Meshuggah – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Playlist di brani selezionati dei Meshuggah

Gli svedesi Meshuggah sono fra le più interessanti, originali ed estreme formazioni in campo Heavy Metal degli anni ’90.

Il loro suono parte dal Thrash ottantiano più feroce, ma da subito si dimostrarono incapaci di mantenersi nei limiti del genere. Il loro esordio del 1991, Contradiction Collapse, diede solo una pallida idea di quella che sarebbe stata la loro evoluzione futura. Paralyzing Ignorance ed internal Evidence presentano conati Death Metal, percussioni eclettiche, riff monolitici ed un clima apocalittico invidiabile da centinaia di altre formazioni. Una tensione spasmodica di fondo attanaglia l’album nelle sue spire. Questo esordio è ancora però incapace di far uscire allo scoperto tutte le qualità della formazione, ancora troppo poco originale e non certo aiutata dalla lunghezza media dei brani, che spesso superano i sei minuti e che vivono ancora degli stilemi del Thrash Metal.

La svolta epocale avviene con Destroy Erase Improve (1995), un capolavoro che sembra segnare una nuova era della musica Heavy Metal. Concentrando violenza Death Metal, echi Industrial, furia cieca come nel più estremo Hardcore e fascinazioni di derivazione Jazz i Meshuggah creano una creatura mostruosa che fa impallidire molta musica estrema contemporanea. La traccia che fa da apertura, Future Breed Machine, è il capolavoro di tutta la loro opera: prima una carica relativamente composta, poi la stessa violenza dei muri di suono sembra scomporre in frammenti la musica, che diventa quasi psichedelica e lascia ampio spazio agli assoli chitarristici; la quiete è solamente temporanea, perché la polvere continua ad accecare gli occhi; subito dopo la batteria stende un crepitante muro di pulsazioni e la voce ricomincia a descrivere una catastrofe fantascientifica; ancora un assolo di chitarra preclude alla seconda carica, ancora più distruttiva della prima ed anticipata da un secondo di pausa che non è che un silenzio prima di un’immane esplosione che sembra veder collassare la loro musica intricata su se stessa ma che meravigliosamente si dimostra un caos controllato alla perfezione, domato come una belva feroce. Beneath continua senza perdere molta di quella carica e ricordando vagamente i Sepultura di Roots nelle loro danze di morte e di guerra. Soul Burn diventa eccezionale nella scandita recitazione accompagnata dalle chitarre mastodontiche che scavano abissi nerissimi in un desolante paesaggio post-apocalittico. I giochi chitarristici e gli scambi con il basso sono sempre il fulcro di brani come Transfixion mentre le atmosfere vacue e pregne di morte sono l’anima di Vanished. Acrid Placidity dimostra la loro sensibilità per una musica che non sia necessariamente brutale, e che di fatto impreziosisce sotteraneamente ogni loro brano. Inside What’s Within Behind, da contraltare, è il brano più esagitato del lotto almeno nella prima parte: dopo sia abbandona in un passaggio appena udibile ed in una pioggia di frammenti nella coda finale. Il cantante Jens Kidman effettua una prova eccezionale, ma non sono sicuramente da meno il chitarrista Fredrik Thordendal ed il bassista Peter Nordin che con le loro composizioni restituiscono nuova linfa vitale al Thrash Metal. L’album chiude con Suffer In Truth, altra piccola gemma della loro colonna sonora dei una terza guerra mondiale ed altri brani di livello che però non cambiano molto quanto già piacevolmente osservato nel resto dell’album. generi come il Metal-Core e Math-Core devono molto a queste opere.

Dopo il loro capolavoro i Meshuggah pubblicano alcune uscite minori come The True Human Design EP.

Caosphere (1998) riesce, sorprendentemente, a rinnovare ancora il loro suono, rendendolo ancora più intricato, catastrofico, violento e brutale. Una pioggia torrenziale di riff e di esplosioni, una pietra miliare della nuova scena di Heavy Metal estremo, vicina come ispirazione a certi brani Free Jazz ma anche tellurica, dinamitarda e violenta come una attenta operazione militare che non fa prigionieri. La loro doppia anima, sperimental-avanguardistica e Thrash-Death diventa ancora di più internamente divisa. L’opener Concatenation fa subito comprendere quanto, se prima ci trovavamo ad osservare i risultati di una guerra nucleare, adesso siamo nel bel mezzo dei bombardamenti, in un tornado sonoro che soffoca la melodia. New Millennium Cyanide Christ è forse l’apice di questa deriva più aspra e corrosiva: le urla sono più strazianti, il modo sfumato in cui si conclude il brano inquietante. Neurotica è un altro passaggio fra i più validi, giocato su riff oppressivi e vocalizzi concitati e deliranti. Il recitato di The Exquisite Machinery of Torture ricorda più un rito voodoo che una guerra moderna e conferisce un’ottica quasi eterna al loro affresco di distruzione: non morte di una società, ma morte delle società. La furia che conclude l’ultima traccia, Elastic (15 minuti e mezzo), dopo un drone assordante, è qualcosa che merita un posto fra le cose più violente della Storia della Musica: il caos e la morte riuniti in una dicotomia fra ordine e e distruzione, fra matematica e teatro drammatico, fra emozione e disciplina; un mostruoso Funk-Metal dilatato e catastrofico, dai ritmi possenti ma anche dai droni mostruosi ed abominevoli.

La musica dei Meshuggah unisce spunti tribali, elettronici, Death Metal, Jazz, Rock, Funk, Thrash Metal, Post-Rock, Post-Metal in un tornado sonoro devastante, costruito con perizia e con metodica propensione alla deflagrazione sonora. Le strategie di tensione che creano nei loro brani, unite ad una efferatezza viscerale da Hardcore, ne fanno un gruppo di riferimento di una nuova concezione dell’Heavy Metal estremo, eclettica e innovativa. Poche formazioni hanno saputo riproporre con tanta forza una musica complessa ma emotivamente immediata, comunicativa e travolgente. Non ultimo, poche formazione possono vantare un lavoro ritmico e strumentale di livelli simili alla formazione svedese.

I (2004), un monolite di 21 minuti, sembra voler cristallizzare quanto fatto in Destroy Erase Improve e Caosphere in un’unico colossale brano spaccaossa. Si tratta di una delle più estreme e fantasiose composizioni della loro discografia, un gigantesco monumento del loro stile intricato, violento e pieno di sfumature.

La loro musica raggiunge un livello di sperimentazione più incentrato sulle tonalità e sui suoni più che sulle tempistiche e le poliritmie con Catch 33(2005), sostanzialmente una lunghissima suite in 13 movimenti. Mancano brani efficaci come in altri periodi della loro carriera e la musicalità ossessiva e ripetitiva rende tutt’altro che ascoltabili le loro già ruvide canzoni. In Death Is Death (13 minuti) è probabilmente il brano più significativo e più compiuto del lotto, un altro tour de force di Post-Death Metal.

Obzen (2008) è il loro album meno sperimentale e il più monotono. Indubbiamente possente e violento, manca di carisma ed originalità. Certo le scosse supersoniche di Pravus, il Metalcore di Combustion e la title-track con la sua attitudine Hardcore sono apprezzabili, ma risultano quasi vergognose per una formazione del loro livello.

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Voti:

Contradiction Collapse – 6,5
Destroy Erase Improve – 8
Caosphere – 7,5
I – 7,5
Catch 33 – 6,5
Obzen – 5,5

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