Beatles – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

I Beatles sono probabilmente la più celebre formazione del ‘900. Nessuno ha conosciuto una diffusione capillare e costante nelle radio e nelle collezioni degli appassionati simile alla loro. Nessuno può vantare le loro vendite ultra milionarie, tanto che i Beatles sono diventati un simbolo della cultura popolare degli anni ’60, dello show business, della musica Pop e del Rock del periodo. Innumerevoli studi hanno sezionato fin nei minimi dettagli tutte le loro composizioni, esaltandone i pregi (spesso in modo eccessivo) o esasperandone i difetti (spesso in modo ugualmente esagerato).

I Beatles hanno avuto il merito di mostrare un catalogo musicale eclettico e variegato, che nei momenti migliori della loro carriera ha creato una versione “popolare” delle istanze sperimentali che stavano sviluppandosi a fine anni ’60. Inoltre essi portarono a nuovi livelli la sofisticazione di studio, potendo sfruttare fondi cospicui e le stravaganze dei singoli membri e dei collaboratori. Partendo da Chuck Berry, Everly Brothers, Bob Dylan, Frank Zappa, Byrds e dai gruppi vocali femminili i Beatles attinsero a varie cifre stilistiche, spesso in modo da adattare tali suoni alla loro propria sensibilità. Gli Who, i Kinks ed i Rolling Stones, nonché gli Animals, rappresentano solo alcune delle entità che convivono in tutto o in parte con i Beatles, oltre all’ombra dei Beach Boys, da cui saranno influenzati e che influenzeranno. La realtà di star internazionali dei Beatles fa forse perdere agli ascoltatori dei decenni successivi l’idea di qualce fosse la scena musicale del periodo, generando un teorema che vede i Beatles come gli unici ed i primi artisti che introdussero qualcosa di nuovo nella musica Pop/Rock.

 In questa analisi mi focalizzo su come la musica dei Beatles suona, non su come sia stata creata. L’influenza dei Beatles nell’utilizzare lo studio di registrazione come strumento non è da sottovalutarsi, ma questa reputo sia interessante, dal punto di vista musicale ed artistico, nonché nella visione storico-musicale del tutto, solo quando queste innovazioni hanno portato un suono differente ed innovativo. Non importa come hai “creato” il suono, se è originale o no non dipende dal “mezzo”.  Lascio ad altri l’analisi dell’evoluzione delle tecniche musicali, io rimango più interessato, alomeno in questa scheda, al “risultato”, indipendentemente da come sia stato generato.

John Lennon alla voce ed alla chitarra, Paul McCartney alla voce ed al basso, George Harrison alla chitarra solista e Ringo Starr alla batteria costituiscono probabilmente la più famosa formazione di tutto il ‘900. George Martin è l’uomo dietro alle quinte che favorì assieme al manager Brian Epstein l’ascesa della formazione ed alcune delle loro migliori perle artistiche.

Nonostante la formazione germogliasse già da alcuni anni sono nel 1963 i Beatles esordiscono con Please, Please Me (1963). L’album , ancora acerbo, sfrutta brani presi a prestito e qualche bizzarria, ma solo la loro versione di Twist And Shout e l’armonia di Love Me Do valgono il loro canzoniere. Il suono radiofonico e commerciale non ha niente delle sperimentazioni che verranno e sei brani sono cover su 14 totali.

With The Beatles (1963) replica la formula: 6 cover ed 8 originali. Lennon firma It Won’t Be Long, brano radiofonico dal ritornello accattivante, ma il resto dell’album suona ancora più acerbo dell’esordio (di cui raccoglie anche qualche scarto). Le Shirelles e Smokey Robinson sono alcuni degli ovvi punti di riferimento ma in genere i gruppi vocali femminili rappresentano una ispirazione tutt’altro che celata. La Beatlemania, nel frattempo, trasforma la formazione in idoli per ragazzine. Per ora i Beatles non meritano di essere altro.

A Hard Day’s Night (1964) inizia la stagione maggiore, concludendo il periodo più debole della loro carriera. La title-track, con la chitarra in primo piano ed il ritmo incalzante, diventa uno dei loro primi inni. Citando l’armonica di Dylan su I Should Have Known Better i Beatles mostrano di essere pronti ad entrare in una nuova realtà musicale. I’m Happy Just To Dance With You ripresenta il mellifluo ballabile con più energia, stagliandosi su nenie come And I Love Her o a filastrocche come Tell Me Why, sullo stile del Rock’n’Roll statunitense. Altra ballata di classe è Can’t Buy Me Love, un gustoso Pop/Rock. L’album mostra una palpabile maturazione, anche se episodi minori come When I Get Home e You Can’t Do That appartengono ancora all’acerba giovinezza. La formazione ha imparato a spaziare maggiormente, ma la forma musicale è ancora saldamente ancorata al Pop ed il Rock’n’Roll radiofonico, come tempistiche, tematiche ed impatto. Proprio la title-track, però, sembra aver annunciato un prossimo cambiamento.

Beatles For Sale (1964) stigmatizza uno dei difetti della prima produzione della formazione ed uno dei massimi difetti della musica Pop: l’abbondanza di pubblicazioni non va di pari passo con l’ispirazione, ma la supera abbondantemente. Il brano più significativo riprendono ancora da Dylan (I’m a Loser) mentre il resto vede il ritorno delle cover e il ripescaggio di brani che allungano semplicemente il minutaggio come (I’ll Follow the Sun).

Help! (1965) fortunatamente prosegue l’ascesa della formazione. L’irruenta title-track prosegue la lezione di Hard Day’s Night, vedendo trionfare una composizione irrequieta, trascinante e disperata ma anche squisitamente orecchiabile. Sempre Dylan affiora in You’ve Got to Hide Your Love Away ma a rubare l’attenzione è piuttosto Ticket To Ride, con ritmo rombante e minaccioso, una versione più dura del Pop/Rock. La ballata malinconica di McCartney si sublima in Yesterday che partendo dal Folk orna con gli archi una confessione intimista, abisso depressivo di mestizia che trionfa nella sua semplicità stagliandosi come uno dei massimi brani (Folk)Pop di sempre. Il resto del canzoniere non regge il confronto con i brani migliori, perpetrando l’impressione che gli album contengano numerosi riempitivi necessari a reggere l’incredibile ritmo delle pubblicazioni.

Rubber Soul (1965) confeziona una serie di Pop radiofonici come Drive My Car, You Won’t See Me, The Word, Wait o Think For Yourself. Spicca Norwegian Wood e la sua atmosfera annoiata, la tenue In My Life e la francese Michelle, depressa e cupa dedica, ma l’album nel complesso si fa ricordare per qualche tenue accenno psichedelico, davvero minimo, e poco altro. La pulizia formale è sempre più marcata, ma c’è poco di davvero sperimentale ed innovativo. I Beatles stanno ridefinendo il concetto di album Pop, sempre più curato e sempre meno significativo a livello di contenuti.

