Jovanotti – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

jovanotti_650x435

Playlist di brani selezionati di Jovanotti

 

WORK IN PROGRESS!!!

Fenomeno mediatico, uomo di spettacolo, idolo delle masse e stravagante alternativo filo-pacifista adatto ai salotti televisivi, Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti è stato una delle celebrità della musica italiana degli anni ’80 e ’90, tornato poi in alto nelle classifiche dal secondo lustro del nuovo millennio. Musicalmente gli esordi partono da Funk e dal Rap, il secondo spogliato dei grandi messaggi sociali, politici, persino del suo ruolo di finestra sui ghetti e snaturato sovente in inno al divertimento come professato dai più disimpegnati Beastie Boys. Jovanotti For President (1988), La Mia Moto (1989), Giovani Jovanotti (1990), Una Tribù Che Balla (1991) affermano un ragazzo dalla grande presenza scenica, energico e dal viso pulito quanto basta per garantire simpatie diffuse. Sono questi gli album d’interesse per chi voglia conoscere il ruolo di Jovanotti nella nascita di una scena nazionale di Hip-Hop.

Fra il 1988 e il 1991 Jovanotti trasporta il Rap in Italia attraverso i primi successi della sua lunga e premiatissima carriera. È il periodo meno cantautorale e più giovanilistico di Lorenzo Cherubini ma anche l’unico che ha un vero spessore all’interno dell’evoluzione della musica italiana. Il periodo della discografia del primo Jovanotti è in realtà una parentesi dell’intera carriera che merita un posto all’interno della musica italiana degli anni ’80, anche se tale ruolo verrà disconosciuto negli anni successivi sull’onda di una affermazione sempre maggiore in veste di cantante nazionalpopolare intriso di buoni sentimenti e terzomondismo spicciolo. Più nel dettaglio, la sua avventura musicale inizia quando suo fratello presenta Lorenzo a un disc-jockey di Cortona, dando inizio della carriera da dj che continua a svilupparsi fino a metà degli anni ’80, quando un giovanissimo Lorenzo Cherubini lavora per alcune delle principali discoteche nazionali. È in questo contesto che conosce anche Fiorello, destinato come lui a diventare una delle celebrità televisive e radiofoniche più conosciute dal grande pubblico da lì a pochi anni. L’esordio musicale vero e proprio avviene nell’aprile del 1987 con il singolo Walking, a cui fa seguito un altro brano intitolato Reggae 87.

Si tratta in entrambi i casi di esercizi ingenui, che poco hanno da spartire anche con il suo Rap semplice e immediato dei primi album. Sono lunghi ballabili dove si registrano primi esempi naive di imitare il rimare ritmato statunitense.

Il suo nome d’arte, poi diventato a suo modo iconico di uno stile scherzoso e leggerissimo, deriva in realtà da un errore di comunicazione. Avrebbe dovuto chiamarsi, nella sua veste di musicista che ammicca all'”America”, Gio Vanotti, dando così all’imberbe Cherubini un appeal tutto italo-americano, ma il tipografo di una delle sue prime locandine promozionali decise di rinominarlo appunto Jovanotti. Quasi casualmente era stato trovato un nomignolo perfetto per questo saltimbanco dinoccolato dal viso pulito e dalle rime innocue. È in questo periodo, dopo i primi due singoli, che viene notato da Marina Cecchetto, l’ex moglie del più celebre talent-scout Claudio Cecchetto. È proprio il Re Mida della pop-culture italiana che decide di mettere Jovanotti sotto contratto come presentatore alla Deejay Television e farli vestire anche i panni di disc jockey alla neonata Radio Deejay. Jovanotti diventa il primo rapper famoso d’Italia e anche uno dei primissimi portavoce di questo nuovo stile all’interno della penisola. All’epoca Radio Deejay usciva da un primo periodo in cui nessun posto era stato concesso nella programmazione alla musica italiana e la natura “meticcia” della figura di Jovanotti diventa ideale per favorire la transizione verso una programmazione mista.

