Dargen D’Amico – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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Il più forbito, caleidoscopico e tagliente rapper italiano degli anni zero è probabilmente Dargen D’Amico, in passato Corvo d’Argento e registrato all’anagrafe come Jacopo D’Amico. Partito dall’esperienza delle Sacre Scuole, dove militava insieme a Guè Pequeno e Jake La Furia, ha saputo poi reinventarsi come interprete e autore atipico, spesso sbilenco e umoristico, funambolico. La sua carriera ha il pregio di essere in continua evoluzione, l’opera incompleta di un musicista che sembra sempre alla ricerca di un nuovo linguaggio con cui comunicare. Le opere fondamentali, vale a dire i primi due album, hanno scardinato le certezze della scena italiana sfruttando soluzioni molto variegate, spesso etichettabili come sperimentali, sia a livello musicale che linguistico.

Musica Senza Musicisti (2006) in quasi 80 minuti mostra le sue doti da fuoriclasse, l’estro di chi non riesce a stare all’interno delle regole e le piega a suo piacimento. Signora Del Lago è un Hip-Hop rumoroso e ruvido, glitchy, sensuale e arricchito da un refrain malinconico. Ricollocamento Di Un Operaio si divide fra gorgheggi sintetici costruendo un dialogo dalle sfumature sociali in un contesto musicale che è ben lontano da simili tematiche. Anche quando si accennano forme più canoniche, come in Non La 1 Ma La 2, si chiude con un lungo affresco strumentale.

E sono proprio alcuni esercizi strumentali, insieme a quelli sulla destrutturazione e il collage, ad aumentare la caratura dell’opera. Quando La Linea Della Vita Risulta Occupata ricorda i Massimo Volume ed il loro recitato, mentre The Sleepy Molotov (Analità Universale) è quasi un divertissment filosofico. Più che subire gli stereotipi del genere, Dargen D’Amico li rilegge e stravolge in un brano del calibro di Commo Una Troia, esercizio maschilista che diventa confessione intimista e che, soprattutto, si apre con un elaborato esercizio di musica Elettronica. L’intera opera, evitando eccessiva verbosità e variando stili in modo sorprendente, si afferma come una nuova scuola Hip-Hop italiana, che supera la sudditanza ai modelli statunitensi e che si riallaccia, senza sudditanza, alla vena cantautorale: non è un caso che lo stesso autore si sia definito “cantautorap”. Si tratta di una sfilata di alta classe, che unisce tutti gli stili che D’Amico padroneggia e che sintetizza non solo l’Hip Hop ma anche questa sua nuova declinazione, questo Rap arricchito musicalmente che crea un nuovo modello di riferimento. D’Amico ha una padronanza del linguaggio, del flow, delle rime, delle assonanze che è pari a quella dei maestri del genere.

Di Vizi Di Forma Virtù (2008) si presenta molto più imponente, un doppio album che si ferma dopo 2 ore, per un totale di 35 brani. Nessuno ha mai tentato un’opera simile nell’Hip-Hop italiano. Nel complesso l’opera è forse un po’ sovrabbondante, ma nulla è davvero trascurabile. C’è un avvicinamento ad una forma più canonica, comunque elaborata e personale, ma priva di alcune stranezze dell’esordio.

In compenso la sfilata di brani notevoli è comunque da urlo: il brano “sentimentale” SMS alla Madonna, la filastrocca amara di Al Meccano, l’Electro di Alì il Thailandese, la musica da club con riflessioni e tappeti Ambient di Anche Se Dite No (con spoken-word a spezzare la cassa dritta!), Tike Restaurant che unisce esercizi linguistici ad un ritmo da rave, il Gospel destrutturato di Ci Ricamo Sopra, il flow assassino di Limitato Dal Poeta, il manifesto che elude il ritmo della title-track, l’ipnotico refrain di Origami, la critica musicale per citazioni e ritmi complessi di Come l’Italia e San Marino (il suo capolavoro), lo strumentale quasi à la Dj Shadow di Mar Do Alvo, La Divisione Del Lavoro fra Elettronica retrò e lugubri droni, l’anti-Pop di Un Grande Pregio, il cubismo ritmico de Il Cielo Dei Ricchi, l’esercizio Disco per vocoder di I Love You But It Hurts.

Dargem D’Amico lavora variando i ritmi, intrecciando gli stili, rendendo spesso più “reali” e meno stereotipati i testi, giocando con il linguaggio, con le strutture, con le citazioni, con i richiami del post-moderno, con le citazioni da rave e da discoteca, con le critiche sociali e musicali. Non ultimo, scherza su se stesso, diventando parodia di un rapper e poi tornando nelle vesti del filosofo urbano, del ragazzo esaltato, del latin-lover fallito e così via. Se Musica Senza Musicisti ne ha definito lo stile, Di Vizi Di Forma Virtù ne conferma la statura come un prolifico ed efficace personaggio che amplia l’orizzonte dell’Hip-Hop italiano. Alla produzione si segnalano anche i Crookers.