Il salto verso la psichedelia e la sperimentazione verrà fatto con Revolver (1966), album più coraggioso e curato in modo maniacale. Ispirati a Dylan, ai Byrds, a Donovan ed in generale in preda ai fumi delle droghe acide i Beatles compongono alcuni dei loro brani più significativi. L’apertura è affidata a Taxman, un brano che sembra una versione sedata dei primi Who, ma Eleonor Rigby regala una diapositiva sulla vecchiaia e la morte malinconica e deprimente, colorata dagli archi e da un cantato funebre. Il Folk psichedelico affiora in I’m Only Sleeping, con chitarre rovesciate e sprazzi lisergici, ma risulta più interessante l’india di Love You To, un esperimento abbastanza “avanti” per l’epoca. La filastrocca demenziale di Yellow Submarine si colora di esercizi di studio ed anche brani più innocui, come For No One, sono punteggiati di qualche piccolo dettaglio stravagante. Molti dei brani rimangono composizioni minori (Doctor Robert, She Said She Said, Good Day Sunshine, Here There And Everywhere ecc.) ma la complessità di Got to Get You into My Life e soprattutto la rigogliosa orgia indiana di Tomorrow Never Knows meritano un posto d’onore nella musica del periodo. Tomorrow Never Knows, in particolare, sfrutta manipolazioni di studio, assalti acidi, ritmo possente ed ossessivo in una delle massime vette della formazione ed uno dei primi capolavori del Rock psichedelico. Revolver sembra mostrare i Beatles come finalmente pronti alla sperimentazione, seppure l’atteggiamento sia orientato al Pop/Rock più che all’Avanguardia: sperimentazione moderata, sulla forma Pop più che sulle istanze più innovative del Rock.

Nello stesso anno i Doors e Zappa, nonché ovviamente Dylan ed ancora i Byrds ed all’inizio del ’67 anche i Velvet Underground assieme a molti altri rivoluzioneranno il concetto di musica Rock, spingendo la sperimentazione a livelli impensabili solo un anno prima. Nel 1967 i Red Crayola porteranno alle estreme conseguenze il caos psichedelico con sperimentazioni estremamente ardite, praticamente delimitando il punto ultimo dell’estasi esplosiva della psichedelia. Ed insieme a questi citati altri rimodelleranno il concetto di musica per il secondo ‘900, ampliando praticamente all’infinito le possibilità sonore (si pensi ad Hendrix). La forma canzone, quella di due minuti che i Beatles portano avanti da una vita, è già stata minata dalle trenodie di Morrison e dalle visioni poetiche di Dylan e diverrà sempre più obsoleta (seppure sopravviverà fino al nuovo millennio ed oltre, reiterandosi nelle radio fino allo sfinimento, nel campo della musica popolare). I Beatles, a cui va tributata la capacità di aver sviluppato uno stile elaborato e complesso di Pop/Rock, hanno fatto parte della compagine delle formazioni che hanno posto i semi di questo mutamento ma sono anche stati il simbolo del Pop più osannato e del divismo del Pop. Certamente, è fazioso affermare che i Beatles siano la causa dei mali del Pop, perchè non lo sono e non lo potrebbero essere, vista la complessità della questione e l’incapacità forse per ogni singola formazione di poter accollarsi un simile merito/demerito. Molte formazioni Pop non faranno mai loro la ricerca che pure fu dei Beatles, e si fermeranno per sempre al periodo “adolescenziale”, non componendo mai brani del livello di Tomorrow Never Knows o Eleonor Rigby Innegabile appare anche l’influenza dei Beatles nel mondo del Pop e del Pop/Rock, oltre che per le loro caratteristiche intrinseche per la loro planetaria diffusione e per la conoscenza capillare nel patrimonio musicale delle popolazioni dei principali mercati discografici. I Beatles furono influenti e sono stati ispirazione di molti altri gruppi, ma il fatto che fossero stati influenti per molti gruppi non dimostra la bontà di questa influenza e tantomeno dimostra che furono innovativi da un punto di vista storico-musicale. Molti dei gruppi che hanno cambiato la Storia della Musica del ‘900 avevano poco da spartire con i Beatles ed influenzeranno gruppi che poco avranno a che fare con i Beatles. Il fatto che fossero famosissimi e che lo siano stati anche nelle decadi successive dimostra solo che tutti li conobbero e li conoscono, ma non che la loro influenza sia stata positiva e non deleteria (fu probabilmente in parte positiva e spesso deleteria: positiva quando venne presa ispirazione dalla complessità di certi brani e dall’ampio spettro stilistico, deleteria quando si prese spunto dalla prolissità, dall’abuso della forma canzone, dalla mancanza di forti spinte rivoluzionarie, dalla moderazione sperimentale, dalla dissenteria incontrollabile delle pubblicazioni ecc.). Quello che forse è stato esasperato è il ruolo di inarrivabili geni compositivi dotati di una inventiva travolgente, capaci della più grande rivoluzione che mai sia stata conclusa nella Storia del ‘900 musicale. Attribuendo meriti e demeriti, ed uscendo dalla logica della venerazione diffusa dei fan (o dell’odio degli haters), infine, i Beatles tengono stretti un ruolo di spessore nello sviluppo della musica Rock pre-’67 ed un ruolo di spicco notevolissimo nella musica Pop, di cui rappresentano un eccelso modello di trionfo a livello di diffusione, di vendite e di marketing. Fra i grandi sperimentatori e rivoluzionari della Musica (non solo Pop, ma di tutti i generi) i Beatles vedono ridimensionata la loro immagine, in quanto la loro opera si staglia soprattutto nell’Olimpo Pop, rimanendo poco innovativa nei confronti delle sperimentazioni coeve di altre formazioni.

Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band (1967) conferma la tendenza psichedelica della formazione, seppure in una forma comunque moderata, ispirata in parte al Freak Out di Zappa ed alle sue stravaganze (l’opener mischiando musica ottocentesca e Pop/Rock evidenzia subito la connessione). La filastrocca di With a Little Help from My Friends anticipa Lucy In The Sky With Diamonds, tre minuti di visioni psichedeliche che ricordano i Byrds e Dylan. La cura di studio innalza di qualche spanna Getting Better, Lovely Rita e Fixing A Hole, ma non si tratta esattamente di brani rivoluzionari o straordinariamente originali, anzi When I’m 64 torna ad una canzone Pop da musichall d’altri tempi senza fronzoli. La tradizione delle ballate malinconiche arrangiate per archi prosegue con She’s Leaving Home. La giostra circense e psichedelica di Being for the Benefit of Mr. Kite! mostra sprazzi fantasiosi molto più personali ed innovativi e fa coppia con Good Morning Good Morning. L’india elaborata di Within You, Without You, altra divagazione lisergica che sfora il muro dei cinque minuti, è l’unico brano esteso assieme a A Day In The Life, una malinconica ballata, turbata da crescendi orchestrali e rombi sonici. L’album rimane forse la rappresentazione più riuscita del Pop/Rock elaborato dei Beatles, ma è lungi da essere un’opera rivoluzionario nel contesto complessivo della musica del secolo. Semmai, l’opera stabilisce un nuovo modello di eleganza ed equilibrio Pop e regala qualche grande momento di Pop/Rock, lisergico e fantasioso.

