Placebo – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Nel calderone del Brit Pop finiscono anche i Placebo, titolari di un Pop/New Wave dalle venature malinconiche. Brian Molko, cantante e leader, guida le canzoni con la sua voce carismatica e le liriche depresse mentre il tappeto musicale si alterna fra ripetitivi riff ipnotici e schitarrate innocue, fra basso pulsante e batteria prevedibile.

Il più grande limite della formazione, ad ogni modo, è l’imbarazzante autocitazionismo in cui i nostri cadono con una impressionante frequenza. Sostanzialmente si può affermare, non sbagliando di tanto, che i Placebo hanno costruito una carriera su un paio di brani tipo.

Placebo (1996) si distingue in Come Home, Nancy Boy e 36 Degrees. Ma c’è davvero poco di originale in queste canzoni, sono solo momenti Pop con ritornelli accattivanti, venate di inquietudini da supermarket. Probabilmente l’originalità non sarà mai il loro forte, come l’eterogeneità.

Without You I’m Nothing (1998) aumenta l’impatto in decibel ma non replica i singoli dell’esordio, aumentando semmai l’effetto deja vu. L’orecchiabile e ballabile Every You Every Me si staglia sul resto ma è in fin dei conti un brano da radio senza troppa carisma; Pure Morning, verso l’ipnosi che traveste la carenza di idee e le soporifere My Sweet Prince e Burger Queen dimostrano una pochezza di idee imbarazzante.

Black Market Music (2000) si fa più cupo e più compatto ma se Special K è il meglio dell’album (tristemente, rischia di esserlo) c’è davvero poco da sperare per il futuro della formazione. Il resto tenta di mischiare le carte in tavola con spruzzi di Hip Hop in Spite And Malice, oppure si aggrappa al solito mix di New Wave, Pop, Rock e scarti di chitarre Heavy Metal.

Alla fine la carriera dei Placebo è, come la carriera di molte effimere star del Pop, fatta di singoli. Come Home, Nancy Boy e 36 Degrees dall’esordio e la sola Every You, Every Me dal resto della discografia, alle quali si può aggiungere con generosità Pure Morning per giungere alla misera somma di 5 canzoni degne di citazione in 3 album, canzoni per inciso tutt’altro che irrinunciabili o rivoluzionarie, neanche tanto carismatiche e sovente simili l’una all’altra.

Sleeping With Ghosts (2003) almeno riesce in The Bitter End a trovare un ritornello tanto tetro quanto accattivante, seppure il riff chitarristico sia banale e la struttura prevedibile. Meglio del pastrocchio rumoroso di Plasticine, di una This Picture che potrebbe risalire a tre lustri prima o di un’altra manciata di noie senza nuove idee. Special Needs, la ballata più riuscita della carriera, dura sempre un paio di minuti di troppo.

Meds (2006) e Battle For The Sun (2009) non riescono ad evolvere il loro sound, che rimane ancorato ad un Pop/New Wave/Punk con spruzzi elettronici. In due album non riescono a pubblicare nemmeno una canzone che valga i loro già non stellari brani migliori. Loud Like Love (2013) non fa che ripetere stancamente una musica che ha poco da dire da troppo tempo.

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Voti:

Placebo – 5,5
Without You I’m Nothing – 4,5
Black Market Music – 4
Sleeping with Ghosts – 4,5
Meds – 4
Battle For The Sun – 4
Loud Like Love – 4

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