D’ (2010) è un’opera in due parti che vira verso un suono più Pop, meno caleidoscopico e più radiofonico. Bere Una Cosa, Prendi Per Mano D’Amico, Ma Doe Vai, Odio Volare, la ballata D’ Cuore mostrano il peggio di questo nuovo corso, una musica meno personale ed originale, quasi esclusivamente “sentimentale”, che si arena in territori melodici vicini al Pop suadente intriso di beat, con abuso di vocoder e sentimentalismi (il meglio in questo campo è L’Amore È Quell’Intertempo).

Quando si vira verso un suono vicino al Grime, come in Mi Piacciono Le Donne, rischia di scadere in diversi cliché della cultura Hip-Hop, dall’esaltazione del sesso alla venerazione del sesso, passando per il refrain orecchiabile e la struttura piuttosto prevedibile. D’Amico in 70 minuti trova però anche lo spazio per mostrare qualche momento interessante. Briciole Colorate si apre in una musica cinematica, con un Rap-spoken-word fantasioso, affermandosi come uno dei brani più interessanti, nonostante si presenti abbastanza prolisso. I quasi 7 minuti di Perchè Non Si Sa Mai rappresentano un altro momento ricordevole, un mutante mix di musica ballabile, Rap e spoken-word. Malpensandoti in quasi 6 minuti è un affresco di Rap urbano, malinconico e obliquo, altra dimostrazione di personalità. In conclusione l’album, deludente nel complesso, mostra un artista diviso fra brani più radiofonici e Pop, meno originali e personali, e qualche momento ancora di elevata caratura.

Nostalgia Istantanea (2012) è l’apice sperimentale di D’Amico, che cerca di trasportare il flusso di coscienza nella sua musica. Ideato con frammenti registrati subito prima di addormentarsi e appena svegli, è un album lontano dalla forma canzone, diviso in due sole lunghe composizioni di 18 e 20 minuti, senza ritornelli e senza nessuna concessione radiofonica.

L’iniziale Nostalgia Istantanea è una lunga avventura verbale fra religione, visioni, giochi di parole su una malinconica struttura sonora segnata dai sintetizzatori e beat soffusi. La seconda mastodontica traccia, Variazioni Sul Tema Nostalgia Istantanea, è tutta ad opera di Dargen, comprese le musiche, ed è una psichedelia ballabile, un puzzle sonoro deformato, cangiante, che guida un freestyle di dimensioni epiche, l’apice sperimentale di tutta la carriera. In Italia solo gli Uochi Toki osano cose così sperimentali su modelli vicini all’Hip-Hop.

D’Amico torna con Vivere Aiuta A Non Morire (2013) ad un album comunemente inteso. L’album si divide fra i momenti più Pop di D’ ed il passato più ricercato e sperimentale dei primi due album. L’apertura è grandiosa, con la fluttuante V V, con quello stile sbilenco, “free”, da flusso di coscienza, che ne ha fatto uno dei rapper più carismatici in Italia.

Altrove impera la volontà di ballabili orecchiabili, aggressivi e sopra le righe come Un Fan In Basilicata, L’Amore A Modo Mio (con J-Ax) e soprattutto le due bombe kitsch e “tamarre” di Bocciofili (con Fedez e Mistico) e Il Cubo, canzoni spudoratamente da discoteca, volgari, spregiudicate, con molto cattivo gusto ed un po’ di ironia, oltre ad un sound aggiornato alle migliori produzioni del momento.

Sopra a questo trittico fra parodia, provocazione e voglia di ammiccare alle masse si pone Lorenzo De’ Medici: un testo visionario, una struttura mutante, un fluire di parole e di invenzioni narrative fra immediatezza e creatività verbale.

A Meno Di Te prova la via dei Pendulum, come un Salmo depotenziato. I pattern ritmici intricati segnano L’Italia È Una, facendo passare in secondo piano un testo corrivo. Il Pop malinconico a ritmo Rap di Con Te è un buon momento radiofonico, ma la ballata pianistica Il Presidente è su un altro livello d’inventività, un’organica massa musicale che si impenna su un ritornello che cresce in sordina, sui rintocchi melodici malinconici. Il finale con È Già (con Enrico Ruggeri) è un vertice drammatico, lontana anni luce dai momenti più spensierati e volgari dell’album.

Multisfaccettato, policromatico, capace di vestire i panni dell’idolo dei ragazzini quanto quello del ricercato rapper con il puntino della creatività, Dargen D’Amico consegna un disco complesso, con alcuni momenti deboli nei 17 brani che affollano la tracklist, ma che riesce comunque a unire spinte verso le classifiche con i momenti più carismatici degli esordi.