Il manager Brian Epstein muore ed i Beatles proseguono la carriera con un più opaco The Magical Mistery Tour (1967) che vede una formazione meno entusiasmante e più raffazzonata. I brani maggiori sono Strawberry Fields Forever e All You Need Is Love, la prima una fiaba lisergica e tenue, la seconda una ossessione psichedelica tutta colori sgargianti e ritornello accattivante, ma non priva di stravaganze e di citazioni disseminate. Il terzo brano maggiore è I Am The Walrus, un ruvido incedere Rock distratto dagli effetti di contorno e da numerosi trucchi di studio. I Beatles sfruttano ormai fino all’esasperazione i trucchi in sede di registrazione, sfoggiando faraonici esercizi degni dei migliori artigiani Pop. L’album, nonostante tutto questo, appare però povero di idee, privo della spinta dei due precedenti album, dai quali appare distaccarsi negativamente.

Beatles (1968) mostra una formazione divisa alle prese con un doppio album ridondante e prolisso, che sciorina creatività ma anche diversi numeri minori. Dal Pop/Rock incalzante e corale di Back in the U.S.S.R. si arriva alla chitarra sinuosa di While My Guitar Gently Weeps passando per la micro-suite à la Zappa di Happiness Is A Warm Gun. L’album pullula di rimandi Folk e Blues, nonchè ovviamente Rock, ma difficilmente i brani sono all’altezza del loro repertorio ed ancora meno del repertorio dei contemporanei. La dolce ballata Julia è forse il migliore momento Folk ma conquista molto di più la travolgente Everybody’s Got Something to Hide Except Me and My Monkey. Sul versante Rock’n’Roll si distinguono Birthday e soprattutto Helter Skelter, un possente Boogie che anticipa i Led Zeppeline l’Heavy Metal e tratteggia lo Stoner Rock ed il sound degli ZZ Top. La sperimentazione affiora in Revolution 9, otto minuti che si allontanano dal Pop per sfiorare l’avanguardia fra nastri rovesciati, musiche tagliuzzate ed assalti sonori, consegnando alla storia il momento più sperimentale ed anti-commerciale della carriera dei Beatles. Il cosiddetto white album rimane intaccato dalla divisione della formazione che costringe a pubblicare più di 90 minuti di materiale, non tutto imperdibile. Le singole personalità della formazione tentano nuove strade. George Harrison è affascinato dal Rock e dal Blues; John Lennon, il più interessante, sfoggia tendenza d’avanguardia e di sperimentazione; McCartney ritorna ad atmosfere bucoliche e tradizionali; Ringo Starr rimane il compositore più mediocre e trascurabile. L’album sembra dovere molti dei suoi pregi a Lennon e molti dei suoi difetti agli altri componenti della band. Purtroppo quest’album diventerà una brutta ispirazione per molti gruppi al colmo della fama, spingendo la moda degli album doppi usati per cavalcare i momenti di crisi creativa o di dissidio.

Yellow Submarine (1969) funge da colonna sonora ad un film psichedelico per bambini, un riempitivo trascurabile nella loro discografia.

Abbey Road (1969) torna scende di nuovo sotto i 50 minuti ma regala numerose emozioni. Come Togheter è un altro inno con suspense funzionale ed assolo educato. Something funge da ballata sognante, una versione edulcorata dei Pink Floyd. I Want You (quasi 8 minuti) è una jam di Blues/Rock acido con finale epico e caos rumoroso che entra dritta nell’olimpo del loro canzoniere più Rock. Here Comes The Sun è un Folk scarno e leggero come forse non sono mai riusciti a fare, luminoso e delizioso seppure semplice. In un minuto si consuma l’incalzante Mean Mr. Mustard che fa coppia con Polythene Pam, anche questa poco più di un minuto di Blues/Rock. Il secondo lato del vinile si sviluppa come una sorta di suite che racconta vari momenti della carriera dei Beatles, concludendosi nella malinconia drammatica di Golden Slumbers seguita dalla sfarzosa Carry That Weight ed infine con la strumentale The End (ed una brevissima Her Majesty). Abbey Road segna la fine dei Beatles ma anche una revisione più concisa del caos creativo del white album. Il brano suite-medley è probabilmente il componimento più ambizioso della formazione, degno degli esperimenti di Zappa. Più concisi e meno dispersivi, i Beatles risultano divisi ma comunque capaci di annaspare meno nel mondo del nuovo Rock (la popolarità in ambito Pop è invece sempre altissima).

Let It Be (1970) è un album travagliato che presenta un sound tutt’altro che innovativo. L’intenzione sembra quasi quella di ritornare al passato della formazione. proponendo un sound più diretto e meno lisergico e sperimentale. Il lavoro di Phil Spector non fa che esasperare la sensazione che l’album, dalla gestazione difficile, sia l’opera di una formazione ormai finita. Si salva Get Back ma l’opera rimane una delle più confuse e trascurabili di tutta la carriera, un album canonico che appartiene ad un evo musicale precedente.

I Beatles morirono dopo Let It Be ma la loro leggenda non smetterà di interessare i rotocalchi ed i fan. Tra le massime icone popolari del secondo ‘900, i Beatles hanno rappresentato un fenomeno di massa che musicalmente ha pochi precedenti. Esasperazione della venerazione dei fan, vertice inarrivabile del gossip musicale e della fantasia scatenata dei giornalisti, la loro carriera è una vera e propria miniera d’oro di racconti, leggende, dettagli. Il numero di saggi, libri, discussioni che sono state fatte sui Beatles sono innumerevoli e spaventosi. I centinaia di milioni di dischi venduti testimoniano una diffusione planetaria che è stata puntualmente sfruttata dall’industria discografica tramite decine di raccolte, box-set, compilation, remix, riedizioni e compagnia bella, volte probabilmente a sfruttare ancora una volta un mito popolare che nella musica delle ultime decadi ha pochi rivali. Icone popolari e della musica Pop, i Beatles sono un modello comportamentale per decine di gruppi che cercano la fama, oltre che un modello stilistico e persino esistenziale per milioni di fan. Pubblicizzati e chiacchierati fino allo sfinimento, i loro album sono ormai universalmente conosciuti, più della musica di Beethoven o dei capolavori di Kafka. I loro volti sono soggetti fashion per stampe e magliette, imitazioni e caricature come solo le più grandi icone Pop.

