Lucio Battisti – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Lucio Battisti è stati per certi versi il più importante artista Pop italiano della seconda metà del ‘900. Seppure non sia stato forse capace di creare le opere più efficaci, è stato un artigiano che ha modificato il suono della “musica leggera” dall’interno e si è reso protagonista di una continua ricerca verso un suono man mano più al passo con la scena internazionale. In Italia Battisti è considerato, forse con una valutazione un po’ generosa, un artista che ha rivoluzionato il Pop e che era all’avanguardia nella scena internazionale: questo è vero solo in parte, in quanto non pubblicò mai un album capace di essere annoverato fra i capolavori della storia del Rock mondiale (anche se con Anima Latina ci si avvicinò abbastanza). Tramite il grande pubblico, poi, Battisti è soprattutto conosciuto per una serie di brani che sono entrati a far parte della tradizione italiana ma che difficilmente mostrano le sue effettive capacità artistiche o almeno non riescono a giustificare tutta l’importanza che molti esperti conferiscono alla sua lunga carriera.

L’esordio omonimo (1969) conteneva una serie di canzoni scritte da Mogol, celebre paroliere che creò con Battisti una coppia storica della musica italiana, e reinterpretate proprio dal giovane artista allora emergente. Fra le altre vale la pena ricordare 29 Settembre e la coda “sperimentale” di Non E’ Francesca oltre alla rabbiosa Il Vento. In realtà quest’album era solo un piccolo scorcio delle capacità del duo.

Il secondo album, Emozioni (1971), si dimostrò già più coraggioso e si distanziò per certi versi da quello che era il modello tradizionale della canzone italiana, quel tanto che serviva, però, a non sconvolgere il grande pubblico. Del lotto le più interessanti canzoni sono la struggente e coinvolgente Fiori Rosa Fiori Di Pesco, la disperata Il Tempo Di Morire, Mi Ritorni In Mente e Anna oltre alla title-track, invero uno dei suoi brani più riusciti di sempre che dipinge su un tappeto musicale morbido un testo di dignità letteraria non comune. Quello che più colpisce del duo è la sinergia e la capacità di apparire meno banali del resto della maggioranza del Pop loro contemporaneo.

Dopo questi due album Battisti diede una svolta alla sua carriera e dimise per un attimo i panni del colto autore Pop per sintonizzarsi con il Rock Progressivo inglese che in quel periodo andava sviluppandosi.

Amore E Non Amore (1971) fu un’opera decisamente più sperimentale e coraggiosa. Si divide in quattro brani cantati e tre completamente strumentali. L’opener Dio Mio No è un ossessivo e snervante summa delle paure di un amante su una base concitata e ripetitiva, una epilettica prova di esasperazione che si distanzia notevolmente dal mondo del Pop. Una è una dedica stravagante ad una donna senza particolari doti mentre Se La Mia Pelle Vuoi è un Blues supersonico ed energico che innalza di molto la cattiveria interpretativa e l’aggressività di Battisti e rimarrà il suo numero più trascinante e potente. Il testo surreale di Supermarket e le sue strutture insolite sono altri spunti intriganti, soprattutto per un’artista di estrazione Pop. Gli strumentali sono tutti più vicini alle forme del Rock Progressivo seppure 7 Agosto integri anche elementi Folk e Psichedelici. Quest’album dimostra le capacità di Battisti di andare ben oltre la “musica leggera” e le sue fascinazioni per il mondo musicale d’oltremanica.

Dopo questo “esperimento” Battisti ritorna ad una forma più canonica con Umanamente Uomo: Il Sogno (1972). Finalmente i suoi album, anche quelli più “mainstream”, non sono più raccolte di semplici singoli ma iniziano ad essere più coesi. Questa quarta prova annovera soprattutto la cupa e depressiva I Giardini Di Marzo, la sospirata interpretazione di Comunque Bella, il riff quasi Hard Rock ed il basso pulsante di Sognando e Risognando ed infine le ardite sperimentazioni cosmiche di Il Fuoco, di fatto un brano avanguardistico. Peccato che ad abbassare la godibilità siano presenti alcuni numeri minori che guastano un album altrimenti avente le potenzialità di diventare una delle prove migliori di tutta la carriera.

La ricerca cauta di nuove idee e contaminazioni, ora che gli album sono opere ex-novo, è sempre alla base del percorso di Battisti. Il Mio Canto Libero (1973) si aggiorna ad un suono più sintetico e meno classicheggiante. Musicalmente Battisti cerca nuove strade in brani che trovino un equilibrio fra intimismo ed effetti più o meno “moderni” come accade in Luce Dell’Est, negli echi e gli spazi aperti di L’Aquila, nell’estroversa Confusione e nell’inno alla libertà della title-track. Purtroppo la ricerca non va sempre a buon fine ed alcuni passaggi non appaiono all’altezza del miglior Battisti, soprattutto avendo questi perduto un certo pathos emozionale (Gente Per Bene Gente Per Male, Luci-Ah ed altre).

