KTL – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Playlist di brani selezionati dei KTL

KTL è un progetto di musica strumentale Elettronica ed avanguardistica, dronica ed opprimente, minimale e ossessionante, desolante e sperimentale. Per certi versi è un nuovo stadio del Doom, che riabbraccia così la musica cosmica tedesca nella dilatazione infarcendola di un dolore terribile.

La portata delle loro sperimentazioni trionfa su KTL (2006). I 24 minuti di Estranged partono fra echi cosmici e psichedelici e diventano poi un tributo poetico alla solitudine eterna ed alla desolazione umana, una sorta di poesia della morte. Ancora più azzardata è la suite in quattro movimenti Forest Floor, per un totale di quaranta minuti circa: si tratta di un gioco di chitarre effettate, mostruosi abissi risucchia-anime, feedback, Elettronica distorta, deformazioni; la prima parte sembra una tormenta di suoni e rumori, virando poi in spazi Doom, degenerando in una catastrofe radioattiva e poi incastrando nella quarta parte un ossessivo riff chitarristico nero come la pece. Il finale è affidato invece a Snow, verso un minimalismo di particolari minuscoli. L’ambizione ed il coraggio di quest’opera fanno anche perdonare una faraonica propensione alla maestosità ed alla ripetizione ossessiva e sfiancante.

2 (2007) replica senza redenzione, con altri brani chilometrici e asfissianti, opprimenti e funerei, difficili e sfiancanti. Game apre le danze per Theme, altro incubo immane, apocalisse di droni mortali. Abbattoir piange nuovi dolori, replicando la struttura di droni e di sovrapposizioni. Snow 2 chiude le danze con momenti più “umani”.

III (2007) propone un suono dilatato ed inquitante in un formato ridotto, da EP.

Ovviamente la musica dei KTL, vista la struttura ripetitiva e monolitica, fa presto a perdere il fascino degli esordi e diventare un pretesto per logorroiche divagazioni.

Dopo l’EP 3, 4 (2009) conferma il periodo di stasi ed il lento procedimento di trasformazione in una musica sempre più minimale ed emotiva e sempre meno tangibile, musica per anime sofferenti. Accanto alla lunga (e dispersiva) Paratrooper, risalta Bennbet che fra scorie elettroniche e tappeti mortiferi riesce nei suoi 15 minuti a sortire l’effetto dell’incubo psicologico opprimente. Eternal Winter è tutto un sibilare disturbante e Natural Trouble un esercizio ancor più ostico di silenzi e di elementi di vita-non vita. Costantemente ostici e sperimentali, i KTL meritano ammirazione per la costante sperimentazione, ma non riescono a replicare gli interessanti risultati degli esordi.

V (2012) prosegue lo studio sui droni, senza però aggiungere nulla a quanto già detto se non in Phill II, con archi drammatici a rendere il tutto più emotivamente travolgente rispetto al solito. La lunga Last Spring: A Prequel è invece una inutile lungaggine.

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Voti:

KTL – 7
II – 6
III – 5,5
IV – 6
V – 5

Playlist di brani selezionati dei KTL

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