Public Enemy – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Playlist di brani selezionati dei Public Enemy

I Public Enemy sono state far le formazioni più importanti di tutto il Rap e della cultura Hip Hop americana. Inventarono una musica carica di eventi, di slogan, di motti, di esplosioni e contaminazioni. Fusero effetti di loop ad una furia mutuata dall’Hard Rock e dal Punk, montarono su un serpentone musicale vibrante un rapping aggressivo e fluido, scrissero alcune delle canzoni di protesta più significative degli anni ’80 sfruttando un lessico musicale nuovo e multiforme, che coniugasse la forza delle liriche con la forza della musica in un esplosivo mix.

Yo! Bum Rush The Show (1987) è già un piccolo gioiello. Chuck D e Flavor Flav con il dj Terminator X e il supporto coreografico di Professor Griff creano una musica che sfrutta svariate fonti sonore (effetti “comici”, rumori, loop e samples) per imbastire Rap indimenticabili come Public Enemy No. 1, You’re Gonna Get Yours e Miuzi Weighs a Ton. Quest’album è una pietra miliare per un nuovo modo di fare musica Hip Hop.

It Takes a Nation of Millions to Hold Us Back (1988) supera l’esordio e ne affina la formula fino alla sublimazione. Le idee sono le medesime dell’album d’esordio, ma il numero dei brani significativi è notevolissimo e fra questi si sprecano i classici dell’intero genere. Bring The Noise, Don’t Believe The Hype, Cold Lampin’ With Flavor, la logorroica Louder Than A Bomb , il Funky di Caught, Can We Get A Witness?, il riff Heavy Metal di She Watch Channel Zero? (anticipatrice del concetto di Nu Metal), la più articolata Rebel Without A Pause, la rabbiosa Prophets Of Rage sono fotografie di una piccola rivoluzione fatta da musicisti pronti alla ribellione ed alla protesta. Per molti versi questo è l’album che più avrà influenza sul futuro dell’Hip Hop, sia come tecnica compositiva che come tematiche che come stile di rapping. Fino all’esplosione del filone Gangsta It Takes A Nation sarà il faro dell’intera scena. Collage sonori eterogenei, samples cuciti assieme efficacemente, flow fluido e corrosivo, interesse a temi socio-politici: gli eredi di questo stile sono innumerevoli, di fatto quest’album anticipa un nuovo modo compositivo che evolve dai primi esperimenti di musica Hip-Hop verso una nuova era, emancipata sempre di più dalla musica “suonata”.

Fear Of A Black Planet (1990) non mostra particolari evoluzioni ed assesta altri episodi interessanti come Welcome to the Terrordome e Fight the Power. L’album risulta forse meno intenso e più smussato anche musicalmente rispetto ai predecessori.

Apocalypse 91… The Enemy Strikes Black (1991) contiene la sempre rabbiosa Nightrain, l’ampio respiro di By The Time I Get To Arizona, il beat squadrato di Shut Em Down, A Letter To The New York Post, il Nu Metal ante litteram di Bring The Noise per l’occasione suonata assieme agli Anthrax. Nel complesso però la loro vena ironica pare sopirsi e la loro audacia adagiarsi sugli allori del passato.

Parte della forza del passato sembrò tornare con Give It Up da Muse Sick-n-Hour Mess Age (1992). La rinnovata potenza della trascinante What Side You On?, la giungla sonora di Bedlam 13:13, il coretto semi-demenziale di What Kind Of Power We Got, le spruzzate Reggae di Thin Line Between Law And Rape, l’orecchiabile Godd Complexx, il caos e la furia Heavy Metal di Hitler Day, uno dei loro capolavori, si fanno ricordare molto più della raccolta Greatest Misses (1992, con Hazy Shade Of Criminal).

He Got Game (1998) nasce come colonna sonora dell’omonimo film di Spike Lee. Le atmosfere sono meno polemiche e prive di molte delle “gag” ironiche del passato. Tutto sembra più riflessivo e pacato. La title-track è quasi uno spoken word con contaminazioni Hip Hop; Is Your God A Dog non è un flusso infinito di parole ma centellina un di po’ più le rime e si concentra sul ritornello; Politics Of The Sneaker Pimps si articola su battiti cupi e profondi che ne fanno il miglior episodio dell’album. What You Need Is Jesus, con il coro Soul centrale, è l’ultimo passaggio particolarmente interessante.

In sostanza i PE hanno abbandonato la vena ironica e spregiudicata di un tempo e si sono in molti sensi “normalizzati”, ma anche in questo Hip Hop canonico trovano spazi per la loro vena artistica.

There’s a Poison Goin’ On (1999) contiene Do You Wanna Go Our Way, LSD, Crash oltre agli effetti al sintetizzatore di World Tour Session e Last Mass Of Caballeros. Manca sempre la forza degli esordi ed i riempitivi sono molto più numerosi che nel glorioso passato. Nondimeno, i brani più convincenti non hanno la forza propositiva ed innovativa che venne sublimata sul secondo album.

The Best Of (2001) è una buona raccolta.

Revolverlution (2002) contiene brani nuovi, live e remix. 54321 Boom e Can A Woman Make A Man Loose His Mind sono due passaggi intriganti in un mare di b-sides, riempitivi e passaggi scialbi.

Il confronto fra gli ultimi lavori e i due che ne aprirono la carriera non fa che esaltare il calo qualitativo di una delle formazioni più gloriose dell’Hip Hop tutto.

La carriera dei Public Enemy continua con New Whirld Odor (2005), opera mediocre ma con qualche momento che si fa ascoltare (soprattutto Check What You’re Listening To), ed ancora con Rebirth Of A Nation (2006), forte di Hard Rhymin ed Hard Truth Soldiers. Su How You Sell Soul to a Soulless People Who Sold Their Soul? (2007) si fa notare l’arrangiamento per fiati Soul di Harder Tahn You Think e il semi-rifacimento di All Along The Watchtower in Long and Whining Road. Ma tutti questi album mostrano una formazione che spesso vive del proprio passato, autocitandosi o mostrandosi arretrata rispetto alle nuove leve. I suoni diventano più moderni ma non c’è niente che in questi album valga gli esordi, tanto che sembra di vederne una pallida imitazione. Anche quando c’è qualcosa di intrigante, poi, è diluito in album che meriterebbero di essere degli EP.

I Public Enemy sono state far le formazioni più importanti di tutto il Rap e della cultura Hip Hop americana. Inventarono una musica carica di eventi, di slogan, di motti, di esplosioni e contaminazioni. Fusero effetti di loop ad una furia mutuata dall’Hard Rock e dal Punk, montarono su un serpentone musicale vibrante un rapping aggressivo e fluido, scrissero alcune delle canzoni di protesta più significative degli anni ’80 sfruttando un lessico musicale nuovo e multiforme, che coniugasse la forza delle liriche con la forza della musica in un esplosivo mix.

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Voti:

Yo! Bum Rush The Show – 7
It Takes A Nation Of Millions To Hold Us Back – 8
Fear Of A Black Planet – 6,5
Apocalypse 91… The Enemy Strikes Black – 5,5
Gretest Misses – 5
Muse Sick-N-Hour Mess Age – 6,5
He Got Game – 6
There’s a Poison Goin’ On – 5,5
The Best Of – 7
Revolverlution – 4
New Whirl Odor – 4
Rebirth Of A Nation – 4
How You Sell – 4

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