Brian Eno – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Playlist di brani selezionati di Brian Eno

L’inglese Brian Eno è stato una delle massime figure della musica del secondo ‘900. Delimitare la sua opera musicale non solo è complesso e artificioso, ma persino ingiusto.

La sua influenza si è sviluppata soprattutto:
– Nella concezione della musica Pop e Rock tinta di Elettronica degli anni ’80 e ’90;
– Nella concezione della musica Elettronica come musica autonoma con pari dignità rispetto a quella suonata con strumenti tradizionali;
– Nella trasformazione del ruolo dello studio, che diventa di fatto uno strumento capace di modificare completamente la musica, ponendo in secondo piano i musicisti ed esasperando quella logica dell’importanza del produttore che era già presente nella musica dagli anni ’60 e che dopo Eno diverrà una caratteristica frequente di molta musica non solo nel Regno Unito, ma nel mondo intero.
– Nella teorizzazione e successiva creazione di un nuovo concetto di musica d’ambiente, erede di Erik Satie e la sua musique d’ameublement, che pone l’attenzione sullo “sfondo” e sui dettagli, rinnegando completamente la logica della musica tradizionale e creando una musica “discreta”, influenzata tanto dall’ambiente in cui viene suonata che dall’animo dell’ascoltatore, una musica diluita, statica, diffusa, psichedelica, visionaria.
– Nella teorizzazione e creazione di un nuovo modello di fruizione musicale che annulla la dicotomia fra ascoltatore e compositore, giungendo ad una fusione fra i due che vede il primo reinterpretare e modificare la musica del secondo, visto che il secondo crea una musica duttile, informe, monotona, discreta che è priva di una chiara personalità e permette una interpretazione attiva dell’ascoltatore (che diventa “compositore”). Si tratta di una notevole evoluzione della musica psichedelica.
– Nella teorizzazione e creazione del non-musicista, nata dal libro Music For Non-musicians da lui stesso scritto, che riscrive il concetto di composizione come (1) concepimento del brano, (2) esecuzione di qualificati strumentisti e (3) manipolazione finale dei nastri da parte dell’autore. Il non-musicista interessa soprattutto la terza fase, ma in realtà l’approccio di Eno è quello di tutta la musica Elettronica moderna, solo che invece di qualificati strumentisti si usano laptop e sequencer.
– Nella emancipazione del sintetizzatore come strumento principe della nuova musica da lui creata, verso l’utilizzo di suoni e campionamenti e seguendo la scuola di Faust, Klaus Schulze, Kraftwerk, Cluster ecc.
– Nella nuova concezione del canto e della voce, lentamente estraniati dalla sua musica fino a scomparire completamente o avere ruoli nettamente comprimari, seguendo un percorso di avvicinamento ad una musica sempre più neutra, astratta, impalpabile, senza un preciso centro di gravità-
– Nel creazione non solo del concetto di musica d’ambiente ma di musica per ambienti, adatta a confondersi in luoghi differenti creando una sorta di erudita muzak intellettuale.
– Rivoluzionando il concetto di fruizione verso una musica diluita e monotona, Eno distrugge il concetto di fruizione, visto che ogni singolo frammento diventa adesso apprezzabile nella sua singolarità ma espressione di un intero, così che anche un frammento di musica evoca l’emozione (diluita) del pezzo completo: la diluizione porta ad una elaborazione personale della musica, aumentandone così il potere suggestivo.
– Nella concezione dell’artista indipendente, estraneo alle logiche del mercato, autoemancipatosi dai circuiti Pop/Rock (da cui Eno nasce), privo di costrizioni dovute ai contratti, capace di crearsi fama e successo autonomamente.
– Nella fusione di musica Pop e musica d’Avanguardia, unendo intellettualismo e muzak, monotonia e suggestione in una musica che non è solo influente per l’Ambient (anche nelle sue contaminazioni Rock, Metal, Techno ecc. e nelle sue varianti Dark e Industrial) ma anche per la musica multiculturale che nasce dal filone World, per l’Elettronica, per la New Age.
– Nella utilizzazione del concetto post-moderno di citazione e decontestualizzazione, di “campionamento”, di richiamo ad altre opere in contesti straniati (cosa che Eno mette a fuoco nei suoi album più Pop/Rock, culminando tale ricerca in Before And After The Science).

