Toby Driver – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Toby Driver, già nei Maudlin Of The Well e nei Kayo Dot inaugura con la carriera solista uno stile avanguardistico che unisce influenze disparate, soprattutto provenienti dall’universo Heavy Metal, Post-Rock e dalla scuola dei droni.

In The L.. L.. Library Loft (2006) è una delle opere più emotivamente sconquassanti che siano mai state scritte ed uno dei risultati musicali più ambiziosi ed imponenti di tutti gli anni zero. Quattro composizioni, fra i 9 ed i 18minuti. Quattro viaggi fra l’astratto ed il tragico, fra il free-form ed il buio. Quattro deflagrazioni dell’anima, visionarie divagazioni sonore senza alcuna regola fissa. World, Jazz, Rock, Heavy Metal, Progressive e Post si susseguono in un volo vertiginoso nell’abisso. L’apertura è affidata a Kandu vs. Corky (Horrorca) (15 minuti abbondanti) che fra campanellini spettrali disegna un paesaggio Post-Industriale post-apocalittico agghiacciante, ornato di droni mefitici. Un canto desolante si aggiunge impalpabile, le percussioni intervengono con vortici tribali intervallati a lunghe pause e poco prima del quarto minuto un clima fra il Jazz ed i Sunn O))) ha preso il sopravvento, mentre substrati di Classica e snervanti esercizi ritmici coesistono nell’informe nuvola pestilenziale. Il senso di olocausto emotivo è totale, agghiacciante, annichilente. Un vortic di percussioni ciclicamente si ripete, mentre il vuoto mortifero viene riempito da stralci di Jazz ed orchestrazioni. Al nono minuto l’incubo diventa immenso, inarrestabile e la voce che urla disperata abbraccia una notte eterna di imponenti droni-muraglie. Al decimo minuto il brano tocca vette di drammaticità inesplorate, costruendo una delle più credibili musiche di morte di sempre, imponente come Wagner e catastrofica come una pioggia di sangue, eterna come una visione divina e buia come un oceano di pece. Il brano cicla su se stesso straziandosi e distruggendosi, esplodendo e scavando ferite nell’anima, in un climax di sangue e lacrime inenarrabile. Un mostro sonoro zoppica poi fra scoppi di cimbali e fino a spegnersi in una tomba. I Khanate ed i Faust avrebbero potuto partorire un simile visionario ed astratto viaggio nell’autodistruzione e nella morte più intensa, o magari i Sunn O))) ed i Dirty Three; forse, semplicemente, Toby Driver ha creato un nuovo stile musicale che supera in violenza ed espressività la maggior parte delle opere musicali del ‘900. Il secondo brano The Lugubrious Library Loft (9 minuti) è un sospiro disperato, cantato senza energie, che incontra campanelli ed un Jazz aritmico, pian piano capace di mutare in un vortice di tensione che fra arrampicate di violini giunge ad un drone stentoreo doppiato da fischi acutissimi, innescando una musica Drone unita ad un carillon, unendo dolcezza e tragedia, portando la potenza emotiva a vertici epocali. Brown Light Upon Us (18 minuti) si apre lentamente e soffusamente, in una Drak Ambient terribilmente spaventosa. Costruisce un paesaggio di ombre e spettri, poi vi fa muovere un treno-ritmo e si spegne al sesto minuto fra pianti di bambini mentre in modo infrasonoro si crea un mostro subsonico oscuro che palpita e striscia su droni lugubri, mentre flebili melodie affiorano ed affogano. Sono 18 minuti visionari, cupi e metafisici, capaci di rinverdire Dark Ambient e musica dronica ma anche forti di una potenza immaginifica incredibile, creata da un descrittivismo sonoro attento ed oculato, che trasporta lentamente l’ascoltatore nella ricerca della propria immagine della canzone, superando i limiti della musica di messaggio univoco e giungendo ad una musica non solo di emozione, ma persino di visione. Eptaceros (11 minuti) si apre su droni e melodie classicheggianti e poi lentamente prosegue in un canto funereo e vagamente psichedelico. Dopo cinque minuti e mezzo un vinile rotto, dei fischi ed una voce romantica introducono una sonata per pianoforte ectoplasmatica, fra lamenti sonori e lentezza Slo-Core. Al nono minuto le urla del sottofondo, quel lamento inumano, diventano un pieno contrasto con la calma paradisiaca del pianoforte e nel finale un sax liquido dipinge persino in acquarello sentimentale. Musica di contrasti e chiaro-scuri, di regole infrante ed accostamenti originali ed affascinanti, quella di Toby Driver è una musica che riesce a scansare tutti i luoghi comuni della musica degli anni zero, sfruttando influenze stilistiche caleidoscopiche (Jazz, Blues, Ambient, Doom, World, Drone ecc.) in brani astratti, che ripudiano ogni accenno di forma canzone. Quest’album è il corrispondente sonoro degli incubi di David Lynch e sottintende una sofferenza penetrante e commovente. In fondo il tema principale dell’opera potrebbe essere l’umanità dell’uomo e l’inumanità del dolore e della violenza; oppure l’uomo e le sue emozioni nel gorgo abissale del sangue e delle lacrime. Qualsiasi volesse essere il tema centrale dell’opera, il risultato è probabilmente uno dei massimi lavori di tutti gli anni zero.

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Voti:

In The L.. L.. Library Loft – 8,5

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