 Questa analisi è frutto di infinite discussioni in rete, sugli articoli della carta stampata, sui libri. Se ne potrebbe discutere all’infinito, senza ovviamente giungere a nessuna verità assoluta. Penso che la maggior parte delle discussioni dipenda solo da cosa si sia deciso di valutare: l’importanza culturale e sociale? (i Beatles furono divi internazionali, molto influenti sul costume e sulla cultura popolare del tempo); l’importanza nell’evoluzione della tecnica musicale? (i Beatles usarono massivamente tecniche di registrazione piuttosto elaborate, alcune delle quali per la prima volta); l’influenza sui posteri, valutata sostanzialmente sul numero di coloro che li citano nelle interviste o ne hanno fatto cover? (i Beatles hanno migliaia di gruppi che affermano di rifarsi a loro) ecc.

 Cambiando i criteri i Beatles possono diventare facilmente la più grande band di tutti i tempi. Se vogliamo valutare una band per quanto ha venduto, allora sono i più grandi. Se vogliamo valutare una band per la loro celebrità, sono i più grandi. Se vogliamo valutare una band per come riesce a trovare un equilibrio fra sperimentazione e melodia, sono (fra i) più grandi. Se vogliamo valutare una band per quanti altri cantanti la hanno citata fra le loro influenze, sono probabilmente i più grandi. La domanda è: questo è davvero importante per la musica di per sé? La mia risposta è: no! Tutti questi fatti sono estranei all’analisi che io in quanto uomo libero ho intenzione di fare. Non per questo, però, significa che non sappia quanti siano famosi, citati nelle interviste, adorati o considerati da altri mille critici (più importanti mille volte ognuno di me). Purtroppo, però, troppo spesso chi legge assume che si debba essere stupidi per non concordare con loro ed accodarsi a chi elogia i Beatles: questo è un difetto degli ignoranti, che sia fan dei Beatles o dei Faust o che odino la musica, poco conta; gli ignoranti che non vedono mai oltre la propria opinione sono sempre persone con cui è sgradevole parlare.

Penso che se chi legge questa analisi provasse a capire i criteri da me adottati e tenesse conto che si possono avere sensibilità differenti la maggior parte delle discussioni sarebbe risolta in poche righe.

Inoltre, molte delle incomprensioni scaturiscono anche dal metodo di analisi stessa. Per esempio, portando all’estremo l’analisi, fino ai più minuti dettagli, ogni canzone dei Beatles è diversa da qualsiasi altra cosa fatta prima da chiunque. Ed è un discorso che si potrebbe fare anche per Vasco Rossi o i Rolling Stones: ad un certo livello di meticolosità, troviamo sempre differenze ed innovazioni. La valutazione, molto più complessa, e valutare quanto queste differenti siano da reputarsi significative, valutare secondo il contesto musicale dell’epoca.  Prendiamo Tomorrow Never Knows, probabilmente quella che reputo il capolavoro dei Beatles,  per me uno dei capolavori del nascente Rock psichedelico: è una canzone di 3 minuti scarsi, Parable Of Arable Land dei Red Krayola è un album intero e, secondo me, ha un suono molto più innovativo, si tratta di un vero “album” psichedelico. Indubbiamente Tomorrow Never Knows è una pietra miliare del genere, ma sta alla sensibilità chi fa l’analisi decidere se altri hanno poi “evoluto” quelle idee, o se si tratta già di un “punto di non ritorno”. Se consideriamo Tomorrow Never Knows come un capolavoro psichedelico, mettiamo anche il primo (per ipotesi), allora possiamo anche decidere che tutto quello fatto dopo da, per dire, i Grateful Dead, è solo roba derivativa. Si può operare benissimo questo metodo, ed i Beatles ne usciranno trionfanti molto più che nella mia scheda. Quantomeno, però, una analisi approfondita dovrà fare lo stesso su ogni brano della discografia, con la medesima severità. Invece, troppo spesso, le analisi che leggo sono “a senso unico”: se lo hanno fatto i Beatles, allora è una rivoluzione fondamentale e imprescindibile, se lo hanno fatto gli altri… no, non conta nulla. Se si è meticolosi per innalzare una band, lo si deve essere anche quando la si affossa, e penso ai debiti dei Beatles nei confronti dei gruppi vocali o di Dylan.

Questa breve analisi (che ha ben poco di dettagliato rispetto ai tomi che potete trovare in libreria o a decine in rete) ha solo il modesto obiettivo di proporre un diverso punto di vista non sul fenomeno popolare, innegabile e diffuso, ma su quello artistico della formazione, trascendendo quindi i dati di vendita e di celebrità e cercando di circoscrivere i meriti storici della formazione, le caratteristiche inedite od originali e la contestualizzazione di tali caratteristiche in un quadro più ampio che comprenda non solo le celebrità, ma anche artisti meno popolari e commercialmente vittoriosi, ma forse più geniali e travolgenti. Né gli ultimi né i primi, né geni inarrivabili né pedestri dilettanti, i Beatles furono, fuori dalla loro popolarità, una formazione intrigante, capace di alcuni momenti di grande ispirazione alternati ad altri più opachi, moderati e prevedibili. Icona Pop, icona del gossip, icona della rivoluzione popolare del Rock’n’Roll, icona della British Invasion, icona di una nuova sofisticazione musicale che verrà fatta propria dalla musica inglese prima e poi dal Pop internazionale, la formazione dei Beatles merita un posto di primo ordine nella storia del costume del secondo ‘900 ma non può ambire ad un medesimo riconoscimento nella Storia della Musica.

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Voti:

Plese please me – 4
With The Beatles – 4
A Hard Days Night – 5
For Sale – 3,5
Meet The Beatles – 5
Help! – 6
Rubber Soul – 5
Revolver – 7
Magical Mistery Tour – 6
Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club – 7
Beatles – 6,5
Yellow Submarine – 4,5
Abbey Road – 7
Let It Be – 4

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22 thoughts on “Beatles – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

  1. Let it be sarà anche più diretto rispetto ai precedenti album, però tutto sommato è in linea con quei tempi……l'album è sufficiente a mio avviso….Revolver insomma, non so se è rivoluzionario, ma francamente mi ha lasciato perplesso a livello compositivo…….secondo me sopravvalutato come album da molta critica……siamo nel 1966 e facevano ancora canzonette di due minuti……Sergent Peppers è carino, però non è proprio un album psichedelico a parte qualche pezzo……ritornerò a leggerti con più calma!Buona serata!

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  2. Nel 1970 le tendenze in Inghilterra era orientate al Rock progressivo e la sperimentazione era dilagata in tutta Europa… Let It Be, per questo motivo, lo reputo molto "indietro" come sound. Non ultima la discussa tecnica di registrazione aumenta la sensazione di un'opera sessantiana, appartenente al pre-'67. Su Revolver, penso che sia un album storicamente rilevante, ma non rivoluzionario: contiene dei brani notevoli, quello sì. Sgt Pepper è un album di moderata psichedelia, venato di acidi ma anche intriso di un gusto Pop luccicante.

