Angelo Branduardi – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Angelo Branduardi è un menestrello italiano che ha recuperato la tradizione medioevale e ha riletto molti canti antichi musicandoli in filastrocche accattivanti, ornate soprattutto del suo spiritato violino e dagli echi della musica celtica, costante di molta della sua produzione.

Se Angelo Branduardi (1974) è un’opera vicina ad un Folk tradizionale, che ripesca pedissequamente dal passato quasi sempre, un lavoro come La Luna (1975), seppure ancora molto vicino ad un Folk dalle sfumature celtiche dai candidi arrangiamenti scarni ma anche dalle diffuse banalità, si fa ricordare per la complessa filastrocca di Confessioni di un Malandrino (da un testo di Esenin), probabilmente il suo piccolo capolavoro.

Alla Fiera Dell’Est (1976) prosegue la ripresa del Folk tradizionale, mentre il canto diventa meno stereotipato e un po’ più carismatico (ma senza niente di rilevantemente originale, come l’opera nel complesso). La filastrocca della title-track è un festoso e vivace classico del Pop italiano. Ne Il Funerale (8 min.) si avvicina alla tradizione del Folk progressivo inglese, scrivendo uno dei suoi brani maggiori.

Un po’ di coraggio affiora in La Pulce D’Acqua (1977) che presenta la complessa ballata cupa di Ballo in Fa diesis minore (7 minuti). La title-track è un’altra filastrocca orecchiabile che trionfa negli elementi Pop. Gli arrangiamenti si sono inspessiti e complicati, e risultano più gradevoli e meno scarni. Branduardi ha pian piano sviluppato uno stile personale che media la tradizione onnipresente a qualche accenno di personalità, seppure l’omogeneità dei brani, dello stile e delle ispirazioni sia abbastanza evidente. Nell’epoca della musica Rock,  del Punk e della New Wave l’opera di Branduardi soffre gli schemi di uno stile vetusto, poco incline alla contaminazione e alla varietà carismatica: si tratta di un difetto tipico di coloro che recuperano una tradizione, e hanno in questo il loro massimo pregio; non è vantaggioso, per costoro, inserirsi in un contesto musicale come quello che gravita attorno al Rock coevo fatto di innovazioni e di sperimentazione. Branduardi, pur consegnando la migliore opera del suoprimo periodo, mostra come difficilmente oltre al ripristino della tradizione ci siano motivi di originalità in una formula che non presenta significative evoluzioni, sintesi stilistiche e carismatiche reinterpretazioni. Pertanto vien da pensare che egli appartenga più alla tradizione delle canzoni orecchiabili, valide soprattutto per i ritornelli e per le filastrocche, che alla tradizione della sperimentazione e della innovazione; si conclude insomma che egli appartiene soprattutto al Pop.

Cogli La Prima Mela (1979) regala la title-track, inferiore ai tormentoni del passato, e ritenta brani più complessi come Ninna Nanna, che rispetta il nome soporifero e latita anch’essa di originalità. Sia la title-track che Ninna Nanna sono però adattamenti di canti tradizionali, il primo ungherese e il secondo inglese.

Gulliver, La Luna Ed Altri Disegni (1981) è una riedizione riarrangiata e con un nuovo brano. Se cercate originalità in questa opera, state cercando di andare contro la natura stessa non solo di Branduardi, che rievoca più che inventare, ma soprattutto state scegliendo l’opera più inadatta a tale scopo.

Certamente la formula inizia a mostrare la corda e si ripete stancamente anche in Branduardi (1981) e Cercando L’Oro (1983) che segnano il declino sempre più marcato che porterà Branduardi a dedicarsi alle colonne sonore prima di iniziare una seconda fase della carriera.

Quando torna nel 1985 con Branduardi Canta Yeats è un artista rigenerato, che musica le composizioni di Yeats con una musica più ricercata, che include più percussioni e si allontana da un Folk ritrito. Ci si avvicina alla tradizione celtica, ma poco rimane della danza medioevale orecchiabile, anzi Branduardi ricorda molto il cantare poetico di De Andrè (o Leonard Cohen, se preferite). Tutti i brani seguono delle direttive musicali che non sono esattamente sull’onda della sperimentazione coeva, ma l’opera è piacevole e variegata più degli ultimi album pubblicati, aggiunge delle relative novità e suona un po’ come una rinascita, seppure rimanga forte la componente tradizionale (Innisfree, L’Isola Sul Lago) e latiti sempre l’innovatività. Molto del fascino, inoltre, è dovuto a testi che non sono suoi.

