Napalm Death – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Playlist di brani selezionati dei Napalm Death

L’inghilterra conobbe con i Napalm Death (al canto Lee Dorrian, alla chitarra Bill Steer e Shane Embury al basso) una delle evoluzioni più terrificanti del suono Rock.

Prendendo ispirazione dall’Hardcore efferato di ispirazione americana ed utilizzando una certa ironia che stemperasse le intenzioni seriose, i Napalm Death proposero una nuova musica che oltrepassava in brutalità ed efferatezze qualsiasi altro figlio illegittimo del Rock’N’Roll.

La loro opera, fondamentale per l’evoluzione della scena estrema, prese il via con il demo Hatred Surge nel 1985.

L’esordio Scum (1987) era una insieme di schegge epilettiche e di grugniti bestiali, un blaterare scomposto su riff meccanici ed inumani, ritmiche ossessive e supersoniche ed una tecnica di miniaturizzazione della forma che sfiorava il paradosso. La violenza che scaturiva da questi conati di rabbia e frustrazione faceva impallidire quasi tutti gli altri presunti estremisti della scena contemporanea, persino in campo Speed Metal. Si tratta di fatto di un unico blocco di truculenze che esaspera le intuizioni dell’Hardcore: brani come Multinational Corporations, Divine Death, Caught In A Dream e Siege Of Power dovranno faticare a trovare rivali in cattiveria e potenza.

Assieme all’opera dei Repulsion ed alle intuizioni dei Deep Wound, questo album aiuterà lo sviluppo di quel genere chiamato Grindcore, di fatto il punto di non ritorno dell’Hardcore. Se i Repulsion introdussero e tramandarono la malvagità ed il “gore”, i Napalm Death crearono una musica più epidermica, basata su sonorità improntate alla velocità e ad urla isteriche, vocalizzi acuti e tempistiche talmente elevate da apparire quasi parodistiche.

Il secondo From Enslavement To Obliteration (1988) si presenterà come un opera più matura, seppure sempre incentrata sull’esasperazione dei concetti di violenza e velocità. Nella tracklist compaiono alcuni dei loro brani più efficaci come la title-track, Morbid Deceiver, Emotional Suffocation, Private Death e It’s A MANS World che di fatto riducono il canto ad un borbottio per mostri da incubo, sferragliate di chitarre e cacofonie assortite. La loro musica è diventata quasi un’opera concettuale e ciò è dimostrato da brani come Dead che fa coppia con la You Suffer del disco precedente o ancora dalla regressione allo stato primitivo di tutta la loro macchina musicale fino a far diventare questa regressione animale un sintomo di frustrazione e disperazione che con la violenza di una trivella trasmette messaggi di degrado esistenziale.

From Enslavement To Obliteration crea di fatti un punto di riferimento per tutta la musica estrema che verrà, un esempio che difficilmente potrà essere superato in quanto a violenza scarna: nessuno aveva mia pensato di storpiare così tanto il Rock riducendolo ad un fluido magma sonoro ai limiti del rumore, un frastuono di batteria ed un gracchiare di chitarre torturate, un canovaccio per filastrocche infernali sguaiatamente urlate con la dolcezza di un orco inferocito.

Abbandonate le torrenziali invettive dei precedenti lavori, i Napalm Death virano nel Death Metal con Harmony Corruption (1990). Privo di un valore dal punto di vista dell’innovazione, i nostri snocciolano qui prove tutto sommato prevedibili di ferocia cadenzata (per i loro standard) e ritmiche cupe. La voce più ruvida conferisce al tutto un nero che viene commisto solo al rosso sangue. i Napalm Death perdono così il loro status di sperimentatori e diventano quasi dei seguaci delle tendenze. In ambito di Metal estremo quasi si commercializzano.

Parte della forza di un tempo venne riacquisita con Death By Manipulation (1991) ma il live Corridors f Blood (1992) e Utopia Banished (1992) mostrarono una formazione incapace di rinnovare una formula che stava diventando stantia.

Una notevole riprese si ebbe con Fear, Emptiness, Despair (1994), finalmente capace di qualcosa di incisivo e di più eclettico, qualcosa che desse nuova forma alle loro catastrofiche composizioni sonore. Se gli ultimi album si erano rivelati spesso poco interessanti ed evoluti, finalmente la formazione riesce ad aggiornare il proprio canovaccio di torture sonore. Plague Ragues è forse il nuovo capolavoro della loro carriera, ma il lotto di brani è comunque il più equilibrato da diversi anni.

Peccato che il risveglio artistico si spenga quasi completamente con il successivo Diatribes (1996). Vicino al sound del Death melodico ma conservando comunque brutalità e sfumature Thrash, l’album regala Ripe for breaking (con il suo arpeggio spettrale) , Greed Killing e Just Rewards ma nel complesso l’opera risulta spesso monotona e sfocata.

Quando pubblicano Worlds From The Exit Wound (1998) i Napalm Death sono sempre la macchina da guerra di sempre, ma appaiono nel panorama loro contemporaneo molto più banali e molto meno “estremi” di un tempo: le loro idee sono invecchiate con loro.

Order Of The Leech (2002) ritorna alla rozza formula del passato: è un album estremo, senza pause che si esprime tutto per conati Death Metal e sfuriate di tempistica Grindcore. Non c’è nulla di rivoluzionario, ma la formazione continua a dimostrare perlomeno coerenza, forse fin troppa.

The Code Is Red… Long Live The Code (2005) dimostra che questi zombie che brandiscono la mannaia sono ancora pronti a fare a pezzi la musica. Pay For The Privilege Of Breathing è un battere terrificante su mura sonore assordanti e urla sconnesse; Strading Purposefully Backwards ritorna all’hardcore deformato dei primi album, ma annegato nel Death Metal e col senno di vent’anni di esperienza; Right You Are rispolvera il blaterare epilettico e Diplomatic Immunity innalza mura chitarristiche sconquassanti. Il resto dell’album è spesso prolisso e prevedibile, ma la band sembra aver ritrovato la chiave per ricreare qualcosa di davvero devastante ed assordante, un suono saturo di decibel che se non altro non gli fa apparire come pezzi d’antiquariato.

Time Waits For No Slaves (2009) contiene ancora mine come Diktat, Feeling Redundant e la title track. La musica è meno inafferrabile degli esordi, persino “composta”, relativamente al loro ormai remoto passato. Potenti e sconquassanti, hanno lo stesso effetto di una splendida sequenza splatter: mantiene inalterata la violenza anche se riprodotta mille volte, ma perde velocemente l’interesse macabro che suscita all’inizio.

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Voti:

Hatred Surge – 5
Scum – 7,5
The Peel Sessions – 6,5
From Enslavement To Obliteration – 8
Split With SOB – 7
Harmony Corruption – 5
Death By Manipulation – 6
Mentally Murdered (EP) – 6
Corridors Of Blood – 4,5
Utopia Banished – 5,5
Fear, Emptiness,Despair – 6,5
Greed Killing – 5,5
Diatribes – 5,5
Breed To Breathe (EP) – 6
Worlds From The Exit Wound – 5,5
Leaders No Followers – 5
The Complete Radio One Session – 6,5
Order Of The Leech – 5
The Code Is Red…Long Live The Code – 5,5
Time Waits For No Slaves – 5,5

Playlist di brani selezionati dei Napalm Death

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