L’esordio Here Come The Warm Jets (1973) propone una musica Pop/Rock che sfrutta le intuizioni di Eno e genera degli esperimenti obliqui e venati di una elegante ironia. Non c’è ancora molto del genio che esploderà negli anni successivi, ma almeno la psichedelia di Baby’s On Fire e la più rilassata On Some Faraway Beach valgono il canzoniere migliore. Manca la coesione e la densità di spunti intriganti delle sue opere migliori, così che il lavoro appare acerbo, seppure non privo di interesse nei suoi suoni manipolati e nell’uso dei sintetizzatori.

La collaborazione con Robert Fripp dei King Crimson in No Pussyfooting (1975) svela già il potere rivoluzionario della sua musica. La tecnica di registrazione dell’album mostra l’interesse di Eno per lo studio di registrazione e le sue potenzialità. Armeggiando con nastri e registratori si delinea la cosiddetta Frippertronics. Riassumendo la tecnica consisteva in questo: il segnale (la chitarra di Fripp) è inviato ad un registratore, che lo incide una prima volta; il nastro appena inciso passa in tempo reale su un secondo registratore, che lo legge e lo rimanda al primo. L’effetto è che ogni nota suonata viene ripetuta diverse volte a distanza di qualche secondo, proponendo una variazione fantasiosa dell’effetto eco. Le note si sovrappongono e lentamente si perdono nel tessuto musicale, generando una musica ipnotica, ciclica e quasi “organica”, che nasce e lentamente si consuma. La differenza di tempo fra la produzione del segnale dell’uno o dell’altro apparecchio crea il “tempo” su cui si muove la musica. The Heavenly Music Corporation (20 minuti) è il capolavoro di questa stravagante tecnica di registrazione ed è una pietra miliare per il non-musicista Eno. Swastika Girls (quasi 19 minuti) completa l’opera.

Taking Tiger Mountain By Strategy (1974) torna ad una forma Pop/Rock, vicino all’album d’esordio, ma i risultati sono densi di stravaganze ed innovazioni. Questa musica intellettuale ed elegante vede spesso in secondo piano il canto e si imbeve di arrangiamenti audaci. Robert Wyatt alle percussioni e Phil Manzanera alle chitarre aiutano la riuscita aumentando lo spessore della musica. Burning Airlines Give You So Much More sembra un Pop surreale ma canonico, ma crea crescendo che non si risolvono, con una chitarra che sferraglia in sottofondo. Mother Whale Eyeless con i suoi ritmi ossessivi e le chitarre distorte e fuori misura continua una subdola operazione di destabilizzazione Pop/Rock (i Flaming Lips ringraziano). Il gusto surreale ed ironico si sublima in Back In Judy’s Jungle, un balletto per fischiettii ed un organo economico che saltella. Le contaminazioni culturali sono ricercate: gli echi orientali di Fat Lady Of Limbourg, malinconica e tragica composizione che ricorda l’opera di Peter Gabriel; Great Pretender unisce musica elettronica, distorsioni psichedeliche e ritmi meccanici in una musica panica che sembra intrisa di assurdo nelle sue imprevedibili contaminazioni (oltre che nel finale per trilli di sintetizzatore); Third Uncle fonde l’Hard Rock con la musica tribale africana ed una velocità supersonica, feedback, cacofonie, canto annoiato, atmosfera thriller (protagonisti Wyatt e Manzanera) per una musica che potrebbe benissimo essere etichettata come una variante stravagante del Punk e dell’Hardcore; Put a Straw Under Baby richiama musica scozzese ed irlandese, arrangiata per tintinnii di piano e voci da commedia demenziale. La fusione di intellettualismo e cultura popolare è ironica ma anche affascinante, permette ad Eno di testare eccentricità da Avanguardia in brani dalla struttura Pop/Rock, inoltre fissando un modello ampiamente seguito da tutta la New Wave. Anche quando gioca con dei modelli musicali, Eno spazia camaleontico: True Wheel, con finale pirotecnico, parte dal Pop/Rock, arriva al Rock’n’Roll, recita su un astratto Rock tribale e poi costruisce cori Power Pop su un tripudio di assalti musicali tesi e nervosi. La capacità di Eno di fondere e straniare è ben rappresentata da China My China, che al centro diventa un esercizio astratto di chitarre sbilenche, altrove invece unisce soffi in sottofondo con un Funk spoglio e scheletrico. La title-track, che parte nel vento dei sintetizzatori (Schulze) unito ad una canzoncina da piano bar viene poi ad unirsi con un coro da scolaresca. Eno produce così un’opera di Pop/Rock d’avanguardia, unendo due generi praticamente dicotomici in un esercizio di stravaganza, ironia e gusto intellettuale, oltre che esplorando le potenzialità dello studio e dell’Elettronica, verso una musica sempre più onnivora ed onnicomprensiva, che rifiuta i ruoli prestabiliti e segna un altro importante passo verso la sua creazione di una nuova concezione della musica stessa.

