883 – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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883 su Spotify

Pochi hanno rappresentato la provincia italiana dei primi anni ’90 con l’autenticità dei compagni di liceo Max Pezzali e Mauro Repetto, due giovani di Pavia che si sono fatti conoscere sin dalla fine degli anni ’80. Il duo, all’epoca, si chiamava I Pop, un triviale gioco di parole con Hip-Hop, lo stile musicale che cercavano di riproporre in Italia dopo essere rimasti affascinati dalla scena statunitense.

All’epoca Pezzali e Repetto furono inseriti nella trasmissione di un altro cantante di futuro successo, Lorenzo Cherubini, vale a dire Jovanotti. Proprio in una puntata di 1-2-3 Jovanotti I Pop si esibirono con il loro tentativo di imitazione, molto naive.

Proprio Claudio Cecchetto, il produttore di Jovanotti e uno dei più importanti talent-scout italiani, trasforma quel duo acerbo in qualcosa di diverso. Per prima cosa, si accantona l’inglese per l’italiano, una lingua che Pezzali e Repetto piegheranno alle loro necessità, avvicinandoli ai coetanei e adolescenti del periodo. Inoltre, allontana l’aura imitativa, ci si concentra su un amalgama di Pop, ballabile da discoteca, timidi accenni Rock e, solo saltuariamente, qualche edulcorata dose Hip-Hop. Non ultimo, via il nomignolo I Pop, sostituito da un più caratteristico 883, da leggersi otto-otto-tre, ispirato dalla cilindrata di una Harley Davidson.

L’esplosione si ha con Hanno Ucciso L’Uomo Ragno (1992), che li presentò come una band capace di entrare in sintonia con la cultura popolare del momento. I testi sono i veri protagonisti, visto che la musica è soprattutto un assemblaggio di melodie elementari e ritmi altrettanto semplici. L’efficacia delle parole, invece, è tutta un’altra storia: Pezzali e Repetto mettono insieme un campionario di frasi giovanili, slogan da urlare in coro (in primis quel “non me la menare” dell’opener) e riferimenti al quotidiano della vita in periferia, fra miserie, tradizioni e sogni di mete lontane. Hanno un ruolo anche le parolacce, che rendono questa musica buona per i figli e non per i genitori, ma sostanzialmente mai davvero conflittuale.

Il divertimento, o almeno la sua versione da periferia nebbiosa, e le relazioni, soprattutto nell’ottica uomo-sfigato vs ragazza-sogno, sono al centro dei temi dell’album e diventeranno il fulcro di tutta una lunga discografia. A contorno, le relazioni con i genitori, che pure sfumeranno per ovvi motivi anagrafici più in là, e, in un’altra categoria, lo strano caso della title-track. Sì, perché Hanno Ucciso L’Uomo Ragno è il più fantasioso testo dell’intera discografia, costellato di onomatopee da fumetto, suoni degni dei più quotati cartoni animati Mediaset e un abbozzo di sottotesto polemico nei confronti della società, per quanto vago e fumettistico.

Per quanto è elaborata e ricercata, questa canzone presa da sé sminuisce tutto il resto dell’album, ma non risulta anche profondamente scollegata dal resto dell’opera, tanto in termini stilistici quanto di contenuti. Non c’è qui l’anima degli 883, quell’epica quotidiana che li farà amare da tanti ragazzi cresciuti negli anni ’90 e, di fatto, loro stessi non replicheranno mai più su questo stile, nonostante l’enorme successo del brano in Italia.

Per questo il brano più rappresentativo è Con Un Deca, il primo, e più riuscito, inno provinciale e generazionale degli 883. Anche qui, l’efficacia sta nel raccontare una realtà periferica e riflettere, con malinconia, sulla transizione dall’adolescenza all’età adulta, ovviamente a suon di slang (il “deca”, l'”automatico”) e sogni di viaggi all’estero, specialmente in quelli Stati Uniti che sono per i due 883 una vera icona della libertà. Anche questa volta, la musica suona piuttosto dozzinale, un balletto saltellante con ottoni impolverati da anni ’80. Rispetto al futuro, però, Con Un Deca fonde quest’energia da discoteca di paesino a un cantato malinconico, che Pezzali, forse per limiti espressivi, fa suonare lamentoso: ne viene fuori, chissà quanto volutamente, un inno al finto divertimento della provincia, copia sbiadita della metropoli milanese alla quale i giovani coetanei degli 883 pensano come una meta della vita notturna, adulta e piena di opportunità (che in sostanza vuol dire di sesso facile).

