Elegi – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Elegi è un progetto norvegese di Ambient spettrale e cupa venata di musica Classica e field recordings.

L’esordio Sistereis (2007) dipinge paesaggi malinconici e desolanti, spesso adombrati da fruscii e da note sparute. I brani si costruiscono lentamente, in modo poco appariscente, seguendo stratificazioni poco lineari. Se spesso l’opera rischia di affondare in una Dark Ambient un po’ prevedibile, nell’accostamento con fields recordings e qualche momento classicheggiante si risolleva in episodi come Skumring e Time Lapse (8 minuti). Quando Spill For Galleriet immette su un pianoforte zoppicante un ticchettare tetro avvolto di nubi gelide, però, l’album sembra mostrare la potenzialità di una musica elegante di desolazione e morte. Una eccessiva omogeneità guasta però l’opera, certamente minacciosa e oscura ma a tratti vicina alle banalità Ambient degli eredi funebri di Eno.

Varde (2009), una sorta di concept album funebre sull’avventura tragica al Polo Sud di Robert Falcon Scott, aumenta la varietà sonora, sfruttando maggiormente la strumentazione classica di malinconici archi e sparuto pianoforte. Skrugard (quasi 7 minuti) è così un canto tragico che si estrania presto dai canoni della Dark Ambient rarefatta e criptica dell’esordio, proponendo una veste relativamente più intellegibile e coesa, che riduce la sensazione di omogeneità sonora che guastava l’esordio. Arvesølv prepara un Folk classicheggiante ed intimista per ticchettii appena udibili e Uranienborg una musica da camera per morte polare. Le manipolazioni sonore di Skyggespill, i lamenti lugubri di Angekok, un dramma terribile e sofferente, la musica da camera per deserti freddi di Råk ed il recitato di Den Store Hvite Stillhet sono altri taselli di un’opera che mostra più varietà ed eterogeneità, strutturando su una Dark Ambient divagazioni elettroniche, manipolazioni sonore, melodie tetre, field recordings, dialoghi e lamenti, ampliando e perfezionando le idee dell’esordio verso una maggiore emancipazione da droni lugubri e stratificazioni che èsono già nella tradizione Ambient. Nei casi migliori i brani hanno una impalcatura Dark Ambient ma si liberano da tale derivatività librandosi in drammaticche musiche da camera, in frammenti vocali spettrali e sofferenti o ancora aggiungendo manipolazioni sonore. Nel complesso l’opera è anche più “coesa” rispetto all’astrattismo totale dell’esordio, rimanendo evocativa ed affascinante, ma dimostrandosi anche leggermente più strutturata e variegata. Non mancano, purtroppo, qualche lungaggine e qualche momento minore (Drivis, Fandens Bre).

L’antesignano più probabile di questa musica lugubre è Eskimo dei Residents, ma Elegi propone una versione più classicheggiante e lirica, oltre che venata della modernità della musica digitale. I difetti sono in alcuni episodi più canonici e minori ed in una altalenante caratterizzazione delle composizioni, che finiscono per somigliarsi sviluppando spesso idee similari.

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Voti:

Sistereis – 6
Varde – 6,5

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