Kaos One – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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Marco Fiorito aka Kaos One o più semplicemente Kaos è un rapper italiano che ha saputo coniugare efficacemente lo stile Hardcore Rap. Caustico, aggressivo, violento, tagliente e comunicativo, Kaos One è stato probabilmente il fautore della completa maturazione della scena Hip-Hop italiana dei secondi anni ’90, nella sua versione più riottosa. La voce rauca e un modo di rappare che lo fa sembrare sempre nel mezzo di un raptus donano grande dinamismo ai brani, simili a flussi di rabbia, un fiume in piena di violenza verbale.

Ha cominciato la propria carriera nel lontano 1985, come ballerino di break-dance e writer, infine come MC, prima in inglese e poi in italiano, tanto da potersi annoverare fra i padri fondatori della scena. Tra il 1986 e il 1987 insieme a DJ Gruff e l’MC statunitense Top Cat costituisce la Fresh Press Crew, di cui fanno parte anche DJ Skizo, Soul Boy e Sean. In questo periodo nascono i seminali Radical Stuff. Nel frattempo Kaos incomincia a collaborare con Dj Gruff nel brano Don Kaos, che è anche la prima canzone in Italiano della sua carriera. Nel 1996 collabora con i Colle Der Fomento e poco dopo pubblica Fastidio (1996), prodotto interamente da Neffa. Scurissimo e spesso ossessivo, quest’album è, anche grazie alla forte presenza nella scelta delle basi di Giovanni Pellino, l’ideale seguito di SxM. Un concentrato di filosofia Hardcore, che ben viene introdotto nel manifesto Centopercento, una manifestazione d’intenti. Il resto dell’opera analizza le discipline della cultura Hip-Hop, campiona e rilegge i classici oltre a scrivere una delle bibbie del verbo “duro e puro” nazionale. La gemma è Fino Alla Fine: È come il due di bastoni, quando briscola è a denari / Mi fai il favore: non mi fare più favori e siamo pari / Non ti ho chiesto niente, non mi tormentare con risposte domande io non te ne ho fatte mai / Non so chi sei, non voglio avere debiti con te / La mia pazienza ha un limite, se non mi ascolti, non mi senti, dovrò ricorrere ad insulti / Con te la storia e’ sempre uguale, come il buco dell’ozono ti allarghi troppo / Mi infastidisci di continuo, prendi piede, parli un totale nessuno te lo chiede / Insisti come Emilio Fede col telegiornale / Le stronzate, che puntuale tu mi propini / Ti avvicini, poi mi scruti, poi mi chiami / Poi mi chiedi informazioni strane, la strada da seguire / È meglio che mi lasci stare / Ho altro da fare che sentire te che parli, sentire il tuo racconto / Sei pesante come Dante non ti affronto più, non ti vedo più non ti voglio più vicino / Sta’ attento a non passare il muro, antisocievole sul serio / Meticoloso assai con la scelta degli amici miei / Caccio roba radicale dall’ottantasei. Il vero, grave, limite dell’opera è una qualità delle registrazioni indecente, con i testi di Kaos che si confondono con la musica e perdono così forza: un vero peccato.

Nel ’97 compare nella colonna sonora di Torino Boys con il brano Quando Vengo A Prenderti e compare in 107 Elementi di Neffa. Dopo Kaos ’98 Remix realizza Cose Preziose per l’album Novecinquanta di Fritz Da Cat, oltre a fondare il gruppo Melma & Merda. Il seguito di Fastidio si chiama L’Attesa (1999), ed è il capolavoro che invece l’esordio non era stato a causa della qualità scadente delle registrazioni.  Finalmente il ruggito di Kaos si puà ascoltare in tutta la sua forza devastante nel Funk sconquassante de L’Anno Del Drago, con una delle strofe d’apertura più devastanti del panorama nazionale, mirabolante esercizio di flow, rime e incastri ritmici: Nascosto fra le pieghe del tempo è l’ultimo evento / Oltre il punto di non ritorno, intorno all’ultimo giorno / Questo è il mio turno, claustrofobia nella follia / Avvia pratiche magiche tra l’alchimia e la santeria / Molto più mistico, anche di un congresso eucaristico / Ignoro l’oroscopo poiché ne sovverto il pronostico / Apro lo scrigno del mago, controllo il contenuto / Ne pago il castigo subìto nel segno del drago / Tengo a battesimo l’ennesimo secolo in cui fottere il prossimo altrui / Per molti di noi è considerato il massimo / Scritto senza inchiostro, lo specchio di alabastro / Predice il disastro, sei nel castello di Cagliostro / L’Armageddon, l’ultima guerra, quando la terra trema / L’ultima scena omicida, l’ultima cena con Giuda / La strada per l’aldilà, Shangri-la / Percorrila nel tempo e nello spazio / Prima dell’ultimo giudizio / Spingi l’intensità di ogni tuo singolo senso / Oltre le nubi d’incenso, sei nell’attesa di un responso, di un segno / La luce nel buio, poiché ogni giorno l’odio è più forte / L’anno del drago è alle porte. Le bave sci-fi di Tofutronik 3000 sono il pretesto per un’altra dimostrazione di tecnica Hardcore, ma è con una seconda versione di Cose Preziose che l’album diventa inaspettatamente intimista, persino commovente. Frasi come A volte tagli sopra i polsi affermano che sono sbagli o rime personali come A 16 anni stavo messo male / Vedevo il sole splendere dalla corsia di un ospedale / Uscendo toccai il fondo, continuai scavando / Ero allo sbando, tiravo a campare fumando / Non scorderò mai quel periodo in cui non c’eri quando / L’ultimo atto, di fatto, era il primo dei miei pensieri / Giorni interi passando tra incubi e deliri / Cercando la verità sul fondo di troppi bicchieri. È un cuore grondante sangue quello di La Via Del Vuoto, disperatissimo Hardcore emotivo (Io ho dato: la mia è la via del vuoto). La vita al limite del suicidio e dell’autodistruzione di Kaos non può che dialogare continuamente col concetto, artistico quando non umano, di morte e fine, e così anche questo secondo album allude alla conclusione della carriera con la conclusiva Oltre La Fine: Puoi già contarmi tra gli assenti sono gli ultimi istanti / Da qui in avanti resto fuori dai combattimenti (contenti?) / La mia missione adesso è giunta a conclusione / Vedremo chi avrà ragione solamente oltre la fine. La produzione gonfia di Funk muscolosi è l’ideale contraltare della ruvida voce del rapper, un equilibrio di forme tonde e spigoli che conferisce all’opera un dinamismo continuo, un andirivieni fra sinuoso e tagliente, fra femminile e maschile.