Gli 883 riescono, in questo periodo, ad essere credibili interpreti della vita di molti maschi sfigati delle periferie italiane, alla continua ricerca di una qualche opportunità per mettere le mani sulla “tipa” di turno (Lasciati Toccare) e, in alternativa, deprimersi pensando al proprio passato (Jolly Blue) nonostante Pezzali avesse appena 25 anni quando cantava questi brani. Questo è, in fondo, il vero lascito degli 883: quello di aver trasformato le lamentele, le malinconie e le frustrazioni della piccola provincia, soprattutto quella nebbiosa del centro-nord italia, in una musica di successo, da legare indissolubilmente ai ricordi a cui più ci si affeziona, quelli fatti di piccolezze che altrimenti finiremmo per dimenticare per sempre.

Hanno Ucciso L’Uomo Ragno è un successo inaspettato, che totalizza 600.000 copie vendute e trasforma gli 883 nel duo più famoso d’Italia. Non è quindi il caso di perdere tempo, arriva a stretto giro il seguito Nord Sud Ovest Est (1993). Se l’esordio compensava la pochezza musicale con i testi giovanilistici, questa volta molti brani sembrano nascere senza un messaggio interessante da trasmettere e sono anche incapaci di fare l’unica cosa per la quale gli 883 sono interessanti, raccontare una realtà fuori dalle narrazioni canoniche del Pop/Rock metropolitano. Altre volte si arriva al compromesso fra musica ammiccante e spaccaclassifica unita a narrazioni adolescenziali, come nella dozzinale atmosfera discotecara di Sei Un Mito.

Rimangono sinceramente patetiche uscite quali Come Mai, una ballata strappalacrime che sembra scritta seguendo l’obsoleto linguaggio della canzone d’amore nostrana più che lo slang urbano dell’Hip-Hop. La title-track è il brano spaccaclassifiche, con la sua musichetta da balera, ma poteva essere cantata da chiunque altro senza destare stupore: una hit estiva che poco racconta della sua epoca e dei suoi autori. Nella Notte, con quella base da karaoke, è un altro singolone che li allontana dai manifesti del primo album.

Nel complesso, Nord Sud Ovest Est è una delusione quasi totale. C’è tuttavia un paio di momenti da ricordare, due nuovi inni della provincia sfigata e annoiata: Rotta X Casa di Dio, la nuova Con Un Deca per come affronta il tema del divertimento disperato, e soprattutto Cumuli, un brano che affronta in modo diretto e malinconico il problema della droga.

Trascinato dall’entusiasmo generale e dai singoli di successo, l’album vende più di 1,3 milioni di copie. A questo punto la fragile magia del duo di provincia si incrina: il secondo album è stato un vero successo, ma Repetto non riesce ad affrontare quelle nuove e pressanti richieste del pubblico e dell’industria. Già il secondo album è stato messo insieme per motivi contrattuali, ma è con Remix ’94 (1994) che si tocca il proverbiale fondo: una serie di dozzinali remix dance dei loro successi, con l’inedito Chiuditi Nel Cesso a fungere da unico momento degno di citazione.

Repetto abbandona, così Pezzali rimane l’unico 883, diventati quindi un progetto solista. Col tempo poi si circonda di altri musicisti, per non dover adoperare basi registrate come aveva fatto fino a quel momento. Il terzo album La Donna Il Sogno & Il Grande Incubo (1995) è un tuffo senza pudore nella musica più commerciale, fatto di momenti Dance imbarazzanti come Fattore S, ballate dai testi poco ispirati come Ti Sento Vivere e Una Canzone D’Amore, Pop/Rock scialbi come Senta Averti Qui. Si sente, insomma, la mancanza di Repetto e di quel clima provinciale, che torna un po’ in Tieni Il Tempo, co-firmata proprio dalla metà del duo originario che ha scelto un’altra strada. Ho scritto che gli 883 non proveranno mai a rifare Hanno Ucciso L’Uomo Ragno, ma con Il Grande Incubo ci vanno più vicini che in tutto il resto della discografia: clima da b-movie (invece che da cartoon), effettistica da quattro soldi e un testo che per una volta non verte sul quotidiano.