D’Io (2015) ha il compito di seguire un’opera più Pop: è l’album più cantuatorale, come si sente subito in La Mia Generazione, power ballad che ibrida idealmente un concerto Rock e un Rap emotivo, e successivamente nella toccante Modigliani, forse il suo meglio in questo campo. Si tratta anche di un album che guarda a tratti al passato, come in Amo Milano, un pezzo da fine anni 90, oppure Las Vegas Honey Moon, che potrebbe uscire da Di Vizi Di Forma Virtù, con i suoi ritmi fratturati e i testi funambolici. Classico anche il sound di Crassi, un sontuoso mix di synth, vocoder e basi piene di bassi: spicca il testo fantasioso, per il resto poco viene aggiunto nella discografia.

L’altra anima del disco è più sperimentale. Più attuale l’Hip-House psichedelico di La Lobby Dei Semafori, stralunato inno generazionale che è uno degli apici dell’album, e il Glitch-Hop di Amico Immaginario, venato di Funk. La Mia Donna Dice è una delle sue più incorreggibili avventure Hip-Hop, con repentini cambi di velocità e ritmo, con la sintassi frantumata e i fonemi come materia prima, prima dei significati. L’orgia Synth-Funk di Io Quello Che Credo è un altro show del suo migliore Rap cantautorale, che evita ritornelli e melodie accattivanti: è un magma sonoro fluido, in continua mutazione. Se si aggiunge al flusso un ritornello orecchiabile, nascono pezzi come Parenti. D’Amico è così abile nel flow che può permettersi di giocare su un ritmo sparso, vagamente Dub, in Lunedì Chiuso, altro bignami di giochi di parole e frasi surreali.

A corrente alternata, come Vivere Aiuta A Non Morire, D’Amico mischia dosi di creatività con ammicchi al cantautorato, al Pop più emotivo e alle ballata strappalacrime. Fa quello che ha fatto negli anni un Jovanotti, ibridato però allo stile strampalato, ironico, incorreggibile di un fuoriclasse del Rap, che sforna giochi di parole e suggestive ambientazioni sonore per i suoi sproloqui.

Isabella Turso aiuta Dargen D’Amico a rivisitare il repertorio in chiave classicheggiante su Variazioni (2017), con sei inediti pescati dai brani scartati in passato.

Se i pezzi sono stravolti, e offrono agli appassionati un nuovo modo di leggere l’arte del rapper (è il caso di Ma È Un Sogno e Le File Per Fare L’Amore), almeno Cambiare Me e soprattutto la discussa collaborazione con Tedua, Rkomi e Izi in Il Ritorno Delle Stelle, il brano più riuscito dell’opera e uno dei momenti chiave, probabilmente, della scena italiana del 2017, meritano un posto nel canzoniere maggiore di D’Amico.


Discografia

Musica Senza Musicisti 2006 8,5
Di Vizi Di Forma Virtù 2008 8
D’ 2010 6,5
Nostalgia Istantanea 2012 8,5
Vivere Aiuta A Non Morire 2013 7
D’Io 2015 7
Variazioni 2017 6,5

Playlist di brani selezionati di Dargen D’Amico

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21 pensieri su “Dargen D’Amico – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

  1. Verso la fine di una sessione esamistica che mi ha tenuto lontano dai pardisi internautici splinderiani ripasso tra le tue, tutte rinnovate, righe e cosa vedo?Che su questo ci troviamo daccordo! eccetto per il fatto che, ritenendo personalmente Dargen D'Amico, senza ombra di dubbio, il rapper più bravo e versatile d'italia (e diciamolo…come tu stesso accenni, non solo!) probabilmente gli avrei dato di più…ma come sempre tutto è molto relativo!Visto che non è compreso nella discografia mi stavo chiedendo: "D' Parte Prima" l'hai sentito? A giorni esce anche la "Parte Seconda"…Continua a "camminare" e a cambiare stili e argomenti, molti non hanno apprezzato visto il piglio più "commerciale" della parte prima (ma è un commerciale in senso lato….è più che altro Dargen D'Amico che abbraccia i Daft Punk e ci si fa una foto insieme!) ma personalmente ti raccomando l'ascolto!