Ancora più raccolto e intimo, Pane E Rose (1988) è impreziosito da L’Albero, un Folk visionario alla Fahey (senza la chitarra di Fahey). Il resto si divide fra toni religiosi e mistici (Benvenuta Donna Mia) e un Pop sofisticato, venato di Folk ma anche intriso di ganci melodici poco rilevanti come Scatolette. Le percussioni sono più presenti, la musica è più corale ma è lontana dalla semplicità d’ascolto delle hit del primo periodo. Si sentono richiami di Ivano Fossati (Barbablu) e Peter Gabriel, ma anche dei Matia Bazar e del loro lambiccato Pop (Fame Di Sole). C’è una ricerca, una evoluzione, una personalizzazione rispetto alle stanche opere del primo periodo, ma Branduardi continua a non presentare idee originali o davvero ricordevoli, se non in casi sporadici.

Il Ladro (1990) affonda ormai in un Folk banale e prevedibile, vicino alla scena cantautorale ma intriso di una soporifera aria da ninna-nanna. Idee diluite, poco originali e raramente capaci di attirare l’attenzione.

Si Può Fare (1992) si presenta più vicino ad un educato Folk/Rock, peccato che il genere sia ormai fra i più abusati e ritriti della Storia della Musica del ‘900. La title-track, almeno, si fa ascoltare piacevolmente nella sua orecchiabilità, ma cose come Prima Di Ripartire sarebbero state originali diverse decenni prima.

Domenica E Lunedì (1994) non è sostanzialmente diverso, nonostante l’aiuto di parolieri blasonati. Canzoni senza originalità, vecchie e ritrite, preconizzabili e soporifere.

La palese derivatività e la ripetitività sono difetti non meno gravi se ciò da cui deriviamo ha qualche secolo in più e ciò che ripetiamo è qualcosa ancorato a strutture antiche.

Il Dito E La Luna (1998) con testi di Giorgio Faletti deve buona parte dei suoi pregi ai… testi di Giorgio Faletti. Una musica leggermente più variegata, ma tutt’altro che originale o coraggiosa, continua a portare avanti una carriera relegata al passato (non esattamente glorioso) degli anni settanta.

L’infinitamente Piccolo (2000) è un album che parla di San Francesco. Ci deve pensare Battiato a portare un po’ di modernità con Il Sultano di Babilonia e la Prostituta, venata di Elettronica. Tutto però è avvolto in un passatismo asfissiante.

Altro E Altrove (2003) raccoglie canzoni d’amore trovate attorno al mondo, mostrando una maggiore seppure molto pacata varietà stilistica soprattutto dovuta al richiamo a tradizioni differenti. Ovviamente in brani con testi ripresi o ispirati ad altre opere e dalle sonorità sempre molto legate al passato e alle tradizioni c’è poco di innovativo di cui parlare. Se in passato si poteva considerare Branduardi vicino alla sensibilità del Pop, egli adesso è vicino semmai a quella della ricostruzione storica pedissequa in ambito Folk. Nel tempo del digitale le sue “innovazione” ai canovacci più tradizionali sono davvero molto poco coraggiose e innovative.

Il suo spirito per la rievocazione storicamente fedele di epoche passate delle musiche popolari più disparate prende forma in una lunga e articolata catena di opere: Futuro Antico (1996), Futuro Antico II (1999), Futuro Antico III (2002), Futuro Antico IV (2007), Futuro Antico V e Futuro Antico VI (entrambe 2009). Si tratta in sostanza di rievocazioni storiche piuttosto fedeli ed “ammodernate” quanto basta per renderle un po’ meno anacronistiche.

L’interesse di Branduardi è sempre stato verso le tradizioni e la loro rievocazione, mentre raramente la sua personalità ed il suo carisma hanno saputo dimostrare originalità e innovatività. A Branduardi si può forse attribuire una sensibilità che ha fatto riscoprire o tenta di far riscoprire musiche poco conosciute o dimenticate, ma c’è poco di suo in queste opere a livello musicale: egli ricerca e seleziona ma, in fondo, ripercorre composizioni altrui, seguendo sovente testi altrui, soffrendo inoltre i limiti di schemi musicali molto meno variegati e culturalmente misti rispetto a quanto la musica riesca a regalare negli ultimi decenni. Egli non è orientato verso il futuro ma costantemente verso il passato, più nel 2009 che nel 1974, ed in questo è opposto a tutta l’evoluzione musicale della musica della seconda metà del ‘900. Branduardi è un anacronismo artistico. Non solo rievoca, ma si limita spesso a riproporre secondo una chiave di lettura timidamente personale, che poco aggiunge alla Storia della Musica seppure possa aggiungere qualcosa (decidete voi quanto interessante) alla conoscenza musicale di chi lo ascolta. Branduardi è un mezzo per conoscere altre tradizioni, ma la sua capacità di artista e di autore, nonché di esecutore, è resa effimera e tale appare per questi motivi. Egli non è un creatore, ma uno specchio che riflette (con un po’ di distorsione e con molta polvere) il passato; un passatista, innamorato delle tradizioni. Poco o nulla di quanto ha composto in oltre trent’anni, però, merita un posto nell’evoluzione degli stili e della sensibilità musicale del ‘900.

