Motley Crue – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Playlist di brani selezionati dei Motley Crue

Depravati, volgari, rozzi, sessisti, drogati, donnaioli, alcolizzati. Così si presentano i losangelini Motley Crue, un’immagine imponente del music-business, provocatoria fino all’eccesso, per un gruppo che associa ad atteggiamenti estremi di matrice Glam un Heavy Metal geometrico, epidermico, basato su riff trucidi rubati a cento classici del genere, infarcito di mid-tempo possenti e di testi scurrili.

Nel 1981 esordiscono con Too Fast For Love a fissare il loro stile ed una serie di anthem che diverranno poi classici. Dalla partenza pirotecnica di Live Wire, a Public Enemy #1 passando per Merry-Go-Round, Take Me To The Top e Starry Eyes la band da subito fondo alla sua (poca) ispirazione. Shout At The Devil (1983) vede la formazione truccata à la Kiss, satanista e musicalmente più estrema, adesso a cavallo fra pressappochismo Punk ed i decibel dell’Heavy Metal. Looks That Kill, la ballata Too Young To Fall In Love, Shout at the Devil e la stravagante perla di God Bless the Children of the Beast, una gotica ballata acustica, sono i punti cardini di un album che, oltre alle canzoni, si fa ricordare per un sound più incisivo e graffiante. Theatre Of Pain (1984) sembra quasi pentirsi di tanti estremismi e torna al boogie pur in chiave Heavy Metal, proponendo City Boy Blues e Tonight ed ancora la ballata magniloquente e mediocre di Home Sweet Home. Girls, Girls, Girls (1987) continua cocciutamente sulle solite coordinate, ma la title track, Wild Side, Bad Boy Boogie e Sumthin’ for Nuthin’ sono altri inni alla depravazione ed al divertimento del Rock’n’Roll.

Quando tornano con Motley Crue (1994) dopo ben cinque anni il sound è più moderno e non disdegna chiari riferimenti Industrial: Power to the Music, Misunderstood, Til Death Do Us Part sono sia orecchiabili che, sostanzialmente, poco originali. Con questa variazione di sound la band ha solo rimandato di qualche anno la sua inevitabile morte artistica. Il collasso della band è prossimo e l’uscita di Generation Swine (1997) conferma il lento declino consegnando un’opera autocitazionista, datata, prevedibile. Nonostante qualche spauracchio, i MC riciclano le medesime idee da troppi anni, sono mediocri compositori, che vivono ormai più della loro immagine che della loro musica (tornano alla mente, ad esempio, i Kiss).

New Tatoo (2000) abbandona completamente il tentativo di innovazione e torna con prepotenza all’Heavy Metal dalle tinte Pop e gli atteggiamenti glam che tanto li ha resi famosi. Dragstrip Superstar e First Band On The Moon divertono ed intrattengono, seppure siano brani tremendamente datati come il resto dell’opera. Rispetto a Generation Swine, almeno, il loro delirante inneggiare allo “sballo” è adesso più convincente ed i brani più radiofonici.

Saints of Los Angeles (2008) li vede ritornare dopo 8 anni, con idee musicali per niente innovative. Un album di mestiere, professionale e curato, che ricorda la fine degli anni ’80 (all’epoca la title-track sarebbe potuta essere uno dei migliori brani del decennio). Curiosamente, oltre alle autocitazioni, al Thrash Metal ed all’Hard Rock in questi brani affiorano ombre di Guns’n’Roses a più riprese.

Dediti ad ogni eccesso, autocompiaciuti del successo e delle donne che hanno ottenuto, volgari, rozzi, ripetitivi: i Motley Crue, se hanno inventato qualcosa, hanno promosso una nuova immagine di macho metallari con tendenze sataniste ed ossessionati dal sesso. Musicalmente hanno creato un ibrido che variò quanto bastava l’Heavy Metal per venderlo per milioni di copie in tutto il mondo, riprendendo la lezione della celebrità dei Kiss.

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Voti:

Too Fast For Love – 6,5
Shout At The Devil – 7
Theatre Of Pain – 6
Girls, Girls, Girls – 6
Dr. Feelgood – 6
Motley Crue – 5
Generation Swine – 4
New Tatoo – 4
Sainst Of Los Angeles – 4

Playlist di brani selezionati dei Motley Crue

3 pensieri su “Motley Crue – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

  1. Antonio ha detto:

    Terribili,questa musica è la colonna sonora perfetta del vuoto morale..nessuno rappresenta l’hard rock come loro,tutti potrebbero scrivere un brano migliore dei crue eppure tutti devono confrontarsi con la potenza della loro musica e con la loro innata capacità di fare della banalità la propria forza,il loro capolavoro potrebbe essere sumthin for nuthin,dove la componente discomusic si affianca all’heavy metal in un raro concentrato di meschinità,una hot stuff per i metallari più qualunquisti..ci hanno provato i guns e gli aerosmith di love is an elevator senza raggiungere i loro picchi di depravazione

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