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  2. Aspettavo la parte seconda, appunto. Però, visto, ho seguito e volentieri il tuo consiglio e sto anche diffondendo il verbo, questo ragazzo ha la stoffa dei campioni! Grazie del commento e bentornato 🙂

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  3. ero giusto curioso di sapere cosa ne avevi pensato!

    ed ecco che arriva il contro-commento del sostenitore:

    bhè…immagino non serva dire che non sono d'accordo sull'ultima recensione inserita! 🙂
    Tolta "Mi Piacciono Le Donne", che, pur essendo meno  'banale' di quanto appaia, è probabilmente la peggiore in assoluto, e  "Nessuno Parla Più con Nessuno", in cui una base pessima (e un pessimo Dan-t) rovinano una strofa di Dargen che è però, a mio avviso, geniale (parlo proprio a livello di struttura) ho trovato i due ep convincenti.
    Credo che l'unica cosa da capire su Dargen (uno dei motivi per cui lo rispetto a pieno) sia che è un artista che di volta in volta si propone una nuova meta, qui ha virato verso stili marcatamente pop che non sono per questo brutti, anzi, ti dirò, penso che Dargen sia una di pochissime persone (l'unica?) a potersi permettere, in un momento come questo, un uso così abbondante di vocoder e compagnia (cose che normalmente non mi affascinano più di tanto), e credo che il trucco stia nel fatto che, pur spostandosi verso una rotta pop, piuttosto che elettronica, piuttosto che sinfonica e via discorrendo, ha sempre ben presente cosa sta facendo e continua a portare una visione unica di ciò che dice.
    Qui aveva deciso di dare una risposta personale alla musica "neomelodica" (che a me neanche piace in linea di massima) e il risultato mi sembra azzeccato.
    Un disco di sole canzoni d'amore, tolto Dargen, non so proprio chi potrebbe farlo.
    E anche i pezzi in cui si prende meno sul serio ("Prendi Per Mano D'Amico" su tutti) portano a risultati accattivanti e unici (nonostante la banalità delle scelte di fondo).
    Più che altro l'impressione che mi arriva da tante recensioni che ho letto su questo disco è: pop= merda.
    Ma per quanto io sia il primo a trovare interessante musiche sperimentali e quant'altro trovo quest'equazione piuttosto eccessiva.
    Tra l'altro avrei da ridire anche sul radiofonico (tant'è che le etichette gli hanno rifiutato la stampa del disco perchè era troppo "strano" e si è ritrovato a venderlo su itunes!), la forza di "D'" sta anche nel fatto che l'uso di suoni commerciali non intacca l'unicità del lavoro (sfido a trovare un disco accostabile a questo).

    Detto questo, concordo riguardo al fatto che i due lavori precedenti sono di altra e più alta portata, ma se "essere originali a tutti costi equivale a partorire ogni mese lo stesso figlio", è proprio la libertà di scelta assoluta di un Dargen che, con questo disco ha fatto una scelta difficile (anche più delle due precedenti), a confermarlo ai miei occhi come un artista a tutto tondo, più maturo di qualsiasi altro artistagruppo più o meno alternativo italiano, da Elio (musicisti della madonna, per carità…anche se alla lunga…ma questa è un'altra storia!) agli Uochi Toki (che pure, come saprai, mi piacciono), nessuno escluso! 

    E mi si perdoni l'entusiasmo!

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  4. Lo immaginavo, ma sei un ascoltatore maturo e quindi sono contento di questo commento! 🙂

    Prendo atto di quello che hai scritto, ma non penso di aver rispettato l'idea Pop = Merda. Capirai però che qua non si tratta tanto di una etichetta di genere, ma di "sostanza". Non pretendo di conoscere nessuna verità musicale, figuriamoci, ma penalizzo il disco perché mi appaiono banali le tematiche (la tematica amorosa, la più abusata forse in assoluto), molte delle scelte "sonore". Ho trovato molti passaggi banali, tutto qua, ma alla fine non reputo l'album sterco, sennò avrebbe molto meno di 5,5. Penso che la sua versione del "pop" non sia così priva di personalità, ma comunque rischia di arenarsi nel pantano di qualche clichè e di qualcosa di già sentito. Poi capisco che si possa apprezzare la forza di cambiare, di vedere il lato positivo di un artista che cambia e cerca nuove vie ma… l'album quest'è, non so quale filosofia ci sia dietro ma l'artista più sperimentale che cerca una sua visione del Pop è un trucchetto vecchio come la Musica o quasi, e ci trovo poco o nulla di così suggestivo. Ti perdono certamente l'entusiasmo, ripeto che apprezzo il commento e la tua pulizia nell'argomentazione, ma penso che si perda la valutazione di un disco che, appunto i "due lavori precedenti sono di altra e più alta portata", e quindi quel voto e mezzo di differenza mi sembra appropriato. Capisco la tentazione di votarlo di più, ma secondo me si premierebbe l'uomo e non l'album, ammesso che poi ci sia così tanto di onorevole a proporre un album più Pop, intriso di temi sentimentali e meno sperimentale in molti passaggi di quelli che lo hanno preceduto. Su come lo abbia considerato la casa discografica, poco mi interessa, sinceramente: si entra nelle decisioni delle case discografiche, e penso che abbiamo pochi dati ed io ho poche conoscenze, inoltre non ho intenzione di tenerne molto conto. L'album mi sembra più radiofonico in molti passaggi dei suoi predecessori e mi sembra più digeribile dall'ascoltatore medio rispetto agli altri. 

