Modena City Ramblers – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

I Modena City Ramblers sono una delle formazioni italiane più famose degli anni ’90, che in patria ha conosciuto un successo dovuto ad una intensa attività live, il riciclaggio di cliché irlandesi, brani tipici, un’arsenale di cover più o meno esplicite, l’adesione ad un ideale di militanza di sinistra e lo sfruttamento di un repertorio diviso di fatto in due filoni, due modelli neanche troppo originali da cui scaturisce gran parte del loro repertorio. Il primo modello è quello del brano Folk con l’irruenza dell’Hardcore, che parla spesso di ballo, feste e condisce saltuariamente il tutto con impegno politico e sociale fatto di atteggiamenti sovente didascalici. il secondo modello è quello della ballata lacrimevole, triste, sconsolata, dedicata ad abbandoni, addii, pianti e frasi un po’ banali a condire il tutto di un alone adolescenziale e fiabesco. Buona parte della loro musica riprende a piene mani quanto fatto dai Pogues.

Riportando Tutto A Casa (1994) si ricorda per la toccante melodia di In Un Giorno Di Pioggia, per l’incalzante inno di Quarant’Anni, il loro capolavoro e l’unico brano che sarebbe degno di un Dylan a tempo Hardcore, e la conclusiva Ninnananna, una ballata romantica per vagabondi e sognatori come se ne sono sentite tante nelle precedenti decadi, ma che qui abbraccia le frotte di “alternativi” della Post-Grunge era. Il resto si muove fra tre cover, un prolisso brano politico come I Funerali Di Berlinguer, ed una serie di brani che ripetono la loro versione aggressiva del Folk/Rock come Morte Di Un Poeta ed altri brani simili e minori. I loro meriti artistici, fra il riciclaggio di una musica irlandese stilizzata e stereotipata, l’afflusso di canti e melodie popolari ed un motteggiare spesso disturbante e piatto, si riducono a qualche episodio accattivante.

La Grande Famiglia (1996) aggiunge sul versante Folk/Core Le Lucertole Del Folk e La Fola Del Magalas, mentre su quello delle ballate lacrimevoli si ricordano Santa Maria Del Pallone e Canzone Della Fine Del Mondo. L’autocitazione appare costante, la monotonia è protagonista, l’innovazione e l’originalità sono un miraggio. La ripetizione di un medesimo e ritrito immaginario (addii, pianti, vagabondaggio, feste, vino, ideali sinistrorsi ed “alternativi”) assieme ad una musica spesso mediocre e dei testi motteggianti e pregni di slogan per le masse sono quanto basta per proseguire il loro successo di pubblico.

Terra E Libertà (1997) si ricorda solo per Cuore Blindato, e continua il corollario di Folk/Core, ballate toccanti e sempre più insipide, ed accuse socio-politiche. Il povero Dylan, a cui hanno rubato il titolo dell’esordio, avrebbe di che disperare se ascoltasse questa musica italiana.

Nel 1998 viene pubblicato il live Raccolti (1998), mentre il successo planetario di Manu Chao nel 1998 sembra ispirare il successivo Fuori Campo (1999) che finalmente rinnova almeno in superficie la loro musica stantìa. il Reggae mutuato dai Clash in Fuori Campo e un Patchanka di chiara ispirazione Mano Negra che con Celtica Patchanka cerca di imitare la World Music del gruppo d’ispirazione sono però gli unici due episodi davvero sintomo di una qualche tentata evoluzione. Il resto dell’album è l’ennesima copia dell’esordio, tranne echi sudamericani in qualche episodio,poco sviluppati ma interessanti (Suad).

Radio Rebelde (2002) cita ancora Mano Negra, Clash e Manu Chao, assieme al solito Folk/Core vecchio e ripetitivo (e ripetuto). Testi e musiche sono sempre più vuote e senza spessore, una vacuità avvolge tutta l’opera. Echi sudarmericani avvolgono il pessimo Viva la vida, muera la muerte (2004). Sintomaticamente quasi tutta la formazione storica ha abbandonato la band o prima di quest’album o poco dopo. Appunti Partigiani (2005) è un album di cover per il loro Folk sbilenco tenute insieme soprattutto da ideali politici sinistrosi di accusa ed impegno.

Con una formazione raffazzonata, buona parte dell’enfasi perduta ed un lavoro ambizioso ma inconcludente, noioso, derivativo e soporifero come Dopo Il Lungo Inverno (2006) la formazione sembra voler intraprendere una nuova carriera fatta soprattutto di Folk riflessivo e senile.

Onda Libera (2009) prosegue in un Folk senile, venato di tradizione italiana, qualche spunto Reggae ed ispirazioni tzigane.

Nonostante i meriti artistici alquanto dubbi, la loro musica ha conquistato schiere di giovani con la sua semplicità mista a tentativi d’impegno politico e sociale, senza disdegnare sentimentalismi e romanticherie e sfruttando musiche popolari tradizionali e contaminazioni che fanno parte della Storia del Rock da quasi due decadi prima che loro le abbracciassero.

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Voti:

Combat Folk – 4
Riportando Tutto a Casa – 6
La Grande Famiglia – 5
Terra e Libertà – 4
Raccolti – 5,5
Fuori Campo – 4
Radio Rebelde – 3
Viva la vida, muera la muerte – 3
Appunti Partigiani – 4
Dopo Il Lungo Inverno – 2
Onda Libera – 3

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