Da qui in poi la sua carriera sembra davvero giungere alla fine, tanto corteggiata ed evocata. Nel 2002 infatti partecipa al progetto Neo Ex, con Gopher. Nel 2006 è tra i protagonisti del progetto Gli Originali a cura di Speaker Dee Mo in le colonne sonore di Franco Micalizzi sono rilette in chiave Hip Hop. Solo nel 2007 Kaos One pubblica il terzo album Karma (2007). Si tratta di un’opera più professionale, prodotta meglio e curata nei minimi dettagli, che vede finalmente rifulgere le doti del rapper italiano, facendo suonare forte l’Hardcore anche in un’epoca decisamente matura per la scena. Pandemia è un aggressivo inno anti-religioso, rappata con la bava alla bocca; Algoritmi è un nuovo anthem Hip-Hop, di chi può affermare di averlo visto nascere in Italia; Fine è il suo brano più suggestivo, un sofferto, drammatico, violento, emozionante Hip Hop apocalittico, rabbioso e diretto, ruvido ed originale, iniziato da un lungo campionamento del film Seven, spezzato a metà da una pausa e concluso da un campionamento di un altro film, I Soliti Sospetti, ed una epica musica conclusiva, il finale del IV atto del Guglielmo Tell di Rossini. Magistrale l’ultima strofa, ideale conclusione di una carriera  solista vissuta sull’orlo dell’autodistruzione: Ma qua il sentiero arriva al punto di partenza / E sarà che per un euro ci si leva la coscienza / Sarà che faccio senza sarà la concorrenza / Ma qua ho finito il tempo ed esaurito la pazienza / Sarà una coincidenza ma non vedo più il motivo / Di stare qua a sclerare mentre manco sopravvivo / Sarà che mo riscrivo la prima delle mie rime / Questa è la fine. Importanti le collaborazioni con Club Dogo e Colle Der Fomento.

Storicamente l’album è meno rilevante del primo, ma è anche quello che vede Kaos One all’apice della sua forma musicale. Kaos si è poi ritirato dalle scene, come ripromesso proprio nel brano Fine del suo terzo album, ma ha sentito l’impellente bisogno di aggiungere un Post Scripta (2011). Sei soli brani, una versione maniacale dell’Hardcore già ben sviluppato nei primi tre episodi, quella “trilogia della fine” che vede così aggiungersi una postilla di grande pregio, ma che per quantità (poco più di 20 minuti) e per conflittualità (suona come retroguardia ancor più di Karma) non può che avere un ruolo secondario. Tutto in solitaria, ottusamente aggressivo nel rapping, è curiosamente premiato come album dell’anno da Hano.it, uno dei siti di riferimento in Italia per l’Hip-Hop. Con una qualità simile della produzione, della registrazione e una complessità simile delle rime quest’opera, pur breve, avrebbe segnato indelebilmente gli anni ’90, ma nel 2011 suona come fuori tempo massimo, per quanto pregevole.

A costo di diventare ridicolo, l’ennesimo “ultimo” album, e l’ennesimo “addio” arriva con Coup De Grâce (2015), che ha il pregio di suonare praticamente uguale alle opere precedenti e che ha il difetto di suonare praticamente come le opere precedenti.


Discografia

Fastidio 1996 7,5
L’Attesa 1999 8
Karma 2007 7
Post Scripta 2011 6
Coup de Grâce 2015 6

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