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  3. Io preferirei direi che in Revolver  c'è un bel sound, c'è un bel livello arrangiativo……Let it be si è vero è indietro nel tempo, ma tutto sommato lo trovo maturo…..diciamo i Beatles degli anni 65-66 ulteriormente maturati….Almeno da un punto di vista compositivo…..Brani come "Across the Universe", "Let it be", "The Long and Winding Road" li trovo molto carini……insomma un 6 a quest'album lo si può dare….Buona serata!

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  4. utente anonimo ha detto:

    Viene da sorridere nel leggere che i Beatles appartengono al costume ma non alla musica se si pensa che sono una presenza stabile nelle enciclopedie di musica classica.Ho letto l'enciclopedia della musica di Alberto Basso che ha dedicato ai Beatles più spazio che a tanti compositori del '900 osannandoli proprio per le loro doti melodiche.Leonard Bernstein (se non lo sai è il massimo direttore d'orchestra del dopoguerra )li ha addirittura paragonati a Schubert!!!! Inoltre la forma canzone considerata da te obsoleta è invece la più importante forma espressiva della storia del pop/rock e la storia lo ha dimostrato:tutte le fome alternative ( rumorismi,jam sessions,suite,assoli etc.) sono durate pochi anni e nel riascoltarle oggi da un orecchio preparato sono quasi tutte datate,sperimentalismi fini a se stessi senza una base musicale che giustamente i critici rock hanno sempre snobbato se non addirittura deriso.Basta leggere un qualsiasi referendum indetto da critici per rendersene conto.La forma canzone invece è sopravvissuta a tutte le mode e tendenze.Dai'50 ai giorni d'oggi chi è eccelso in quella forma è rimasto nel tempo mentre i pochi nomi validi delle forme alternative ( per es. Zappa )faticano ad essere accettati nelle storie del rock perchè erroneamente paragonati a sperimentatori privi di qualunque spessore musicale.In particolare il progressive ( a parte i King crimson ) è considerato in modo unanime dalla critica uno dei punti più bassi della storia del rock:una pietra di paragone in negativo.

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  5. Io non dico che non appartengono alla musica, si noti. Dico che nella musica hanno secondo me un ruolo minore che nel costume, nei quali sono divinità. Su cosa abbiano detto Basso e Bernstein, questo dimostra semplicemente che qualcuno (a quanto pare autorevole) gli reputa importantissimi: potrei citare qualche altra decina di critici che pensano anche loro che siano fondamentali (ed ora ne ho altri due) 🙂 Mi incuriosisce il fatto che tutte le altre forme siano durate "pochi anni": la jam continua a fare proseliti ovunque, gli assoli pirotecnici sono una noiosissima costante di moltissimi concerti Rock, il rumorismo è diffuso anche in generi tutt'altro che d'elite (Post-Rock su tutti, negli ultimi 10-15 anni). Sul fatto che i critici abbiano sempre deriso queste sperimentalismi fini a se stessi… evidentemente leggiamo critici diversi. Io ne conosco pochi che deridano i Velvet Underground, i Faust o i Pere Ubu. Sui referendum dei critici, sono sistemi a cui non credo: sono la mediazione di migliaia di opinioni che premiano puntualmente gli artisti più celebri, magari fra la critica, e non secondo me i più validi; si tratta di un problema del sistema della votazione collettiva, non dei critici. La forma canzone è resistita, certamente, e su questo devo darne atto (e ne do atto anche nella mia analisi). Che questo sia un motivo di orgoglio e di trionfo, premettimi di dubitarne: anche l'AIDS è sopravvissuto imbattuto e tenace, ma non basta a farne una vittoria; anche la corruzion politica sopravvive da millenni, ma non ne farei un merito. Non basta che una cosa resista nel tempo per dimostrarsi valida, finanche diventando la "più importante forma espressiva della storia del Pop/Rock". Inoltre, penso che ci sia una incomprensione di fondo, pur comprensibile: i miei canoni di giudizio non sono basati sul Pop o sul Pop/Rock, ma sul Rock e sulla musica sperimentale del secondo '900 in generale e premiano l'originalità. Sull'accettazione dei divi della non-forma canzone, permettimi di dissentire: ho letto molti critici lodare formazioni che non rispettano la forma canzone del Pop, come Dylan, Zappa, Doors, Pink Floyd. Non penso nemmeno che molti critici paragonino Zappa a sperimentatori senza spessore (ma ammetto che queste critiche si sentono su altri gruppi, tristemente… ed io me ne dissocio quasi sempre). L'unanime giudizio sulla pochezza del Prog lo trovo, permettimi, quantomeno esagerato nella sua pretesa di unanimità: (copio alcuni estratti che trovo in rete)."In tal senso, il progressive, che un critico ha definito giustamente la forma matura, post-adolescenziale, del rock, è stato negli anni d'oro il centro di una rivoluzione copernicana in cui la "musica giovane" non è stata più giovane ma solo musica, e in cui il rock ha assunto una dignità artistica fino allora sconosciuta." (Michele Chiusi su Ondarock)La panoramica di AMG. http://allmusic.com/cg/amg.dll?p=amg&sql=77:374 non mi sembra così terribilmente denigratoria.Il sito di http://classikrock.blogspot.com/ analizza pregi (e difetti) di molte opere di prog italiano, ma mi sembra lungi dall'affermare che sia un punto basso della Storia del Rock. E l'elenco potrebbe continuare, ma non voglio diventare tediante. Il commento, che gradisco, evidenzia secondo me solo una cosa: che moltissimi critici reputino i Beatles e la forma canzone il passato, il presente ed il futuro della musica, mentre a mio parere la forma canzone, per quanto non sia il male assoluto, non rappresenta una forma che merita particolare attenzione nel contesto della musica degli ultimi 40-50 anni. Rimane una forma popolare diffusissima, ornata di episodi apprezzabili, ma non merita la fama che ha, per lo meno seguendo i miei criteri di giudizio. Sai, facendo una analisi sociale, su cosa è diffuso e cosa si è ascoltato di più, sicuramente la forma canzone, la canzone melodica, il Pop/Rock sono indubbiamente indiscussi trionfatori delle ultime decadi. La mia analisi (e le mie analisi) si basano però su criteri di innovatività, non di diffusione o di "resistenza". Capisco il tuo punto di vista e quello di molti altri critici, ma non lo condivido. Trovo più interessanti  gli "sperimentalismi fini a se stessi" (non concordo sulla definizione) di tante altre formazioni e confido e credo che questi sperimentalismi siano alla base di buona parte della musica più originale delle ultime decadi e che possano essere anche la linfa vitale della musica che verrà. Grazie del commento.

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  6. Scusate l'intromissione ma francamente il quarto commento lo trovo molto fastidioso per due motivi:1) l'utente anonimo non si è firmato (un classico in negativo!)2) la frase "In particolare il progressive ( a parte i King crimson ) è considerato in modo unanime dalla critica uno dei punti più bassi della storia del rock: una pietra di paragone in negativo." è una gran cavolata…….tutti i musicisti sanno che il progressive ha insegnato a tutti come suonare e come arrangiare…..i Duran Duran per esempio se hanno fatti begli album lo devono al prog più che ai Beatles…..se si dice che il prog è stato un punto basso della storia del rock di conseguenza Prince è un musicista scarso e Miles Davis su di lui ha detto una gran cavolata….e mi fermo qui…..senza dimenticare che il prog, da quello che ho capito, è sottovalutato in Italia, ma non nel resto del mondo……Buona serata!