Another Green World (1975) prosegue il discorso Taking Tiger distruggendo a poco a poco il Pop/Rock canonico. Sky Saw è uno svolazzare di sfregi sonori, un ritmo inquietante, un basso pulsante, un canto annoiato. Il Funk viene distrutto in Over Fire Island, ticchettio nevrotico, urla-sintetizzatore e finale cosmico. La ballata Pop barocca deraglia in St Elmo’s Fire, per chitarre distorte che trillano ed un ritmo caraibico. Le sperimentazioni si seguono a raffica: il ritmo meccanico di In Dark Trees, il canto funebre elettronico di The Big Ship, l’apparenza innocente (e demenziale) di I’ll Come Running, la musica africana di Sombre Reptiles per chitarra distorta e ritmi ipnotici, la musica per acquario rilassata e surreale di Little Fishes, i feedback che attorniano l’esotica Everything Merges With The Night compongono un mosaico sonoro che non risponde ai modelli di nessun genere preciso, ma anzi continuamente contamina, mischia, irride, strania, deforma. Uno degli elementi cardine del Pop/Rock è stato annientato: il canto compare meno spesso ed appare quasi sempre secondario quando non annoiato e svogliato. Risaltano invece arrangiamenti stravaganti, contaminazioni che contrastano e si uniscono, si respingono eppure sembrano completarsi. Musica Pop dell’assurda, ma anche World Music e psichedelia, nonché New Wave. Ormai l’album è estraneo al modus operando del Pop, sul limite di quella musica discreta che nascerà poco dopo e che vedrà Eno abbandonare anche la strumentazione del Pop/Rock, sfruttando sintetizzatori e “suoni non naturali”.

Evening Star (1975) con Robert Fripp prosegue la collaborazione consegnando soprattutto An Index of Metals (28 minuti), ma non aggiungendo molto al primo album assieme.

Discreet Music (1975) contiene oltre alla splendida title-track, tre variazioni su Johann Pachelbel. Se queste tre variazioni sono fondamentalmente trascurabili in quanto più vicini alla musica canonica, nonostante alcune idee sperimentali, la title-track si impone come uno dei brani più importanti di tutti gli anni ’70. In più di 30 minuti due frasi melodiche si muovono fra echi e riverberi, mentre Eno saltuariamente apporta leggere modifiche timbriche, creando un clima estatico, impalpabile ed etereo. Completamente emancipato dalla musica Pop e Rock, Eno ha creato uno strumentale che dilata all’infinito il tempo, giungendo a descrivere l’eternità in modo quasi religioso, epifanico, ma anche descrivendo una musica organica (in linea con certi movimenti di avanguardia compositiva). Il sintetizzatore è lo strumento di questa nuova musica.

Before And After The Science (1977) conclude l’operazione di lavoro sui modelli Pop/Rock. I ritmi esotici e ballabili di No One Receiving, pieni di stravaganze panetniche, il ritornello idiota di Backwater (con finale epico), il Funk caraibico deformato di Kurt’s Rejoinder (con sintetizzatori alieni), la suspense di Energy Fools the Magician, il Pop/Rock elettronico ed aggressivo di King’s Lead Head (con interventi di sintetizzatore ed assolo finale, battito di mani incalzante) sono altri elementi del suo catalogo di stravagante popolari. L’atmosferica Julie With, Through Hollow Lands e la struggente By This River (con i Cluster) mostrano maggiormente le influenze più “Ambient” del suo recente sound. Nel complesso l’opera appare però meno frizzante ed entusiasmante di Taking Tiger ed Another Green World, meno innovativa e stupefacente, nonostante con manchi di motivi di interesse e di sperimentazioni anche ardite.

