce Blues, Rock ed ornamenti di flauto Jazz. Diversi brani rielaborano elementi tradizionali Folk, come Jeffrey Goes to Leicester Square, Look into the Sun e Fat Man. Reasons for Waiting è una fusione di Blues, Rock, Hard Rock e Jazz a coniare un Progressive Folk/Rock intrigante e più personale. Momenti come Back to the Family, Nothing Is Easy, We Used to Know, For a Thousand Mothers sono eleganti fusioni stilistiche che innalzano la formazione dal pantano del più corrivo Blues/Rock. Bourée reinterpreta Bach.

Benefit (1970) prosegue questa musica progressiva con With You There To Help Me e Play In Time ma si culla anche in ballate come Nothing To Say e presenta molti brani minori, più melodici e spesso malinconici, meno originali ed ambiziosi. I sei minuti di To Cry You A Song archiviano un inno di Hard Blues/Rock cupo e possente.

Aqualung (1971) fonde questo stile con più espliciti richiami Hard Rock ma anche esaltando dimesse melodie Folk e momenti lacrimevoli abbastanza canonici. I momenti migliori esaltano ancora il loro mix sonoro come nei quasi 7 minuti della title-track, uno dei loro capolavori di melodie e malinconia, fra Hard Rock, Folk, Jazz o ancora in My God, 7 minuti ambiziosi che però inciampano un po’ nel prolisso. Wind Up in sei minuti muove dalla ballata all’Hard Rock, e poi torna ad un malinconico Folk, affermandosi come un altro momento maggiore nella loro discografia. Di nuovo c’è questa propensione Hard Rock più marcata, come in Cross-Eyed Mary e Hymn 43, ma in fondo in Inghilterra molte altre formazione proponevano versione più evolute e fantasiosi sul versante aggressivo. La sola Locomotive Breath, con passo boogie, si ricorda sul versante più “hard”. Molta parte dell’opera è fatta di brevi composizioni Folk (Cheap Day Return, Wond’ring Aloud, Slipstream e la più lunga Mother Goose), decorate di melodie eleganti anche se non particolarmente originali.

Thick As A Brick (1972) affonda nel Progressive Rock, iniettandolo di Folk e di arrangiamenti barocchi ed eleganti. Una mastodontica composizione di più di 43 minuti passa in rassegna Folk, Jazz, Blues e Rock senza grandi entusiasmi. La prima facciata del vinile è una imponente fantasia melodica senza grandi sperimentazioni, la seconda è un tripudio di Jazz/Folk con accenni Rock. Suite cangiante, vive dei cambi melodici ma rappresenta una proposta non troppo distante dai cliché del Progressive allora tanto in voga e spesso rischia di perdersi in un esercizio un po’ troppo ambizioso ed autoreferenziale. L’esasperazione della complessità delle composizioni, abbracciando gli stilemi del Rock più colto, porta la band a perdere la freschezza e finanche buona parte della propria personalità.

A Passion Play (1973) finisce per scadere nel tediante. Ancora una fantasia compositiva fatta di melodie che si susseguono ma si indulge in un recitato verboso, in forme classicheggianti ed in arzigogoli che appaiono sovente gratuiti e autoreferenziali. La puntina si ferma dopo 45 minuti, ma una sforbiciata ed un po’ di umiltà avrebbero potuto far durare l’opera venti minuti in meno.

War Child (1974) torna ad una musica meno ambiziosa, alle canzoni. Fra Pop, Folk e qualche sprazzo Jazz e Rock, l’album scorre più vivace ma inventa poco e nulla, anzi si adagia spesso su un piglio tradizionale e classicheggiante. SeaLion e Bungle in the Jungle sono i momenti più intriganti di un’opera opaca.

Minstrel In The Gallery (1975) aggiunge le dosi Rock ai richiami Folk. La possente spinta Hard Rock con ornamenti Folk della title-track e la deriva quasi caotica di Cold Wind to Valhalla mostrano bene questo cambiamento. Il dono della sintesi viene spesso meno, un chiaro richiamo classico come Requiem non manca e si scivola anche su un Folk canonico come One White Duck. Una più impegnativa suite, Baker St. Muse (17 minuti), mostra come un po’ di vivacità mitighi anche la noia nelle composizioni più lunghe, nonostante non manchino patetismi ritriti con archi piagnucolanti.

Too Old To Rock’n’Roll (1976) non propone nessuna suite, ma solo brani fra Folk, Rock ed Hard Rock. Scorrono soffusi Folk e intimismi malinconici, avvolti di una seriosità un po’ stucchevole e di accenni Pop derivativi.

