Acid Bath – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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Dalla Louisiana arriva una delle formazione underground più importanti degli anni ’90, gli Acid Bath. L’eccezionalità della loro musica sta tutta nell’ambiguità dello stile. Sicuramente sono un gruppo Metal, anche se non è così facile delimitarli a una singola etichetta. Va per la maggiore archiviarli sotto lo Sludge Metal, anche se sono forti le influenze Stoner Metal e sono pesanti le dosi allucinogene. Quando non rallentano in modo mostruoso, è facile vederli scatenati in assalti Death Metal o Grindcore devastanti, da alternare a placidi momenti Folk e di più tradizionale Rock, pure se gotico. Il chitarrista Sammy Duet ha proposto in un’intervista un intrigante “Gothic Hardcore”, comunque incapace di rendere l’unicità di una band in cui si ritrovano i Carcass e i Melvins.

La band nasce dalla fusione di due formazioni, i Dark Karnival e i Golgotha, nel 1991, bazzicando nei dintorni di New Orleans. Una parte di questo periodo formativo è raccolto su Demos: 1993-1996 (2005), un documento essenziale per ricostruire le origini di quello stile unico che la band presenterà sin dall’esordio. È uno dei suoni più malsani che si possano immaginare. Il tanfo di morte e disperazione è asfissiante, l’allucinazione suggerisce mutazioni raccapriccianti e tetre visioni acide. Apre la raccolta Dr. Soose Is Dead, un bignami di tutto il loro stile unico: marciume di chitarre, canto da aspirante suicida, improvvise accelerazioni e folate di violenza e un clima allucinato sin dal titolo.

Non è da meno Dope Fiend, che macina i timpani alla stregua del classico Death Metal innalzandosi in strazianti grida e scoprendo un’inaspettata anima Rock in un lungo assolo di chitarra. I sussulti febbricitanti della voce in Finger Paintings Of The Insane, un altro momento di disorientanti variazioni stilistiche, tanto nella voce quanto nel resto della strumentazione, anticipano il delirio Grindcore di Jezebel, un assalto ai timpani e alla mente dell’ascoltatore attraversato da una tensione insostenibile. Già in questi demo, dunque, la band regala momenti altissimi, come il Blues deprimente di Scream Of The Butterfly, una litania che fa sembrare meno disperati gli Alice In Chains: a chiudere un tappeto di doppia-cassa, inserito fra le chitarre desolanti e il lamento canoro. Memorabile anche la ballata Venus Blue, fra Death Metal e Grunge, cantata da Dax Riggs come in preda a dolori atroci. Ancora più incredibile se si pensa che è seguita dalla versione demo di Bleed Me An Ocean, altra malsana ballata con accelerazioni devastanti e una coda inquietante, e da Graveflower, un lamento dai toni mistici e Folk, straziato da saltuarie impennate di distorsioni (pur se nella versione demo è guastata da qualche imprecisione).

Queste versioni “demo” aiutano a conoscere meglio i brani che poi confluiranno negli unici due album della band: 9 andranno sull’esordio, le ultime tre sul secondo album. C’è poi un altro motivo per ascoltare con particolare interesse Demos: 1993-1996: alcuni brani sembrano essere più espressivi, secondo alcuni, in questa loro versione più ruvida e primitiva, una considerazione che sembra particolarmente ficcante per Scream Of The Butterfly.

In ogni caso, sono queste considerazioni fatte “a posteriori”, perché quando la band arriva a pubblicare l’esordio When The Kite String Pops (1994) è un nome conosciuto solo nell’underground, seppure destinato a diventare un “cult” per gli appassionati di Metal. Sin dalla copertina, un pagliaccio disegnato dal serial killer John Wayne Gacy in attesa della propria esecuzione, la band non si risparmia provocazioni.  Ascoltato col senno di poi, l’album fa impallidire molta della scena Metal del periodo, mostrandosi capace di spaziare fra stili differenti e apparentemente inconciliabili grazie a composizioni mutanti, che dialogano col Folk e con il Grindcore, col Grunge e col Blues.

I riff mastodontici su cui si snoda la litania di The Blue palesano un’elevata cifra stilistica: sembra di sentire i Kyuss più cupi e più morbosi, che saltuariamente si gettano a testa bassa in invettive di matrice Hardcore. Quando invece giocano con le ritmiche, creano trascinanti danze di guerra come in Cheap Vodka, sempre saturata di assordanti chitarre distorte all’eccesso e voce che alterna un urlo sguaiato ad una nenia dal sapore Grunge.