Gli Anni, che pure suona come la versione matura di Jolly Blue con la sua nostalgia inconsolabile del passato, è arrangiata con percussioni da colossal hollywoodiano e macchiata da melodie da discount, peraltro suonate da synth degni di un karaoke.

Quello che segue è ancora peggio. La Dura Legge Del Gol (1997) è musicalmente appiattito sul ballabile più scontato, mentre i testi continuano a girare sui soliti temi: La Regola Dell’Amico è ancora una volta basata sulla sfiga (con s privativa) di Pezzali, Nessun Rimpianto è l’inno del mollato, Non Ti Passa + l’ennesimo scontro fra amici e ragazza, comunque il brano più divertente dell’album.

Sempre sul tema nostalgia, amici e sfiga c’è anche la title-track. Sullo struggimento amoroso adolescenziale c’è Finalmente Tu, prestata anche a Fiorello.

La raccolta Gli Anni (1998) sembra voler mettere un punto fermo su una carriera, quella degli 883, che si è trascinata per oltre la propria naturale fine.

L’aria da fine carriera si fa sempre più forte, sin dal titolo diell’ennesimo album, Grazie Mille (1999). La zampata autonostalgica, cioè la nostalgia degli 883 per quello che furono gli 883, arriva con La Regina Del Celebrità, l’unico brano che sembra, almeno nelle intenzioni, ricollegarsi a quell’aura provinciale degli esordi. Pezzali ha perso qualsiasi verve nel canto, le musiche sono al solito terribilmente anonime.

Il momento più basso della carriera arriva nella seconda parte dell’album, dove Pezzali infila l’intera storiella de La Rana E Lo Scorpione al centro di un brano,

1 In + (2001), l’ultimo album degli 883, suona quantomeno un po’ più vivace. Dopo una patetica raccolta come Love/Life: L’Amore E La Vita Ai Tempi Degli 883 (2002), che sembra far leva soprattutto sulla malinconia dei giovani degli anni ’80, Max Pezzali continua la sua carriera musicale a nome proprio.


Discografia:

Hanno Ucciso L’Uomo Ragno 1992 6
Nord Sud Ovest Est 1993 5
Remix ’94 1994 <5
La donna il sogno & il grande incubo 1995 <5
La Dura Legge Del Gol! 1997 <5
Gli Anni 1998 5
Grazie Mille 1999 <5
1 In + 2001 <5
Love/Life: L’Amore E La Vita Ai Tempi Degli 883 2002 <5

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7 thoughts on “883 – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

  1. Marco ha detto:

    Crudele ma giusto!
    comunque… forza 883 e Max Pezzali! Un uomo in crisi adolescenziale da mezzo secolo non può che avere tutta la mia stima!

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  2. Antonio ha detto:

    In italia gli 883 sono stati un caso unico,non c’è niente di sovrapponibile con il loro stile,sono la band più popolare della musica italiana(popolari nel senso di capacità di riduzione in microscala di qualsiasi elemento musicale e non),le loro canzoni sono un microcosmo nel microcosmo,con questo presupposto le basi preregistrate importate dall’america diventano popolari quasi quanto un ballo folkloristico della bassa padana,la distanza col popolare aumenta quando pezzali decide di essere più competente e professionale dopo nord sud ovest est(nonostante qualche colpo di reni come la radio a 1000 watt o non ti passa +)

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  3. Antonio ha detto:

    Qua repetto suona e canta con la competenza del punk 77,ed è l’unico video in cui non balla,c’è ne anche un altro imbarazzantissimo di un’ospitata al Costanzo show,in cui gli si chiede della sua sudditanza nei confronti di pezzali,giusto per gettare benzina sul fuoco

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  4. Haiman ha detto:

    Ero a militare quando esplodono gli 883 nei jubox di tutta Italia girata dal nord a sud come naiotto e ti dico che da Bolzano a Cosenza se c’erano coetanei o ragazzi/adolescenti bastava sedersi 10 minuti che partiva un disco degli 883 per cui a mio modesto parere questa recensione molto critica e severa non rispecchia la realtà.

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