Jovanotti – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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Playlist di brani selezionati di Jovanotti

Fenomeno mediatico, uomo di spettacolo, idolo delle masse e stravagante alternativo filo-pacifista adatto ai salotti televisivi, Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti è stato una delle celebrità della musica italiana degli anni ’80 e ’90. Musicalmente gli esordi partono da Funk e dal Rap, il secondo spogliato dei grandi messaggi sociali, politici, persino del suo ruolo di finestra sui ghetti e snaturato sovente in inno al divertimento come professato dai Beastie Boys. Jovanotti For President (1988), La Mia Moto (1989), Giovani Jovanotti (1990), Una Tribù Che Balla (1991) affermano un ragazzo dalla grande presenza scenica, energico e dal viso pulito quanto basta per garantire simpatie diffuse. Musicalmente Lorenzo 1992 (1992) ha anche uno spessore artistico, con il Funk/Rock esplosivo di Benvenuti Nella Giungla, Il Rap, il “fun” di Non M’Annoio, l’anthem ottimista di Ragazzo Fortunato.

Lorenzo 1994 (1994) continua nell’ottimismo di Penso Positivo ed aggiunge la più seriosa Piove e la ballata di Io Ti Chercherò. La celebre Serenata Rap lo fa conoscere in Europa e come al solito, nonostante la complessiva mediocrità, l’album è una sensazione per l’Italia.

Lorenzo 1997. L’Albero (1997) è una raccolta senza alcun pretesto artistico che ne giustifichi l’esistenza ma ancora peggio riesce a fare Capo Horn (1999). Ormai il personaggio-Jovanotti è un musicista solo di rado e sempre più un uomo di spettacolo ed un predicatore (dirige l’etichetta SoleLuna, ha la sua prima figlia, incide Il Mio Nome E’ Mai Più con Piero Pelù e Ligabue, raccoglie fondi per gli zapatisti ecc ecc).

Sorprendentemente non è (relativamente) trascurabile il successivo Il Quinto Mondo (2002) che finalmente mette ordine nella sua sconclusionata World Music e contiene il suo capolavoro, i 12 minuti di Rap e Funk d’assalto di Date Al Diavolo Un bimbo Per Cena. Si fa ricordare anche il singolo Salvami, e nel complesso ogni brano contiene qualche spunto che lo salva dalla terribile mediocrità di molto altro repertorio.

Jovanotti deve la sua fortuna, oltre che alla sua immagine “alternativa”, anche ai musicisti che lo hanno accompagnato nelle sue imprese musicali. Sempre più senza nerbo nei messaggi saggiamente decide quindi di pubblicare Collettivo SoleLuna: Roma (2003). Pare quasi comico pensare che il sedicente rapper italiano pubblichi uno dei suoi album migliori proprio quando lascia ampio spazio ai suoi musicisti. Una raffinata musica ai confini fra Jazz e World che inanella piccoli capolavori come Il Pitecantropo, La Panamericana, Que Te Vaja Bien, che di fatto sono di quanto più elaborato e raffinato Jovanotti abbia mai pubblicato in tutta la carriera.

La lezione dell’album precedente influisce anche su Buon Sangue (2005) e così meno parole e più attenzione alle basi ed alla musica ed un Jovanotti finalmente ispirato nei testi come e meglio che nel passato permettono brani come Bruto, Coraggio, Falla Girare, la dolce La Valigia, Mani In Alto, la valida Mi Disordino, la ballata fragilissima Mi Fido Di te, il Funk migliore della sua carriera in Penelope, la meno conosciuta ma fondamentalmente la canzone intimista migliore dell’album ed una delle migliore ballate della carriera ovvero Per Me.

Chitarre Heavy Metal e basso Funk reggono Tanto^3 e così l’album trova anche un consenso commerciale ma soprattutto si tratta della migliore opera dell’intera carriera, finalmente un’opera matura ed articolata, che solo in qualche episodio registra alcuni cali di tono (Una Storia D’Amore, La Voglia Di Libertà, Un Buco Nella Tasca).