Il 1978 è l’anno della svolta per Eno, il momento del compimento delle sue intuizioni. Music For Airports conierà il concetto di Ambient Music, cambiando la Storia della Musica del secondo ‘900. L’anno inizia con un lavoro intrigante come Music For Films (1978) che unisce le due anime di Eno, quella per gli strumentali eleganti e stravaganti e quella per i paesaggi sonori. L’album mostra l’intenzione quindi di far confluire i due percorsi paralleli della sua carriera in una unica opera. I frammenti alternano così brani da colonna sonora a sperimentazioni, passando per attimi di suspense, in un esercizio che guadagna interesse soprattutto nell’ottica evolutiva della carriera, più che come opera presa di per sé.

Il nuovo capolavoro è piuttosto Music For Airports (1978), istituzionalizzazione e formalizzazione definitiva della musica Ambient. Si tratta di una musica che nasce come un muzak dei ’50 che non deve essere ascoltato con attenzione ma bensì deve integrarsi con l’ambiente e arricchirlo senza “disturbarlo”. L’opera è monumentale, imponente, capace finalmente di riassumere l’opera di Eno verso questo stile pittorico (come non ha fatto Discreet Music). Quattro lunghe composizioni, due per ogni lato del vinile, senza titolo. Estatiche, diluite, trascendentali, malinconiche, poetiche, discrete, ipnotiche e affascinanti, meditative, queste composizioni creano solo dei paesaggi dove gli stati d’animo di delineano appena. la prima composizione (16 minuti e mezzo) è suonata da un Robert Wyatt che costruisce un canto trascendentale che si alza in spruzzi colorati che illuminano un bianco cosmico. Il secondo brano (9 minuti) porta in primo piano le pulsazioni metafische ed un cantato impalpabile. Il terzo è invece meno diluito e a tratti fa trasparire una inquietudine malcelata, soprattutto nelle brevissime nevrosi pianistiche che sembrano opporsi all’eterea impalpabilità dei cori celestiali. Il quarto brano invece è quello più umano, terrestre, una orchestra di sintetizzatori dimessi. L’opera non solo conia il termine Ambient ma inaugura una serie di album (4, 3 oltre questo) che coinvolgono anche altri artisti oltre ad Eno. L’opera è la conclusione della ricerca di un suono nuovo, ormai completamente capace di porre al centro dell’attenzione le tecniche di registrazione e l’uso degli effetti di studio. Il risultato è un suono malinconico che sembra rappresentare il quotidiano e le sue piccolezze, ma anche capace di far trasparire un tocco celestiale, una sorta di disperazione armoniosa. L’astrattezza della forma porta ad una musica suggestiva, l’antitesi non solo della musica canonico ma soprattutto della musica da ballo. Questa è musica per la mente, ma non meditativa, quasi pro-meditazione: infocalizzabile nella sua astrattezza, è il compimento della musica discreta, è l’apoteosi dell’impalpabile e della nuova concezione del rapporto autore-ascoltatore: ormai questa musica è così inafferrabile da sembrare composta soprattutto da chi ascolta, tramite la propria rielaborazione. La fusione con la musica popolare avviene quindi in questo caso in una forma subdola, che vede la musica infiltrarsi nell’ambiente, come un muzak intellettuale, creando una musica per il popolo e per il quotidiano che di Pop non ha praticamente nulla.

The Plateau Of Mirrors (1980) con Harold Budd è il secondo episodio dei lavori della collana “Ambient”. L’opera è meno coinvolgente ed evocativa del precedente Music For Airports, soprattutto perchè molto meno diradata della musica di Eno, quasi una involuzione che tende alla musica Classica e che sfrutta in maniera meno evidente la manipolazione in studio. I momenti migliori sono quelli dove il pianoforte di Budd si libra nei voli estatici di First Light (7 minuti), nell’eterea Steal Away, nell’impalpabile title-track e nei sei minuti abbondanti di Arc Of Doves. Meno intrigante ed innovativa invece questa musica appare in episodi come Above Chiangmai, Not Yet Remembered, The Chill Air e Failing Light, momenti di rarefatta musica Classica con Eno che fa solo da contorno.

Day Of Radiance (1981) con il suonatore di zither Laraaji è il terzo episodio della serie Ambient. Mentre le prime tre The Dance non sembrano seguire molto l’evoluzione e la filosofia di Eno, proponendo una musica etnica ripetitiva ma non molto “discreta”, venata appena delle magie in studio ormai famose ma in definitiva non particolarmente originale. Fanno meglio le due meditazioni finali, soprattutto Meditation #1, 19 minuti scarsi di rintocchi e musica-paesaggio, religiosa e meditativa, dilatata e ipnotica, a metà fra psichedelia e Folk d’avanguardia, sospeso in una atmosfera eterea con una intensità emotiva comunque estranea all’opera di Eno solista. Come nell’episodio precedente della serie Ambient, l’idea di Eno sembra mitigata dalle propensioni meno rivoluzionarie dell’altro artista, provocando spesso un risultato altalenante, diviso fra sperimentazioni Ambient e momenti più canonici (con Budd gli episodi erano classicheggianti, qui tendono al Folk).