    Comunque, con questo non intendo in nessun modo offendere le tue osservazioni, che rimarranno nei commenti a mostrare un altro punto di vista un artista di cui si parla ancora pochino.

    🙂 Buona serata

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  5. no ma figurati se mi offendo, io stesso non è che volessi "attaccare" eh! 🙂
    Ad ogni modo, per quanto mi riguarda, non è la tematica che conta quanto il modo di affrontarla. Il modo in cui Dargen parla di tematiche amorose (che, come avrai visto, non è sempre inteso come amore nell'accezione più comune), senza contare il modo in cui riesca a scrivere una canzone ispirandosi a berlusconi, senza per questo cadere in clichè politici che avrebbero spostato l'attenzione altrove ("Ma Dove Vai (Veronica)")…ma questo è un altro discorso.
    Non è che trovo sia "rivoluzionario" il fatto che un artista alternativo (i primi due dischi, in particolare l primo, sono alquanto sperimentali, soprattutto a livello di stesura dei testi, "Musica Senza Musicisti" ha veramente aperto un mondo dal punto di vista della scrittura) faccia un disco pop, dico che come disco pop è più che godibile, al di sopra della media dei dischi pop, e, sia a livello argomentativo, che di accostamenti musiche-testi, non è affatto un disco banale!
    Non concordo nel voto anche in funzione del fatto che, sì, gli altri due dschi saranno anche, come io stesso ho detto, di tutt'altra portata e innovativi, ma non penso che l'"innovatività" dovrebbe essere il criterio di giudizio di un disco, certi dischi non sono fatti per essere innovativi, ciò non toglie che possano essere grandissimi dischi…
    Detto questo è chiaro che io avrei dato più di 5,5, ma è altrettanto vero che avrei dato più di 7 ai due dischi precedenti (che trovo comunque più "completi"), quindi tutto sommato posso comprendere lo scarto.

    C'è solo una domanda che vorrei farti da qualche tempo: mi sembri un ascoltatore piuttosto aperto, e io stesso passo tranquillamente da Dargen D'Amico ad Art Lande; ciò nonostante avrai notato che mi concentro qui soprattutto sulle recensioni di dischi "rap" e parzialmente il motivo è che mi chiedo se esista un disco, "hip hop" o meno (non fossiliziamoci su queste sfumature), che comunque abbia come filo conduttore il rap, a cui daresti più di 7 e che non sia "It Takes a Nation of Millions to Hold Us Back" o "Run-DMC"; per carità, nulla contro questi due gruppi, di grandissima importanza, ma non credo certo che questi siano i "migliori dischi" del "genere", anche perchè a parlare di "miglior disco", come sappiamo, le implicazioni sono tante, e non esiste risposta…senza contare che parliamo di due dischi pre-"Enter the Wu-Tang Clan (36th chamber)" (indico quest'ultimo come disco di passaggio nella storia del genere, come molti altri, ma più che mai lo faccio in maniera orientativa per rendere più o meno l'idea di ciò a cui mi riferisco), che è quasi (QUASI!) come parlare di un sottogenere…

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  6. Io penso che tutta la distanza dei punti di vista sia nella frase " non penso che l'"innovatività" dovrebbe essere il criterio di giudizio di un disco, certi dischi non sono fatti per essere innovativi, ciò non toglie che possano essere grandissimi dischi". Io cerco di valutare proprio quella, seguendo un criterio che diciamo è accostabile a quello storico. Poi seguo anche una sensibilità personale, sono fallibile e magari anche incoerente, ma l'intenzione è premiare quello che mi sembra innovativo, originale e magari anche ben sviluppato (idea + sviluppo). Comunque vedo che alla fine, con le dovute individualità, capisci da dove parte il mio discorso, quindi possiamo reputare la questione terzo album conclusa. Ovviamente è più che lecito pensarla differentemente. 🙂

    Non sono un grande esperto di Hip Hop (non sono un grande esperto di nulla, ascolto generi molto diversi e quindi la mia ignoranza sullo specifico è spesso imbarazzante). Probabilmente tu di Hip Hop te ne intendi molto più di me, quindi darti consigli è quasi insubordinazione. Ma la domanda c'è, ed io rispondo.

    Sono diversi gli album, ed ho selezionato album che spesso sono Hip Hop anche in senso un po' "lato", ma… Ecco una listarella su misura o quasi. Non prendere nulla per oro colato, ovviamente, non pretendo di conoscere nessuna verità: sono opinioni, valutazioni, niente di più. Prendile come consigli, al massimo 🙂

    Arrested Development – 3 Years 5 Months and 2 Days In The Life
    Cannibal Ox – The Cold Vein
    cLOUDDEAD – cLOUDDEAD 
    cLOUDDEAD – Ten 
    Dalek – Negro Necro Nekros 
    Dalek – From Filthy Tongue of Gods and Griots 
    Dj Shadow – Entroducing 
    Dj Shadow – Preemptive Strike 
    LL Cool J – Radio
    Notorius Big – Ready To Die

    Capirai come non possa commentare album per album, ma trovi molti di questi artisti già recensiti su questo blog e molti probabilmente già li conosci. 🙂

    Grazie del commento!