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  7. utente anonimo ha detto:

    Chiarisco alcuni punti:vero che non mi sono firmato ma non sono pratico di registrazioni,mi sono trovato per caso sul blog.Non ho capito il nesso tra il prog e Prince.Puoi chiarire?Se ti piace il prog sei libero di apprezzarlo.Io mi riferivo a stroncature che ho trovato su tutte le storie del rock che ho letto in passato dove,a parte l'esordio dei king Crimson,non ho mai visto dischi prog in primo piano.L'opinione di onda rock non mi sembra attendibile dato che parla bene di TUTTI i gruppi che recensisce.Volevo segnalare anche alcuni errori oggettivi:i Doors,Bob Dylan o i Velvet Underground hanno fatto principalmente canzoni basate sullo schema della forma canzone strofa-ritornello.Analizzate la struttura dei loro pezzi e vedrete che pochi loro pezzi esulano da quello schema.Anche i Beatles hanno fatto brani che esulano dalla canzone ( Tomorrow never Knows,A day in the life,Happines is a worm gun,I want you,Revolution 9,il medley di Abbey road ) ma pochi lo notano.Ciao.

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  8. Sui Doors o Dylan, dipende cosa si intende per forma canzone. Se si intende la canzone di 3 minuti scarsi, con ritornello orecchiabile e struttura standard allora molte delle canzoni dei Doors e di Dylan esulano… non tutte, hai ragione, molte rimangono nel formato canzone, ma molte di quelle per cui io e molti critici più famosi e qualificati di me li reputiamo importanti (e sono i motivi per cui elogio questi artisti, quasi sempre). Sui Velvet Underground stesso discorso: conosco molta gente "appassionata" che li venera per Sister Ray o European Son, pochi li venerano per le "canzoni" più standard.  Ovviamente nel catalogo di questi artisti si trovano anche canzoni più canoniche. Anche Picasso avrà disegnato centinaia di quadri senza originalità, ma è conosciuto per i suoi capolavori e per questo se ne tramanda l'ingegno (passami il paragone esplicativo). Ho citato questi gruppi perché di solito di Dylan vengono citate fra le altre opere come Highway 61 o Blonde On Blonde che esulavano spesso dai canoni della canzone Pop/Rock del periodo (durata, tematiche, arrangiamenti, atteggiamenti ecc.). Idem The End, Rides On The Storm, When The Music Is Over, Light My Fire dei Doors, che più o meno si allontanano dalla forma canzone (e per quanto ne so questi citati sono brani piuttosto celebri). Per i Velvet cito Venus In Furs, European Sun, Sister Ray, The Gift per i soliti motivi. Ma non voglio dilungarmi, penso sia tutto basato sulla propria idea di forma canzone, su cosa si decida di inserire o meno nel calderone della forma-canzone, su quanto siano restrittivi i criteri. Temo che proseguendo, il discorso diventerebbe sterile. Su Ondarock, mi permetto di specificare che non si può fare un gruppo unico di tutti i recensori e critici che vi scrivono: ne apprezzo alcuni, ne disprezzo altri (non faccio nomi per educazione e perchè non voglio che si trasformi in una discussione su OR). L'analisi che ho linkato mi sembra ad ogni modo dignitosa, tutt'altro che appiattita su un "bellissimi tutti". Detto questo, spesso trovo i voti di OR troppo alti, soprattutto sulla musica italiana e sul Pop/Rock… ma sono diversi semplicemente i criteri e basta discernere, forse, fra buoni e meno buoni critici. Sui Beatles, cito ed elogio molti dei brani estranei alla forma canzone che tu hai citato, quindi sono fra quelli che… lo hanno notato! 🙂 Grazie del commento. 

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  9. Ancora non ti sei firmato, basta scrivere il proprio nome all'interno del commento…è semplice! :)In pratica se si stronca il prog (poi non ho capito ma a te il prog piace o non piace? o segui il cervello di molti critici?), di conseguenza si stroncano gli EmersonLakePalmer (E Jimi Hendrix doveva entrare in questo gruppo o perlomeno collaborare), i Genesis, i Gentle Giant, I VanDerGraafGenerator, gli Yes e tanti altri……insomma posso capire che non piaccia (ma non piace per gusti soggettivi o perchè non lo si ascolta?), ma da lì a disprezzare ce ne corre…..Prince giunse sulla scena musicale proprio sul finire del prog nel 1978 e iniziò a fare degli album con dei pezzi cross-over…insomma ha contaminato molto….ascoltando i suoi album si nota la sua profonda conoscenza musicale e sicuramente non poteva non conoscere il progressive!Su Ondarock non si capisce la logica di alcune biografie (sugli Aerosmith il voto è quasi fisso: 6!!!!), un critico perfetto non l'ho ancora conosciuto (qualcuno per esempio dice che gli EmersonLAkePalmer erano tecnicamente mediocri e non faccio nomi ma è famosissimo! e questa è una balla stratosferica)……posso capire i gusti ma certe critiche sulla tecnica alcuni se la possono risparmiare……Ah dimenticavo: in Europa negli anni 70 la musica di moda era il progressive, quindi qualche critico si deve essere addormentato in quegli anni…:)Spero di essere stato utile….Buona serata!

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  10. utente anonimo ha detto:

    Premetto che nel modo più assoluto penso con la mia testa e non seguo il cervello di altri,ho letto decine di storie del rock e non ne condivido nessuna.La bellezza non può essere oggettiva e se due opinioni coincidono è palese che uno copia l'altro.A tal proposito il giudizio sui Beatles che ho commentato è letteralmente identico al giudizio di un noto critico che spadroneggia su internet.Oggi ho letto il giudizio sugli Aerosmith su questo blog e l'ho confrontato con quello di suddetto critico e i voti sono praticamente identici(al massimo si differenziano di mezzo voto).Ho fatto la stessa cosa con altre schede e praticamente tutti i giudizi sono ripresi da quel critico con pochissime differenze.Non voglio offendere nessuno ma preferisco parlare con un fan delle Spice Girls che le apprezza perchè gli piacciono le loro canzoni e non perchè ha letto un commento da qualche parte.Tornando a noi continuo a non capire cosa c'entra Prince con il progressive.Adoro il Prince anni '80 per la sintesi estrememente originale di generi molto diversi ma del progressive non c'è nulla nella sua musica.Riguardo il prog adoro i King Crimson,salvo qualcosa dei Genesis mentre i vari Yes,ELP,Van Der Graf…,Gentle Giant mi sembrano maestri del cattivo gusto,del tronfio e del pomposo.Sono bravi tecnicamente ma solo quello.La loro musica è tecnica fine a se stessa senza un minimo di organizzazione musicale,di melodia e di equilibrio fra i vari componenti dei complessi.Non li disprezzo ma proprio non mi piacciono.Hai definito canzonette i brani di revolver.Io ritengo che per fare brani come For no one o She said she said sia richiesto un talento molto maggiore di quello richiesto per assoli fini a stessi ( che hanno valore tecnico ma non musicale ) o per un pò di rumore casuale.Ciao. Serling.

