Afterhours – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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Le migliori canzoni degli Afterhours

Manuel Agnelli è la figura centrale di una delle poche formazioni di Rock italiane che resistono alla crisi del genere dopo gli anni 90. Pur nati a metà del decennio precedente, ufficialmente nel 1986, è proprio negli ultimi anni del millennio che la band diventa un faro della scena nazionale, guadagnando ampi consensi di critica e pubblico. Intorno ad Agnelli si muovono molti musicisti, alcuni di grande spessore, tanto da contribuire significativamente alle opere maggiori. Si può immaginariamente suddividere l’intera carriera in quattro fasi.

La prima potremmo etichettarla come “periodo di formazione”, quando Agnelli inizia a circondarsi di altri musicisti per portare avanti un progetto musicale che, per omaggiare i Velvet Underground, decide di chiamare Afterhours, come il pezzo che chiudeva The Velvet Underground (1969). Questa fase parte dalla fondazione e arriva al primo album in lingua italiana, Germi. Sì, perché le prime documentazioni registrate della band prediligono l’inglese.  È il caso di All the Good Children Go To Hell (1988), un mini-album che anticipa il loro esordio, anche questo in inglese, intitolato During Christine’s Sleep (1990). Si tratta di un album molto legato agli anni 80, nel quale spesso però traspare una vena melodica e malinconica, come una frustrazione che increspa a tratti le loro canzoni. Il brano migliore è forse Inside Marilyn Three Times. L’interesse intorno alla formazione è palpabile, anche perché i richiami a Velvet Underground e Television, con un pizzico di Sonic Youth, uniti alla scelta dell’inglese, rendono l’ascolto potabile anche per il pubblico internazionale.

Pop Kills Your Soul (1993) affina il sound, avvicinandosi al sofferto Rock che li renderà famosi e apprezzati dalla generazione nata negli anni 80. Qualche momento più “duro” contribuisce a vitalizzare la loro musica, ponendo le basi di quello che arriverà a breve. Il legame fra quest’opera e la successiva è tale che alcuni di questi pezzi saranno riproposti in una versione italiana nel prossimo album. Anche grazie all’entrata del chitarrista Xabier Iriondo, la band sembra ormai vicina a trovare una più definita identità. Compromise Is Going To Kill Me Baby è, probabilmente, il brano maggiore di un album di transizione.

La seconda fase della carriera inizia idealmente con il successivo Germi (1995), il primo album prodotto per il mercato italiano e cantato nella lingua natale di Agnelli. Uno dei trucchi destinati a diventare una chiara caratteristica stilistica è introdotto in Plastilina: la dinamica rocambolesca di una ballata violenta e sofferta, che come dei redivivi Nirvana scopre l’apatia e la tranquillità anche alla fine di un climax. Questo alternarsi di piano e forte, violento e docile, aggressivo e apatico è un compagno ideale dei testi di Manuel Agnelli, figli di un’emotività tormentata e di una sempre affilata capacità di stupire, colpire e spiazzare con accostamenti coraggiosi e immagini evocative. L’opera presenta anche il loro brano tipicamente più arrembante, un altro modello destinato a diventare elemento centrale della discografia: qua troviamo Siete Proprio Dei Pulcini, Germi e Vieni Dentro. Un terzo pilastro compositivo, da aggiungere alle ballate inquiete e ai brani più arrembanti, è quello delle sperimentazioni in ambito Rock: la ballata anemica Giovane Coglione, l’inferno Noise-Rock di Ho Tutto In Testa Ma Non Riesco A Dirlo (ovviamente uno strumentale) e soprattutto Posso Avere Il Tuo Deserto, cantata come una ballata ma movimentata come una cavalcata-jam, con una coda che sfora nello psichedelico. Per quanto solo quest’ultimo brano paia pienamente compiuto a livello creativo, Germi è un’opera centrale per la carriera e per tutto il Rock italiano degli anni 90. Senza quest’album non sarebbe stato possibile scrivere il loro capolavoro.

