Vasco Rossi – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

 

Playlist di brani selezionati di Vasco Rossi

Tra i personaggi più celebri del panorama Rock/Pop italiano quello che iù impersona il mito del “ribelle” tra la massa è Vasco Rossi.

Rossi si presentò, ad inizio carriera, come un prodotto del Punk/Rock adattato alla provincia emiliana. Il suo aspetto e la sua natura da disadattato, drogato ed alcoolizzato, il suo look trasandato, povero ed arrangiato bastarono a rendere le sue prime avventure discografiche sufficientemente originali nel panorama musicale della penisola. Tuttavia, Rossi sembra non essere stato quasi mai capace di distinguersi artisticamente, se non in un numero esiguo di brani durante una ultra-ventennale carriera.

Ma Cosa Vuoi Che Sia Una Canzone (1978) conteneva la sua vena cantautorale e quel pizzico di estrosità e nichilismo che lo contraddistinguevano. La triste ballata di La Nostra Relazione, uno dei suoi testi più riusciti, è un deprimente affresco di una realtà senza sogni e speranze, votata alla rassegnazione. Quando invece ricorda Gaetano (E poi mi parli di una vita insieme) o tenta la carta del brano fin troppo innocuo (Tu Che Dormivi Piano) o ancora abbozza un Folk/Rock piatto (Silvia, Ed ll Tempo Crea Noi) Vasco Rossi deve fare i conti con i suoi limiti sia nelle musiche che nei contenuti. La sua vena più intimista ed anche l’equilibrio fra l’anima Rock e quella più Pop trovano massimo compimento nei sette lunghi minuti di Jenny È Pazza, altro affresco di un’esclusa e disperata ragazza. La delirante Ambarabaciccicoccò fa intravedere invece la sua vena più anticonformista. Nel complesso è un esordio mediocre, ma impreziosito da tre brani degni di nota.

Non Siamo Mica Gli Americani (1979) non dimostra significativi progressi musicali. La sua forma di Rock/Pop con frequenti inserti Funk è sempre piuttosto amorfa. Il passo incalzante e le tastiere di Fegato, Fegato Spappolato ed un testo allucinato ancora una volta sintomo di disagio e degrado incorniciano un’altro dei suoi quadretti più comunicativi ed eclettici. La psichedelia di Sballi Ravvicinati Del Terzo Tipo ed il collage stravagante di Faccio Il Militare, probabilmente il suo brano più innovativo ed uno dei pochi che valga la pena di ricordare per l’originalità, sono altri episodi interessanti in un album che spesso si dimostra un pò debole (Io Non So Più Cosa Fare e Strega, p.e.). Sul versante delle ballate sentimentali Albachiara disegna con la solita povertà musicale immagini soffuse e toccanti unendo idealmente sia la grinta Rock che il fascino intimista, rimanendo di fatto uno dei classici della lunga carriera di Rossi.

Colpa D’Alfredo (1980) consegna alla storia la sceneggiata tragicomica per ritmi sbilenchi eponima e la sofferta suonata per pianoforte di Anima Fragile.Il derivativo Rock’n’Roll di Susanna, la demenziale quanto trascurabile Non L’Hai Mica Capito, la psichedelia stantia di Alibi, l’Hardcore grintoso ma anche evidentemente à la Skiantos di Asilo Repubblic ed ancora la lenta Tropico Del Cancro sono tutti episodi minori e poco convincenti che allungano inutilmente il minutaggio. Purtroppo per Rossi, due brani e qualche spunto non bastano a salvare un intero album.

Il quarto album segna una sempre più marcata fascinazione per il Rock e le sue fragorose chitarre. Siamo Solo Noi (1981) si apre con l’inno della title-track, un lento e riflessivo monologo che pian piano scoppia fra riff Hard Rock in un disperato inno per sconvolti ed amorali ragazzi, un inno di chi si ritiene come Rossi un escluso e “diverso”. Il passo incalzante e lo sferragliare delle chitarre di Ieri Ho Sgozzato Mio Figlio gettano altra benzina sul fuoco mentre il testo surreale continua la tradizione non-sense del passato. Numeri minori come Che Ironia ed il Reggae/Rock di Voglio Andare Al Mare anticipano un’altra ballata dolceamara come Brava che alterna l’urlo Hard Rock al recitato di stampo più cantautorale. Sempre l’ombra delle bagarre degli Who impregnano la mediocre Dimentichiamoci Questa Città, ponte di collegamento con la ballata di turno, un’Incredibile Romantica che si alza in urla chitarristiche e si chiude con graffianti refrain. La sommessa ed allucniata Valium conclude l’album ripescando le atmosfere psichedeliche del passato.