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Voti:

Angelo Branduardi – 4,5
La Luna – 5
Alla Fiera Dell’Est – 5,5
La Pulce D’Acqua – 6
Cogli La Prima Mela – 5
Gulliver, La Luna Ed Altri Disegni – 3
Branduardi – 4,5
Cercando L’Oro – 4
Branduardi Canta Yeats – 6
Pane E Rose – 5,5
Il Ladro – 4
Si Può Fare – 4
Domenica E Lunedì – 3,5
Futuro Antico – 3
Il Dito E La Luna – 4
Futuro Antico II – 3
L’Infinitamente Piccolo – 3,5
Futuro Antico III – 3
Altro E Altrove – 4
Futuro Antico IV – 4
Futuro Antico V – 3
Futuro Antico VI – 3

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17 thoughts on “Angelo Branduardi – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

  1. utente anonimo ha detto:

    A me piace molto, pur riconoscendo che non è uno sperimentatore, a me certe canzoni danno una certa emozione  🙂

    Estelin

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  2. D’accordo su quasi tutto. Per quel che mi riguarda sono tuttavia stato meno severo con “l’infinitamente piccolo” in quanto gli riconosco una “piroetta risolutiva” in più; ma magari dovuta semplicemente al mio orecchio così levigato da violino e medioevo da farmi risaltare una per una tutte le timide variazioni come una bomba in testa (ho citato Gaber e De André involontariamente a distanza di una parola, sto peggiorando).
    Comunque, al solito, sottolineo la mancata sottolineatura di un paio di pezzi: “Il funerale” (il mio pezzo preferito) e “Confessioni di un malandrino” nella sua versione inedita (musicalmente adorabile a mio avviso) ch’è stata pubblicata nella sua platinum collection.
    Ultima lancia da spezzare a suo favore è lo spirito innovativo che ha portato a molti dei suoi live. Che hanno senz’altro molte marce in più paragonati alla produzione studio.
    Per il resto bell’articolo, severo ma giusto!

    (non è per cattiveria ma dal più giovane laureato in violino d’Italia ci si aspetta di più)

    Curiosità: Ho da poco scoperto che ha suonato come turnista in “La buona novella”

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  3. Mi fa piacere che tu sia d’accordo, è una scheda molto “dura” questa. Purtroppo non ho il tempo (e temo che non troverò mai) per ascoltare live e inediti delle raccolte, perché per alcuni artisti diventerebbe un lavoro troppo lungo e spesso privo di qualsiasi ricompensa in termini di cose interessanti da aggiungere ai brani da ricordare. Penso a quanti dischi postumi sono usciti di Jimi Hendrix o quante versioni alternative esistono dei brani dei Nirvana o dei Beatles.

    Ho riascoltato Il Funerale, l’ho citato nella scheda e ho anche modificato il voto (al rialzo) dell’album: era un pezzo che meritava almeno citazione, hai ragione! Curiosa la versione inedita di Confessioni, non la conoscevo! Ora mi toccherà riascoltare questa e l’originale almeno 10 volte la prossima settimana: e dire che mi ero disintossicato!

    Grazie del commento e dei consigli!

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  4. andrew61 ha detto:

    Credo che tu debba per prima cosa imparare a rileggere quello che scrivi, perché la forma scritta è mediocre.
    Per tutto il resto, ovvero la critica etc etc, ti consiglio di passare il tuo tempo a fare altro, chè di MUSICA che ne capisci ben poco, per non dire NULLA.
    Anzi, ti consiglierei di comprarti un bel manuale sulla pesca, visto mai che trovi un bel passatempo.
    In alternativa puoi sempre guardare la De Filippi ed il suo Amici, che sicuramente ti si confà di più.