Uno degli album italiani più importanti del periodo, forse il più importante di tutta la compagine del Rock cosiddetto alternativo, è scritto proprio dagli Afterhours e porta il titolo provocatorio e un po’ infantile di Hai Paura Del Buio? (1997). Si tratta di un Rock a tratti spigoloso, che si sposta verso territori Hardcore per tornare alla melodia. Un album strabordante di idee, che conta 19 canzoni e che racchiude tutte e tre le anime della band: quella aggressiva, quella emotiva e quella sperimentale. Una sfilata di brani che rischiavano di non trovare pubblicazione, tanto da costringere Agnelli e soci a cambiare casa discografica. Anche stilisticamente, gli spunti dei primi album sono rielaborati in un calderone, schizofrenico e imprevedibile, che accosta Grunge e Punk, Noise-Rock e Pop.

Opera cupa, sarcastica, nervosa e sofferta, rischia solo di essere sovrabbondante. Eppure, proprio nei suoi accesi contrasti trova pieno compimento, come a trasportare sul piano dell’intero album il vivace dinamismo dei brani. Anche i testi sono più ispirati che mai, con frasi che funzionano persino se estrapolate dal contesto. Apre a passo lento, ma irradiata di distorsioni elettriche, 1.9.9.6. per portare l’ascoltatore a Male Di Miele, uno dei più grandi brani Grunge italiani (e nel 1997 pochi lo superano anche nel contesto internazionale). Le frasi che Agnelli sputa con rabbia e sarcasmo sono da antologia: basterebbero due distici come “E non è dolce essere unici/ Ma se hai un proiettile ti libero” e “Ti do le stesse possibilità/ Di neve al centro dell’inferno, ti va?”. Schiarito l’arrangiamento, Rapace si impenna solo nel ritornello. Si scorge lentamente dal buio la sofferta Pelle, albeggia in rintocchi sparuti per diventare una ballata dolorosa (“Ti entravo in fondo dentro, lo sai/ Soltanto per capire chi sei”). Il contrasto non potrebbe essere più forte con Dea, Hardcore Punk sparato a mille, che apre per l’acustico malsano di Senza Finestra, chiuso nel più assordante stile cacofonico. Simbiosi lascia scorrere un chiacchiericcio in sottofondo, secondo lo stile estroso del Rock alternativo internazionale. Pochi brani possono vantare una frase d’apertura come il delirio Hardcore Punk di Lasciami Leccare L’Adrenalina: con “Forse non è proprio legale sai/ Ma sei bella vestita di lividi” Agnelli arriva a competere con i grandi autori di testi Rock, quelli che con una singola frase, bruciante e peraltro recitata con indifferenza e a mezza voce, superano il muro delle convenzioni e dei cliché. La canzone d’amore diventa una violenta canzone di passione, incoronata poi dal fosco verso “Le tue lacrime in fondo ai miei brividi”.

L’ottovolante stilistico continua con Punto G, ballata elettrica dagli arrangiamenti ricercati che sfiora i sei minuti, l’apice della loro sofferenza Grunge. La dolcezza di Come Vorrei, con archi e pianoforte, anticipa il mostruoso abominio distorto di Questo Pazzo Pazzo Mondo Di Tasse, una composizione degna dei Melvins più sfrenati ma arrangiati con gli archi di un successo sanremese. Tutt’altro che scarichi, gli Afterhours regalano nel brano numero 17 uno dei vertici dell’intero Rock italiano, il sarcastico manifesto degli “alternativi”: Sui Giovani d’Oggi Ci Scatarro Su è un incendiario assalto senza prigionieri, ironicamente stemperato nel caustico ritornello che dà il titolo al brano. Agnelli urla come un invasato la sua arringa, regalando altri versi memorabili, intrisi di rabbia ma partoriti da una visione acuta della realtà musicale del periodo e persino della società milanese dell’epoca. Almeno due frasi da riportare: “Ridai i soldi al tuo papà” e “L’alternativo è il tuo papà”.

Disco irripetibile, per la band e per il resto della scena italiana del periodo, Hai Paura Del Buio? è il pilastro sul quale si fonderà il resto della carriera, per vicinanza o per contrasto. La pietra di paragone per tutti gli altri rockers del periodo, per le band che sono nate in Italia negli anni 90.

