Nirvana – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Playlist di brani selezionati dei Nirvana

I Nirvana sono per molti versi il simbolo del Grunge. La formazione statunitense fu quella che trovò la formula d’oro del Grunge, fondendo i riff Hard Rock del genere e le scariche Punk/Hardcore ad un più spiccato gusto melodico, indulgendo maggiormente nelle atmosfere introspettive e non disdegnando elementi Pop/Rock ed una spinta emozionale tanto drammatica quanto (apparentemente) sincera.

Kurt Cobain, voce e chitarra, è diventato non solo il leader indiscusso ma soprattutto una bandiera generazionale, un altro eroe del Rock che si è votato ad una premeditata auto-distruzione, un’immolazione che ha forgiato la sua immagine a fuoco nell’immaginario collettivo di tutto il decennio degli anni ’90.

I Nirvana divennero “il Grunge” per tutta la stampa non del settore, furono l’urlo di una generazione che in realtà già stava masticando quelle emozioni da qualche anno, ma lo faceva nell’underground delle province degli USA, in particolare a Seattle.

Le basi del loro sound sono da ricercarsi nell’Hard Rock e nel Proto-Punk, in band come gli Stooges e Black Sabbath od in pilastri del Rock come i Rolling Stones, ma il gusto melodico è quello di David Bowie o dei cantautori come Neil Young.

Bleach (1989) mostrava una sofferenza d’animo atroce che partoriva riff assordanti e brani violenti e scomposti, a cui si sovrapponevano però quasi sempre dei momenti melodici più o meno espliciti. Blew, School e Mr Moustache sono urli di un malessere profondo mentre Negative Creep è un disperatissimo urlo strozzato di Cobain su uno sferragliare di chitarre, uno dei brani più intensi del Grunge accanto a classici come Touch Me I’m Sick. Quando l’Hardcore e l’Hard Rock scompaiono, ai Nirvana rimane la melodia intimista di About A Girl, una ballata Folk/Rock emozionante per un refrain degno, questa volta, persino di Neil Young.

Il 1991 è l’album del successo planetario, l’anno del Grunge nel mondo, l’anno in cui il mainstream conosce una generazione di angosciati e depressi come Cobain. L’urlo di Cobain diviene l’urlo di una generazione di rockers per la sua sincerità unica, per la sua vibrante emotività. L’aggressività ed il baccano non sono inquietanti perchè violenti, ma perchè il parto di un malessere profondo. La melodia non è commovente in quanto tale, ma in quanto momento di calma fra i tumutli delle tempeste interiori. Con i Nirvana il contrasto piano-forte del Grunge viene portato alla massima espressività. Le melodie appaiono così con sfumature sarcastiche ed angoscianti, i riff chitarristici taglienti ed i ritmi indiavolati sono sintomi di una dimensione esistenziale affranta e disperata.

Nevermind (1991) è uno degli album più influenti sulla musica delle classifiche Rock degli anni ’90, uno di quelli album che lascia un segno nella storia del costume, che lancia mode, che entra nella Storia del Pop. Musicalmente, Nevermind è il capolavoro dei Nirvana ed uno dei più riusciti lavori del panorama Grunge. La fusione di elementi Pop/Rock e Hard Rock/Hardcore è il vero asso nella manica, assieme ad una produzione meno spigolosa e più morbida. Il capolavoro, ed una delle grandi canzoni del decennio, è Smells Like Teen Spirit, inno generazionale per alternarsi di piano e forte, scariche emotive e pause tattiche, finale esplosivo ed urlo esplosivo con assolo a coronare il rito di distruzione: la distruzione e l’auto-distruzione, l’angoscia, il rumore, l’accumularsi della tensione, un refrain orecchiabile ma intensissimo sono la ricetta di un brano memorabile, che i Nirvana non riusciranno mai a replicare. La melodia trionfa sempre più nelle ballate Rock alla Neil Young di Litihium e In Bloom, nevrotiche e angosciate come quelle del cantautore canadese. Gli spigoli riaffiorano prepotenti nel baccano di Territorial Pissings, ma Polly si configura come un dolce Folk/Rock funereo, cantato con la foga di un moribondo arreso alla sua morte, ristabilendo gli equilibri. Nevermind è un’album di debolezza spirituale, che equlibra scleri nevrotici a melodie dimesse e cantati apatici, in un gioco che ristabilisce l’equilibrio iniziale donando semplicemente un senso di inevitabile e catastrofico: è un album disperato, triste, autodistruttivo. Il refrain più epico è probabilmente quello di Stay Away, ma l’atmosfera da suicidio di Something In The Way, che nemmeno Tonight Is The Night sarebbe stato capace di includere, è il vero testamento dell’anima di Cobain e del suo dolore inestinguibile. Non sono stati i primi a fare Hard Rock melodico, nemmeno i primi a fondere l’Hard Rock con le melodie del Pop (si pensi ai Pixies), ma sono stati i primi a creare un equilibrio tale da poter vendere questo sound alle masse.

Kurt Cobain si inserisce, con quest’album, fra i più emotivi e convincenti cantanti della Storia del Rock.

L’album ha venduto più di 25 milioni di copie nel mondo.

In Utero (1993) aggiunge ancora più introspezione e melodia alle loro canzoni, pur rimanendo sostanzialmente sulle coordinate del precedente lavoro. Il capolavoro di turno è Rape Me, un altro crescendo esplosivo che ricorda in parte Smells Like Teen Spirit e che finisce e sfinisce con simile (sorprendente) intensità. L’alternarsi di momenti più melodici e dimessi a scatti di energia si sublima in Heart-Shaped Box, uno dei momenti migliori, mentre l’apatica Dumb si avvicina ancora di più al Pop ma vestendo una cappa nera. Nonostante i Nirvana sembrino riprovare idee simili all’opera precedente, rubacchiando persino qualcosa dai Beatles (Serve The Servants), le più delicate Pennyroyal Tea, con ritornello struggente, e All Apologies coronano i loro momenti di Folk/Rock nervoso e sofferto.

Senza giri di parole, probabilmente i Nirvana non avrebbero avuto un glorioso futuro dinanzi a loro, visti i presupposti di questi album: avrebbero continuato a sfornare, magari, qualche brano sulla falsariga di quanto già pubblicato, inanellando altre diapositive della disperazione del loro leader. Sono ad ogni modo congetture inutili.

Cobain si toglie la vita nell’Aprile del 1994 lasciando il rimpianto per uno dei pochi artisti della Storia del Rock che ha saputo con mezzi non eccezionali unire un sound orecchiabile ad una angoscia così strabordante. Cobain riesce ad essere profondo ed immediato, tanto che il suo urlo e la sua voce roca e sgraziata dei momenti più violenti sono essi stessi un messaggio di dolore e sofferenza, dalla carica emotiva straordinaria.

MTV Unplugged (1994) raccoglie brani suonati acustici e delle cover.

When The Lights Out (2004) è la raccolta più esaustiva ma Nirvana (2002) è più essenziale e densa di brani memorabili.

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Voti:

Bleach – 7
Nevermind – 8
In Utero – 7
Unplugged in New York – 6,5
Nirvana – 7,5
With The Lights Out (3 Cd + Dvd) – 6,5

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