Jeff Buckley – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Jeff Buckley at Glastonbury in 1995.

Jeff Buckley, figlio di Tim Buckley ebbe una breve carriera musicale di discreto successo commerciale, seguita da un duraturo mito post-mortem.

L’album Grace (1994) è l’unico lascito ufficiale prima della morte prematura, avvenuta per annegamento nel 1997. Si tratta di un’opera divisa fra serenità e minaccia, in un conflitto di sensazioni che è trasposto in un amalgama di stili e stati d’animo. Buckley non si limita a cantare, ma suona la chitarra e altri strumenti (harmonium, organo e dulcimer). Oltre al timbro liturgico, angelico, vibrante di Jeff Buckley, è soprattutto la chitarra di Gary Lucas a fare la differenza nel suono complessivo dell’opera. Quello che ne scaturisce è una serie di ballate fra Soul, Rock e Pop che appaiono tormentate e flessuose, sensuali e intimiste al quale un pizzico di astrazione psichedelica conferisce un’alone di mistero e di spiritualità.

Mojo Pin è un’apertura entusiasmante, che frulla le ispirazioni musicali del cantante e della band in una tortuosa e avventurosa fantasia melodica che, pur configurandosi come ballata, non manca di agitarsi e stravolgersi come fosse uno dei lunghi brani dei Doors.

La title-track fotografa bene questo stile melodico ed ambizioso, curato ma anche viscerale, emotivo, commovente, capace di dialogare con l’epoca Grunge ma anche con la tradizione del cantautorato sperimentale. In So Real quest’anima rumorosa interviene nel brano a suon di distorsioni assordanti, che non destabilizzano comunque granché una ballata Rock tradizionale.

Più canonica Last Goodbye, che anticipa la cover Lilac Wine e introduce l’animo più conservatore di Jeff Buckley, lo stesso a cui dobbiamo il traditional Corpus Christi Carol. Non tutto di quest’anima più passatista è da trascurare, comunque: la cover di Leonard Cohen, Hallelujah, di quasi sette minuti, unisce alla perfezione questo stile emotivo a quello Gospel/liturgico, diventando una delle riletture più celebrate di tutti i tempi e uno di quei casi dove è difficile decidere se si sia superato l’originale.

Lover You Should’ve Come Over è una lunga avventura Folk/Rock, un po’ Led Zeppelin e un po’ Van Morrison. Dream Brother chiude con una puntata nella psichedelia, un contesto spazioso dove la voce di Jeff Buckley può sfogarsi.

Il fascino del giovane inquieto e la sua travolgente emotività, amplificate dalla tragica fine, hanno fatto diventare Grace un bestseller mondiale e Jeff Buckley un cantante ben più famoso di suo padre. Sul futuro artistico del talento di Jeff Buckley non si possono fare altro che speculazioni. Raccolte postume e live album completano una discografia che suona come uno straziante rimpianto.

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Voti:

 Grace – 8

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3 pensieri su “Jeff Buckley – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

  1. utente anonimo ha detto:

    Salve OrnitorincoNano.
    Mi capita spesso di leggere su internet commenti di persone che parlano molto bene di Jeff Buckley. Ad esempio ho letto che lui viene considerato  un cantante geniale e il suo album un capolavoro. Io non la penso così, sia per quanto riguarda la sua voce ( sarà perchè prima di lui ho ascoltato Beefheart, David Thomas e Tim Buckley..), sia per quanto riguarda l'album. Su quest' ultimo, invece, sono d'accordo con quello che hai scritto e con il voto che gli hai dato. Secondo te quelle persone si sono fatte influenzare dalla pubblicità? Tu hai notato somiglianze tra Grace e gli ultimi 2 album in studio di Tim Buckley? 
    Cordiali saluti                                                                        GunClub   
                                                                                       

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  2. Quando leggo nella colonnina "utente anonimo" e Jeff Buckley mi preparo già agli insulti più violenti dei fan. Invece con sommo piacere noto una domanda più moderata! 

    Penso che Jeff Buckley avesse molte carte in regola per farsi apprezzare, non ultimo un bell'aspetto, un padre leggendario, una storia triste che lo porta ad una morte prematura. L'era del Grunge, ovvero gli anni '90, sono poi stati mediaticamente occupati massicciamente da grandi personalità morte prematuramente, primo su tutti Kurt Cobain, e quindi Buckley va considerato con il suo successo in un contesto di tragiche gioventù infrante. Sicuramente una cover come Hallelujah, ripresa da Cohen, ha fatto parte del resto. Io concordo sul fatto che conosco molti cantanti più personali e interessanti (secondo me ovviamente) a cui prestare attenzione. Ovviamente il grande pubblico non conosce facilmente nessuno di questi cantanti, quindi va da sé che Jeff Buckley viene, diciamo così, "sopravvalutato" per originalità e bravura. Penso, ma non me ne vogliano i fans, che si tratti in buona parte di un interesse per il personaggio più che per l'artista, tanto è vero che per 10 canzoni che mi citano il buon Jeff, pochissimi sanno andare oltre ad Hallelujah quando mi parlano di sue canzoni. Penso possa essere significativo, ma lascio a persone più esperte queste analisi socio-culturali.

    Sulla somiglianza con gli ultimi album di Buckley in studio, devo dire che non ho percepito molto questa somiglianza. Ripensandoci adesso, probabilmente qualche elemento potrebbe accomunarli, ma ripeto che questa "somiglianza" non mi ha colpito. 

    Ah, non posso negare che mi sono quasi commosso nel leggere nomi come Beefheart, Thomas e Tim Buckley in un commento su questo blog… ed un nickname come Gunclub!

    Grazie del commento.

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