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  7. Spero di non annoiarti proponendoti una piccola riflessione che non vuole essere critica in alcun modo:
    riguardo alla questione dell'innovatività, se da una parte ti comprendo, dato che, in assenza di criteri assoluti ai quali appigliarsi per dare un giudizio, tra una convenzione e l'altra, affidarsi all'innovatività come criterio di giudizio è scegliere un metro di misura quasi tangibile e penso sia abbastanza funzionale (in fondo se le tue recensioni non mi interessassero non passerei mai a leggerle!), solo che, da "recensore" e…diciamo "creativo"…a mia volta, mi pongo sempre una domanda:
    se è vero che non esistono criteri fissi è proprio perchè l'arte di ogni singolo, almeno in linea teorica, è qualcosa di estremamente unico e singolare, ogni prodotto ha uno scopo, che poi non basterà ad "esaurirlo", in quanto ogni opera compiuta vive di una vita propria, ma che lo caratterizza, più o meno, a seconda del caso; è perciò più che legittimo pensare che non sia lo scopo di ogni artista (scusa la vaghezza della parola) quello di essere innovativo, quindi, per quanto io stesso consideri l'innovatività un "bonus" (a volte anche il motivo di validità di un'opera, dipende di caso in caso, ma siamo sicuri che un'opera innovativa al 100% goda sempre della longevità di certi "classici"?) e ne vada sempre alla ricerca, penso che eleggerla a metro di giudizio abbia anche dei contro…

    Detto questo, ora che ci penso, avevo letto la tua recensione dei Cannibal Ox quindi di quelli ero a corrente; sono più o meno d'accordo nel dare opinioni positive dei dischi da te elencati (non calcolavo i dischi di "abstract" o "instrumental" hip hop perchè stavo facendo una riflessione più sulla presenza del "rap" nei dischi che non sulla musica di per sè, ma come sai sono a mia volta un ascoltatore di Dj Sadow).
    Già che hai citato "Ready To Die" mi verrebbe quasi da chiederti che ne pensi della "controparte" "All Eyez on Me" e "Me Against the World" (tupac)…ma per ora mi limito, prendendo spunto dala presenza di El-P nella lista, a raccomandarti (ma penso di averlo già fatto) l'ascolto di un certo Aesop Rock…
    Comunque, a curiosità esaudita, posso congerdarmi :)…penso che avremo altre occasioni di affrontare questi argomenti…

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  8. Rispondo solo alla seconda parte: Su Tupac le mie idee sono abbastanza confuse. Quando lo ascoltai anni fa rimasi abbastanza deluso, forse perchè non potevo comprenderne l'importanza, forse perchè avevo creato in me delle aspettative eccessive, fatto sta che non lo reputai al pari di Notorius BIG. Ma non ho ascoltato molto attentamente la sua opera, quindi giro la domanda a te: perchè questi album sono particolarmente importanti? pensi che meritino di stare nell'Olimpo del genere? Quali sono i migliori album di Tupac?

    Su Aesop Rock, ho già preso appunti da tempo e, come con D'Amico, prima o poi seguirò il consiglio.

    Grazie degli spunti di riflessione e del commento. 🙂

    (il resto della risposta la trovi in Home Page)

