Alan Sorrenti – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Alan Sorrenti è stato uno dei più convincenti discepoli di Tim Buckley. Avaro di grandi ispirazioni artistiche, artista mediocre e banalissimo, ha saputo al principio della carriera regalare all’Italia uno dei suoi capolavori di Rock Progressivo con Aria (1972). Nelle lunghe composizioni di Un Fiume Tranquillo e nella dolce Vorrei Incontrarti si rivela quel cantautore raffinato che non riuscirà più ad essere, diviso fra tradizione partenopea e Psichedelic/Prog Rock. Un plotone di professionisti come band (soprattutto Albert Prince al piano e Jean Luc Ponty al violino) sostiene Alan Sorrenti soprattutto nella sua prova più significativa, il suo capolavoro, l’unico brano nella sua discografia che meriterebbe la discografia di Buckley: la suite Aria, quasi venti minuti in cui Sorrenti modula con tecnicismi e voli pindarici una voce duttile e penetrante, che si muove fra impennate e momenti di quiete, all’interno di un flusso di coscienza sostenuto da Jazz, Progressive e venature lisergiche, recuperando anche passaggi acustici di matrice Folk e creando così un compendio fra le sue “radici” ed il sound che si sviluppava pressoché contemporaneamente negli USA ed in Inghilterra ad opera di alcuni artisti “illuminati”. In questi venti minuti l’intera scena italiana conosce uno dei suoi apici artistici ed ispirativi, un vertice che lo stesso Sorrenti neanche lontanamente riuscirà a replicare.

Il secondo Come un vecchio incensiere all’alba di un villaggio deserto (1973) cerca inutilmente di replicare la stessa struttura dell’album d’esordio, forgiandosi anche questa volta di collaboratori d’eccezione come Francis Monkman dei Curved Air al VCS3 e David Jackson dei Van Der Graaf Generator al flauto. Il brano più affascinante è Serenesse, romantica e trasognata, il resto cerca di replicare con qualche venatura aggiuntiva di psichedelia il sound dell’esordio, banalizzandolo. Il motivo di principlae interesse dell’esordio, la lunga suite, viene prontamente replicata con la title-track, addirittura oltre 23 minuti, che nonostante l’ambiziosità, si perde fra astrattezze Free Jazz e risulta tremendamente meno ispirata e fin troppo prolissa. Se fosse durata dieci minuti in meno, avrebbe potuto perlomeno restare in territori qualitativi limitrofi ad Aria.

Segue quindi una delle svolte più discusse di tutto il panorama italiano. Sorrenti abbandona la scena Progressiva, ma non come un Battiato che continuerà a proporre idee, seppure spesso mediocri, quasi mai corrive ma sempre interessate all’eleganza e ad un gusto raffinato e poco incline al “mainstream”. Sorrenti si reinventa come divo delle discoteche, con risultati imbarazzanti.

Dopo un transitorio Alan Sorrenti (1974) che si divide fra ammiccamenti da classifica (il singolo Dicitincelle Vujè, classico della tradizione napoletana) e qualche numero degno dei brani minori degli album passati (Un Viso D’Inverno), il tracollo totale giunge con Figli delle stelle (1977) con l’hit eponima, ed ancora il pessimo L.A. & N.Y. (1979) ed un Di Notte (1980) che sarebbe delittuoso voler confrontare con l’esordio. Il nuovo sound è una Disco/Funk banale, superficiale, ripetitiva, prevedibile, tediante.

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Voti:

Aria – 7,5
Come un Vecchio Incensiere All’Alba di Un villaggio Deserto – 6
Alan Sorrenti – 5,5
Figli Delle Stelle – 3
LA & NY – 2
Di Notte – 2
Radici – 3
I Successi Di Alan Sorrenti – 3

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4 thoughts on “Alan Sorrenti – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

  1. vorrei incontrarti ….serenesse ritorna !….quello dopo non è sorrenti, è uno che col suo nome si strafaceva di coca…ed aveva bisogno di soldi per comprarsela….

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  2. E cosa bisogna fare per essere più qualificati di te?La critica è soggettiva e spara talvolta un sacco di cavolate……..Sul primo album di Sorrenti rimango sempre perplesso……Notte!

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  3. In questo specifico caso è più qualificato chi conosceva di persona o per vie traverse Sorrenti, e conosce o potrebbe conoscere le ragioni di un simile, repentino cambiamento.

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