Jay-Z – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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Playlist di brani selezionati d Jay Z

Jay Z, nato Shawn Carter, è stato un dei maggior rapper statunitensi degli anni ’90 ed ha promosso una musica che unisse Rap e Pop ripescando gli insegnamenti della Old School e che li ha garantito un successo planetario.

Prima di diventare un idolo delle classifiche ha pubblicato però un notevole esordio, Reasonable Doubt (1996), che si forgia della classe dei veterani dell’Hip Hop per collezionare un numero impressionante di brani orecchiabili, intriganti e di facile ascolto che non lesinano refrain indimenticabili e grooves memorabili. Can’t Knock the Hustle, Dead Presidents II, Feelin’ It, D’Evils, Friend or Foe, Ain’t No Nigga sono tutti classici del genere e garantiranno l’ascesa nello stardom mondiale a Jay Z. L’equilibrio, l’ispirazione brillante, il gusto vagamente retrò assieme ad una buona produzione ed all’abilità in fase di scrittura rendono quest’opera rivaleggiabile da poche altre sue contemporanee nel campo dell’Hip Hop, seppure non abbia molto di rivoluzionario.

In My Lifetime, Vol. 1 (1997), Vol. 2: Hard Knock Life (1998), Vol. 3: Life And Times Of S. Carter (1999) sono un trittico di album che segnano la nascita di una musica ancora meno spigolosa dell’esordio, più vicina al pubblico Pop che a quello dei ghetti neri, facilona e canticchiabile quanto, spesso, vacua e priva di mordente. The City Is Mine, (Always Be My) Sunshine, I Know What Girls Like dal primo; Hard Knock Life (Ghetto Anthem), If I Should Die dal secondo e So Ghetto e Do It Again (Put Ya Hands Up) dal terzo sono quello che più si distingue in questi enormi contenitori di possibili successi radiofonici. Il confronto con l’esordio è imbarazzante, ma le vendite sono sempre milionarie ed il successo non accenna a scemare.

The Dynasty: Roc La Familia (2000) raccoglie i lavori di molti rapper che sono sotto contratto della Roc-A-Fella Records, l’etichetta di Jay Z. Non si tratta quindi di un vero e proprio album del rapper americano, seppure lo stile non sia distante dalla sua discografia e la sua presenza sia quella predominante all’interno dell’opera. I Just Wanna Love You (Give It 2 Me), Streets Is Talking, Stick 2 The Script, Guilty Until Proven Innocent, Holla sono Rap sufficientemente radiofonici che rendono questo lavoro più vicino all’esordio, più spigoloso ed aggressivo e anche la migliore opera dopo Reasonable Doubt fino a questo punto della carriera.

Abile nel gestire il proprio successo, Jay Z riesce così a creare una musica altamente vendibile ma sovente mediocre, che è di facile ascolto e non richiede grande attenzione all’ascoltatore, in linea con i principi di tutte le star della musica “commerciale”. La sua “credibilità” nell’ambiente dei ghetti e fra i fan del Rap più accaniti, ovviamente, vacilla.

Sorprendentemente Jay Z torna al repertorio maggiore con il successivo The Blueprint (2001) che ha di nuovo la freschezza dell’esordio. The Ruler’s Back ha il sapore epico di un pezzo morriconiano per un ghetto nero, Takeover ha il groove scurissimo del Gangsta Rap, IZZO l’appeal da classifica. Jigga That Nigga e Renegade lo riaffermano nei circuiti degli appassionati più intransigenti. Ancora episodi come Girls Girls Girls fanno storcere il naso, ma la qualità dei brani è notevolmente migliorata e molti episodi, pur senza mai diventare veri capolavori, sono esempi di cura maniacale nella strutturazione dei brani, qualche pizzico d’innovazione ed uno stile che, pur senza stravolgere la formula classica del Rap, la aggiorna quanto basta per conservare una grande orecchiabilità d’ascolto senza per questo scivolare nella banalità del Pop.

The Blueprint 2: The Gift & the Curse (2002) prosegue sulla falsariga del precedente con un album doppio, ridondante ma coeso e orecchiabile quanto basta per garantire tonnellate di copie vendute. Non sono molti gli episodi (Blueprint 2, Meet the Parents, A Dream, ’03 Bonnie & Clyde) che si fanno ricordare più degli altri, l’opera è così estesa e sapientemente prodotta ed ideata che ciò che colpisce è la sapienza con cui la formula, leggermente più Pop rispetto al recente passato, venga di volta in volta sfiorata da varie contaminazioni, dal Soul al Rock, conservando il suo flavour radiofonico. L’inflessione rispetto a The Blueprint è comunque sensibile.

The Black Album (2004) è annunciato come l’ultimo album della carriera, nonostante non lo sarà. Sfruttando la propria fama Jay Z si circonda di produttori di spicco ed ospiti d’eccezione e con qualche episodio come Encore, Change Clothes, Dirt Off Your Shoulder, 99 Problems firma una delle sue opere migliori, in equilibrio fra il sound degli esordi ed il Pop. La mancanza di filler aumenta di qualche punto la godibilità dell’album.

Il ritorno con Kingdom Come (2006) sembra avvicinarsi ad uno stile contaminato da Rock, Funk, Pop in maniera più esplicita. Show Me What You Got è il momento migliore di un veterano del Rap, coadiuvato da una produzione moderna e da capaci collaboratori.

Fanno forse peggio i successivi American Gangster (2007) , con tanti ospiti a variegare un briciolo una formula stantìa e con diversi campionamenti retrò, e The Blueprint 3 (2009), in linea con la (stanca) scena Hip Hop di fine decade. Questi album saranno comunque tutti dei best-seller, ma non presentano idee fresche ed innovative, anzi stazionano costantemente nel collaudato mestiere di un consumato rapper professionista.

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Voti:

Reasonable Doubt – 7
My Lifetime Vol 1 – 5
Vol 2: Hard Knock Life – 5
Vol 3: Life and Times of S. Carter – 5
The Dynasty: Roc La Familia – 5,5
The Blueprint – 6,5
The Blueprint²: The Gift & the Curse (2CD) – 5,5
The Black Album – 5,5
Kingdom Come – 5,5
American Gangster – 5
The Blueprint 3 – 5

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