Il successivo Non è Per Sempre (1999) nasce forse con la consapevolezza che Hai Paura Del Buio? ha chiuso la seconda fase della carriera. Serve un cambiamento, verso un amalgama meno schizofrenico. Milano Circonvallazione Esterna è un palese tributo ai Suicide mentre L’Inutilità Della Puntualità ricorda la passione per i Sonic Youth, ma è la title-track a segnare la via più nuova: una ballata più composta, tradizionale, con i testi a segnare una qualche distanza dal Pop più radiofonico e sanremese. E sono pop-song anche Baby Fiducia e Bianca. Il resto sembra mischiare le carte, tornando in lidi conosciuti senza idee nuove.

L’eccezione su questo fronte è la depressione desolante di Oceano Di Gomma, ballata al rallentatore e apatica. Se si poteva riempire un opuscolo di aforismi con l’opera precedente, in Non È Per Sempre manca anche l’entusiasmante e carismatico stile narrativo che Agnelli ha ben dimostrato in passato.

Sempre più cantautore, Agnelli è il vero protagonista di Quello Che Non C’è (2002) , che regala emozioni in Bye Bye Bombay, nei suoi miasmi Noise-Rock e una frase come “Io non tremo/ è solo un po’ di me che se ne va” a meritare un posto nelle loro citazioni da incorniciare.

La sofisticazione della ballata che appariva anche in versione Pop nell’album precedente porta alla tormentata Varanasi Baby e l’ectoplasmatica chitarra di Bungee Jumping. Novità nella discografia, lo spoken word di Ritorno A Casa. Rispetto ai fasti di un tempo è però poco più che una collezione di brani minori.

Non È Per Sempre nasce in aperta discontinuità con Hai Paura Del Buio?, ammiccando a un mondo tanto Pop da snaturare del tutto l’anima della band. Il successivo Quello Che Non C’è trova nella sofisticata ballata elettrica la sua dimensione. Il lato più sperimentale, irriverente e squisitamente Punk, nell’attitudine se non negli spartiti, è stato abbandonato. Andatosene Iriondo, la band è sempre più un’emanazione del solo Agnelli, che è pronto ad approdare alla terza fase della carriera degli Afterhours, quella delle ballate e del secondo, tiepido, tentativo di successo internazionale.

Se qualche ascoltatore impaziente volesse ascoltare l’essenziale della band qui in esame, oltre al capolavoro Hai Paura Del Buio? dovrebbe aggiungere anche Ballate Per Piccole Iene (2005), l’apice formale della band: l’album più rifinito, più dettagliato, più curato. Il senso di vuoto che permeava l’opera precedente continua ad essere imperante così come il tema della delusione e della sconfitta, ma la forma musicale è ora giunta a piena maturazione: i brani si sviluppano come oscure ballate, assimilabili alle “murder ballads” di Nick Cave reinterpretate da un Manuel Agnelli di nuovo ispirato nei testi. Elettrici e distorti, emotivi e toccanti, gli Afterhours de La Sottile Linea Bianca e della Ballata Per La Mia Piccola Iena, con ripetizioni e divagazioni psichedeliche che potrebbero proseguire in una jam acida, hanno trovato finalmente la quadratura del cerchio.

Persino quando si riavvicinano a uno stile più Pop in Ci Sono Molti Modi, l’intensità del testo (“Se il mio amore è una patologia saprò come estirparla via” e “l mio amore è una patologia vorrei che mi uccidesse ora”) e dell’interpretazione segna un’importante distanza dai cliché. La danza di guerra de La Vedova Bianca, il vortice distorto di Carne Fresca, gli archi impetuosi di Chissà Com’è e la conclusiva, desolante, Il Compleanno Di Andrea rendono eterogenea questa creativa raccolta di ballate vibranti di emozioni ma pienamente capaci di non rinunciare all’eterogeneità. Successo di pubblico e critica in Italia, l’opera è stata pubblicata anche in inglese con il titolo di Ballads For Little Hyenas (2006) e l’aggiunta di una cover di The Bed di Lour Reed. Arriva un tour che tocca Inghilterra e Stati Uniti, elemento che insieme all’entrata di nuovi membri nel gruppo, porta a considerare il capitolo Ballate Per Piccole Iene – Ballad For Little Hyenas uno snodo cruciale della carriera e l’ideale fine della terza fase.