La destrutturazione pazzoide di Jezebel, già ascoltata sui demo, si alterna poi alle tessiture acustiche della già citata Scream Of The Butterfly.  Seppure possente, God Machine sembra sbiadire nel contesto, nonostante dimostri una potenza sonora invidiabile: la frontiera che la band esplora non è quella della mera potenza, ma della sperimentazione intorno alla potenza. La danza tetra e blasfema di What Colour Is Death alza ancora il livello della loro musica: un rito tribale nell’era dell’apocalisse imminente, con urla animalesche e battiti cupi.

Nonostante la proposta estrema, eccentrica e distribuita tramite un’etichetta indipendente, l’album riesce a vendere relativamente bene e gira nei circuiti underground locali, totalizzando 37 mila copie nel 1999. I tempi sono maturi per scrivere uno degli album più originali del decennio. C’è anche pronta una nuova, discutibile copertina: è un’opera di Jack Kevorkian, conosciuto anche Dr. Death e attivista per l’eutanasia che afferma di aver aiutato a morire 130 pazienti. Paegan Terrorism Tactics (1996) si rivela sin dalle prime note più moderato, spinto tanto dalla rabbia quanto dalla depressione in un mondo tetro e angosciante. Proprio le spaventose variazioni di velocità, da supersonico a catacombale e viceversa, sintetizzano la schizofrenia dell’opera. Ed è, tuttavia, una schizofrenia perpetrata con metodo e precisione, grazie a composizioni cangianti che stupiscono l’ascoltatore con sviluppi inattesi, atipici e sperimentali.

Paegan Love Song, inno invasato e allucinatissimo, ricorda ancora i Kyuss e i Crowbar, ed è carica di una furia sotterranea che solo saltuariamente si sfoga in urla laceranti, altrimenti segue un cantato tra l’apatico e il superbo. Si alimenta così una tensione sempre presente, come già accadeva nell’opera precedente. Il riff di chitarra, ora più vicini al Doom quando non ai droni, aprono polverose prospettive intrise di morte: i passaggi più psichedelici sono ora incubi acidi nei quali si rimane impantanati nel finale del brano, ad un passo dalla stasi totale.

I cambi di velocità di Bleed Me An Ocean, già ascoltata nei demo, sembrano il lento lamento di un pachiderma in fin di vita con i suoi ultimi sussulti. La forma della ballata viene originalmente reinterpretata in Graveflower, qua presentata in una versione senza sbavature. Locust Spawning apre con un muro di fuoco, battiti e feroci grida salvo riuscire a trovare una relativa calma nella tragica e terrificante atmosfera post-nucleare sulla quale si chiude il brano. New Death Sensation, ballata acustica commovente e funebre, rimane uno dei loro capolavori: pathos da Gothic Rock, sprazzi di orchestrazioni e la voce che tesse una desolante e toccante melodia che sembra spegnersi pian piano, affogata dal dolore.

Venus Blue. anche questa già ascoltata sui demo, è il momento più radiofonico di un album che fa di tutto per spiazzare l’ascoltatore. In mezzo a tante composizioni elaborate, anche alcuni numeri più diretti come 13 Fingers, una lunga corsa a rotta di collo, e New Corpse. Sono questi i momenti più in linea con la tradizione del Metal estremo, in un album che invece estende il proprio stile a un curioso ibrido stilistico che ha pochi eguali non solo fra i contemporanei, ma anche fra le band nate negli anni successivi.

Purtroppo una delle più promettenti e particolari formazioni degli anni ’90 è destinata a concludere la propria avventura musicale prematuramente, il 23 Gennaio 1997. In quel giorno Audie Pitre, il bassista, è uccio da un ubriaco alla guida insieme ai propri genitori. Nonostante alcune indiscrezioni succedutesi negli anni, il tanto agognato terzo album non sarà mai pubblicato. I membri della band avviano progetti alternativi, con Dax Riggs, il cantante, che si unisce a Mike Sanchez, chitarrista, per formare gli Agents Of Oblivion, una band di Blues/Rock psichedelico durata un solo album. Dax Riggs è attivo anche con i Deadboy & the Elephantmen e come solista. Nel 2014 nuove voci di una reunion sono smentite dalla band.

La diffusione delle poche ma importanti opere della band non è aiutata da una politica anacronistica della label su internet, che vede la band assente da tutti i servizi in streaming, persino nei video su Youtube.


Discografia:

When The Kite String Pops 1994 8
❤ Paegan Terrorism Tactics 1996 9
Demos: 1993-1996 2005 7,5

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