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  9. quasi dimenticavo di avere una questioncina in sospeso da queste parti!…
    Riguardo a Tupac…anch'io ho un'esperienza particolare…all'inizio, da moooolto più piccolo, ho avuto anch'io il periodo d'idolatria nei suoi confronti, poi l'ho riascoltato in maniera un po' più "matura" e mi è un po' crollato…ma mi sono poi ritrovato a riascoltarlo qualche annetto fa e sono giunto alla conclusione che, semplicemente, il rischio a rimanere delusi da un'icona così universalmente riconosciuta (almeno nell'ambiente) è quello di passare da un eccesso all'altro; ora come ora penso che nella sua produzione ci siano delle vere perle, su tutti i dischi "Me Against the World" (che è l'unico che non avevo mai rinnegato) e "All Eyez on Me" parlano da soli…il confronto con biggie viene spontaneo, ho avuto un periodo in cui ho preferito uno e un periodo in cui ho preferito un altro, ora come ora penso che la produzione di BIG sia più "uniforme" (ma è anche meno numerosa), ma Tupac tocca dei picchi veramente alti, personalmente, insomma, tendo a preferire le migliori canzoni di tupac alle migliori di BIG, di contro c'è da dire che tra tecnica e voce BIG è forse stato un tantino più "particolare"…
    Detto questo l'intento originario del commento era di proporti ulteriori spunti che personalmente ritengo "al di sopra del 7" (visto che la discussione è partita da lì)….e dal momento che vedo che già ti diletti coi Cannibal Ox ti consiglierei di dare anche un'ascoltata a El-P più nello specifico (che comunque, sono convinto, era l'anima del gruppo)…poi…con tutto il rispetto parlando per nomi old school come Arrested Development e LL Cool J, o nomi "alternativi", quasi cross over, come i Dalek…bhè penso potresti dare una chance anche al "nuovo hip hop"…quello di gente come Madlib (a mio avviso il miglior produttore in circolazione) – e relativi alter-ego -, MF Doom – e relativi alter ego -.
    In più ci sono movimenti legati a etichette discografiche indipendenti che negli anni passati hanno innovato parecchio, tu citi Cannibal Ox, legati ad El-p, che fino all'altro giono è stato alla guida dela Definitive Jux, la stesa di Aesop Rock; si può parlare anche di Anticon, che principalmente rimanda a Sole e Alias…
    Insomma da indagare ce n'è…
    ma vedo che tra gli album "storici" che metti "al di sopra del 7" non compare "Enter the Wu-Tang (36th chamber)", a cui dovresti dare assolutamente un orecchio…e già che ti ho parlato di wu tang ti accenno anche ai lavori di tali GZA e RZA (non hanno fatto tutti dischi incredibili, ma di sicuro hanno rappresentato l'anima del clan, specie rza, mettendo in giro anche dei classici).
    Certo il discorso sarebbe potenzialmente infinito…intanto ti ho dato qualce altra dritta…

    byezzzz!

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  10. (e per aggiungere un inciso…sono sorpreso che non ti sia mai capitato di ascoltare gli "Antipop Consortium", a loro tempo hanno fatto robette interessanti)

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  11. Accidenti, ma grazie mille! 😀

    Io prendo appunti, soprattutto sulla "nuova secna", di cui conosco poco ma che è spesso quella che mi entusiasma di più. 

    Grazie mille di nuovo quindi.

    Sul Wu Tang, ho ascoltato tutta la loro discografia, ma non sono riuscito a cristallizzare un giudizio preciso e quindi non li ho mai recensiti. Visto questo "dubbio" per ora l'esordio ha un provvisorio 7, ma prima o poi riascolterò tutta la loro discografia cercando di valutarne meglio il valore. E magari passerà ad un voto superiore, voto su cui all'epoca rimasi un po' indeciso, non sono riuscito bene a decidermi. Guardando di sfuggita adesso mi sembra che un po' più alto potrebbe essere, ma non voglio sbilanciarmi troppo.

    Approfitto però della tua presenza, se vuoi, per lasciarmi una tua opinione sintetica su di loro, evidenziandomi i motivi di originalità. Chissà che mi aiuti a chiarirmi le idee. 🙂

    Grazie a te mi sto lentamente facendo una piccola cultura nel settore, quindi non posso che (ancora!) ringraziarti. 

    Buona serata.

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  12. guarda…io non sono uno di quelli che ritiene che tutti i prodotti del wu tang clan siano grandi dischi, ma i "capitoli" fondamentali della loro saga hano senz'altro cambiato molto le cose.
    Il primo disco in particolare, che poi contiene un po' il germe di quella che sarà la "poetica" del wu-tang, che propone una musica a tratti cinematografica, basata il più delle volte sul tentativo di creare, attraverso un beatmaking il più delle volte minimale, giocato su sample trattati in maniera tale da risultare (o, in casi più sfortunati, tentare di risulare) ossessivi e allucinogeni, il tipo di testi (personalmente trovo che in "Enter the Wu-Tang" si sia concretizzato il distacco tra il rap old school degli anni 80 e dei primissimi 90, e quello che diverrà il rap successivo), l'accostamento di tanti stili diversi (sotto quest'aspetto non penso siano molti i collettivi numericamente e stilisticamente paragonabili al wu-tang).
    Al di là del primo disco, ti consiglio vivamente di ascoltare "Liquid Sword" di GZA (che sotto il punto di vista lirico è senz'altro quello con lo stile più erudito, al di là di quanto si condivida ciò che dicde) che, sia riguardo il discorso delle basi, che riguardo il discorso dei testi, è forse il più esimplificativo, anche quello egue delle scelte estreme, specie dal punto di vista musicale, RZA (che è appunto autore delle basi) ha contribuito a rendere il disco un viaggio cupo e straniante fino all'ultima traccia che rappresenta un po' una risalita verso "la luce".
    Inoltre ti consiglio di prestare orecchio anche all'operato di RZA, musicalmente è sempre stato, a mio avviso, l'anima indiscussa del collettivo creando quella sonorità hardcore (mi sento quasi di dire che l'hip hop hardcore se lo sono inventati loro….o quasi) che li caratterizza; i suoi lavori solisti hanno, anche qui, alti e bassi, ma il suo primo lavoro solista a proprio nome (che è uscito solo nel 2003, precedentemente aveva usato altri pseudonimi) è degno di nota…è inoltre autore di varie colonne sonore, tra le quali "Kill Bill" e "Ghost Dog".

