Soul Coughing – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Playlist di brani selezionati dei Soul Coughing

Gli statunitensi Soul Coughing sono probabilmente la più grande formazione dalle tinte Funk dei tutti i tempi, una band che ha saputo reinterpretare le fondamenta del genere e fonderle con le più disparate contaminazioni. Il merito è indubbiamente di un trio dalle capacità immense. Yuval Gabay alle percussioni costruisce grooves irresistibili e fantasiosi, Mark Degliantoni mina continuamente le strutture con strumentazioni eclettiche, suoni stranianti, eventi periferici che donano vitalità al costrutto sonoro, ed in ultimo Mike Doughty crea uno stile vocale che sta a metà fra il cantato classico, l’enfasi del Funk ed il Rap ma che in realtà è qualcosa di più originale e personale della stragrande maggioranza degli stili vocali della musica del ‘900.

Con soli tre album i Soul Coughing hanno segnato indelebilmente la musica dei ’90, riuscendo a non scadere nella banalità ma contemporaneamente affermando uno stile unico.

Ruby Vroom (1994) è una di quelle opere che sorprende per originalità, coesione, qualità. La partenza è affidata ad un Funk tenebroso per contorni di Jazz cacofonico alla Pere Ubu (si pensi a Laughing) di Chicago Is Not Chicago, Sugar Free Jazz si distende su tappeti di tastiere in uno stile che ricorda la ballata, seppure una chiatarra dalle tinte quasi Post Rock e campionamenti stranianti continuano a vivacizzare perennemente la struttura con una classe negli arrangiamenti che farebbe invidia a molto Progressive Rock. I territori dell’Hip Hop sono fusi con efficacia impressionante in Casiotone Nation, con linea di basso e batteria Jazz, recitato fluido e scorrevole, inserti di xilofono, coro “nero” e la solita schiera di variazioni sul tema iniettata dai samples e dai loop. Il Funk è prepotentemente in prima linea con Blueyed Devil, seppure scampoli di sassofono decorino di eleganza una sessione ritmica degna dei migliori Fugazi, ed il blaterare finale è qualcosa che supera i Red Hot Chili Peppers e la quasi totalità dell’Hip Hop. Che si tratti di un album dalla forza impressionante è più che evidente, seppure il gusto per l’arrangiamento acrobatico, il sampling pazzoide, i grooves fantasiosi, il recitato/Rap poetico si sublimano probabilmente in Bus To Beelzebub. Un loop di un’orchestra, una filastrocca ipnotica, un ritmo incalzante ed un’atmosfera fra il surreale ed il clownesco seppure dopo tre minuti la canzone è sotterraneamente mutata in qualcosa di molto meno Hip Hop e molto più articolato e complesso, persino ansiogeno, salvo concludere con assoli vari, una folata Jazz ed un reprise ad doppi della velocità. Bus To Beelzebub è uno dei più convincenti manifesti di questa musica irrequieta, cangiante, mutanogena, ipervitale, che rimescola generi “tradizionali” come Funk e Jazz in territori Hip-Hop facendo tesoro delle tecniche di campionamento pazzoidi dei grandi artisti di tutti i tempi, dai Public Enemy ai Faust. In questa musica, che è al contempo emozionale, divertente, irriverente ed intellettuale, c’è spazio per una ballata atipica e ammaliante come True Dreams Of Wichita che parte con tre minuti di rilassato Jazz solamente increspato da qualche clacson e poi si libra in una manciata di secondi di Rap per campionamenti pazzoidi per tornare rilassata fino al riposo finale, per melodia vocale struggente e malinconica. Screenwriter’s Blues sembra creare qualcosa fra i Morphine e l’Hip Hop, un ibrido Blues/Jazz/Funk/Hip-Hop, sostanzialmente un nuovo genere musicale che la band suona senza che abbia un nome. Un clima quasi Folk/Rock, alimentato da percussioni danzereccie e strumentazione simil-caraibica, seppure il finale si conceda derive rumoriste per Blues scatenato e ruggiti vocali. Supra Genius ha la melodia inquietante dei Red House Painters stemperata da loop cacofonici e ritmo possente, ma in realtà coltiva una tensione fra le pieghe del suo Funk. City Of Motors sfrutta una varietà di duelli fra percussioni e basso, assieme ad uno stravagante campionamento vocale (una sorta di voci che sfumano rapidissimamente, riducendosi quindi a suono puro invece che a mezzo comunicativo di un messaggio verbale). Il fantasma dei Morphine appare evidente in Uh Zoom Zip che poi si evolve però in un canto africano e si chiude con un Jazz esoterico e magico-religioso. Che l’intera opera sottenda un umorismo intellettuale lo conferma Down To This, un Hip Hop per cori da Doo Woop, voce maschile baritonale, melodie acute e allegre, Jazz ubriaco. Mr. Bitterness continua a stupire con una costruzione veloce, cantato rapido ed incisivo, refrain degno dei miglior Eels, scampoli di piano jazzato. Il finale non potrebbe essere più poetico e trasognato che di Janine, una filastrocca da bambini cantata da una voce femminile al telefono, poi chitarra acustica da Folk/Rock intimista, tappeto Jazz appena udibile: questa dolcezza, questa poeticità sono degne di cantautori come Leonard Cohen.