Songs From The Wood (1977) torna prepotentemente al Folk/Rock canonico, abbandonando quasi completamente i richiami Progressive ed Hard Rock. Trionfano le melodie, come in The Whistler, ed i brani scorrono orecchiabili seppure incapaci di aggiungere qualcosa di veramente nuovo al loro canzoniere. Gli otto minuti e mezzo di Pibroch (Cap in Hand) sono intrisi di chitarre distorte e suspense, ma poi si aggiunge una coda Classica ed una serie di richiami Folk prendono il sopravvento, riducendo di molto la peculiarità del brano.

Heavy Horses (1978) segue il medesimo Folk/Rock classicheggiante con fantasie melodiche orecchiabili e rurali.

Stormwatch (1979) mostra più energia e si ricorda per North Oil Sea, gli accenni Heavy Metal di Orion e l’Hard Rock banale di Something’s On The Move. Altrove trionfa il Folk/Rock, una ballata malinconica e noiosa come Flying Dutchman (poco meno di 8 minuti) ed un brano esteso, The Dark Ages (9 minuti), prolisso ma orecchiabile.

A (1980) è una sorta di album solista di Anderson, che unisce flauto svolazzante, ritmi ballabili Synth-Pop e qualche accenno ad un Hard Rock melodico e stereotipato. Crossfire, la pomposa cavalcata Heavy metal e sintetizzatori di Black Sunday, Protect And Survive sono forse i momenti più interessanti, ma non spiccano per carisma; il resto fa peggio.

The Broadsword and the Beast (1982) mischia un Hard Rock melodico e ritrito con ballate inutili come Slow Marching Band, quando non si inciampa in una inutilità ballabile come Watching Me Watching You.

Under Wraps (1984) esalta proprio i ballabili da discoteca, senza però aumentare i contenuti interessanti. Ritmi Disco, scampoli Rock, molto Pop, tanti sbadigli. Potrebbe essere il peggior album di tutta la carriera.

Crest Of Knave (1987) usa Rock, Pop, Hard Rock, sintetizzatori, battiti Disco e Folk per costruire l’album migliore degli anni ’80 per la band. Steel Monkey, Jump Start, la lunga Budapest (10 minuti), Mountain Men mostrano una formazione più aggressiva ed incisiva, orecchiabile e melodica: niente di granché innovativo, ma l’opera è curata e scorre fluida, senza grandi scivoloni.

Rock Island (1989) continua su coordinate similari la carriera, proponendo Rock, Pop, Hard Rock e momenti Folk. L’album scorre leggero ma lascia poche tracce.

Catfish Rising (1991) torna al Blues, farcendolo di Folk e Rock.Lontani sintetizzatori e Disco Music, la ballata Rocks On The Road si distingue in una raccolta un po’ nostalgica, che richiama più che inventare.

Roots To Branches (1995) vede il ritorno in studio dopo una pausa che non ha portato idee nuove. Un suono più smussato, Folk, etnico, pensoso, ed un sound più meditativo, senile, intimista. Niente spicca, tutto scorre, magari fra qualche sbadiglio.

J-Tull.com (1999) si distingue in El Nino, un orientaleggiante mix di Folk ed Heavy Metal ruggente, con ampi sprazzi melodici. Il resto galleggia fra Pop, Rock e Folk e qualche momento Hard & Heavy, senza sussulti e con molte ragnatele.

Partiti dal Blues e dal Folk, approdati ad una forma progressiva di Folk, Jazz e Rock con spunti Hard Rock che ha finito per fagocitarne tutto il brio, gli Jethro Tull hanno poi abbracciato la religione di sintetizzatori e battiti Disco, hanno rievocato più o meno il passato ma in sostanza hanno trascinato una carriera mediocre e altalenante, fra fragorosi tonfi e qualche timido risveglio.

Quando nel 2003 pubblicano Christmas Album, però, la loro carriera sembra proprio essere giunta alla fine. Una strenna natalizia di brani acustici, qualche rifacimento e poco più, suona sostanzialmente come una pietra tombale sulla loro carriera.

Nutritissimo il mondo delle raccolte (compilation, best of, greatest hits, retrospettive). Nessuna raccoglie tutte le composizioni migliori, ma fra tutte spicca probabilmente M.U. – The Best Of Jethro Tull (1976). Difficilmente, visto i brani estesi ed i concept album, si riuscirà a fare di meglio. Altre raccolte riassumono l’intera carriera, ma finiscono così anche per considerare brani trascurabili.