Di fatto Siamo Solo Noi segna un miglioramento sul piano musicale non trascurabile ed una certa maturazione anche dello stesso Vasco Rossi, adesso più calzante nella veste di rocker e finalmente capace di unire, anche nella forma musicale, l’anima sentimentale a quella più ruvida. La sua sensibilità è inoltre adesso sufficiente ad ispirare un inno come Siamo Solo Noi, prototipo di molti altri suoi brani celebri.

La crescita artistica continua con Vado Al Massimo (1982). Più sicuro nell’utilizzo di fragorose chitarre, Rossi si concede adesso il passo marziale di Sono Ancora In Coma, vicina per atteggiamento a certe sceneggiate degli Ac/Dc. Con disinvoltura assorbe anche gli spruzzi Jazz di Cosa Ti Fai e si scioglie nella ballata toccante di Ogni Volta, prodotto maturo delle sue riflessioni da uomo arreso ma combattivo impreziosito da un assolo chitarristico nel finale ed un’accompagnamento non invadente ma efficace.

La carica ironica torna prepotente nella title-track, un Reggae/Rock per testo sarcastico. Il canovaccio del Blues/Rock viene ripreso, sempre con l’usuale sfumatura di derivatività, in Credi Davvero mentre il Funk di Amore…Aiuto rinfresca stilemi che meritavano di rimanere relegati al suo passato. La seconda ballata dell’album, Canzone, è classicamente una desolata dedica amorosa che rappresenta, nonostante la poca originalità, l’episodio forse più toccante e sinceramente emozionante di tutta la sua carriera assieme a pochi altri episodi maggiori. Splendida Giornata, con il suo appeal Pop, bilancia con la sua leggerezza la cupa ma deludente La Noia.

Rispetto al passato la sua musica è più incisiva e Rossi appare conscio dei suoi mezzi. Seppure non si dimostri capace di distanziarsi da alcune forme consolidate, in quasi tutti i generi che sfiora, la sua opera è in questo periodo più piacevole e meno altalenante.

Bollicine (1983), forse cosciente della “maturità” acquisita, si fa leggermente più serioso. Nonostante quanto detto, la title-track tenta di nuovo la carta del gioco allusivo (Coca Cola e cocaina sembrano quasi intercambiabili), ma è poco più che un passaggio divertente e non ha certo la carica critica dei numeri deliranti dei primi album. Portatemi Dio è uno spento Blues/Rock e Deviazoni ricicla atmosfere da Electro-Funk con poca ispirazione ma la predica e la lezione di vita di Giocala è ancora più scialba, con Rossi che perde la forza e l’aggressività. I brani peggiori sono la New Wave derivativa di Ultimo Domicilio Conosciuto e la scialba Mi Piaci Perchè.

In questa mediocrità si distinguono, tuttavia, la dolce Una Canzone Per Te, dove una chitarra intesse arpeggi avvolgenti ed un coro intona un testo ispirato nella parte conclusiva, e l’inno stesso del giovane semi-ribelle Rossi, quella Vita Spericolata che racchiude tutto il suo mondo, fatto di ideali di ribellione, sentimenti struggenti, atteggiamenti virili alternati a patemi d’animo e frasi fatte. Vita Spericolata è in fondo solo un’altra delle sue ballate, questa volta illuminata da un sax nella coda, ma rimarrà nella storia della musica italiana come la sua canzone più famosa assieme ad Albachiara.

Va Bene, Va Bene Così (1984) raccoglie l’inedito eponimo e alcuni brani live.