Questa origine popolare, radiofonica e commerciale del genere rimane a tutt’oggi una delle onte meno discusse dell’Hip-Hop italiano. È difficile in questo senso distinguere le pose da snob dai veri meriti del giovanissimo Lorenzo Cherubini. Nel contesto in cui nascono i primi album il suo è un tentativo sicuramente coraggioso di trasportare l’immaginario statunitense contemporaneo in una nazione ancora fortemente legata agli echi della New Wave e del Pop elegante e sofisticato negli anni ’80. Sono questi gli anni più discussi e discutibili della carriera di Lorenzo Cherubini, quelli che lo rendono conosciuto attraverso i primi successi dalla sua lunga carriera tanto amata dal pubblico (mentre la critica sostanzialmente lo ignora ancora oggi, come fa troppo spesso con Vasco Rossi). È il periodo meno cantautorale di Lorenzo Cherubini, e di conseguenza il più distaccato dalla tradizione Pop nostrana: il paradosso sta nel fatto che il primo Jovanotti, con mezzi dilettanteschi e approcci ingenui, ha portato alle orecchie di milioni di italiani qualcosa che in Italia era fino a quel momento appannaggio di pochi cultori di cultura pop statunitense. Quando, in futuro, riuscirà a circondarsi di professionisti rodati o finanche virtuosi, sfruttando anche una libertà creativa guadagnata proprio con questi primi, leggerissimi successi da party, non troverà mai più la forza di proporre qualcosa di inedito per l’Italia.

Sono questi gli anni, anche grazie al duo Molella-Cherubini, in cui Radio Deejay si impegna in prima linea per la diffusione del Rap italiano. Cecchetto e i dirigenti dell’emittente hanno individuato nel nuovo stile d’importazione un trend tutto da sfruttare, il volano che trasforma un’emittente locale in una delle radio più ascoltate d’Italia, ancora oggi. Jovanotti è l’unico artista nostrano a partecipare alla leggendaria compilation Deejay Rap, al fianco di vere leggende dell’Hip-Hop mondiale come i Public Enemy, i RUN-DMC e Afrika Bambaataa. Fa la sua comparsa nella tracklist anche Will Smith nella versione “Principe Di Bel Air”: il parallelismo con Jovanotti è palese. L’approdo al Festivalbar, la manifestazione canora per eccellenza dell’estate musicale italiana del periodo, trasforma un giovanissimo artista emergente in una realtà affermata a livello nazionalpopolare. È tuttavia un periodo ancora fluido a livello artistico, in cui Jovanotti si propone anche con lo pseudonimo di Gino Latino, nomignolo sotto il quale vengono pubblicati i 3 singoli intitolati You’re Welcome, Latino e Yo. Sono episodi estremamente marginali, poco più che giochi con basi dozzinali a base di Funk e Soul.

Un ulteriore pseudonimo utilizzato in questo periodo è quello di Geronimo. L’apparizione durante le trasmissioni della DeeJay Television e il programma televisivo trasmesso da Italia 1 intitolato 1 2 3 Jovanotti lo rendono conosciuto tanto la casalinga di Voghera quanto agli appassionati di musica.

Particolarmente interessanti sono i video del periodo, in cui è possibile certificare il contatto di Jovanotti con nomi di spicco della scena mondiale, oltre a improbabili vicinanze con degli emergenti 883, all’epoca ancora conosciuti come “I Pop” (che si legge come Hip-Hop).

Se l’esordio Jovanotti For President (1988) è estremamente ingenuo in termini musicali, il secondo La Mia Moto (1989) capitalizza la celebrità, così che l’album vende più di 600.000 copie trainato dai singoli Vasco e La Mia Moto. I due brani segnano il periodo, trasformandosi in piccoli inni generazionali tra Pop e Rap, tanto puliti e innocui quanto festosi e ritmati.

Jovanotti smussa tutti gli spigoli e le controversie dell’Hip-Hop trasformandolo in una musica positiva, energica e disimpegnata. Pure se richiama numerose volte i Public Enemy in questo primo periodo, nulla sembra essere rimasto nella “traduzione” in Italiano che Lorenzo Cherubini ha fatto del suono del ghetto. Rischiando di scrivere una bestemmia, e quindi chiedendo in anticipo scusa a tutto il pantheon dell’Hip-Hop, si potrebbe azzardare un parallelo tra Jovanotti e Afrika Bambataa, mentre paiono assenti in questi periodi periodo i collegamenti con il “messaggio” di Grandmaster Flash.

La raccolta Jovanotti Special del 1989 è l’ideale riassunto del periodo ottantiano. È la fine di un ciclo, tanto è vero che il terzo album ufficiale  Giovani Jovanotti (1990) tende molto di più verso la dimensione Pop e cantautorale. Jovanotti si allontana sempre di più dalla ricetta di rapper scanzonato degli esordi e con i nuovi singoli Ciao Mamma (che ormai non ha nulla di Rap) e Gente Della Notte (una ballata) riesce anche a guadagnare qualche punto nella platea Pop e Rock, grazie alla partecipazione di artisti d’eccezione come Keith Emerson e Billy Preston.

