Ministri – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

I Ministri sono una formazione italiana che propone un mix di Grunge, Hard Rock, Pop ed uno stile vocale che somiglia a quello della scena del Death Metal melodico del Nord Europa, diviso fra melodia e “scream” lacerante.

I Soldi Sono Finiti (2007) riporta alla mente i più sanguigni Afterhours, regalando numeri rabbiosi e drammatici come la title-track, Il Sangue Dal Naso e soprattutto le schegge Punk di Il Camino De Santiago ed ancora di più per la furiosa e soffertissima Abituarsi Alla Fine, immersa in rimasugli Hardcore ruvidi e incendiari. La parte centrale dell’opera però rischia spesso nel compromesso con una melodia un po’ radio-friendly di perdersi (Le mie notti sono migliori dei vostri giorni p.e.) in citazioni e patetismi, in refrain banali che evidenziano un sound che è complessivamente derivativo: tranne la voce, che tenta di far affiorare una forte personalità melodica e rabbiosa, gli altri strumenti fanno esattamente quello che ci si aspetta, senza introdurre niente di significativamente innovativo. Rabbiosi e incisivi nei momenti migliori, i Ministri veicolano una rabbia Post-Core ed una depressione Post-Grunge in un clima Emo, cercando un equilibrio che li porta (nei momenti migliori) dalle parti del cantautorato al vetriolo di Giorgio Canali. In generale partendo da Grunge, Hard Rock, Power Pop e schegge Punk/Hardcore si cerca un punto di equilibrio con melodia e messaggio emotivo: quando riesce i Ministri mostrano di poter rappresentare un modello per la generazione del Rock “alternativo” italiano degli anni zero.

Tempi Bui (2009) cerca di ridurre l’impatto, mediandolo con sezioni più melodiche e più vicine al Pop/Rock italiano degli anni ’90. L’esperimento riesce a metà, perché numeri come Bevo suonano un po’ troppo di compromesso, senza spigoli e con adrenalina poco invadente e troppi appigli melodici mediocri. Il Bel Canto fa molto meglio, ritrovando molto della drammaticità e fondendo meglio le due anime, quella convincente e d’impatto e quella più acerba melodica e radio-friendly. E Poi Si Spegne Tutto invece ha la debolezza melodica e compositiva delle ballate del primo album. Anche Il Futuro è Una Trappola si annovera fra i momenti migliori, con i suoi echi Reggae. La Casa Brucia e Diritto Al Tetto provano di nuovo questo intervallarsi, ma Berlino 3 aggiunge al “collage” un po’ più di personalità, fra sospiri e drammi, in un clima cupo da Post-Rock che ben interrompe il Power-Pop. Il fatto che Vicenza, sullo stile dell’esordio, sia uno dei momenti più ricordevoli, però, mostra anche che la tentata evoluzione non è ancora completa. Ballata Del Lavoro Interinale è invece in pieno Folk/Rock, seguendo un passatismo un po’ stantio, ma è in linea con un secondo album che propone una versione della band più morbida, meno irruenta ed, in conclusione, anche con un minore potenziale.

Fuori (2010) si presenta come un album che cerca nuove vie, più elettroniche ma ugualmente sofferte e drammatiche. Sintetizzatori e drum machine hanno un ruolo importante in molti brani. Questo Pop/Rock venato di Grunge regala il battito sintetico de Il Sole, la drammatica e sgolata Gli Alberi e cerca persino di trovare un inno in Noi Fuori, che vale soprattutto per quella vena tragica che la attraversa quando la foga sorpassa il Pop/Rock nel finale. Altrove i Ministri convincono meno: sia quelli elettronici come in La Città Senza Fiumi e Tutta Roba Nostra che quelli più canonici di Che Cosa Ti Manca e Mangio La Terra. Il versante meno fragoroso è guidato da Voglio Vederti Soffrire, un Folk/Rock depresso non molto originale, ma forse trova un migliore equilibrio in La Petroliera, un disco-beat funereo intriso di malinconia. Spesso solo la foga e la disperazione elevano i brani da banalità Pop/Rock (Una Questione Politica e Due Dita Nel Cuore). I picchi drammatici, il canto esasperato, la tragedia strisciante alimentano però tutto l’album, restituendo un’opera emotivamente intensa, seppure spesso zoppicante.

Per Un Passato Migliore (2013) è il loro album meno ispirato. Abbandonate le incursioni elettroniche che avevano spinto alcuni dei momenti più curiosi di Fuori, la band torna ad un Post Grunge orecchiabile e più canonico, fra Verdena (Una Palude), Queens Of The Stone Age (Mammut) e qualche momento tutto potenza ma con nessuna novità (Le Nostre Condizioni, un po’ à la Foo Fighters). I momenti più melodici sono anche i più piatti e banali, e questa volta neanche i testi reggono il confronto col passato.

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Voti:

I Soldi Sono Finiti – 5,5
Tempi Bui – 5
Fuori – 5,5
Per Un Passato Migliore – 4

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