La ricerca di una nuova forma non porta invece a validi risultati in Il Nostro Caro Angelo (1973). Tra i passaggi più interessanti vale forse la pena ricordare Le Allattanti Promesse, con la tematica insolita e l’arrangiamento elettronico. Per il resto l’album è decisamente inferiore ai precedenti.

L’eccessiva lentezza del processo di sincretismo trovò un decisivo sblocco con Anima Latina (1974). Dopo un viaggio in Sudamerica Battisti rivoluziona in buona parte il suo suono abolendo quasi completamente la componente più catchy ed orecchiabile della sua opera, che peraltro si era già persa in parte degli ultimi lavori. Abbracciando alcune sfumature di Rock Progressivo, ritmi tribali ed una forma-canzone tutt’altro che da hit-parade, Battisti confeziona un album che non lo vede più come artigiano del Pop ma come innovatore affascinato dalla contaminazione. Abbracciala Abbracciali Abbracciati è di fatto una canzone d’amore, ma immersa in un’atmosfera di pulsazioni sudafricane e spruzzi classicheggianti; Due Mondi è un canto per doppia voce e l’incalzare dei fiati in qualche pennellata Jazz; Anonimo è immerso in un empio panorama naturale e si diverte in un intreccio di ritmi fino a quando la coda non sfocia ancora in atmosfere vicine al Prog-Rock. La title-track aumenta le fascinazione africane ed anticipa di fatto i concetti della World Music mentre La Macchina Del Tempo ritorna sia come tempi (sette minuti) che come sound ai territori più progressivi ma sperimenta contemporaneamente con tastiere elettroniche e rivisita le tendenze più liriche. Anima Latina trasforma Battisti in un’artista capace di effettuare una piccola rivoluzione nella storia della musica “leggera” italiana, innalzandosi, come artista Pop, a territori più intellettuali e densi di idee innovative e scansando banalità e vetusti modelli cantautorali.

Dopo l’overdose di Anima Latina, Lucio Battisti, la batteria, il contrabbasso, eccetera (1976) torna a strutture più canoniche seppure non disdegnando qualche cauta e misurata apertura a nuove contaminazioni, soprattutto Funk (Ancora Tu). I momenti migliori sono i voli vocali e l’inno alla dimenticanza di La Compagnia e l’inquieta Respirando. Nel complesso però il ritorno alla forma canzone è un’involuzione che grava spesso sull’opera.

Di fatto dopo quest’album iniziò un periodo di parziale crisi creativa.

Io Tu Noi Tutti (1977) vira prepotentemente ad una forma canzone catchy e Pop, in modo spesso banale e supportata da liriche peggiore che in passato. C’è una certa propensione al Funk (forse il miglior esempio è Neanche Un Minuto) ma il brano più godibile è Amarsi Un Po’ grazie ad un basso corposo ed un uso dei sintetizzatori interessante.

Images (1978) tentò un poco fortunato successo all’estero.

Un parziale ritorno a sonorità più originali si ebbe con gli accenni Jazz di Prendila Così dall’album Una Donna Per Amico (1978), che però conteneva poco altro d’interessante: forse le forti venature elettroniche e Funk di Nessun Dolore, invero un brano in linea con la New Wave contemporanea. Il resto dell’album sfiora in alcuni casi una banalità imbarazzante.

Una Giornata Uggiosa (1980) si avvicina, con scarsi risultati, ad un Pop elettronico sempre più banale e scialbo. L’episodio migliore, ed anche l’unico che ritrova una sofferta espressività, è la title-track mentre Con Il Nastro Rosa ritorna in parte al recente passato, regalando però un tappeto musicale più elegante e meno pregno di cliché: nel contesto è una boccata d’aria, ma è appena fuori dalla mediocrità.

Una Giornata Uggiosa fu anche l’ultimo album con testi scritti da Mogol: Battisti si affiderà alla moglie Grazia Letizia Veronese, la quale si rivelerà una mediocre artista.

Con E Già (1982) finalmente Battisti affronta le sue fascinazioni per l’Elettro-Pop con coraggio ed apportando un deciso cambiamento alla sua forma musicale. Finalmente non si ha l’impressione di ascoltare qualcosa che cerchi un compromesso col passato e con le sue tendenze all’evoluzione ed al cambiamento: Mistero affronta temi esistenziali, Rilassati Ed Ascolta è forte di un tono distaccato del recitato/cantato ma è soprattutto il sound finalmente al passo con i tempi e con un minimo di originalità e carattere a far presagire una via d’uscita dal baratro artistico in cui era caduto. A conti fatti si tratta di un album incerto, di scarsi contenuti, ma la già affrontata evoluzione delle forme musicali porta a considerarlo migliore dei lavori del recente passato, seppure ancora molto lontano da rappresentare una vetta dell’intera discografia.

Come tornato a nuova vita, Battisti riesce a tornare ai livelli qualitativi del suo passato rinnovandosi in tempi sorprendentemente brevi per la sua persona e trovando, forte di una nuova audacia, una nuova veste musicale discretamente efficace.