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Voti:

This Was – 5,5
Stand Up – 7
Benefit – 6
Aqualung – 7
Thick As A Brick – 6,5
A Passion Play – 5,5
War Child – 4,5
Minstrel In The Gallery – 4
Songs From The Wood – 4,5
Heavy Horses – 4,5
Stormwatch – 4,5
A – 5
The Broadsword And The Beast – 3,5
Under Wraps – 3
Crest Of A Knave – 4,5
Rock Island – 4
Catfish Rising – 4
Roots To Branches – 3,5
j-tull.com – 4
Christmas Album – 3

Best Of (alcune indicazioni):

M.U. – The Best of Jethro Tull – 6
Repeat – The Best of Jethro Tull – Vol II – 5
Original Masters – 5
20 Years of Jethro Tull: Highlights – 5,5
The Best of Jethro Tull – The Anniversary Collection – 5
Through the Years – 4,5
The Very Best of Jethro Tull – 5,5
Essential – 6
The Best of Acoustic Jethro Tull – 5

Playlist di brani selezionati dei Jehtro Tull

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4 thoughts on “Jehtro Tull – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

  1. Minstrel in the gallery 4 non lo darei…….
    vabbè non ti sono piaciuti……..certo che dare 4 a quell'album ci vuole coraggio e dare 7 a Violation dei Depeche Mode che è un album piatto ci vuole sempre coraggio……

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  2. Però a questo punto voglio una spiegazione…..
    anche su questa recensione l'ombra di Scaruffi si sta facendo prepotente…
    non capisco se ho a che fare con Scaruffi o con OrnitorincoNano…..non vedo più differenza……e non farmi vedere la differenza dei voti; di fatto non c'è….i voti sono identici, ovviamente con delle differenze che non vanno oltre l'unità…..due voti diversi sono 9 e 5 per fare un esempio, ma non 6 e 6,5……o anche 5 e 4…..
    hai concluso dicendo che hanno avuto una carriera mediocre come Scaruffi…..
    In Minstrel in the Gallery gli dai 4 (Scaruffi da 6 ed è in questo caso la massima discordanza tra te e lui), ma non si capisce  perchè  non hai citato un pezzo come Black Satin Dancer che brutto non è (lungo ma non ripetitivo)….io un album così ben organizzato l'ho sentito in rari casi….poi si la suite finale è un pò prolissa e può risultare pesante……qui in quest'album la tecnica del flauto non mi sembra banale, anzi mi sembra più affilata…….
    quindi io a STO Punto non capisco più quali sono i tuoi criteri, non ci capisco più niente, non so se ragioni con il tuo cervello o con il cervello di qualcun altro…..io attendevo questa recensione perchè conoscevo già quella di Scaruffi (non a caso recentemente ti avevo chiesto quando sarebbbe arrivata questa recensione)……insomma ti attendevo al varco!
    a questo punto non credo che abbia più senso spendere tutte queste frasi; fai prima a dire quest'album non mi piace e quindi la critica è al 100% soggettiva.
    Attendo una tua spiegazione…..
    notte!

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  3. Se pensi che sia soggettiva al 100%, pensalo pure. 🙂

    Non sarò io a farti cambiare idea, è una battaglia che non mi interessa.

    Sono solo le mie opinioni. Puoi pensare che sia condizionato da quello che scrive Tizio o Caio, forse hai ragione, forse no. Forse lo sono inconsapevolmente, anche.

    Ho cercato di chiarire molte volte quali sono i miei criteri, non ho intenzione di farlo ancora. Si vede che li applico male, mi spiego male, sono incoerente e tutto il resto. Pazienza, è un divertimento, ed a me diverte farlo, tanto basta.

    Ma ripeto anche in questa sede che i miei giudizi non sono verità, ma solo dei giudizi, basati sulla mia percezione, quindi soggettivi, fallibili, errati, sconnessi ed in linea di massima incomprensibili totalmente agli altri. Minstrel l'ho ascoltato e mi sembra che valga 4 (ed anche se tu la pensi diversamente e pure Scaruffi io continuo a pensare che valga 4, ecco). 

    Mi dispiace tu avessi così tante aspettative su questa mia scheda, ma queste sono le mie opinioni. Forse sarebbe più opportuno tu scrivessi la tua, per vedere scritto quello che pensi tu. Mi dispiace che somiglino a quelle di Scaruffi (e che per te sia così grave), di cui non condividi la scheda degli Jehtro Tull. Io però continuerò a scrivere queste mie opinioni, nonostante tu le possa reputare inutili. Per me, prima che per tutti gli altri. E se anche nessuno mi leggesse, le scriverei per me, così soggettive, limitate, incoerenti, perfezionabili, piene di errori e refusi, per me, anche in privato e senza pubblicarle (ci sono centinaia di recensioni che non ho ancora intenzione di condividere, perché sarebbero davvero incomprensibili per tutti tranne che per me). 🙂

    Quindi, io non credo di doverti altre spiegazioni. I commenti mi fanno piacere, ma deve rimanere un piacere. Se qualcuno mi "attende al varco" o "attende una mia spiegazione" allora non ha capito quanto per me tutto ciò sia un semplice divertimento, che non vuole avere niente di perfetto e che non pretende di essere comprensibile a tutti. 

    Se ti ho deluso mi dispiace, ma io non ho aspettative su ciò che scrivo, reputo tutto poco più che appunti organizzati di quello che penso e che ho letto su un gruppo ed una band, quello che voglio ricordare per me, prima che per gli altri. 

    Grazie del commento, Paveloescobar.

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