Maureen Tucker – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Maureen Tucker, la leggendaria batterista dei Velvet Underground che inventò uno stile allucinato, ipnotico, tellurico e personale di suonare la batteria, si è prodigata in una carriera solista che si pone molto al di sotto delle opere maggiori del gruppo originario.

In questi album la Tucker suona spesso tutti gli strumenti o, come accade alcune volte, collabora con colleghi illustri in canzoni che coprono ampi spettri musicali, approssimativamente dal Rock psichedelico al Pop/Rock, passando per la New Wave e la sperimentazione che fu dei Velvet Underground.

Playin’ Possum (1981) esordisce però con una serie di cover che poco mostrano la vera personalità della Tucker. Tutt’altra qualità attraversa Life in Exile After Abdication (1989) che contiene il capolavoro della sua carriera solista, la lunga Chase, un brano che rinverdisce e reinterpreta le tenebrose atmosfere dei Velvet Underground secondo un nuovo punto di vista. La visione allucinata ed il tribalismo mistico, da trance estatica o guerra violentissima sono un marchio di fabbrica, una delle massime vette della carriera della Tucker (il paragone d’obbligo è con Sister Ray)ed un capolavoro degno dei Velvet Underground. Il resto dell’opera, dal Punk antiquato di Hey Mersh, al Pop insipido di Spam Again ritorva luce solo in Pale Blue Eyes, quasi sette minuti di allucinazioni psichedeliche dove le precussioni trionfano, ma si tratta di una cover. La Tucker non smebra essere una grande compositrice, così che solo saltuariamente affiorano le sue allucinate e visionarie doti artistiche.

I Spent a Week There the Other Night (1991) presenta una scrittura dei brani molto più matura, dove le canzoni appaiono costruite con più meticolosità e non con il pressappochismo dell’opera precedente. Fired Up si avvicina a European Son ma in una versione New Wave intrigante, originale e inquieta: è il secondo capolavoro della Tucker, una reinterpretazione personale di una delle canzoni fondamentali dei Velvet Underground. Lazy, con echi Country, l’intimista Blue All the Way to Canada e soprattutto i sette minuti di desolazione di I’m Not, quadro decadente e tristissimo, bastano a rendere I Spent A Week There The Other Night il miglior album della sua carriera solista, pur nella modestia di qualche episodio minore (ed un paio di cover).

Dogs Under Stress (1994) segna un calo di ispirazione imbarazzante: le canzoni sono più pacate, banali e prevedibili di quanto avesse mai fatto in passato. Me, Myself and I o I Wanna sembrano solo sancire la fine di una carriera che, con alti e bassi, veniva comunque mossa da una qualche concreta ispirazione.

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Voti:

Playin’ Possum – 4
Life in Exile After Abdication – 6
I Spent a Week There the Other Night – 6,5
Dogs Under Stress – 5

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