Litfiba – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Playlist (parziale) di brani selezionati dei Litfiba

I Litfiba nascono nel 1980 a Firenze, in Italia. Segneranno, con la loro musica, sia gli anni ’80 che gli anni ’90, diventando un gruppo di grande successo ed uno dei più amati dal pubblico. Tante delle loro canzoni sono diventate celeberrime, più o meno con merito.

La loro carriera è dominata, fra i tanti cambi di formazione, dalla figura istrionica di Piero Pelù e quella più dimessa di Ghigo Renzulli. La voce potente e cangiante del primo, sempre votato ad una certa teatralità ed un gusto per l’eccesso grottesco, e la chitarra elettrica del secondo, fan di Led Zeppelin e della scena Hard Rock in generale, segneranno il loro sound fino al 1999 quando, come qualsiasi band che non può vivere con due potenziali leader, finiranno per dividersi e proseguire in due carriere distinte e scialbe.

Nel 1982 la band pubblica Guerra (1982), un EP che conteneva in nuce quello che sarebbe stato il sound del primo album: Dark Wave con testi decadenti ed espressionisti, batteria mutuata dal Punk e ritornelli fra il tragico e l’orecchiabile.

Dopo la colonna sonora di uno spettacolo teatrale, Eneide (1983), la band pubblica il 45 giri Luna-La Preda (1983) ed altri due EP (Transea e Yassassin entrambi nel 1984).

Nel 1986, in ritardo su buona parte della scena italiana di New Wave ed ancor di più su quella internazionale, pubblicano l’esordio Desaparecido (1985). Nonostante il malus storico, l’album è un buon esempio di Rock italiano degli ’80. L’inno che apre l’opera, Eroi Nel Vento, è tanto impregnata di un freddo emotivo da ricordare certi Joy Division; La Preda è un incalzante affresco di morte e paura che sfocia poi nel dramma decadente di Lulù e Marlene: l’amore, sfigurato dalla noia e dalla sofferenza, si concretizza in due figure femminili a tempo di melodie spettrali e baritono cadaverico. Le fascinazioni per una World Music che parta dalla New Wave si avvertono in Istambul, costruita con toni dimessi e malinconiche melodie e tastiere che dipingono cieli al tramonto. Tziganata è forte di un testo maudit ed una tensione nevrotica. La title-track e la già citata Guerra concludono degnamente un album che fotografa la noia e la tristezza di una generazione vissuta nelle periferie fra “eccessi” e privazioni emozionali, alla ricerca di qualcosa che illuminasse la vita e non diventasse automaticamente doloroso e proibito.

Il secondo 17 Re (1986) abbandona in buona parte la forma vetusta del primo album e vira maggiormente verso i territori dell’Hard Rock. L’opener Resta, uno dei loro capolavori, è difatti un sostenuto martellare di batteria dove le chitarre ruggiscono e la voce alterna timbro da orco e da iracondo. Re Del Silenzio ripristina il “senso di vuoto” di Lulù E Marlene, contornandosi di tastiere lugubri e testo significativo. Si registra, con quest’album, anche una certa tendenza alla canzone maggiormente introspettiva, ad una sorta di ballata nera che cerca espressione in Vendetta e Ballata ma trova felicemente compimento solo in Come Un Dio: fischi di chitarra, Pelù teatrale come non mai e liquida atmosfera di noia e tenebre. Sulla Terra, con taglienti riff e cantato disperato, segna un altro degli apici dell’album assieme a Oro Nero, probabilmente il loro brano più cupo e mefistofelico, ed alla furia di Gira Nel Mio Cerchio, una danza di guerra e dissoluzione.

L’opera è ambiziosa ma soffre di eccessiva prolissità e di qualche riempitivo. In compenso presenta una musicalità meno derivativa. La forma musicale è in diversi casi più originale che nell’esordio e dimostra che la band sta cercando una propria via fra New Wave, ombre World e Hard Rock.

Nel 1987 viene anche pubblicato il valido live album Apriteivostriocchi (1987), col senno di poi il loro miglior episodio in sede live.

Litfiba 3 (1988) contiene Cuore Di Vetro (un Hard Rock depresso e nero, lamentevole, disincantato, disperato, poetico), Paname (Pop-Lounge radiofonico e vagamente decadente, mesto ma vestito di allegria), Tex (inno di libertà e di rabbia con il pretesto di Hard Rock e Blues). Tra le altre si distingue Santiago, per certi versi però autocitazionista. Nel complesso l’album è sempre più vicino ad un Hard Rock orecchiabile e si presenta più discontinuo dei precedenti e meno ispirato.