Cosa Succede In Città (1985) vira verso un sound più levigato pur non abbandonando completamente il Rock/Pop, semmai smussandolo degli spigoli e rendendolo nel complesso più radiofonico. La title-track, una hit divertente, anticipa la patetica ballata Toffee che ha l’unico pregio di anticipare il brano più valido dell’album: Ti Taglio La Gola. Quest’ultima canzone è l’unica che sembra conservare l’autoironia del passato ed una forma musicale sufficientemente originale. Tra gli altri brani, tutti mediocri, la conclusiva Dormi Dormi sembra l’unica che merita una citazione.

C’è Chi Dice No (1987) segna il passaggio definitivo ad un’immagine molto più seriosa. Abbandonati gli atteggiamenti semi-ribelli, Vasco Rossi è adesso un innocuo cantautore con la fascinazione del Rock. L’atmosfera dei suoi brani si è fatta claustrofobica e cupa, intellettualmente impegnata e tutt’altro che scherzosa. L’affresco desolante di Vivere Una Favola, la rabbiosa C’è Chi Dice No e la meno imbolsita Non Mi Va sembrano gli episodi meno trascurabili, soprattutto fra tanti brani poveri (Lunedì, Blasco Rossi, Brava Giulia).

Ridere Di Te e la tenerissima Ciao aggiungono due episodi alla sua collana di ballate riuscite, senza però brillare per originalità. Nel complesso l’album, seppure migliore del precedente, presenta un’artista che ha poco da dire e può usufruire di pochi mezzi per farlo.

Vasco Rossi, da cantore del disagio giovanile dei disadattati ed emarginati, da ragazzo-uomo che ironizzava sui suoi guai e sulla sua immagine, sul suo mondo da emarginato e sopravvissuto è diventato il cantore serioso della società, dimostrando di non averne le capacità e finendo per diventare fin troppo severo con se stesso. Prima la sua figura caracollava sul palco, adesso l’atteggiamento da uomo vissuto lo costringe a presunte discussioni sui mali della società. Persa l’autoironia Rossi finisce per mostrare senza scusanti quanto la sua musica sia spesso derivativa e banale.

Purtroppo il successo continuerà ad aumentare e, forse anche per questo, Rossi proseguirà in una progressiva cancellazione degli spunti più eclettici della sua opera fino a causarne un appiattimento quasi totale. Anche il ragazzo sensibile cresciuto col Punk/Rock imparerà a riconoscere come indispensabile il consenso del pubblico, a quanto pare.

Liberi Liberi (1989) è ancora più innocuo del precedente. La carica irriverente che un tempo affiorava in alcuni sprazzi di ribellione è ormai lontana. Le canzoni sono deludenti e poco ispirate, in alcuni casi si protraggono inutilmente per diversi minuti spalmando poche idee più o meno riuscite. Dillo Alla Luna, un mid-tempo per fiati e basso pulsante, è forse l’unico episodio che vale la pena di ricordare.

Gli Spari Sopra (1993) ripresenta un Rossi nuovamente affascinato dalle atmosfere del Rock più duro: Lo Show, la debole Non Appari Mai, la cover della title-track, la mediocre Ci Credi , la esagitata quanto vacua Vuoi Star Ferma sono esempi di questa tendenza.

D’altro canto i numeri più riusciti sono anche quelli più intimisti ed emozionali: l’inno esistenziale di Vivere, delicato episodio cantautorale che si increspa nel finale con chitarre fragorose; la strappalacrime Gabri, dedica ad una ragazza sedicenne e pretesto per esprimere al meglio la fragilità di Rossi; Stupendo, di diritto uno dei suoi brani più riusciti, meno banale riflessione sul trascorrere del tempo e sulla vita al ritmo di un’inquietante Rock che esplode prepotentemente nel refrain. Delusa è il brano ballabile di turno, invero poco più che divertente. In 63 minuti i riempitivi però sono fin troppi.