L’impressione complessiva è che questi artisti non abbiano aggiunto molto alla statura dell’opera di Eno, l’hanno anzi relativamente normalizzata, riducendone l’impatto rivoluzionario. Sono opere che deformano la musica canonica, ma nella musica di Eno di canonico ormai non è rimasto nulla e quindi il tutto appare un passaggio trascurabile della sua parabola.

Proprio l’evoluzione di quel suono porta a On Land (1982), quarto ed ultimo capitolo della serie Ambient. Più astratto di Music For Airports, completamente estraneo al concetto canonico di musica, non è costituito di vere e proprie note, di ripetizioni intellegibili o di strumenti riconoscibili, quanto di un continuo gorgo fuori dal tempo dove lentamente si lamentano droni e si colorano in modo fosco paesaggi minacciosi, tetri, spettrali, malati. Se Music For Airports risultava malinconico ma quasi liturgico ed a tratti colpito da tocchi di luce, qui siamo nel buio della notte più minacciosa. Eno, di fatto, inventa il filone della Dark Ambient, congiungendo la sua musica ambientale a quella cosmica e minacciosa di Klaus Schulze.

Intanto nel 1980 Eno ha collaborato anche con la tromba carismatica di John Hassell in Fourth World, Vol. 1: Possible Musics (1980) che presenta sonorità che uniscono passato (canti tribali, musiche africane) e futuro (manipolazioni di nastri, loop). Delta Rain Dream è un ottimo esempio di World Music da “quarto mondo”, antica e futuribile. Altri canti etnici come Ba-Benzélé si susseguono nell’opera, ma attira l’attenzione soprattutto Charm (Over ‘Burundi Cloud’) (21 minuti): una percussione ipnotica, tastiere ambientali, fiati che disperati si contorcono in sottofondo, musica di pioggia e di malinconia, musica di rassegnazione e di tristezza, musica per tribù del futuro. Come tutte le opere in collaborazione di Eno, però, il merito principale non è suo: Hassell crea un Jazz etnico e futuristico, affascinante e malinconico, tragico ed ancestrale. Se nelle composizioni più brevi si vira facilmente verso una World Music etnica e affascinante vicina alle opere di Peter Gabriel, la suite finale propone un canto ipnotico che fonde le due polarità passato/futuro, tecnologia/preistoria in modo amabile ed intrigante, nonché originale, sfruttando la musica ambientale di Eno (droni eterni, ipnotici, atmosferici). Hassell, poi, continuerà queste idee in altre sue opere senza la collaborazione di Eno.

Collaborazione ancora più interessante quella con David Byrne in My Life in the Bush of Ghosts (1981), uno dei capolavori della carriera. Ispirandosi alla musica tribale, al Funk ed ai campionamenti, fondendo i Talking Heads con esercizi d’avanguardia ed elementi Pop Eno e Byrne scrivono una opera-gioiello di contaminazione, capace di anticipare di molti anni la sovrapposizione di canti e voci a contesti musicali totalmente estranei agli originali. America Is Waiting fonde musica tribale, manipolazioni futuristiche e voci radiofoniche. Mea Culpa unisce campionamenti vocali supersonici, un mantra funereo e percussioni tribali, mentre un sintetizzatore si inserisce sullo sfondo. L’album è un susseguirsi di spunti panetnici: Regiment è un raga indiano per canto muezzin su un Funk/Rock; Help Me Somebody unisce una incalzante e febbricitante percussione tribale con un canto Gospel ed un Funk incalzante; Jezebel Spirit una ripetizione ossessiva, voci che declamano enfatiche, percussioni da giungla, rintocchi e battiti; Very Very Hungry è una psichedelia tribale/voodoo per manipolazioni sonore; A Secret Life è un tribal-futurismo, tecnologico e preistorico; Come With Us tenta un astratto collage di suoni e ritmi elettronici e Mountains Of Needles conclude in un clima meditativo orientale, fra rintocchi di gong. Enciclopedia dei ritmi e delle contaminazioni, album che unisce passato e futuro, tribù e digitale, giungla e post-industriale, è un notevole esperimento sui ritmi e sul Funk, sulle manipolazioni sonore e sulla fusione fra musica “popolare” (brani di tre minuti, vagamente ballabili) e “sperimentazione” (accostamenti azzardati, idee originali, manipolazioni all’avanguardia). Moonlight In Glory e The Carrier indeboliscono la parte centrale dell’opera, ma il risultato rimane comune capace di aggiornare il sound dei Talking Head, della World Music e anche di richiamare e rievocare la musica da quarto mondo di John Hassell.