Safari (2008) delude però la speranza in un duraturo trend positivo. Fango e A Te riescono a proporre un credibile Jovanotti cantautorale ma il resto è spesso troppo leggero ed impalpabile come Punto o tenta strade stravaganti e discutibili come Antidolorificomagnifico.

Safari è un successo sopra le aspettative e Ora (2011) ha il difficile compito di seguirlo. Musicalmente, ci sono due tendenze: un polpettone Elettro/Dance pregno di citazioni ottantiane e sintetizzatori che incendia bene le discoteche ed i pub (Megamix, Tutto L’Amore Che Ho, Amami, Io Danzo, La Porta è Aperta e la più intrigante Rosso D’Emozione); un substrato senile di testi “impegnati”, di saggezza da quarantenni e qualche patetismo autocompiaciuto e piagnucoloso (Le Tasche Piene Di Sassi, Ora, L’Elemento Umano, La Notte Dei Desideri, il texmex leggermente più curioso di Quando Sarò Vecchio, Un’Illusione). Ma Il Più Grande Spettacolo Dopo Il Big Bang si adagia su un ritornellino Rock da quattro soldi e La Bella Vita è tinta di uno spunto etnico da villaggio vacanza.

Battiti Di Ali Di Farfalla, al limitare di un Hip-Hop/Grime, è probabilmente il momento più passabile, poco oltre le hit estive da discoteca. Ma nel complesso è un album orecchiabile, ammiccante, radiofonico ma senza molto da ricordare.

Lorenzo 2015 CC (2015) è un imponente doppio album che sfora le due ore di durata. Trenta brani che spaziano fra le frasi intrise di una poetica à la Fabio Volo, un mix di ballabilità e ballate più o meno emotive, i soliti cliché sull’Africa (in primis Musica, a tratti imbarazzante), sulla musica, sul ritmo. Album intriso di una positività risentita, attraversato da una visione sociale e a tratti politica che mischia sapientemente ovvietà, frasi ad effetto e populismo d’accatto. In troppi casi le idee si esauriscono a metà brano. Si può salvare dal folto mucchio Sabato, una sorta di Battiato aggiornato dalla Dance degli anni Zero e Caravan Story, fra Calexico e cantautorato. Le ballate sono spesso dozzinali (Le Storie Vere, Il Cielo Immenso, il retrò di Perché Tu Ci Sei e Un Bene Dell’Anima) e autocitazioniste (Ragazza Magica), sempre attaccate a quella malinconia poetica degna di un diario adolescenziale (Gli Immortali), a tratti vicine all’intellettualismo più noioso di Battiato (L’Astronauta).

I brani più energici sono rievocazioni di quanto sentito su Ora e Safari (L’Estate Addosso, Pieno Di Vita, Il Mondo È Tuo, il brano da stadio 7 Miliardi). Nel lungo flusso di canzoni, ogni tanto qualcosa suona sperimentale, come Una Scintilla, uno dei pochi brani che sembra del 2015, ed il caos Elettro-Funk di Gravity; alcune cose però, sembrano nascere solo per accumulare idee, come La Bohème, proponendo una creatività per la massa, addomesticata in un istrionismo che mai graffia o azzarda davvero.  Il vasto pubblico di Jovanotti lo acclama come un amico, uno showman, un poeta urbano, una figura di riferimento: questo pubblico giustifica un’opera tanto imponente, che frulla Ora, Safari e, nei casi migliori, Buon Sangue e Roma.

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Voti:

Jovanotti For President – 2
La Mia Moto – 3
Giovani Jovanotti – 2
Una Tribù Che Balla – 3
Lorenzo 1992 – 5,5
Lorenzo 1994 – 4,5
Lorenzo 1997. L’Albero – 4
Capo Horn – 3
Il Quinto Mondo – 5
Collettivo SoleLuna: Roma – 6
Buon Sangue – 6
Safari – 5
Ora – 4
Lorenzo 2015 CC – 5

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