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  11. Mi dispiace che tu possa pensare così male dei miei giudizi, ma non sono qui in cerca di fedeli 🙂 Grazie dei commenti e dell'attenzione dedicatami. La discussione con Paveloescobar può continuare anche sul suo blog (che ti invito a leggere) così da evitare lunghi commenti anche piuttosto Off Topic (si parla di prince e della storia del Progressive). Grazie ad entrambi. Buonanotte. 

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  12. Serling il tuo commento non mi piace proprio……."Riguardo il prog adoro i King Crimson,salvo qualcosa dei Genesis mentre i vari Yes,ELP,Van Der Graf…,Gentle Giant mi sembrano maestri del cattivo gusto,del tronfio e del pomposo.Sono bravi tecnicamente ma solo quello.La loro musica è tecnica fine a se stessa senza un minimo di organizzazione musicale,di melodia e di equilibrio fra i vari componenti dei complessi.Non li disprezzo ma proprio non mi piacciono".Sul discorso della  tecnica lascio perdere anche perchè, alcuni dei componenti di questi gruppi non erano particolarmente tecnici! (diciamo tecnici Steve Howe, Emerson ma per esempio Bruford e Collins che mi piacciono un sacco non sono dei mostri di tecnica).E questo me lo ha confermato uno dei batteristi più tecnici al mondo e stop!!!!!!!Arrivare a dire che non avevano un minimo di organizzazione è come dire che li stai considerando dei cazzoni, giusto per essere chiari…..che non sapevano comporre…."And you and I" degli Yes ti sembra un pezzo senz'anima????????E potrei continuare all'infinito……..Facevi prima a dire subito: "Non mi piacciono ma sono bravi"…..per me hai offeso quei gruppi……I Beatles hanno fatto meglio di Revolver…….e nel 1966 facevano ancora canzoni da due minuti…….qualche canzone di quell'album mi piace ma le canzoni son 14 non due……:)Se non hai capito il nesso tra Prince e il prog è perchè non hai un'idea chiara di cosa sia stato il prog…..il critico che ha coniato questo termine è stato un genio!!!!Negli anni 70 veniva chiamato pop o rock sinfonico, ma era troppo riduttivo a mio avviso per le innovazioni che portò…….La tua frase "Adoro il Prince anni '80 per la sintesi estrememente originale di generi molto diversi ma del progressive non c'è nulla nella sua musica." è contradditoria……dato che il prog è stato un opera inizialmente di contaminazione…….Buonanotte!

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  13. utente anonimo ha detto:

    Ultimi chiarimenti poi chiudo.Non penso male dei tuoi giudizi semplicemente ho notato che scrivi esattamente le stesse cose che scrive un noto critico sia nelle opinioni che nei voti e questo non può farti onore.Ho letto poco fa i tuoi giudizi su Faust e klaus Schulze e sono IDENTICI a quelli del suddetto critico.Riguardo Prince nella sua musica non c'è nulla del prog comunque tu voglia rigirare la frittata.Tornando ai Beatles, dato che è l'argomento di discussione,non credo che la lunghezza dei brani sia indice di qualità,come detto in precedenza sono da tempo oggetto di ammirazione da parte di critici di musica classica.Bernstein nel 1973 fece in televisione un programma per spiegare la musica classica del '900 chiamato "From Mahler to the Beatles" e al disco Revolver,da te deriso,ha addirittura dedicato un'intera puntata lodandolo per le melodie perfette e inusuali.Insomma i Beatles sono ormai oggetto di studio da parte di esperti di musica classica e c'è chi crede che le loro sono solo canzonette preferendogli un pò di assoli e di rumore fini a se stessi!!!Ciao.Serling.

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  14. @ Serling io ho argomentato tu no……..tu ti sei rifatto a quel critico che fece quel programma bla bla bla…….tu sicuramente manco ti sei ascoltato quei gruppi, su Revolver conosco benissimo l'ammirazione che c'è intorno a quell'album e di conseguenza rimango perplesso……..io la frittata non l'ho rigirarata l'ho semplicemente argomentata.. e tu vuoi rimanere della tua idea senza argomentare……….in Revolver ci sono dei brani che ricordano la musica classica come "Eleanor Rigby" e di conseguenza i musicisti classici rimangono stupefatti……ma i musicisti classici li conosco (son passati nel mio blog) e hanno delle caratteristiche un pò particolari…..Carlo Boccadoro (compositore, musicista classico) nel suo bel libro "Lunario della musica" parla bene di Revolver ma ovviamente parla altrettanto bene di "Close to the edge" degli Yes…..è un libro quasi a 360 gradi dove su alcuni album magari non si è d'accordo, ma tuttavia l'opera è molto buona….Revolver io non lo derido (ma tutti i 14 brani li trovi dei capolavori?)……tu invece quei "gruppetti" li deridi dopo quello che hai detto…….Ciao.