Apollo: Atmospheres and Soundtracks (1983) prosegue la musica cupa e oscura di On Land, confermando la potenza psicologica dello stile di Eno. Ma anche gli spazi cosmici, dilatati e l’assenza di gravità si intravedono in queste composizioni. Momenti visionari ed affascinanti come Matta, Signals o Under Stars mostrano però anche un paesaggio alieno ed affascinante, onirico ma anche vagamente inquietante, gelido eppure intrigante. Musica di atmosfera, come indica il titolo, che interpreta lo stato psicologico dell’astronauta (vero o in senso lato). Musica per viaggi ed allontanamenti, che sembra tratteggiare l’inquietudine dell’uomo nell’affrontare l’ignoto ma anche la sua fascinazione per la scoperta stessa. Eno aggiunge un altro tassello, più psicologico, alla sua opera musicale (anche se Deep Blue Day era risparmiabile e distrugge molta dell’atmosfera).

Music For Films II (1983) segue la scia del primo volume, raccogliendo brano però più estesi, seguendo uno stile simile alle ultime opere.

The Pearl (1984) con Harold Budd raccoglie una serie di composizioni Ambient per pianoforte, dilatate ed oniriche, affascinanti e fluttuanti, astratte ed eterea ma che non aggiungono molto a quanto già detto da Eno altrove.

Thursday Afternoon (1985) propone un imponente brano di 61 minuti sullo stile di Discreet Music, dilatato, impalpabile ed etereo. Si tratta del massimo compimento del concetto che sull’album del 1975 era appena nato, portato alle sue massime conseguenze.

Le collaborazioni eccellenti continuano con Hybrid (1985), assieme al chitarrista canadese Michael Brook. Un album di suoni dilatati ed ambientali, dominati soprattutto dalla chitarra (Mimosa, Vacant, Ocean Motion) ma anche da danze tribali (Midday, la title-track). Etnico, tribale, vicino ai canoni della World Music.

Con John Cale, collaboratore già in altre opere di Eno, pubblica invece Wrong Way Up (1990), un album di musica divisa fra Funk, World e Pop. Elegante ed intellettuale, l’album si ricorda per Lay My Love ma anche per tante banalità ballabili che suonano datate ad inizio anni ’90.

Sui medesimi suoni ballabili si muove Nerve Net (1992), l’album più “Rock” di Eno da diversi lustri. Guidato da alcuni elementi Funk possenti, chitarre e manipolazioni elettroniche, si tratta di un’opera che ha poco di rivoluzionario e molto di trascurabile. Fractal Zoom, Wire Shock e Ali Click sono brani di un rivoluzionario sedato, accompagnato da illustri comprimari (Robert Fripp, Robert Quine, Roger Eno, Benmont Tench, John Paul Jones).

Neroli (1993) prosegue invece il lavoro di Thursday Afternoon, con una monolitica composizione Ambient.

La collaborazione con il bassista Jah Wobble su Spinner (1995) propone un mix sonoro originale e variegato. Ambient psichedelica ed orientaleggiante (Like Organza), Elettronica dimessa à la Enigma (Marine Radio, con echi tribali), Jazz mutante ed elettronico (Spinner) e la suite Ambient di Left Where It Fell (15 minuti fra pianoforte malinconico, echi spettrali, elettronica minimale, tintinnii Jazz) sono tutti momenti originali e carismatici. Il resto dell’opera, fra qualche momento di Classica e qualche lungaggine, non intacca comunque più di tanto il valore dell’opera.

The Drop (1996) presenta invece un Eno ancora affascinato da composizioni più brevi di stampo ambientale, sulla scia di Musci For Films. Non c’è molto di nuovo. Slip Dip è forse il momento più convincente dei 16 brani brevi, che si somigliano e sono spesso anche privi di idee. Non fa meglio Iced World, 32 minuti di composizione minimale che potevano durare un terzo.