Una Tribù Che Balla (1991) è il quarto album di Jovanotti e segna l’inizio della collaborazione fra l’artista e Saturnino, un virtuoso del basso che all’anagrafe si chiama Saturnino Celani e che si distingue per il suo ruolo anche di produttore discografico.  I suoi gusti eclettici a livello musicale abbracciano tanto il Rock quanto il Jazz, l’Hip Hop e il Funk. L’entrata di Saturnino nella band trasforma la musica di Jovanotti in modo sempre più intenso, fino a stravolgerla nel giro di una manciata di anni. L’album vede comparire la più efficace fusione Rap Rock di Jovanotti, l’esplosiva Abbasso I Lenti: è questa l’ideale risposta di Jovanotti ai Beastie Boys. Il resto dell’album suona soprattutto come un prodotto di transizione verso la seconda fase della carriera, dove la musica diventerà sempre più protagonista e dove sempre maggiore spazio verrà concesso ai collaboratori anche illustri che compariranno all’interno degli album. Si segnala nell’opera la presenza di un Demo Morselli alla tromba e di Giorgio Prezioso in veste di dj agli scratch.

Quando arriva il 1992, sicuramente uno degli anni centrali è più importanti per l’Hip-Hop italiano. Jovanotti cerca di far valere il proprio ruolo di apripista a fine anni 80 e lo afferma con decisione su Lorenzo 1992, un album che si apre con un manifesto come Il Rap. Quest’opera è uno dei più grandi successi commerciali del decennio in Italia, grazie soprattutto al traino di due singoli spaccaclassifica: la movimentata Non M’Annoio e la più scanzonata Ragazzo Fortunato, una sorta di inno personale che Jovanotti cuce su se stesso e che finisce per identificarlo negli anni successivi. È centrale la spinta giovanilistica e vitalistica di Lorenzo, ben lontano dagli incubi e dai toni minacciosi che già si sentivano musicati dalle posse della nostra peinisola e dai primi esperimenti di rap italiano. L’apporto di Saturnino diventa fondamentale all’interno di uno dei maggiori singoli dell’intera discografia, Benvenuti Nella Giungla, un Funk Rap rocambolesco guidato da un basso portentoso. Anche questa volta c’è posto per una ballata, se possibile più soporifera di Gente Della Notte, che si chiama Chissà Se Stai Dormendo. Nel frattempo i nomi in formazione si estendono a un totale di 15 persone.

Per il suo settimo album, Lorenzo 1994, Jovanotti riesce a trovare la sua formula di maggiore successo commerciale, il punto di incontro tra Pop e Hip-Hop che gli vale un posto nella classifica dei 100 dischi italiani più belli di sempre secondo Rolling Stone Italia. L’album guadagna addirittura la posizione numero 5. Nelle classifiche italiane e nella rotazione radiofonica del momento Lorenzo Cherubini si identifica come un’alternativa divertente alle storie di disagio, violenza, droga e disperazione proposte dai rappresentanti “puri” della scena Hip-Hop. Non ci potrebbe essere nulla di più distante dall’esordio dei Sangue Misto o dai classici degli Assalti Frontali rispetto a una Penso Positivo, sin dal titolo un brano intriso di ottimismo. Celebre, in questi brano di grande successo, la sezione che ricollega tutte le religioni sotto l’ombrello di un generico ottimismo speranzoso. La nuova ballata, finalmente una ballata Rap, è la curatissima Serenata Rap, un divertente esercizio di stile che riesce a coniugare nel modo migliore la vena cantautorale e la rima della fascinazione Hip-Hop.

Si scade invece del mellifluo e soporifero con Io Ti Cercherò. Forse la meno celebrata fra le sue ballate migliori rimane Piove, alquanto maliziosa in alcuni dei suoi versi. È questo anche il primo album in cui la dimensione strumentale della band in alcuni casi supera l’importanza delle parole di Jovanotti, come è il caso di SoleLuna. L’album vende più di 600.000 copie. Nel 1994 Jovanotti è in tour per l’Europa insieme a Pino Daniele e Eros Ramazzotti.