Come successe dopo Hai Paura Del Buio, al vertice creativo segue un periodo di smarrimento. I Milanesi Ammazzano Il Sabato (2008) stravolge il sound ancora una volta, virando verso uno stile camaleontico, spesso pomposo e persino intellettuale. Torna a sorpresa l’energia più Rock, fino a richiamare l’Iron Man dei Black Sabbath in Neppure Carne Da Cannone Per Dio e il falsetto dei Led Zeppelin in Tutti Gli Uomini Del Presidente. Peccato che non graffino più neanche quanto riversano sull’ascoltatore decibel su decibel (Pochi Istanti Nella Lavatrice). Nel complesso, si prova un po’ di tutto, fino a far sembrare l’album una versione molto minore di Hai Paura Del Buio?. Il brano Dove Si Va Da Qui sembra avere un titolo insolitamente significativo.

Nel 2009 partecipano a Sanremo, un modo per presentarsi nella loro nuova veste di gruppo intellettuale e capitalizzare il loro ruolo di guida della scena alternativa italiana, o almeno di quel che ne rimane. Padania (2012) è quantomeno pretenzioso in episodi come Metamorfosi, che farebbero sembrare timidi i Muse, ma fa sbocciare le intuizioni dell’opera di quattro anni prima. Finalmente sono tornate in primo piano le chitarre, anche perché a suonare c’è di nuovo Iriondo, e lo spirito più sbilenco, sperimentale e sopra le righe di un tempo fa di nuovo capolino, nell’orgia vocale di Fosforo E Blu, nel bordello dadaista di Ci Sarà Una Bella Luce (fra Elio E Le Storie Tese e gli Area) e soprattutto nei due “messaggi promozionali”. L’arrangiamento più stravagante lo sfoggia Io So Chi Sono, come se i Faith No More e i Primus si fossero impossessati di Manuel Agnelli. Però che pazienza seguire tutte queste divagazioni, persino uno strumentale che funge da interludio, di soli archi: Hai Paura Del Buio? era strabordante dove Padania è dispersivo.

L’urgenza espressiva che sembrava perduta per sempre e solo in parte compensata dal mestiere ritorna con Folfiri O Folfox (2016), la dolorosa storia della malattia e della morte del padre di Manuel Agnelli. Il titolo si riferisce a due trattamenti chemioterapici alternativi. Il pomposo è diventato drammatico in Grande ma la tracklist non è meramente deprimente: Manuel Agnelli usa la propria esperienza familiare per esplorare i temi della malattia, la morte, la paura e la cura.

Il Mio Popolo Si Fa è la lettura della società vent’anni dopo Sui Giovani D’Oggi Ci Scatarro Su, fra fischi e devastanti assalti ritmici. San Miguel è una stravaganza senza eguali nella discografia, frattaglie cacofoniche per un salmo surreale. Cetuximab si chiude trova una scarica ritmica quasi Grindcore, prima di deflagrare in mille rivoli scoordinati. La title-track è uno spasmo nevrotico fatto musica, con oscuri versi gutturali e un pianoforte pensoso prima del finale. In un caso ritorna persino l’anima Hardcore: Fra I Non Viventi Vivremo Noi.

Comunque presente tutta una collezione di ballate, tetre o inquiete, anemiche o infuocate, secondo lo stile consolidato negli anni. Brani funzionali alla narrazione dell’opera, ma incapaci di eguagliare i vertici già raggiunti in termini di creatività e innovazione.

Folfiri O Folfox alza nuovamente le quotazioni di Manuel Agnelli come artista, negli anni in cui il suo personaggio è diventato di dominio pubblico grazie alla partecipazione in veste di giudice al popolarissimo talent show X-Factor.


During Christine’s Sleep 1988 6
Pop Kills Your Soul 1993 5,5
Germi 1995 7,5
❤ Hai Paura Del Buio? 1997 9
Non è Per Sempre 1999 6
Quello Che Non C’è 2002 6,5
Ballate Per Piccole Iene 2005 8
Ballads For Little Hyenas 2006 6
I Milanesi Ammazzano Il Sabato 2008 6
Padania 2012 6,5
Folfiri O Folfox 2016 7,5

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