Nessun Pericolo Per Te (1996) contiene la drammatica Gli Angeli, sospesa in un’atmosfera trasognata e con prevedibile finale per chitarre pirotecniche. Tra le altre canzoni si distingue Sally, ennesima ballata dedicata ad una ragazza sulla falsariga di tanti episodi passati. Il resto dell’album si perde invece fra episodi sbiaditi o peggio. Ormai Vasco Rossi è la caricatura di se stesso e per quanto tenti di rinnovarsi i risultati sono mediocrissimi.

Sempre più confuso Rossi ritorna alla vena cantuatorale con Canzoni Per Me (1998). Il retrogusto Funk e le venature Rock di L’Una Per Te, la depressa e cantautorale Io No, la curiosa atmosfera Folk/Rock di Laura e soprattutto Quanti Anni Hai? dimostrano ancora una volta che la vena “sensibile” rimane quella che si dimostra quella più artisticamente valida.

Non mancano brani minori, ovviamente, ma nel complesso l’abbandono (purtroppo) temporaneo del machismo esasperato ed un piccolo ritorno di scherzosità quasi infantile rendono quest’episodio il meno peggiore della sua produzione più recente.

Il successivo Stupido Hotel (2001) è un’opera vacua e priva d’ispirazione. La title-track è l’unica che unisce sensibilità e grinta Rock in modo sufficientemente efficace, pur senza distinguersi o meritare un posto nel canzoniere di Rossi. Il resto si perde fra ritmi Pop, rimasugli Hip Hop ed inutili scampoli Hard Rock.

Buoni O Cattivi (2004) costringe a ricredersi sul fatto che l’album precedente avesse toccato il fondo. Sempre più diviso fra tappeti di elettronica, battiti Hip Hop e chitarre Hard Rock Rossi barcolla fra ballate, strafottenti numeri di matrice Blues/Rock ed inutili numeri di Pop derivativo. La musica, sempre più un amorfo e stereotipato sottofondo, è tra le cose più banali di tutta la sua discografia (Cosa Vuoi Da Me è anche uno mezzo plagio di Pretty Fly degli Offspring).

Il Mondo Che Vorrei (2008), pubblicato dopo aver comunicato qualche mese prima alla stampa che non avrebbe pubblicato più album ma solo singoli, è se possibile ancora più vacuo.

Vivere O Niente (2011) è probabilmente il migliore album di Vasco Rossi dai tempi di Canzoni Per Me (13 anni prima). I testi sono imbarazzanti, i contenuti spesso ritriti ed autocitazionisti, la musica è soprattutto derivativa. Ma qualcosa si salva, e questa è una bella novità: Manifesto Futurista Della Nuova Umanità (Green Day, cantato singhiozzante) e la ballata della title-track, una delle migliori ballate di Rossi negli ultimi tre lustri, mettono un po’ di sostanza nell’ennesimo album salutato da molti come un capolavoro.

Si fa ascoltare (e ricorda proprio Canzoni Per Me) anche L’Aquilone. Niente illusioni, però, c’è banalità da vendere, che sia il Pop-Metal ottantiano di bassa lega di Non Sei Quella Che Eri, una ballata piagnucolosa come Stammi Vicino o il trascurabile singolo Eh Già, che sembra una caricatura dello stesso Vasco Rossi.

Sono Innocente (2014) ripesca il sound più kitsch del Metal anni ’80 per veicolare brani privi di contenuti, fino a cristallizzare la crisi creativa nello strumentale Rock Star, un esercizio di stile che sembra un audio dimostrativo di un gruppo di turnisti.

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Voti:

Ma Cosa Vuoi Che Sia Una Canzone – 5
Non Siamo Mica Gli Americani – 5,5
Colpa D’Alfredo – 4,5
Siamo Solo Noi – 5,5
Vado al Massimo – 6,5
Bollicine – 5
Va Bene, Va Bene Così – 6
Cosa Succede In Città – 4
C’è Chi Dice No – 5
Liberi Liberi – 4
Gli Spari Sopra – 4,5
Nessun Pericolo Per Te – 4
Rock – 5
Canzoni per Me – 5
Stupido Hotel – 4
Tracks – 5
Buoni o Cattivi – 3
Il Mondo Che Vorrei – 2,5
Vivere O Niente – 4
Sono Innocente – 2

Playlist di brani selezionati di Vasco Rossi

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