Poison Idea – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Fra i paladini dell’Hardcore senza compromessi meritano un posto d’onore gli statunitensi Poison Idea, che proseguono il genere senza intaccarne la virulenta potenza ed il gusto per l’arringa, ma aggiungono anche un’autentica disperazione nichilista ed un certo gusto per un’ironia amara.

Kings of Punk (1986) apre la loro discografia dopo qualche EP. In ventisei minuti la band sciorina tutta l’energia e la potenza dell’Hardcore, fra batteria supersonica, chitarre affilate, voce perennemente urlata e sguaiata. God Not God, il momento migliore, sono 51 secondi incendiari che fanno resuscitare Black Flag e Germs.

War All the Time (1987) replica più nichilista e sguaiato, con Romantic Self Destruction, Push the Button e Motorhead.

Questa musica dura e pura, che riprende l’Hardcore di un lustro prima, si evolve verso qualcosa di più personale su Feel the Darkness (1990) dove i brani sono più complessi ed evoluti, variegati e originali. Plastic Bomb, il capolavoro Death of an Idiot Blues che tripudia in un baccano orgiastico, la furia omicida di Nation of Finks ed i quasi sei minuti della nevrotica ed angosciante title-track mostrano una formazione matura, capace di dialogare anche con Thrash Metal, Heavy Metal e con momenti più tragici che innodici oltre che reciclare le solite idee stereotipe.

Blank Blackout Vacant (1991) non riesce a replicare questo stile, pendendo troppo verso un suono ammorbidito che insieme ai decibel sacrifica l’ispirazione.

We Must Burn (1993) è forse meno diretto ma essuda una drammaticità ed una disperazione assolute. Don’t Ask Why è un Thrash Metal devastante, Hung Like A Saviour una sorta di Motorhead degradati ad un Thrash Metal cacofonico con momenti Blues ma Hard And Cheap regala un ritornello orecchiabile, se Jerry A. non lo cantasse con la ferocia di un lupo mannaro, riecheggiando qualcosa dei Flipper di Sex Bomb in questo stile. Questo suono catastrofico diventa il carburante del ballo violento di Endless Blockades For The Pussyfooter, mentre affiora lentamente nella melodica Not The Last, con finale epico. Slumlord completa i brani maggiori, mentre il resto tende a ripetere il solito Hardcore con punte di Thrash, senza distaccarsi dal modello classico.

Epigoni dell’Hardcore dal suono incendiario agli esordi, si sono evoluti in una band violenta ma più disperata, pagando il prezzo di un canzoniere sovente ripetitivo e per forza di cose poco originale, ma consegnando comunque una manciata di brani lodevoli, capaci di proporre nuove idee senza rinnegare eccessivamente la memoria dei padri fondatori.

.

.

.

Voti:

Kings Of Punk – 5,5
War All The Time – 6
Feel The Darkness – 6,5
Blank Blackout Vacant – 5
We Must Burn – 6,5

Annunci

Mi fa piacere leggere i vostri commenti!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...