Michael Jackson – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Playlist di brani selezionati di Michael Jackson

Icona Pop di tutto il ‘900, vicino a Elvis ed i Beatles, Michael Jackson, già nei Jackson 5, è stato in grado di rivoluzionare la figura dell’artista di successo che riesce a vendere milioni e milioni di copie grazie ad una immagine carismatica ed a doti da showman discrete (ma gonfiate oltremodo dalla pubblicità delle industrie discografiche).

Jackson è per molti versi più un fenomeno che un artista musicale, nel senso che la sua carriera può essere facilmente percorsa seguendo i paparazzi, gli eventi faraonici, i balletti, gli scandali e tutto il contorno della sua figura, una figura (un personaggio, diciamo) che spesso e volentieri ha schiacciato il lato musicale, diventato così un semplice elemento del pianeta-MJ.

Jackson è la Pop star perfetta: sa ballare, sa far parlare di sé, ha un aspetto androgino, è nero ma negli anni tenderà a schiarire la sua pelle, riesce ad accerchiarsi di altre popstar famosissime, riesce ad arruffianarsi il mondo con canzoni di solidarietà, ha un timbro vocale immediatamente riconoscibile e soprattutto si avvale di un cast milionario di collaboratori in stato di grazia.

Come ogni Popstar che si rispetti, non c’è quasi niente di rivoluzionario nella musica di Jackson (come in Elvis ed in Madonna).

I primi quattro album sono di una mediocrità imbarazzante: sono il prodotto di un artista estremamente acerbo, un bambino venduto al mercato senza nessuna riserva che si crogiola in canzoni patetiche e stazionarie al piano zero dell’originalità.

Got to Be There (1972), Ben (1972), Music & Me (1973), Forever, Michael (1975) sono un lungo e noioso tappeto di banalità che introducono il ben più consistente Off The Wall (1979).

Quincy Jones, Stevie Wonder e Paul McCartney fanno parte del cast d’eccezione, e finalmente arrivano i primi grandi successi. Il primo grande successo, facente parte di quella manciata di brani che elevano Jackson da Pop-singer qualsiasi a qualcosa di più, è Don’t Stop ‘Til You Get Enough. Il brano è denso di richiami al Funk, alla Disco ed accenna a forme similari all’Hip Hop, pur rimestando ritornelli tanto accattivanti quanto orecchiabili. Rock With You è l’altro brano cardine ma il resto dell’album, nonostante le collaborazioni illustri, non riesce a stupire, dimostrando patetismo e persino una scarsa personalità. Nonostante la mediocrità complessiva, l’album venderà qualcosa come 20 milioni di copie.

Thriller (1982) replica la formula, ma condensa un numero molto maggiore di brani significativi: il ritornello acuto di Wanna Be Startin’ Somethin, l’epopea fanta-horror di Thriller, l’energia di Beat It e soprattutto Billie Jean, il capolavoro di tutta la carriera, un Disco/Funk sofferto e trascinante, con un ritornello sospeso fra la semplicità e la tristezza. La produzione è ancora più curata, non mancano momenti abbastanza piagnucolanti da attirare le masse, non manca il ritmo e dozzine di ritornelli semplici ed immediati, ma oltre a tutto quello di cui necessita un album Pop, c’è davvero poco in questo best-seller. Ad oggi l’album sembra aver venduto qualcosa come 100 milioni di copie, a dimostrazione di come le vendite non vadano di pari passo alla qualità degli album (se pensate che questa affermazione sia una banalità, sappiate che mi capita ogni giorno dover confutare il contrario).

Jackson ha creato uno dei prodotti Pop definitivi, un modello per decine di altri artisti che costruiranno la carriera allo stesso modo, con la musica a fare da contorno a gossip, balletti, scandali, chirurga plastica vera o presunta, processi in tribunale e tutto quello che gira attorno ad una Popstar.

Bad (1987) prova, dopo una strategica pausa per far vendere Thriller e materiale di scarto, a replicare il successo: la possente title-track e soprattutto Smooth Criminal, il suo brano più trascinante, evidenziano una musica sempre più tesa e nervosa, in linea con gli stili musicali di fine decade, ma in sostanza la maggior parte dell’album scorre senza sussulti.