    La loro forza è stata quella di farsi promotori di un suono sporco e duro, hanno praticamente reinventato la scena new yorkese! Certo il loro primo disco è tutto fuorchè facile da digerire (per molti ascoltatori hip hop, fino a qualche tempo fa, quella era la "prova del fuoco")…
    Certo oggi, per quanto riescano a non risultare datati, sono comunque una realtà che è ormai piuttosto anacronistica…penso che il loro più grande difetto sia stato quello di, da un certo punto in poi, cominciare a mancare di originalità (anche se RZA c'ha provato più di una volta a "svecchiare" il tutto, ma senza troppo successo)…ma tanto quella prima o poi la perdiamo tutti!

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  13. un'ultima cosa, non proprio pertinente al 100%…
    Se sei curioso di ascoltare un "esperimento" abbastanza simpatico ti consiglio di provare anche "Enter the 37th Chamber (Music Inspired by the Wu-Tang)" degli El Michels Affair; hanno reinterpretato, in chiave solo strumentale, alcuni dei beat più ipnotici del gruppo…

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  14. in realtà tra i fondamentali mi sono scordato anche il primo di raekwon…(comunque i primi dischi solisti sono tutti più o meno solidi…)

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  15. torno a commentare su questo post in quanto stavo ascoltando il disco fatto da Dargen con Sarno sotto il nome di "Macrobiotics", intitolato "Balerasteppin"…e sarei curioso di sentire la tua su un'operazione del genere!

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  16. Ah, questo commento mi ricorda anche di tutta la roba che mi avevi già consigliato. Purtroppo ( per fortuna?) ho molti "consigli" ma stai sicuro che pian piano darò la mia opinione, per quanto valga, su molte delle cose che mi hai consigliato. 

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  17. bhè guarda…secondo me è una buona idea.
    Considera anzitutto che è un disco uscito in free-download dal tono fondamentalmente ironico e curioso, non credo che l'intento sia veramente "creare un nuovo genere" ma semplicemente portare a un nuovo livello il concetto di "riciclaggio" che è alla base di molta musica contemporanea; è vero che nella musica elettronica si sono già viste questo tipo di "cover" ma più a riprendere un ritornello che non a reinventare la canzone!
    All'inizio il disco ha lasciato mezzo-sconcertato anche me, poi mi ha convinto, i particolare il trittico "La Guerra di Piero", "Impressioni di Settembre" e "Albergo a Ore" valgono il download, senza contare che sono quelle a mio avviso meglio riuscite e nelle quali si può apprezzare al meglio il lavoro di riarrangiamento globale; gli stessi testi, è vero sì che sono testi altrui, ma sono reinterpretati in maniera particolare da dargen che, senza modificarne la metrica alle fondamenta, gli da una nuova ritmica; sotto questo punto di vista quei tre pezzi sono i più "illuminanti" credo…specie "Albergo a Ore" che potrebbe quasi sembrare un pezzo di Dargen stesso!
    Il tutto senza contare che la soglia di divertimento (almeno personalmente) si impenna nel momento in cui si riesce, con un semplice mash-up, a trasformare in pezzi d'intrattenimento persino un "Banane Lampone"…sotto quest'altro aspetto però l'esempio più calzante è forse quello di "Che Storia E'" della Pausini che, ogni volta che mi capita in ascolto, mi strappa più di un sorriso :)!
    Insomma, certo il valore di "Balerasteppin" non è quello di un "Musica Senza Musicisti" o di un "Di Vizi, Di Forma, Virtù" (d'altronde non è un disco "di dargen"), ma come esperimento tra il serio e il faceto, protendente per il faceto, lo trovo funzionale e anche molto più curato di qualsiasi operazione vagamente analoga degli anni passati (operazioni rispetto alle quali trovo che vi sia dietro più un principio molto più marcatamente di "tributo", almeno nelle tracce – evidentemente –  più curate del disco).

    Globalmente lo ritengo un disco curioso e divertente, poi però sono daccordo sul fatto certi pezzi siano più che altro curiosi da sentire nel contesto globale dell'operazione che non a se stanti, ma alcuni, già citati e ri-citati, funzionano veramente…

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  18. Concordo, quelli che citi sono anche i mieie preferiti. Più o meno abbiamo la stessa idea, la reputo una operazione che comunque suscita attenzione e poi… diverte, che non è poco, e senza per questo essere feccia oscena tipo base Techno + ritornello con autotune. Grazie della dritta Zenn. 🙂

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