3 Doors Down – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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3 Doors Down su Spotify

Dopo l’esplosione di Nirvana e Pearl Jam l’esplosione del Grunge ha lasciato sul campo un’infinità di detriti musicali. Mettendoli insieme si può ricostruire un movimento, quello del Post-Grunge, che riprendendo i suoni delle band “alternative”, il focus emotivo e l’energia Hard-Rock hanno collezionato successi commerciale negli USA a cavallo fra i due millenni. Dal Mississipi arrivano i  3 Doors Down, un trio di musica chitarristica e melodica, pronti a riempire le radio ascoltate dai rockers ancora affamati di “suono di Seattle”. Non si tratta però di una delle tante band spuntate come funghi sul finire del secolo, ma una di quelle che ha venduto più copie.

L’esordio The Better Life (2000) fu trainato dalla loro più grande hit, l’esplosiva Kryptonite, uno dei singoli più convincenti dell’intero movimento: ritornello killer, e arrangiamento che fonde una malcelata anima Folk/Rock con la potenza Hard Rock. L’elaborata e fragorosa ballata Loser anticipa la più diretta Duck And Run, fondamentalmente i due modelli che poi saranno ripetuti nel resto dell’opera. L’album sbanca soprattutto negli Stati Uniti, dove supera abbondantemente le 5,5 milioni di copie vendute, arriva settimo sulla Billboard 200 e trasforma per qualche settimana i 3 Doors Down la nuova speranza del Rock “alternativo” statunitense, anche se si tratta di un’imitazione di gruppi nati dieci anni prima.

Away From The Sun (2002) si fa ricordare per il graffiante primo singolo, When I’m Gone, e il terzo singolo estratto, Here Without You, che è anche la prima ed unica ballata valida dell’intero repertorio, nonostante assomigli ad altre mille (qualcuno ricorda gli Aerosmith?). C’è davvero poco però in queste canzoni che non sia la solita pappa proposta nel Rock del periodo: le melodie sono le solite, i testi i soliti, le strutture le solite di sempre. Inoltre, rispetto all’esordio, gli spigoli sono stati smussati, a vantaggio di melodie messe insieme con l’attenzione professionale di chi riesce a scalare le classifiche. Here Without Me diventa un inno per le truppe americane in Iraq. L’album vende più di 4 milioni di copie e, pur senza replicare l’esplosione inaspettata dell’esordio, fa rimanere la band saldamente nella lista dei bestseller del periodo.

Seventeen Days (2004) rallenta e smussa ancora di più il loro sound, infarcendo il tutto di ballate deprimenti e abbastanza noiose. Right Where I Belong sembra un brano degli Audioslave, con quella sua attenzione al groove, ed è una somiglianza che condivide con altri brani dell’album.  In alternativa potete ascoltare variazioni sul tema Nickelback o canzoni ispirate da altri gruppi Post-Grunge. L’album riduce di molto anche il successo commerciale: l’esordio è stato sei volte disco di platino, questo “solo” una volta.

Se anche il movimento Post-Grunge ha avuto un qualche ruolo nel traghettare il Rock duro nel nuovo millennio, facendolo accedere alle classifiche di vendita e alle radio più popolari, sembra completamente esaurito già nei primi anni ’00. Non fanno eccezioni i Nostri, che con il loro quarto album, dal fantasioso titolo 3 Doors Down (2008) sembrano incappare in una involontaria ironia: l’album che prende il nome della band sembra soprattutto un archivio di cliché del Post-Grunge. Patetismi come It’s The Only One You’Ve Got e stereotipi à la Pearl Jam come Train sono meno personali dei brani poco personali degli album precedenti. Citizen/Soldier è dedicata a Guardia Nazionale degli Stati Uniti d’America.

Con questi presupposti, non sorprende che  Time Of My Life (2011) sia ancora più generico e simile ai Nickelback. Nonostante i tentativi di ammodernarsi, Us And The Night (2016) sembra produrre in modo più sfavillante il solito vecchio pastone Post-Grunge.


Discografia:

The Better Life 1999 6,5
Away from the Sun 2002 6
Seventeen Days 2004 5
3 Doors Down 2008 <5
Time Of My Life 2011 <5
Us And The Night 2016 <5
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