Alice In Chains – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Gli Alice In Chains sono una delle formazioni più importanti del movimento Grunge statunitense.

Facelift (1990) è ancora un album immaturo, che da una parte cerca una propria forma musicale riprendendo ad ampie mani dal passato, dall’altra riesce nel melodramma dilaniante di Love, Hate, Love primo grande capolavoro della formazione e decisamente il brano migliore dell’opera. C’è da ricordare inoltre l’anthem We Die Young dove Stanley eleva già a storico il suo lamento cadenzato e morboso da lebbroso che implora pietà. Il ritmo funk di Man In The Box conclude i brani validi dell’opera, che in altri episodi mostra invece tutta la sua acerbezza.

SAP (1991) è un singolo rilasciato in attesa del secondo album e rappresenta poco più che un diversivo.

L’attesa del loro secondo album si conclude nel 1992 con la pubblicazione di Dirt.Il suono incupito e più violento passa dal canto di morte di Angry Chair alla nera maestosità di Rain When I Die, forse il brano migliore del loro periodo più possente musicalmente, dove le distorsioni di chitarra lacerano i timpani quando la voce lagnante di Stanley pensa a straziare l’anima in un lungo canto di disperazione e solitudine accompagnato però dalla maestosità di certo heavy metal. Sickman è l’apice sperimentale dell’opera mentre God Smack è la loro rabbia a pieno servizio della musica, ora blasfema e ossessionante. Resta in conclusione solo la triste melodia di Would.

Con quest’opera la band istituzionalizza il suo canto di uomini persi e smarriti, che come pazzi reagiscono con urla strazianti ai loro dolori esistenziali. Quello di Stanley è un canto che va oltre i limiti di Cobain e si allarga, dalla prospettiva personale, a quella generazionale, più del leader dei Nirvana.

Jar Of Flies (1994), un EP acustico,  è il requiem di quelle anime morte ma contemporaneamente vive che parlano nelle loro canzoni. L’aria dimessa e acustica delle canzoni gli allontana dalla violenza sonora ma rende, se possibile, più cupe e tetre le loro ballate di disperazione. Così l’olezzo depressivo riempie i quadri di Rotten Apple e Nutshell, mentre un sole sbilenco illumina I Stay Away, con i suoi violini che sono un raggio di luce in tanto buio e grigiore. Neil Young e Nick Drake aleggiano in tutta l’opera.

Il canto di Stanley è ora la voce dei forzati all’esistenza, di coloro che soffrono perché vivono, e finalmente la loro prospettiva esce dall’autobiografismo e diventa parabola generazionale.

 Alice In Chains (1995) è l’album della stasi artistica ed il loro primo calo sensibile. Seppure la formula sia ben espressa e brani come Grind e Brush Away siano ai livelli del loro passato, l’opera ripete stancamente molti concetti e la formazione perde l’afflato sincero dell’opera precedente.

 Unplugged (1996) è un modo di dimostrare l’amore per l’acusticità della band, che ripropone così brani come Nutshell e Brother portandoli a nuovi livelli di comunicabilità. Il live è interessante anche per chi già ha ascoltato molto di loro, ma non risulta esattamente indispensabile.

Il 5 aprile del 2002 la formazione subisce la prematura morte di Stanley.

Black Gives Way To Blue (2009) vede la formazione tornare con un album sorprendentemente convincente, che riesuma la carriera, riassume molti stili della formazione ed aggiunge qualche nuova venatura stilistica, pur sentendo il peso del tempo che passa e non apportando grandi innovazioni. Il passo funereo, possente, lamentoso delle loro composizioni rivive in All Secrets Known, la potenza Heavy Metal in Check My Brain, la furia fra Melvins e Grunge in Last Of My Kind, la desolazione di Jar Of Flies in Your Decision. La potenza devastante di A Looking In View (oltre 7 minuti) farebbe però invidia ai Crowbar, nonostante qualche momento più melodico. Alcuni dei brani più convincenti rimangono Private Hell, punto d’incontro fra le varie anime della formazione, e la ballata un po’ allucinata della title-track, che mostra come anche senza Stanley la formazione faccia invidia alle ballad della quasi totalità degli hard-rockers. Quindici anni fa sarebbe stato anche un album storicamente significativo.

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Voti:

Facelift – 6,5
Sap – 5,5
Dirt – 7
Jar for Flies – 7
Alice In Chains – 6
Unplugged – 6
Black Gives Way To Blue – 5

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