Lo studio sulla musica d’ambiente prosegue con January 07003 – Bell Studies for The Clock of The Long Now (2003) che utilizza campane e dilatazioni quasi irreali e con The Equatorial Stars (2004), altra collaborazione con Robert Fripp, una più intrigante e meno prolissa sperimentazione sui suoni di chitarra resi atmosferici. Se il primo di questi due album ricicla però idee ormai stantie, nonostante l’eccentrica strumentazione, il secondo appare un elegante esercizio di stile che aggiorna le idee delle prime collaborazioni, senza però averne nemmeno la metà dell’indole rivoluzionaria. Terebellum (quasi 10 minuti), Lyra (quasi 8 minuti) e Meissa (8 minuti) sono i momenti migliori di questa musica rilassante, liquida e meditativa, più psicologica che ambientale (come in alcune prove di Eno come On Land ed Apollo). Peccato che, nel 2004, esistono così tanti proseliti d Eno che queste idee appaiono poco carismatiche.

Another Day On Earth (2005) che affoga nella nuova musica digitale. Esperimenti imbarazzanti come This (un Pop sintetitico degno degli anni ’80, con lamento vocale finale). Altrove fra Ambient e New Age i risultati sono quantomeno trascurabili (And Then So Clear, Long Way Down). La soporifera musica meditativa di Going Unconscious è peggio di quella di molti discepoli di terza fascia di Eno. Bottomliners è degna di Autobahn dei Kraftwerk, con trenta anni di ritardo. Va meglio, relativamente, con Under e Bonebomb, momenti più moderni ed elettronici, la seconda anche ipnotica ed affascinante nel suo uso della voce su un tappeto di Ambient-New Age. Complessivamente l’album rischia però di essere il peggiore di tutta la carriera.

Il periodo fra i due millenni per Eno significa anche istallazioni sonore. Alcune di queste verranno portate su disco. Kite Stories (1999) per esempio ricicla l’Ambient e si ricorda solo per qualche manipolazione della voce nel terzo ed ultimo brano. Opera breve e poco innovativa, si conclude dopo 30 minuti di auocitazioni.

Drawn For Lifes (2001, con J. Peter Schwalm) prosegue stancamente il filone della musica ambientale che Eno stesso ha sfruttato fino all’osso.

Compact Forest Proposal (2001) riprende le manipolazioni vocali e le porta a diventare protagoniste di tessuti Ambient al solito impalpabili. L’uso frequente di questo cantato iper-rallentato, fra il robotico e l’umano, è forse la più intrigante fra le novità del recente Eno e l’opera, che è un’altra istallazione sonora pensata per il San Francisco Museum of Modern Art, risulta a tratti intrigante.

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Voti:

Here Come The Warm Jets – 6
No Pussyfooting (With Robert Fripp) – 7,5
Taking Tiger Mountain By Strategy – 7,5
Another Green World – 8
Evening Star – 6,5
Discreet Music – 7,5
Before And After Science – 7
Music For Films – 7
Music For Airports – 9
The Plateau Of Mirrors (with Harold Budd) – 6,5
Fourth World Vol. 1 — Possible Musics (John Hassel) – 6,5
Day of Radiance (with Laraaji) – 5,5
My Life in the Bush of Ghosts (with David Byrne) – 8
On Land – 7,5
Apollo: Atmospheres and Soundtracks – 7
Music For Films II – 6
The Pearl (with Harold Budd) – 6
Thursday Afternoon – 7
Hybrid (with Michael Brook) – 6
Wrong Way Up (with John Cale) – 5
Nerve Net – 5
Neroli – 6
Spinner (with Jah Wobble) – 6,5
The Drop – 4
Kite Stories – 4,5
Drawn For Life (with J. Peter Schwalm) – 4,5
Compact Forest Proposal – 5,5
January 07003 – Bell Studies for The Clock of The Long Now – 5
The Equatorial Stars (with Robert Fripp) – 6
Another Day On Earth – 4,5

Playlist di brani selezionati di Brian Eno

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11 pensieri su “Brian Eno – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