Dangerous (1991) segna il collasso artistico, rinunciando tra le altre cose alla collaborazione di Quincy Jones. Solo la title-track si fa ricordare in questo polpettone Pop senza nerbo.

HIStory: Past, Present and Future – Book 1 (1995) annuncia sempre più chiaramente che la carriera per Jackson è finita: un disco che raccoglie successi e l’altro che raccoglie nuovi brani mediocri, fra i quali si ricorda sono Scream (con un video milionario).

Blood on the Dance Floor (1997) dimostra solo la disperata necessita di migliorare i profitti: 8 remix e 5 brani nuovi, in un carnevale di noia.

Piange il cuore a pensare che 45 milioni di dollari sono stati spesi per produrre Invincible (2001), ultimo album di studio, quando migliaia di artisti emergenti con idee più originali ed interessanti lavorano alla loro musica negli scantinati. Musicalmente, Hip Hop e Elettronica entrano prepotentemente nel sound, ma i brani si somigliano ed in 76 minuti forse 10 riescono ad attirare l’attenzione. Nel 2001 questa musica è antiquariato.

Di tutte le compilation, i boxset, le raccolte ecc pubblicate, Number Ones (2003) raccoglie probabilmente l’essenziale di tutta la carriera.

Jackson muore il 25 giugno 2009. Verrà celebrato con funerali in mondovisione, coccodrilli mediatici e dimostrazioni dei fan di tutto il mondo: la morte sembra consegnarlo alla storia come il Re del Pop, almeno secondo le masse adoranti.

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Voti:

Ben – 3
Got to Be There – 3
Music & Me – 3
Forever, Michael – 3
The Best of Michael Jackson – 4
Off The Wall – 5
One Day in Your Life – 4
Thriller – 6,5
Anthology (2 CD) – 4,5
Bad – 5
Dangerous – 4
HIStory: Past, Present and Future – Book 1 – 5
Blood on the Dance Floor – 3
Invincible – 3

Raccolte e Boxset:

Number Ones – 6
Bad/Dangerous – 5
Michael Jackson: The Ultimate Collection (4 CD) – 4
Off the Wall/Thriller – 6
The Essential Michael Jackson – 5
The Collection – 4,5

Playlist di brani selezionati di Michael Jackson

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2 thoughts on “Michael Jackson – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

  1. Anonimo ha detto:

    “Jackson è per molti versi più un fenomeno che un artista musicale”

    Gia questo estratto basterebbe per concludere che quest’articolo non è minimamente serio e totalmente soggettivo.

    Ma dire anche:

    “Dangerous (1991) segna il collasso artistico, rinunciando tra le altre cose alla collaborazione di Quincy Jones. Solo la title-track si fa ricordare in questo polpettone Pop senza nerbo.”

    fa capire che non c’è molto intendimento di musica qua. Al di là della mancanza di rispetto.

    Mah, non so che dire tranne che un po’ di studio funziona bene contro l’ignorantite!

    Peace

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  2. Caro Anonimo,

    Sono in buona compagnia a considerare Dangerous un album molto inferiore rispetto ai precedenti. Su Rate Your Music è valutato dal pubblico come il 462esimo miglior album dell’anno: non avrò mai il tempo e la voglia di parlare dei 461 album che migliaia di persone hanno ritenuto migliori di Dangerous, questo mi dispiace davvero.

    Su Acclaimed Music è al numero 1945 degli album meglio votati dalla critica: non proprio in cima, insomma.

    E giudizi poco lusinghieri si trovano facilmente, studiando 😉

    Per quanto riguarda il rispetto, per chi? Per l’uomo, l’artista o il pubblico? Non mi interessa valutare il primo né il terzo (che sembra considerarlo un album a dir poco secondario, poi!). Sull’artista, o meglio sulla sua opera… Beh, qua il gioco è questo, il blog esiste per scrivere di musica e dire la mia. C’è del soggettivo, altrimenti di recensioni ne esisterebbe una per album, senza doppioni: basterebbe scriverne una per bene, a firma di un Christgau o di un Reynolds (o di un Bertoncelli, per stare in Italia) e aggiungerla al grande libro delle recensioni oggettive. Ma non è così, né qua né altrove, dove c’è gente che mi mangia in testa in quanto a studio, cultura ed esperienza!

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