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  5. Per la rilettura, vorrei trovare il tempo ma sono troppo impegnato a scrivere nuove schede e da qualche mese anche degli speciali di approfondimento.

    Lo so che ne so ancora ben poco di musica, nonostante nel 1500 pagine scritte su questo blog, una tesi magistrale sull’industria musicale e migliaia di ore passate a leggere libri e approfondimenti, per questo devo continuare ad ascoltare e analizzare, studiare e approfondire! Fra vent’anni vedrai che sarò un vero esperto! 🙂

    La pesca non mi attrae molto, così come Amici di Maria De Filippi, a te piacciono?

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  6. andrew61 ha detto:

    Ne puoi scrivere anche 10000 di pagine, ma ti manca proprio la base.
    E invece di guardarti l’ombelico e scrivere quanto sei bravo ( e non lo sei..), a leggere libri (dovresti anche capire cosa c’è scritto..cosa fondamentale…)
    e quant’altro, pensa sempre che il tuo giudizio è sempre e soltanto SOGGETTIVO,
    e che soprattutto lascia il tempo che trova.
    Quelli come te, INTERNET né è pieno, pensano che il solo fatto di scrivere su un blog li metta su di un gradino più alto perché hanno un posto dove sparare minchiate a gògò.
    I critici musicali (pseudo tali) pensano di avere la verità in tasca, e invece non distinguono un Do maggiore da una sedia.
    Segui il consiglio: datti alla pesca.

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  7. Non seguirò il tuo consiglio, mi dispiace. A me scrivere di musica diverte e appassiona. Mi diverto e ho la presunzione di essere migliorato anche molto negli anni. Anche il tuo giudizio su di me è solo soggettivo, no?

    Se altri fanno come me e internet ne è pieno, sarò solo l’ennesimo a fare qualcosa che disprezzi. Poco male. E la pesca proprio non mi piace, l’ho già detto. 🙂

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  8. Vince malandrino ha detto:

    Non sei in grado di saper riconoscere la buona Musica, e ci può stare. Il problema più grande, però, è che non sai neanche scrivere…e questo è molto grave per un uno che gestisce un blog.
    Vincenzo – Locanda del Malandrino

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  9. Anonimo ha detto:

    ma dietro il nomignolo se pur simpatico di ornitorinco nano c’è qualcuno, è almeno musicista? non voglio sperare musicologo, quanti anni ha?

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  10. Sono un appassionato di musica. Mi interessano l’aspetto storico e quello estetico, soprattutto. Il blog è un passatempo, non il mio lavoro. La musica non è in nessun modo il mio lavoro. Mi diletto anche a suonare, ma se dovessi ritenermi un musicista allora dovrei ritenermi anche un atleta perché vado a fare jogging. L’età è più dei venti e meno degli “anta”.

    Lo so che è un nomignolo simpatico, sennò non lo userei ancora 😉

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  11. Emidio ha detto:

    Ciao Antonio,
    seguo il tuo blog da tempo e devo dire che condivido quasi sempre i giudizi dei vari musicisti che analizzi (quando li conosco, altrimenti diventano una “guida” per approfondire).
    Su Branduardi bisogna riconoscere che ci sei andato un po’ sul pesante e probabilmente avresti dovuto sottolineare di più i suoi meriti che, indubbiamente ha e non insistere troppo su i suoi limiti. Non è mai stato molto originale e innovativo, ma lui ha sempre “dichiaratamente” attinto alla tradizione popolare italiana e di altri paesi europei con l’obiettivo di far apprezzare e diffondere un patrimonio musicale che ama particolarmente.
    Ma non è questo il punto, volevo sostenerti nella diatriba sorta con andrew61 e qualche altro commentatore.
    L’accusa di non saper scrivere lascia il tempo che trova, è importante saper comunicare …. e poi non mi sembra che per scrivere di musica sia richiesta la laurea in lettere e il beneplacito dell’accademia della crusca.
    Ma il massimo è chi ti accusa di non capire niente di musica… punto
    Argomentate gente argomentate.

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  12. Grazie Emidio, la scheda di Branduardi è una delle tante che dovrei rivedere, anche in linea con le tue osservazioni. Penso ne esca un giudizio più duro di quello che penso. Ovviamente riconosco che la sua è sempre stata una dichiarata ispirazione, ma vedrò di chiarirlo meglio nella prossima stesura. Conto di rivedere e riscrivere, anche con più attenzione alla forma e ai refusi, molte schede nei prossimi mesi e questa sarà sicuramente inclusa.

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