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  15. Ovviamente, i giudizi non sono perfettamente identici. Basta scorrere un po' i voti per rendersi conto che alcune differenze esistono, per quanto non siano colossali. Quello che non condivido è il fatto che io dovrei preoccuparmi di avere giudizi fortemente diversi da quello del critico X o Y per tranquillizzare chi pensa che copi pedissequamente. Ognuno è libero di pensare quello che vuole, che copi o meno, ma non venite a raccontarmi la mia verità. Per come la vedo io, un critico non deve dimostrare straordinaria eccentricità, ma cercare di affermare quello che, nell'opinabilità delle sue opinioni, ritiene giusto. Il discorso, secondo me, è come molti rimangono semplicemente irritati dal fatto che dia voti molto alti a gruppi che non apprezzano. Rimane una mia opinione, ma credo che sia verosimile. Le differenze, se si vogliono vedere, si vedono. Prendiamo i Beatles: perché non citi che rispettivamente do: 1 voto in più a Please Please Me; 1 voto in più a With The Beatles; 1 voto in più a Meet The Beatles; mezzo voto in più a For Sale; addrittura TRE VOTI in più a Help (TRE VOTI! da un 3 ad un 6); DUE VOTI in più a Revolver (da un 5 ad un 7); mezzo voto in più al White Album; mezzo voto in mezzo a Yellow Submarine.  (parlo della scheda di Scaruffi, ovviamente).A me sembra che tu saresti soddisfatto solo se io fossi all'opposto della scheda di Scaruffi, e quindi elargissi 8 e 9 a raffica (ma se mettesi 3 a Sgt. Pepper?). A me sembra che il problema principale è che abbiamo due opinioni diverse… e penso che non ci sia da discuterne così a lungo! Succede, che due persone abbiano idee diverse, non importa denigrare il mio lavoro per dimostrarlo :)Altre schede mie sono simili a quelle di Scaruffi, altre sono simili ai giudizi di Bertoncelli, Christgau, Reynolds ecc. Ognuna però rispetta prima di tutto le mie opinioni critiche.Prendiamo solo le valutazioni di Schulze (segno solo gli scarti dei voti miei rispetto a quelli di Scaruffi): 0; 0; +0.5; +0.5; 0; +0.5; +1; +1.5; 0; 0; +1; +1.5; +0.5; -1; +1.5; 0; +0.5; 0; -1; -0.5; -1; +1.5; -0.5; 0; +0.5; +1.5; 0.5; +0.5; 0; -0.5; +0.5; 0;  … alcuni degli ultimi album Scaruffi nemmeno gli recensisce, quindi avrei copiato da un testo che ancora deve essere scritto! Ora, non si può affermare che abbiamo visioni diametralmente opposte, estremamente differenti o che siano in contrasto sull'idea complessiva dell'artista, ma come vedi le differenze ci sono. Ma ho l'impressione che se la soddisfazione di molti ci fosse solo ad un bel 5 all'esordio di Schulze o un bel 4 a Cyborg… mi dispiace, non sono di questa idea 🙂 Oppure i miei voti dovrebbero essere opposti a quelli di Scaruffi: uno scarto di 2-3 voti per ogni album. Mi sembra che anche questo sia poco produttivo. Tuttavia, Serling, sei libero di pensare che copi, che non abbia capacità di pensare con il mio cervello e che questo non mi faccia onore. Volevo solo evidenziare il tuo uso secondo me improprio di IDENTICI (tutto maiuscolo, come lo hai usato te). Sono forse simili, concordanti su alcuni aspetti, ma proprio pedissequamente copiate, permettimi di dire la mia che penso meglio di tutti di sapere come scrivo le mie recensioni, penso di no. Poi sei libero di pensarla come vuoi, penso di aver esposto abbondantemente le mie opinioni e di aver mostrato su cosa non concordo. Mi incuriosisce poi questa cosa: se concordassi che i Beatles sono fondamentali per la musica del '900 io sarei sostanzialmente d'accordo con Bernstein ma dubito che in quel caso tu saresti qua a denigrare la somiglianza delle tue opinioni. Io penso, e lo dico senza voler offendere, che tu sia guidato soprattutto dal fatto che io sostengo una opinione diversa dalla tua. Se tu esprimi una opinione (come hai fatto nei commenti) che è quella di molti critici (li citi persino tu) allora sei una persona capace di un proprio pensiero, completamente libera e autonoma. Se io sono d'accordo con Scaruffi sono una marionetta. Non mi piace il meccanismo che sottende questo tipo di ragionamento, ma tu continua pure a pensare che sia un automa senza libero pensiero, in fondo ognuno di noi è convinto di essere il più autonomo, indipendente e non condizionato… o no? :DNon tediamoci ulteriormente con questi discorsi, questo blog è un posto gratuito che, se trovi tanto fallato, puoi agilmente abbandonare. Mi sono trovato costretto a rispondere per amor proprio a delle accuse non sui gusti, ma sulla mia lealtà personale (io copio bovinamente, questo traspare dalle tue osservazioni) e questo mi dispiace (e mi dispiace che si giunga a questi livelli solo perché non ho dato i voti che vorresti tu su Schulze o i Faust o i Beatles). Come ho detto nella scheda sui Beatles, propongo un punto di vista, opinabile e magari anche difettato, ma se non ti ci ritrovi (tu e molti altri, e molti insigni critici che io stimo tantissimo la pensano all'opposto di me)… pazienza 🙂 I problemi sono altri, le opinioni divergenti sono la normalità. Mi dispiace di aver restituito a te questa pessima immagine di persona poco creativa e scopiazzatrice, ma più che dispiacermi non posso fare molto altro.Grazie della discussione. Invito nuovamente te e Paveloescobar a proseguire la discussione altrove, così da evitare di riempire i commenti a questo post di discussioni fuorvianti (è un blog, non un forum… 😀 ). 

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  16. utente anonimo ha detto:

    Avevo detto di chiudere la discussione prima ma devo fare un ultimo intervento.Mi dispiace che ti sia offeso ma non era mia intenzione offenderti.Ho solo notato evidenti somiglianze con il sito di Scaruffi e volevo segnalarlo.Mi scuso ancora se ti ho creato problemi e non ti tedierò più.Riguardo revolver non credo che tutti i brani siano capolavori(termine abusato che dovrebbe essere usato solo per pochi titoli anche per i dischi preferiti)ma a parte I want to tell you non credo ci siano brani scarsi.Ho ascoltato tutti i dischi dei gruppi prog citati. Da più di dieci anni conosco i vari close to the edge,Tarkus,Pawn hearts e mi sembrano oggi come allora solo tecnica fine a se stessa senza uno straccio di melodia.Se a te piacciono ascoltali,non ho nulla in contrario.Con questo chiudo definitivamente.Ciao.Serling.

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  17. utente anonimo ha detto:

    Let It Be secondo me è un album da 8 ….Scusa, ho sbagliato scheda,non è quella sui Replacements 🙂  Scherzi a parte, spero che tra quelle recensioni che hai intenzione di non condividere, non ci siano anche quelle su Popol Vuh, Foetus, Gong, Roy Montgomery e Colosseum, perchè mi farebbe piacere leggere cosa hai scritto su di loro..Buona serata!                                          HotAnimalMachine

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  18. Non ho pronta nessuna di queste schede, ma penso che le condividerò, sempre se riuscirò a trovare delle idee e delle opinioni che valgano di essere scritte e lette.

    Grazie mille del commento, mi hai anche ricordato un bel po' di artisti che meriterebbero più attenzione su questo blog. 

    🙂

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  19. Christian ha detto:

    Ornitorinco scusami se il mio commento ti è sembrato offensivo(ovviamente verso Utente anonimo),se lo hai cancellato avrai avuto buonissimi motivi.Però sentire che “Pawn hearts”è solo tecnica fine a se stessa,non si può sentire ; così come dire che “close to the edge”(tra gli altri) non ha uno straccio di melodia,significa non averlo ascoltato nemmeno mezza volta,visto che si tratta di un disco largamente dominato da sonorita dolci e romantiche e persino i detrattori lo riconoscono,accusandolo semmai di essere troppo zuccheroso…al limite si può dire che tali melodie non piacciano non che siano assenti.
    Vabbè scusa ancora per il commento precedente,anche se non lo trovavo così terribile (anzi voleva essere ironico,a suo modo…).

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  20. Christian ha detto:

    “…Però sentire che “Pawn hearts” è solo tecnica fine a se stessa,non si può digerire…”

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