È il momento ideale per una seconda raccolta, quella del periodo del successo inarrestabile, il cui nome è in linea con i titoli degli ultimi album. Lorenzo  1990-1995 (1995) riprende buona parte dei singoli di successo più due inediti. Si segnala soprattutto L’Ombelico Del Mondo, esempio di Hip-Hop stravagante, pieno di riferimenti alla musica etnica africana. Rimane, ancora oggi, uno dei suoi brani più conosciuti.  La raccolta arriva al primo posto in Italia e riesce a registrare un discreto successo anche in Austria e Svizzera. Nel 1995 scrive anche, con Zucchero, il brano Alleluja, contenuto nell’album Spirito DiVino.

Lorenzo 1997, questa volta noto anche come L’Albero (1997) è sicuramente l’album più complesso che Jovanotti abbia mai scritto fino a questo punto della carriera, pieno di brani eccentrici come Canzone Piccola o una Big Bang divisa in due parti, la prima di sole parole la seconda di soli “pensieri”. Si tratta anche di un album che totalizza 77 minuti di materiale, uno sproposito. I singoli sembrano più deboli, intenti a fare semplicemente un’imitazione delle sue ballate Rap in Bella e Questa È La Mia Casa o a rievocare le filastrocche che lo resero famoso. L’ispirazione di Jovanotti sembra ormai essere da tutt’altra parte, verso soluzioni musicali eccentriche che dialogano molto male con i pezzi solitamente graditi alle classifiche. Fotografia di un momento di grazia dal punto di vista della popolarità, nonostante sia molto meno potabile per il grande pubblico l’album raggiunge comunque il primo posto in classifica in Italia. continuando a registrare posizione di tutto rispetto anche nei limitrofi mercati geografici di Svizzera ed Austria. Solo in patria vende 500.000 copie. La pubblicazione dell’album viene accompagnata dalla distribuzione di un film omonimo e si colloca in un periodo della vita di Lorenzo Cherubini fatto di introspezione religiosa, viaggi in sudamerica, impegno socio-politico: ormai il suo ruolo è solo in parte riconducibile a quello del cantante.

Lorenzo 1999 – Capo Horn (1999) è, purtroppo, uno scivolone verso il più innocuo Pop (Per Te, Un Raggio Di Sole, Dolce Far Niente) in cui il blaterare naive di Jovanotti è spesso un elemento di disturbo (Il Resto Va Da Sé, Stella Cometa, Capo Horn, Non È Ancora Finita). Nel 1999 incide, per protestare contro la Guerra in Kosovo, Il Mio Nome E’ Mai Più con Piero Pelù e Ligabue, il singolo più venduto dell’anno in Italia. Al Festival Di Sanremo presenta l’inedito Cancella Il Debito, altro brano fortemente politicizzato.

Sorprendentemente è ben più creativo il successivo Lorenzo 2002 – Il Quinto Mondo (2002), che finalmente mette ordine nella sua sconclusionata World Music e contiene il suo capolavoro, i 12 minuti di Rap e Funk d’assalto di Date Al Diavolo Un bimbo Per Cena. Si fa ricordare anche il singolo Salvami (con un Saturnino in grande spolvero), il più trascinante brano da troppi anni per l’ex dinoccolato e saltellante Jovanotti. Anche la jam Funk di Uomo merita citazione. Prosegue invece senza novità la serie delle filastrocche infantili (Morirò D’Amore, Ti Sposerò).

Jovanotti deve la sua fortuna, oltre che alla sua immagine “alternativa”, anche ai musicisti che lo hanno accompagnato nelle sue imprese musicali. Decide quindi saggiamente di pubblicare Roma – Collettivo SoleLuna (2003). Pare quasi comico pensare che il fu rapper italiano pubblichi uno dei suoi album migliori proprio quando lascia ampio spazio ai suoi musicisti. Una raffinata musica ai confini fra Jazz e World che inanella piccoli capolavori come Il Pitecantropo, La Panamericana, Que Te Vaja Bien, che di fatto sono di quanto più elaborato e raffinato Jovanotti abbia mai pubblicato in tutta la carriera.

La lezione dell’album precedente influisce anche su Buon Sangue (2005) e così meno parole e più attenzione alle basi ed alla musica ed un Jovanotti finalmente ispirato nei testi come e meglio che nel passato permettono brani come Bruto, Coraggio, Falla Girare, la dolce La Valigia, Mani In Alto, la valida Mi Disordino, la ballata fragilissima Mi Fido Di te, il Funk migliore della sua carriera in Penelope, la meno conosciuta ma fondamentalmente la canzone intimista migliore dell’album ed una delle migliore ballate della carriera ovvero Per Me.

