Pendragon – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

I Pendragon sono una formazione inglese che riprendendo a piene mani dal suono del progressive Rock inglese di King Crimson e Yes cerca di creare una nuova e più aggiornata versione del genere tanto caro all’Inghilterra.

The Jewel (1985) mostra però ben poca personalità: tastiere onnipresenti, melodie imperanti, poche innovazioni e tanti deja senti. I brani, lunghi e sufficientemente complessi, non hanno guizzi e particolarità degne di nota.

Kowtow (1988) conferma che la melodia e la rivisitazione mira a ripescare non il Prog più sperimentale e innovativo, ma quello dei tardi ’70, fatto di sintetizzatori e ritmi più ballabili. Se nell’esordio questa tendenza era avvertibile, in questa seconda opera è più che evidente. Ballatone soporifere come I Walk The Rope, nullità Pop come Saved By You e tutta una serie di patetismi come in 2 AM. Le atmosfere soffici e melodiche, ricreate con eleganza, diventano presto una noiosa e prevedibile caratteristica.

Meno Pop è The World (1991), che riscopre un po’ di Pink Floyd (Prayer, vicina a The Wall soprattutto all’inizio) e cerca il colpaccio con la lunga suite Queen Of Hearts: i canonici 21 minuti abbondanti in tre parti suonano però un melodismo pomposo che è il medesimo dei primi album, semplicemente protratto per una decina di minuti di troppo. Prolissi e poco personali, i Pendragon sembrano un ascolto per nostalgici ed invece di promuovere una riscoperta del Prog settantiano sembrano svenderlo semplificato e retro quanto basta per infervorare magari tanti nostalgici.

The Window Of Life (1993) propone brani lunghi ed articolati, soprattutto due di 12 ed uno di quasi 18 minuti. Peccato che la metà del materiale sia semplicemente difficile da ricordare, vista la mancanza di carisma ed originalità. Ambiziosi e tecnicamente abbastanza preparati, i Pendragon indulgono fin troppo in melodie soffici e mid-tempo blandi e prevedibili.

The Masquerade Overture (1996) non fa molto meglio, nonostante qualche timido accenno di varietà come nella title-track. Puliti ed eleganti, i Pendragon sono tanto professionali quanto vacui. In quest’opera, per esempio in Paintbox, sembra di riascoltare alcuni Rush ottantiani.

Not Of This World (2001) contiene il loro più bel ritornello e molte delle loro migliori melodie. I sette minuti e mezzo dal refrain toccante di All Over Now ed i nove abbondanti di If I Were The Wind, con le melodie, sono così fra i migliori episodi della loro opaca carriera. A Man Of Nomadic Traits, se non affogasse nel patetismo tipico, sarebbe il loro capolavoro (di quasi 12 minuti). The Lost Children in 11 minuti ha il tempo di passare dalle melodie piagnucolose dell’inizio ad un più convincente e incalzante brano con tanto di ritmo Disco soffuso ed assolo alla Pink Floyd (ed à la Gilmour). Il finale, in un tripudio di sintetizzatori, è un ballabile da discoteca per il pubblico dell’Heavy Metal. Seppure banale nelle tematiche e ripetitivo nel patetismo, questo è il loro album migliore ed anche l’unico che dimostri la maturità del loro Prog-Rock romantico.

Believe (2005) ritorna alle fascinazioni del Pop/Rock elegante. David Bowie ispira No Place For The Innocent ma la band riprova soprattutto la suite in movimenti, che questa volta è battezzata The Wishing Well. Sembra però che le tempistiche dilatate giustifichino una evoluzione dei brani pachidermica, che secondo la formazione renderebbe equilibrato un sospirato intro di quattro minuti e mezzo. Nel complesso le melodie romantiche ed i momenti più sanguigni guidano l’intero componimento, senza sorprese. Nell’epoca del Prog-Metal (che la band inizia ad approcciare), del Math-Rock, dell’Elettronica ibridata nei modi più fantasiosi i Pendragon sono semplicemente vetusti rappresentanti di una musica che è marginale per la Storia del Rock.

Dopo 23 anni Pure (2008) aggiorna significativamente la formula della formazione, integrando possentemente il Prog-Metal come è evidente nella suite Comatose, soprattutto nella pirotecnica prima parte che in quasi 8 minuti diventa il miglior brano di tutta una carriera. Influenzati da King Crimson e Pink Floyd, la loro musica somiglia ad una versione più formulaica dei Porcupine Tree, nonchè più patetica (It’s Only Me). Indigo, quasi 14 minuti di opener, è l’altro brano valevole dell’opera, con possenti arrangiamenti di tastiere. Più potente ed aggressiva, la loro musica sembra finalmente aver fatto un passo in avanti, diventando derivativa di una decade invece che di tre decadi fa.

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Voti:

The Jewel – 5
Kowtow – 4
The World – 4,5
The Window Of Life – 5
The Masquerade Overture – 4,5
Not Of This World – 6,5
Believe – 5
Pure – 5,5

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