La loro forma musicale è un sunto di molta delle più valida musica degli anni ’90 (Fugazi, Red House Painters, Morphine) assieme al Funk, al Jazz ed alla follia dei grandi DJ dell’Hip Hop come Terminator X. Alla radice, però, si possono rintracciare elementi di Pere Ubu, Faust e di tutta quella musica che vive di accostamenti stranianti che minano la struttura dei brani.

Irresistable Bliss (1996) riprende da dove l’esordio aveva lasciato gli ascoltatori con l’assalto di Super Bon Bon, con schegge industriali ancora in odore di Pere Ubu. Hanno maggiore spazio, però, brani meno camaleontici e più vicini alle “ballate” dell’esordio, come Soft Serve e Soundtrack To Mary, che non sfigurerebbe fra i migliori brani Pop del decennio. La loro forza negli arrangiamenti si estende alle melodie in Lazybones, ma in realtà la loro musica propone una commistione col Pop di un’eleganza ed un gusto raffinato che sono quelli del Jazz più che del Rock, o al massimo della musica Rock più “colta”. 4 Out Of 5 è un’altra delle loro filastrocche straniate da rumori e crossover, con finale pazzoide con voce da anatra. Umori anni ’50 imperversano in Disseminated, messa lì a ridurre un po’ la serietà dell’opera. Collapse, per i loro canoni, è una canzone fin troppo “normale”, un ritmo ballabile ed un testo ipnotico. Sleepless è una infrasonora musica tra Ambient ed Hip Hop, per folate di sintetizzatori, rintocco di chitarra e poi finale più canonico. Rimane l’impressione che per molta della musica di questa formazione non esista ancora una categorizzazione (Hip Hop+Ambient =Ambient Hip/Hop?). Idiot Kings e How Many Cans, invece, sono la prima un brano ballabile e la seconda un Blues turbato da rumorismi vari.

Indubbiamente Irresistable Bliss non è all’altezza dell’esordio e lascia meno spazio a stravaganze irripetibili, ma i Soul Coughing rimangono una formazione capace di tirare fuori dal cilinddo idee originali e pressochè inedite. Essendo più presente un sound rilassato e disteso, sia la base ritmica, che i campionamenti, che la voce possono spaziare meno, perdendo la forza trascinante dei loro brani migliori, ma sfiorando con grande classe il Pop più elegante.

El Oso (1998) ripesca la carica e la foga dell’esordio e riprova una commistione simile fra incalzanti ritmiche, melodie, poesia e ballo. Rolling mischia un ballabile Disco-Funk a rumorismi e accenni Jazz, nonchè un’orchestrazione da musica cameristica. Misinformed aggiora i Run DMC ad una musica terrorista per poliritmi aggressivi. C’è spazio per riprovare anche la ballata Hip Hop alla Eels con Circles, regalando melodia convincente ma poche sorprese, seppure Maybe I’ll Come Down è su coordinate simili ma superiore per inventiva, eclettismo ed originalità con un Blues/Rock a tempo Slo-Core. Blame, prima un refrain radiofonico, affoga a metà in un mare Ambient/Jazz, mentre St Louis Is Listening fonde idealmente Rap, ballate e Hard Rock sferragliante sotto forma di chitarre distorte. Il loro stile tentacolare ingurgita persino il Country in $300 e di nuovo gioca con un ritmo infrasonoro in Pensacola, con cantato nervoso ed iperemotivo, regalando uno dei loro capolavori. So Far I Have Not Found The Science è un’altra delle loro escursioni nella musica, fra Blue rurale, cori Doo-Woop, Hip Hop.

Se Ruby Vroom rimane un album fotografico di splendide intuizioni sonore ed Irresistable Bliss un’opera meno intensa e più vicina alla melodia e ad una forma canzone canonica, il terzo El Oso cerca di riportare l’energia nelle ballate Hip Hop della formazione, alternando brani più rilassati ad altri più energici e persino lineari, ed intervallando con qualche stravaganza.

Appare peraltro evidente che, dopo un’opera stellare come l’esordio e due album comunque pregevoli la formazione abbia sostanzialmente perduto parte della propria forza artistica e comunicativa, tanto che El Oso sarà l’ultimo album pubblicato dalla formazione. In un mondo dove gli Ac/Dc, i Motorhead ed i Blue Oyster Cult, continuano a produrre album-fotocopia però, appare ingeneroso che una formazione come i Soul Coughing si ritiri dalle scene.

Lust in Phaze (2002) è una raccolta meravigliosa che racchiude le gesta di una formazione sottovalutata e geniale.

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Voti:

Ruby Vroom – 9
Irresistible Bliss – 7,5
El Oso – 7,5
Lust in Phaze – 8

Playlist di brani selezionati dei Soul Coughing

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