Da questo momento della carriera gli album dei Litfiba diventano sempre più una collezione di qualche brano riuscito e qualche traccia utile per aumentare il minutaggio.

El Diablo (1990) contiene la splendida title-track, una delle loro canzoni più riuscite ed in assoluto la migliore del periodo più aggressivo e meno Dark Wave: il grottesco verso animale di Pelù all’inizio, il testo intriso di fumi diabolici ed un buon gioco di chitarre contribuiscono alla scrittura del testamento spirituale della dannazione della band (peccato che nel 1990 non suoni tutto così fresco). Fra le altre canzoni si distingue la scherzosa Gioconda e l’anthem sociale di Proibito. Il resto diventa progressivamente più scialbo e poco ispirato.

Terremoto (1993) accresce la forza del loro sound, fino ai margini dell’Heavy Metal. La possente sezione ritmica e la chitarra che grida in Maudit, la liquida e sensuale Fata Morgana, il continuo esplodere in schegge e cantato rabbioso di Dinosauro e la struttura più Pop/Rock di Prima Guardia, che anticipa per molti versi il futuro della formazione, sono i quattro punti cardinali di un album che se non altro segna il definitio passaggio dalla New Wave all’Hard Rock, presentando un’opera afflitta da alcuni episodi sfocati ma anche impreziosita da qualche zampata capace ancora di graffiare.

Spirito (1995) aumenta la componente multietnica della loro musica. La ballata Hard Rock che venne tentata in 17 Re torna con Animale Di Zona mentre il confine fra World, Rock e Pop viene messo in crisi dalla title-track. La loro musica è sempre meno introspettiva e sempre più superficiale, nasconde con temi sociali o banalità pacifiste/ambientaliste/multirazziali l’assenza di contenuti. Lacio Drom è una danza moderna per ritmi Vodoo, che ancora approfitta di sprazzi di poeticità nei testi. Suona Fratello, che saccheggia Solitude dei Black Sabbath, è la loro canzone più delicata ed elegante. Il resto dell’album si muove soprattutto fra banali accozzaglie di riff epidermici.

Mondi Sommersi (1997) rende ancora più radiofonica la loro formula, smussando perfino gli spigoli del recente passato. Ritmo #2 e soprattutto Sparami, quest’ultima decisamente sopra le loro capacità del periodo, sono degne di entrare nel loro canzoniere migliore. Le altre canzoni sono poco più che esercizi di bella calligrafia.

Infinito (1999) segna il definitivo affossamento dello spirito “ribelle” e provocatorio del passato. Solo Nuovi Rampanti merita citazione, il resto è solo il preludio per un ormai quasi ovvio abbandono di Pelù.

Piero Pelù abbandona la band e subentra alla voce “Cabo” Cavallo. Dopo un pessimo Elettromacumba (2000), la band sembra ritrovare un briciolo di ispirazione e di carica Hard Rock in Mr. Hyde e La Stanza Dell’Oro su Insidia (2001) che, nel complesso, è più aggressivo ed un po’ meno pedestre ma ugualmente derivativo e banale.

Essere O Sembrare (2005) riesce nel difficile obiettivo di pubblicare il loro peggiore album.

La formazione si riforma nel 2010 con un tour celebrativo.

Grande Nazione (2011) segna un tanto atteso ritorno della band alla formazione storica. In fondo, l’album è un onesto Rock medio, non così scadente, relativamente parlando: sostanzialmente meglio di quanto sia Pelù che Renzulli han saputo fare negli ultimi anni. Luna Dark è ruffiana ma affascinante nel suo incedere notturno. Va peggio quando si tenta un inno semi-politico (Anarcoide) o quando ancora peggio si fa di uno scherzetto ruffiano ma vacuo come Squalo, il singolo di lancio. Alla fine il campo della band è quello di un Hard Rock molto melodico (title-track, Brado) che funziona bene, basta non chiedere niente di più (ed ascoltare poco i testi). Ovviamente sconsigliati a chi cerca qualcosa che suoni più moderno degli anni ’90: giocano nella categoria dei Negrita, mica in quella dei Battles.

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Voti:

Desaparecido – 6,5
12-5-’87 – 6,5
17 Re – 6,5
Litfiba 3 – 5,5
Pirata – 5,5
El Diablo – 5
Sogno Ribelle – 6
Terremoto – 5,5
Colpo di Coda – 6
Spirito – 5
Lacio Drom – 5
Mondi Sommersi – 5
Infinito – 4
Elettromacumba – 3
Insidia – 4
Platinum Collection (3CD) – 5,5
Essere O Sembrare – 3
Grande Nazione – 4,5

Playlist (parziale) di brani selezionati dei Litfiba

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