Montrose – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

I Montrose sono una formazione californiana che suona un diligente Hard Rock con sprazzi Heavy Metal, ruotando attorno al suono della chitarra affilata del leader Ronnie Montrose.

Quando iniziarono la loro carriera i Montrose erano una formazione che riusciva a riassumere buona parte degli stilemi dell’Hard Rock, proponendo un suono massiccio, aggressivo con momenti melodici e di grande chitarrismo, abbondanza di assoli e le tematiche tipiche del genere (la vita sregolata, l’amore, la musica ecc).

In questa ottica Montrose (1973) e Paper Money (1974) sono due album notevoli, i cui limiti sono i limiti stessi dell’Hard & Heavy: limitate tematiche, limitato spettro musicale, varietà inferiore, ad esempio, a tutta la scuola del Prog Rock. L’energia che scorre in Rock The Nation ed in Bad Motor Scooter, due dei loro capolavori, Space Station #5 con i suoi ingredienti mescalinici e Rock Candy, passo marziale per chitarra granitica e voce sofferta sono tutti grandi momenti del primo album che verranno replicati da Underground, con aperture melodiche, The Dreamer, Starliner, il chitarrismo pirotecnico di I Got The Fire ed i tribalismi di Paper Money sul secondo album.

Warner Brothers Presents… Montrose! (1975) con Matriarch e Black Train, si presenta più morbido e meno incalzante, dimostrando che la formazione, quando non rischia di autocitarsi, finisce per perdersi in episodi come Whaler, che sembra riecheggiare i Pink Floyd banalizzandoli.

Jump On It (1976) con l’aggressiva Let’s Go finisce anche per allinearsi ad un sound più Pop in What Are You Waitin’ For?, nella title-track o nella soporifera ballata Music Man. Questa musica è sempre meno originale e sempre più prevedibile, una musica il cui spessore si riduce tendendo sempre più verso uno spettacolare Hard Rock che mal si addice ai saltuari tentativi di ampliamento dello spettro sonoro che a tratti affiorano nelle opere (Tuft Sedge, un originale esperimento per musica medioevale).

Ronnie Montrose è un discreto chitarrista ma la qualità delle canzoni ha dimostrato, negli anni, che non basta questo per sfornare album originali, coesi ed affascinanti.

Mean (1987) vede la formazione tornare in un periodo in cui l’Hard Rock è tornato in auge grazie alla scuola di Los Angeles (Jane’s Addiction, Faster Pussycat, Guns’n’Roses). La banalità dell’opera è però imbarazzante, così che Mean si afferma come il più prevedibile di tutti i loro album, il più vacuo e noioso.

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Voti:

Montrose – 7
Paper Money – 6,5
Warner Bros. Presents Montrose – 5,5
Jump On It – 5
Mean – 4

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