Don Giovanni (1986), con i testi di Pasquale Panella, è difatti un altro album capace di rinnovare ed innalzare nuovamente la caratura artistica della carriera di Battisti. Se nell’album precedente il miglioramento era intuibile, qui diventa in buona parte concreto. Che Fine Ha Fatto ritorna ad una forma musicale più classica ma non cede nulla all’emotività del cantato, ormai freddo e distaccato: la forma è adesso più minimale e tutto sembra ruotare attorno al testo. Le atmosfere più rarefatte si ripresentano nella title-track, un lento procedere di battiti cupi ed orchestrazioni di stampo sinfonico. Le sfumature tribali delle percussioni di Il Diluvio sembrano aggiornare alcune intuizioni di Anima Latina ma il recitato insolito è forse l’elemento più caratteristico del brano. L’atmosfera malinconica di Le Cose Che Pensano è l’ultimo episodio interessante dell’album, incapace di innalzarsi a livelli d’eccellenza significativi, soprattutto a causa di alcuni numeri minori, ma comunque sintomo di un nuovo periodo che si ponesse qualitativamente al di sopra degli ultimi mediocri lavori.

Il periodo di alti e bassi della sua carriera, però pare non dover finire mai, e difatti dopo questo picco Battisti sforna un album per molti versi inferiore.

L’Apparenza (1988) si presenta come un album musicalmente e contenutisticamente incerto ma anche discretamente originale, in qualche modo vicino al Cohen del secondo periodo, quello dei recitati pieni di riflessioni. Soprattutto la musica è diventata ormai un suolo dove la voce si muove senza una precisa forma, arrampicandosi e discendendo, come nella title track. Per Nome è forse il frutto più maturo di questa distruzione dell’immagine popolare del Battisti dei ’70, una sorta di Pop elettronico con echi Funk che appare come uno schiaffo all’idea di canzone. Molti passaggi, come Dalle Prime Battute, risultano sottotono e sono più apprezzabili solo per il coraggio artistico di un personaggio che si reinventa così radicalmente nonostante una fama ormai invidiabile.

Finalmente la svolta Elettro-Pop sembra quella definitiva ed è questa maturità senile che permette all’artista di sfornare una serie di album sul finire delle carriera che, seppure non brillino di chissà quali meriti, evita perlomeno di vederlo inquietamente alla prova con poco riusciti mutamenti e cambiamenti di rotta.

Cosa Succederà Alla Ragazza (1992) continua coerentemente il percorso intrapreso negli ultimi album. Le linee di basso di Ecco I Negozi sono fra le più solide di tutta la recente discografie, la title track è un Funk veloce e graffiante, La metro Eccetera è un altro cerebrale Pop per battiti ossessivi mentre Cosa Farà Di Nuovo un altro ballabile ed intricato numero dai riflessi Funk: l’opera, seppure non impeccabile, è un altro passo di allontanamento dal passato, un altro anello dell’evoluzione di Battisti.

Hegel (1994) è ormai in piena era Pop elettronico e ballabile: un’opera che da una parte conclude la scoperta delle tendenze più elettroniche dell’artista, dall’altra inizia a presentare dei limiti di ripetitività e continua in parte a far rimpiangere la componente emozionale del passato, soprattutto nelle interpretazioni vocali che adesso sono più monocromatiche e quasi mai interessanti. Seppure conservino un retrogusto intellettuale, i brani sono più facilmente fruibili e “radiofonici”, a dimostrazione della continua opera di perfezionamento. Tuninga, col suo testo surreale sulla falsariga di Battiato e il basso Funk che pervade e scuote Stanze Come Questa, trasformandola in un lungo ed ossessivo brano per allucinazioni urbane, sono i passaggi migliori dell’ultimo album di Battisti, che scomparirà il 9 settembre 1998, lasciando dietro di sé l’immagine di quello che sarà acclamato come il più grande artista Pop italiano del ‘900.

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Voti:

Lucio Battisti – 5
Emozioni – 6
Amore E Non Amore – 7
Umanamente uomo: il sogno – 6
Il Mio Canto Libero – 5,5
Il Nostro Caro Angelo – 4,5
Anima Latina – 7,5
Lucio Battisti, la batteria, il contrabbasso, eccetera – 5
Io Tu Noi Tutti – 4,5
Images – 4,5
Una Donna Per Amico – 4
Una Giornata Uggiosa – 4
E Già – 4,5
Don Giovanni – 6,5
L’Apparenza – 5
La Sposa Occidentale – 6
Cosa Succederà Alla Ragazza – 6
Hegel – 5,5

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2 pensieri su “Lucio Battisti – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

  1. Lucio Battisti con quella voce un po’ così, che non voleva neppure cantare, ha inventato una miscela magica che invade le viscere. E’ un sentimento che va oltre la ragione del livello qualitativo. Tu sempre impeccabile nel tuo lavoro. Complimenti. 😀

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