Burial – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Playlist di brani selezionati di Burial

Burial è fra i massimi esponenti della Dubstep, seppure il suo stile travalichi gli stereotipi del genere e ponga l’enfasi su un aspetto di derivazione Soul, che si concretizza nell’atmosfera e nel peculiare uso della voce.

Se la Dubstep fonde i ritmi di Techno, Jungle e Drum’n’Bass ed i bassi possenti del Dub in brani soprattutto strumentali, che rifiutano in buona parte la parlantina del Grime, Burial si muove in un territorio che è vicino al Trip-Hop, ai fumi velenosi dell’Industrial, alle atmosfere notturne e opprimenti, alle malinconie eteree. Per questi motivi la sua opera è da considerarsi all’interno del filone Dubstep (di cui influenza alcuni sviluppi) ma contemporaneamente al margine di questa entità stilistica. Come ogni progetto musicale creativo, siamo più verso la creazione di un suono che verso l’adesione a un modello.

L’EP South London Boroughs (2005) contiene, oltre ad alcuni brani che verranno pubblicati in seguito, la seminale title-track, invero uno dei capolavori della discografia. Sub-bass modulati e ritmi che “frustano”, ritmo ossessivo, una liquida atmosfera squarciata da assalti assordanti, minacciosi suoni sullo sfondo: si tratta di un grande esempio di creatività, di una lezione di Dark Ambient fusa ad una ballabilità nevrotica. Night Train, altro brano mai pubblicato su album, è un ossessivo e liquido campione Soul su un possente ritmo infarcito di sub bass.

Le composizioni di Burial (2006) sono diapositive di malinconia e di echi industriali che prendono forma su basi ritmiche veloci, profonde e cupe, dove un basso sintetico costruisce lo scheletro del brano e voci perdute, dilatazioni siderali e frammenti spettrali costruiscono l’atmosfera. Se l’opera si configura come una musica “ballabile” lo è nell’accezione più malinconica del termine, perché nonostante i ritmi possenti ed i synth-bass, questa musica ha poco della luminosità della musica da ballo, anzi si configura come desolante e solitaria, adatta più ad un cortile di un’industria abbandonata che ad un allegro party fra amici. Distant Lights è una ottima rappresentazione di questa musica per frammenti industriali, droni minacciosi e bassi sintetici. Wounder sembra un sonar di un sottomarino abbandonato, mentre il ritmo ossessivo martella la mente più che stimolare il corpo. La rarefazione porta ad abbracciare le atmosfere psichedeliche e malinconiche in Night Bus, vicina alla lezione di Eno, introducendo il secondo tipo di composizione su cui si muove questo esordio: da una parte rarefazioni malinconiche, dall’altra Jungle industriali. Il momento migliore dell’opera è probabilmente Broken Home, fra frammenti ritmici, voci che rimbalzano come ricordi e momenti di stasi dove affiora un silenzio malinconico. Nel complesso l’opera è una delle pietre miliari del Dubstep, e numeri come Spaceape Feat Spaceape o Souterhn Comfort sono modelli buoni per i posteri. Si tratta, volendo trovare una definizione, di una nuova forma di IDM: partendo dalla Jungle, dalla Techno, dalla Drum’n’Bass Burial ha saputo reinterpretare le atmosfere minacciose dell’Industrial, la rarefazione di Eno, l’estatica contemplazione malinconica dello Shoegaze, la visionarietà della psichedelia e la fragilità del Trip-Hop più umbratile.

Untrue (2007) si muove nuovamente fra i ritmi possenti di una Jungle tellurica e quasi sub-sonica, mentre i bassi costruiscono le atmosfere minacciose, seppure il risultato sia un po’ meno ostico e più “facile” all’ascolto. Sono molto più presenti le voci, seppure in modo sempre poco canonico: si tratta soprattutto di campionamenti Soul persi nell’etere, come in Homeless. Archangel sembra un Grime desolante, fra scricchiolii, voci contraffatte e ritmi minacciosi che scompaiono e ricompaiono. Near Dark è una melodia perduta fra ritmi meccanici incessanti a tempo Jungle, voci filtrate e perdute, desolate e desolanti: per certi versi la musica dei Burial è una versione personale dell’Industrial, dei ritmi inumani, delle ripetizioni cicliche, dei fruscii, scricchiolii, dei droni minacciosi. Per altri versi questa è una musica desolante, derivata dal Trip-Hop e dalle atmosfere Shoegaze, come si può ascoltare in Endorphin. La fusione di ripetizione meccanica, malinconia ed atmosfere impalpabili si realizza anche in alcuni singoli brani, come l’affascinante Shell of Light, con echi orientali. Burial può contare quindi sia sulla forza dei ritmi che su quella delle atmosfere, sulle sfumature delle sue opere e su una grande capacità di fusione e contaminazione che permette a queste varie sfaccettature stilistiche di coesistere, se non nella medesima canzone, perlomeno all’interno dell’opera. Untrue non aggiunge molto alle idee dell’esordio, ma rimane un album capace di interpretare originalmente gli stilemi del Dubstep.

Street Halo (2011) è un Ep che presenta una forma torbida di musica da ballo. I quasi sette minuti della title-track sono pieni di voci da Minimal-Techno e ritmi ballabili più del solito. I sette minuti e mezzo di NYC giocano con i silenzi e con voci inquietanti ma aggiungono poco alla discografia. Meglio Stolen Dog, incubo deformato, umbratile, deprimente, un po’ monotono ma con un perverso fascino inquietante.

Kindred (2012) è un EP di trenta minuti dove Burial sembra prendere in mano il suo scettro di “padrino” della scena Dubstep. Tre composizioni estese, due oltre gli undici minuti. Kindred (11 min. e mezzo) riparte dal passato, da cose come Archangel, ma la composizione estesa permette di alternare alle scariche ritmiche lunghi momenti di pensosa e scricchiolante Ambient ectoplasmatica. Si potrebbe dire che questo brano sia una sorta di lungo flusso sonoro, una suite o un dj-mix, qualcosa che porta un dj-set Dubstep su disco. Burial è sempre abilissimo nel maneggiare i sample vocali, la tensione, la suspense, la sospensione onirica.

Loner (7 min. e mezzo) è il brano più breve e si apre con richiami Disco/Techno, avanza per stratificazioni e digradazioni, presenta un sequencer da dancefloor avvolto da lugubri droni ed infine parte con un kickdrum che si fa intravedere più prepotente: una discoteca negli abissi e nella nebbia, dove ballano fantasmi malinconici.

Ashtray Easp (quasi 12 min.) è l’esperimento più azzardato: vorticosi spettri Techno, abissi infernali, scricchiolii, voci deformate, interruzioni ritmiche, angoscianti interventi melodici, fruscii, urla ectoplasmatiche di Soul dall’adilà ed un finale leggermnete più solare. Burial deforma, piega la materia sonora Dubstep in modo espressionista, ed è come ascoltare un disco consumato dal tempo ma allo stesso tempo futuristico. Burial ha messo in musica la nostalgia che l’umanità avrà per questa epoca fra cinquant’anni.

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Voti:

South London Boroughs – 7,5
Burial – 8
Untrue – 7,5
Street Halo (EP) – 6
Kindred (EP) – 7

Playlist di brani selezionati di Burial

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