Arctic Monkeys – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Gli Arctic Monkeys sono una formazione inglese che ha avuto il merito di proporre una versione più Garage del Brit-Pop.

Whatever People Say I Am, That’s What I Am Not (2006) è l’esordio di una band di Rock/Pop che segue quella interminabile tradizione di next big think inglesi, spesso semplici fenomeni da un paio di mesi che poi scompaiono dalle classifiche e dai ricordi. Si tratta di una raccolta di brani che riciclano riff, ritmi, melodie e tutto il resto dalla musica più o meno “Indie” degli anni ’90 e dei primi anni zero. La loro canzone-tipo è un collage di cose un po’ reciclate ed un pò riviste, durata media tre minuti scarsi, qualche scheggia Punk, molto Pop, qualcosa di Rock, sfumature Reggae. I risultati non sono pessimi, anzi appaiono quasi godibili tanto che la formazione è capace di destreggiarsi fra tanti ammiccamenti, ma alla lunga una simile formula dimostra la sua vacuità. I brani, spesso brevi e veloci, sono alla continua ricerca di una carica esplosiva che si intravede in Still Take You Home; le cose vanno peggio quando si cimentano con le ballate melense come in Riot Van, passaggi che forse hanno l’intenzione di evitare il ripetersi infinito di una forma-canzone uguale a se stessa. A risollevare un pò le sorti dell’album ci pensa Mardy Bum, un Reggae alla Sublime e la piacevole When The Sun Goes Down. La conclusiva A Certain Romance è l’apice dell’opera, un Reggae Pop dove il cantante Alex Turner sciorina un testo di piena tradizione Brit-Pop.

Nel complesso l’album è divertente ma un po’ ripetitivo, ancora acerbo e poco evoluto nelle idee e nelle strutture. In fondo gli Arctic Monkeys sono solo una band nata per divertire, senza alcun intento rivoluzionario nemmeno se si vuole limitare questa parola al campo musicale: le loro canzoni si consumano con l’ascolto e lasciano nei ricordi solo i passaggi meno anonimi e più riusciti.

Favourite Worst Nightmare (2007) apre con la possente (per loro) carica di Brainstorm, finalmente graffiante. Un nuovo gusto del ritmo sostiene Balaclava, aperta dal blaterare della voce e poi dilaniata da un riff Hard Rock. La band sembra essere cresciuta tanto da apparire più ironica e trascinante, oltre ad avere acquisito un po’ di carattere. Fluorescent Adolescent può essere salutata come uno dei loro piccoli capolavori mentre ancora sono tasti dolenti brani dimessi come Only Ones Who Knows: privati del ritmo e della bagarre chitarristica la loro musica appare spoglia e scialba. Finalmente riescono ad esplodere in deflagrazioni quasi Metal e questo è ben testimoniato in If You Where There Beware, a testimonianza che l’esordio era ancora incapace di mantenere le sue promesse di una musica energica e adrenalinica. Il ritmo Disco di Old Yellow Bricks di derivazione Killers è l’ultima piccola sorpresa di questa seconda prova. Favourite Worst Nightmare è un album più rifinito e meno ripetitivo rispetto all’esordio seppure rimanga molto attaccato a certi cliché del Rock/Pop. Non ci sono novità di rilievo ma solo alcuni brani interessanti ed altri un po’ da riempitivo: forse sarebbe il caso di costruirsi un’identità propria a questo punto della carriera, un sound capace di estraniarsi dagli stereotipi della scena.

Humbug (2009) cerca di uscire dagli stretti schemi dei primi due album. I brani sono meno ballabili e lineari, sembrano anzi un po’ un incrocio fra i Queens Of The Stone Age ed un Blues/Rock/Pop da White Stripes. Niente di rivoluzionario, ma brani come My Propeller, il passo paludoso e marcio di Potion Approaching, il Pop psichedelico di Cornerstone , le possenti chitarre di Dance Little Liar, i violenti attacchi percussivi di Pretty Visitors, l’intreccio lisergico di The Jeweller’s Hands  sono momenti che donano un po’ di nuova aria al progetto, nonostante la mano di Josh Homme sia più che riconoscibile e non manchino momenti scarsamente originali.

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Voti:

Whatever People Say I Am, That’s What I Am Not – 6
Favourite Worst Nightmare – 5,5
Humbug – 6

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2 thoughts on “Arctic Monkeys – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

  1. Ho ascoltati gli Editors da pochissimo. Il loro album più convincente è il secondo An End Has a Start, seppure senta molto l'influenza degli Arcade Fire (e di molto Post-Punk e Dark Wave). Ad ogni modo quell'album è migliore di tutti quelli degli Arctic, secondo me. Grazie del commento. 

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