Smiths – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Playlist di brani selezionati degli Smiths

Gli inglesi Smiths del chitarrista Johnny Marr e del cantante Stephen Morrissey sono il collegamento fra la Dark Wave dei Joy Division ed il Pop della seconda metà degli anni ’80 e ripreso poi da frotte di imitatori nel Brit-Pop dei ’90.

Gli Smiths proponevano un suono melodico che traspariva la tensione adolescenziale ed esistenziale di una generazione di ragazzi che riscoprivano il gusto della melodia dopo la furia del Punk. I testi di Morrisey e gli “hook” semplici quanto orecchiabili bastarono a renderli una sensazione del panorama inglese.

Smiths (1984) gli presentò come crepuscolari e sentimentali, con ballate come Reel Around The Fountain, gli scatti nervosi di Miserable Lie, la danza a tratti gotica di Pretty Girls Make Graves, uno dei loro capolavori, l’incedere meccanico di Still Ill, la disperazione che traspare in What Difference Does It Make?. Si tratta di un Pop/Rock che sottende la disperazione e la tensione del Punk sotto strati di melodie languide e arrese, con la voce di Morrisey che aumenta di molto il pathos trasmesso dai brani.

Meat Is Murder (1985) aumenta teatralità e drammaticità, come in The Headmaster Ritual e I Want The One I Can’t Have mentre la ballad That Joke Isn’t Funny Anymore è l’episodio più emotivo e Well I Wonder quello più equilibrato e smussato. L’impressione che poco sia stato aggiunto all’opera d’esordio rimane comunque viva per gran parte dell’opera.

The Queen Is Dead (1986) con il ritmo scatenato della title-track che fa da opener, si dimostra da subito un album più maturo e coeso. Frankly Mr.Shankly è, in uno slancio di ecelttismo che pervade molti episodi dell’album, una filastrocca demenziale che anticipa la dimessa I Know It’s Over ma Cemetery Gates si preoccupa di regalare un refrain memorabile. Fra le perle del canzoniere della band è doveroso includere anche Big Mouth Strikes Again, uno splendido duetto di chitarra e voce con raffiche di batteria. Il motivetto retrò di Vicar In A Tutu non è poi meno polveroso e romantico di here Is A Light That Never Goes Out, altro vertice del soffuso melodismo di Morrisey e del suo delicato spleen giovanile. The Queen Is Dead è lungi dall’essere un album innovativo e perfetto, spesso si limita a confezionare numeri equilibrati di Pop/Rock elegante, altre volte diventa persino prevedibile e poco incisivo, ma è il ritratto del mondo di Morrissey e delle sue ombre, ed una delle opere più influenti sulla scena mainstream inglese degli anni ’80 e soprattutto ’90.

Strangeways Here We Come (1987) sarà l’ultimo album della formazione, ma contiene ancora qualche colpo di coda notevole. I Started Something I Couldn’t Finish è un Hard Rock su battito Disco, Death Of A Disco Dancer un brano nero e desolato, piovoso e persino tetro, Last Night I Dreamt That Somebody Loved Me apre su voci infernali e sinistre e prosegue con cupi affreschi deprimenti. A questo spleen si alternano brani più leggeri e, tranne qualche intuizione, fin troppo prevedibili e ripetitivi.

Tranne forse The Queen Is Dead, gli album degli Smith hanno sempre avuto il vizio di apparire debolmente coesi, come nella pessima tradizione di tanto Pop da classifica che verrà dopo loro. La personalità di Morrisey, ad ogni modo, è stata a suo modo fondamentale per l’evoluzione di un sound a cavallo fra ricordi anni ’80 e le tensioni adolescenziali che saranno protagoniste dei ’90 (si pensi anche al movimento Grunge, seppur con altre sonorità).

Louder Than Bombs (1987) è un’ottima antologia per una band efficacie soprattutto nei singoli, e poco adatta al formato album.

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Voti:

The Smiths – 7
Meat Is Murder – 6
The Queen Is Dead – 7
Strangeways Here We Come – 6
Louder Than Bombs – 7

Playlist di brani selezionati degli Smiths

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