Chitarre Heavy Metal e basso Funk reggono Tanto^3 e così l’album trova anche un consenso commerciale ma soprattutto si tratta della migliore opera dell’intera carriera, finalmente un’opera matura ed articolata, che solo in qualche episodio registra alcuni cali di tono (Una Storia D’Amore, La Voglia Di Libertà, Un Buco Nella Tasca).

Safari (2008) delude però la speranza in un duraturo trend positivo. Fango e A Te riescono a proporre un credibile Jovanotti cantautorale ma il resto è spesso troppo leggero ed impalpabile come Punto o tenta strade stravaganti e discutibili come Antidolorificomagnifico.

Safari è un successo sopra le aspettative e Ora (2011) ha il difficile compito di seguirlo. Musicalmente, ci sono due tendenze: un polpettone Elettro/Dance pregno di citazioni ottantiane e sintetizzatori che incendia bene le discoteche ed i pub (Megamix, Tutto L’Amore Che Ho, Amami, Io Danzo, La Porta è Aperta e la più intrigante Rosso D’Emozione); un substrato senile di testi “impegnati”, di saggezza da quarantenni e qualche patetismo autocompiaciuto e piagnucoloso (Le Tasche Piene Di Sassi, Ora, L’Elemento Umano, La Notte Dei Desideri, il texmex leggermente più curioso di Quando Sarò Vecchio, Un’Illusione). Ma Il Più Grande Spettacolo Dopo Il Big Bang si adagia su un ritornellino Rock da quattro soldi e La Bella Vita è tinta di uno spunto etnico da villaggio vacanza.

Battiti Di Ali Di Farfalla, al limitare di un Hip-Hop/Grime, è probabilmente il momento più passabile, poco oltre le hit estive da discoteca. Ma nel complesso è un album orecchiabile, ammiccante, radiofonico ma senza molto da ricordare.

Lorenzo 2015 CC (2015) è un imponente doppio album che sfora le due ore di durata. Trenta brani che spaziano fra le frasi intrise di una poetica à la Fabio Volo, un mix di ballabilità e ballate più o meno emotive, i soliti cliché sull’Africa (in primis Musica, a tratti imbarazzante), sulla musica, sul ritmo. Album intriso di una positività risentita, attraversato da una visione sociale e a tratti politica che mischia sapientemente ovvietà, frasi ad effetto e populismo d’accatto. In troppi casi le idee si esauriscono a metà brano. Si può salvare dal folto mucchio Sabato, una sorta di Battiato aggiornato dalla Dance degli anni Zero e Caravan Story, fra Calexico e cantautorato. Le ballate sono spesso dozzinali (Le Storie Vere, Il Cielo Immenso, il retrò di Perché Tu Ci Sei e Un Bene Dell’Anima) e autocitazioniste (Ragazza Magica), sempre attaccate a quella malinconia poetica degna di un diario adolescenziale (Gli Immortali), a tratti vicine all’intellettualismo più noioso di Battiato (L’Astronauta).

I brani più energici sono rievocazioni di quanto sentito su Ora e Safari (L’Estate Addosso, Pieno Di Vita, Il Mondo È Tuo, il brano da stadio 7 Miliardi). Nel lungo flusso di canzoni, ogni tanto qualcosa suona sperimentale, come Una Scintilla, uno dei pochi brani che sembra del 2015, ed il caos Elettro-Funk di Gravity; alcune cose però, sembrano nascere solo per accumulare idee, come La Bohème, proponendo una creatività per la massa, addomesticata in un istrionismo che mai graffia o azzarda davvero.  Il vasto pubblico di Jovanotti lo acclama come un amico, uno showman, un poeta urbano, una figura di riferimento: questo pubblico giustifica un’opera tanto imponente, che frulla Ora, Safari e, nei casi migliori, Buon Sangue e Roma.

.

.

.

Voti:

Jovanotti For President – 2
La Mia Moto – 3
Giovani Jovanotti – 2
Una Tribù Che Balla – 3
Lorenzo 1992 – 5,5
Lorenzo 1994 – 4,5
Lorenzo 1997. L’Albero – 4
Capo Horn – 3
Il Quinto Mondo – 5
Collettivo SoleLuna: Roma – 6
Buon Sangue – 6
Safari – 5
Ora – 4
Lorenzo 2015 CC – 5

Playlist di brani selezionati di Jovanotti

Annunci

Un pensiero su “Jovanotti – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Mi fa piacere leggere i vostri commenti!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...