Marlene Kuntz – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Playlist di brani selezionati dei Marlene Kuntz

I Marlene Kuntz sono una formazione italiana ispirata dai Sonic Youth, dal Noise Rock e dal Post-Rock.

La furia di chitarre, rumore ed urla rabbiose si sublima nell’esordio Catartica (1994) che racchiude le loro composizioni più epiche e spettacolari, soprattutto Sonica (quasi 7 minuti), un passo da guerra per deflagrazioni cicliche ed esplosioni e rumorose. Festa Mesta affonda i denti in un Post-Core violento e sanguigno, ornato di lamenti di chitarra e ritmo incessante, mentre la voce vomita rabbia. Un’altra danza di violenza come Giù giù giù affiora nelle ballate sofisticate ed atipiche di Fuoco su di te, Non ti scorgo più, Nuotando nell’aria. Tutto l’album risente pesantemente dell’influenza dei Sonic Youth ma brilla anche di una energia virale, esplosiva ed una poetica malata, decadente, oscura, che fa della tragedia e del sangue un tema romantico, affascinante, mezzo di una poetica urbana. In Italia l’opera segnerà l’inizio di un’era di Rock italiano che vedrà la formazione affiancata agli Afterhours alla guida di una nuova generazioni di ascoltatori.

Il Vile (1996) risulta ancora più nauseato, allucinato e iracondo. L’aggettivo migliore è forse malato. Cenere, 3 di 3, L’agguato sono attacchi all’arma bianca, segnati da testi sovente truci e dolorosi, turpi, osceni. Un album teso, febbricitante, visionario, malato che come l’esordio rievoca a più riprese i Sonic Youth.

Ho Ucciso Paranoia (1999) è l’album più completo della formazione, capace di numerosi passaggi notevoli come i richiami Sonic Youth (nuovamente) di L’Odio Migliore, la liquida atmosfera di Infinità o la noia e l’apatia che ricorda certe atmosfere dei CCCP in Lamento dello Sbronzato o L’Ineluttabile, salvo ritrovare una carica quasi Hard Rock nella ruggine metallica di In Delirio, e chiudere con Un Sollievo, che in fondo è l’unica a stemperare l’atmosfera altrimenti sempre funesta ed inquietante. Certo nel 1999 questo sound risulta poco innovativo.

Questi primi tre album impongono la formazione come fra i massimi discepoli della scuola di Noise Rock americana nell’Italia degli anni ’90. Turpi, aggressivi, rumorosi, criptici, psichedelici, graffianti: mischiando Noise Rock, allucinazioni psichedeliche, poetica criptica e malata e desolazione urbana i Marlene Kuntz hanno scritto alcune pagine importanti del Rock italiano degli anni ’90. I primi tre album sviluppano uno stile che viene affinato ma che, in sostanza, non conosce una significativa evoluzione e subisce anche la derivatività dai maestri Sonic Youth in modo frequente.

Spore (1999) fotografa la loro psichedelia più dilatata.

Che Cosa Vedi (2000) contiene soprattutto la sofferta ed apocalittica Cara E’ La Fine. Alcune sospirate e lascive ballate come L’Abbraccio si alternano ai rari scatti di nervi come in Due Sogni e Chi Mi Credo Di Essere?, che sembrano riportare al passato in sfocati numeri Rock/Pop in un insieme che ha perso un po’ dell’equilibrio e qualche oncia di ispirazione rispetto al passato.

Senza Peso (2003) lavora nuovamente sulla ballata maledetta con Danza, Fingendo la poesia e Schiele Lei Me. A Fior Di Pelle mostra a sorpresa le unghie, ma ormai la formazione sembra arenata su di un Pop/Rock cantautorale oscuro, che riesce ad intermittenza e rischia di mostrare limiti di originalità.

Bianco Sporco (2006) prosegue a scandagliare i territori del cantautorato. Brani come L’Inganno, Mondo Cattivo e Bellezza sono nuovi episodi del nuovo corso. Nel complesso, però, la forma non ha più la varietà di una volta, ma tende a sfruttare una nuova forma-canzone sulla quale vengono apportate variazioni più o meno significative, escludendo quelle tensioni sperimentali che saltuariamente scaturivano fuori dai lavori precedenti.

Dopo il trittico d’esordio la formazione sembra aver proposto uno stile meno aggressivo e coraggioso, più canonico seppure non privo di qualche momento carismatico dove riesce a partorire un Pop/Rock oscuro e decadente.

Il live S-Low (2007) mostra una formazione intenta a reinterpretare nel nuovo stile intimista il repertorio.

Uno (2007) conferma l’approccio da canzone d’autore intimista e poetica. La scarsa originalità di brani come Canto o Musa, due episodi di Pop/Rock lirico ed ancora l’orchestrazione stantia de La Ballata dell’Ignavo o le banalità di Canzone Sensuale, Abbracciami, Sapore Di Miele. Sono ballate Pop/Rock senza infamia e senza lode. I momenti migliori sono invece 111, che vede anche al massimo livello il canto di un Godano più eclettico e variegato che in passato, e la Fantasmi, con echi western ed atmosfera notturna. Incentrato sul canto e sui testi, l’album mette in primo piano soprattutto Godano ma ne mostra anche i limiti poetici e tecnici, mentre musicalmente è soprattutto Maroccolo al basso a dare corpo alle canzoni, mentre le chitarre alternano prevedibili momenti calmi a prevedibili e radi momenti più aggressivi

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Voti:

Catartica – 7
Il Vile – 6,5
Ho Ucciso Paranoia – 6
Spore – 5,5
Che Cosa Vedi – 5
Senza Peso – 5,5
Bianco Sporco – 5
S-Low – 5,5
Uno – 5

Playlist di brani selezionati dei Marlene Kuntz

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