  1. Anonimo ha detto:

    Eno non l’ho mai ascoltato,solamente i suoi roxy music…il commento riguarda la recensione abbastanza complessa,da quel che ho capito è sottinteso che eno non sarebbe il primo a creare musica ambient ma il primo a spogliarla emotivamente,inventando un nuovo tipo di musica cerebrale,il rapporto musicista ascoltatore di cui parli è lo stesso che ho provato ascoltando incunabula degli autechre,quasi tutte le tracce di quel disco,quelle più ambient,costringevano a pormi la stessa domanda:qual’è scopo di questa musica?nessuna percezione emozionale traspariva da un brano come windwind..in quel momento ho pensato che l’aridita,il vuoto,i pochi lampi di animosità che affioravano non creavano una nuova musica ma un nuovo ascolto, pochi musicisti mi hanno trasmesso questa sensazione di impalpabilitá,negli slint di for dinner per esempio..oltretutto pensandoci ora,questa recensione mi ha posto una domanda che coinvolge i tuoi criteri di valutazione;I creatori di nuovi musicisti hanno maggior merito di chi crea nuova musica?..dalle recensioni che ho letto su eno non mi è sembrato un innovatore dal punto di vista musicale ma dal punto di vista di approccio alla musica,qualcosa di più astratto insomma

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  2. Grazie del commento. L’analisi dell’opera di Eno è stata una delle più faticose da scrivere. Eno non è stato il primo a fare musica d’ambiente (è infatti erede di Erik Satie e la sua musique d’ameublement) ma ne ha trasformato a tal punto l’idea iniziale da aver creato una musica d’ambiente che è poi diventata l’Ambient per eccellenza. Il fatto che tu abbia rivisto in Incunabula, il capolavoro degli Autechre, delle somiglianze testimonia quanto sia arrivata lontano l’intuizione di Eno.

    Non sono sicuro di capire cosa intendi per “creatore di nuovi musicisti”: ti riferisci all’Eno produttore prolifico? O intendi riferirti al fatto che Eno sia stato di ispirazione per musicisti terzi, quali appunto gli Autechre?

    In ogni caso, Eno ha creato soprattutto un nuovo modo di intendere la musica, che è stato poi cristallizzato in alcune composizioni a mio parere di notevole interesse. Egli ha quindi non solo inventato uno stile, ma lo ha saputo rappresentare tramite alcuni dei suoi album maggiori (sempre a mio parere). Il suo contributo è quindi sia astratto, sul piano dello stile estetico/musicale e persino filosofico/musicale, sia più concreto, ovvero quello delle composizioni. In questo è assimilabile al Dylan del Folk/Rock (che ha contribuito a creare e al quale ha consegnato alcuni dei suoi capolavori) o al Thrash Metal dei Metallica (idem). In questo senso la sua figura è molto importante per la musica del secondo ‘900.

    Spero di aver risposto alla tua domanda 🙂

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  3. Anonimo ha detto:

    Per creatore di musicisti intendo qualcosa di più di una fonte di ispirazione,soprattutto la creazione di una scena di musicisti che condividerà il suo modo di intendere la musica,a differenza di altri grandi artisti che hanno dato il contributo in fatto di idee,eno offre anche una sua concezione musicale,in questo si differenzia dai Metallica e Dylan,che non avevano aspirazioni riguardo il rapporto con l’ascoltatore,hanno contribuito a sviluppare i loro rispettivi generi,non sono dei musicologi come eno..sono d’accordo sui suoi meriti musicali sul piano astratto,il suo lascito da questo punto di vista è talmente rivoluzionario da mettere in ombra il compositore,l’anima più creativa dei roxy music,non esattamente l’ultimo arrivato,inoltre pare che nella sua opera fosse tangibile il contributo di grandi musicisti,tra i quali il grande Jon Hassell

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  4. Sì, Eno da questo punto di vista ha una marcia in più, un po’ come è stato per John Cage.

    Jon Hassell ha avuto un ruolo importante in alcuni suoi album, non c’è dubbio.

    Grazie ancora dei commenti

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  5. Antonio ha detto:

    Sto iniziando ad ascoltarlo con taking tiger,un opera che sacrifica la visionarietà in nome di una creatività sofisticata,i primi a venirmi in mente durante l’ascolto sono stati gli XTC,nel bene(arrangiamenti creativi)e nel male(melodie insipide)

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  6. Antonio ha detto:

    Anche perché sono abbastanza innovativi da appartenere alla new wave come la dark di the great pretender e il punk di third uncle..chissá che roba sarebbe uscita con eno accompagnato dall’e-street band,musicisti e filosofie agli antipodi

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