Inchiuvatu – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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Il Black Metal sinfonico trova nel panorama italiano nuova linfa vitale con il progetto Inchiuvatu, in realtà guidato un progetto di Agghiastru, uno dei nomi più importanti della scena indipendente del sud Italia. Germogliato nel lontano 1987 con mezzi amatoriali, diventando nel 1991 un progetto  chiamato Perfidia, di matrice Hard Rock presto evoluto in Trash-Metal per il progetto Eden. Nel 1993 iniziano i primi esperimenti in dialetto siculo. Nasce in questo periodo il progetto Tenebra. Solo nel 1994 prende forma il progetto Inchiuvatu, con una forte centralità delle radici siciliane, delle danze folk locali e dell’immaginario popolare più oscuro, esoterico e misterioso. Scrive Agghiastru: “tutto il folklore della mia Sicilia mi parlava fin da piccolo di spiriti, fate, diavoli e paura dell’ignoto“. Contemporaneamente sono alimentati altri progetti: Ultima Missa, Nailed e Lava.

Il primo album del progetto, Addisiu (1997), cerca di portare sotto l’ala del metal estremo, soprattutto Black sinfonico ma anche con fioriture Gothic, la musica tradizionale siciliana e mediterranea in generale, fondendo così tarantelle a taglienti chitarre dal suono cupo e tetro, leggende popolari e urla strazianti, preghiere cristiane e inni a Lucifero. Un viaggio terrificante nel folklore più lugubre, fortemente caratterizzato e reso locale da una interpretazione dei modelli nordeuropei tutt’altro che scontata, a partire dalla predominanza delle tastiere negli arrangiamenti (la maestosa danza diabolica di Cu Sangu A L’Occhi, al struggente title-track). Se, in quanto ad efferatezza, non c’è poi da stupirsi granché, è nelle atmosfere maledette, che uniscono infantile e diabolico, che si trova una cifra stilistica peculiare, come nella blasfema preghiera Ave Matri. Questo nuovo Folk-Black-Metal mediterraneo risulta particolarmente interessante in passaggi come Nenia, nella pianistica e spettrale Unia o nello strumentale Quiete Morente, insieme alla danza perversa a due voci Lu Jaddinu di lu Piaciri i momenti più personali.  Poche altre formazioni italiane hanno interpretato con tanta creatività il Black Metal.

Viogna (2000) è un’opera divisa in tre sezioni: The Drama Of Existence, The Love Denied And The Pregnant Sin e The False Sermon Of Joy. In questo secondo album si perfeziona la formula affinando cercando sempre di più di integrare gli elementi Folk di tradizione sicula, vero motivo di peculiarità, all’interno di composizione di metal estremo, invece che lasciarle sviluppare in brani appositi come capitava spesso nell’esordio. Il dialetto stretto, sempre preponderante, continua a conferire unicità all’opera. Le composizioni elaborano avventurose esplorazioni sul modello Black Metal: Dramma alterna due voci e si avventura in passaggi che ricordano il Prog-Folk dei Colosseum; Viogna, di quasi 9 minuti, trova melodie infantili e interludi pianistici sognanti; Lorda è una danza popolare propulsa da odio satanico. Il momento più violento, Lamia, è anche il meno originale. Anti CC sembra citare i Celtic Frost quando si abbandona a drum-machine ed elettronica, ma nel contesto del Black Metal sperimentale di inizio millennio non fa grande sensazione.

Piccatu (2005) aggiunge poco alle idee dei primi album, di cui rappresenta un compromesso. Più vicino al Black Metal del precedente, più incline ad assecondare l’ascoltatore con suoni corazzati ma composizioni meno avventurose. Ciuri Sacrificatu è un nuovo apice creativo, che non evolve granché da quanto proposto in passato ma continua a rappresentare un pregevole esempio di Black Metal sinfonico nazionale.  La formula è ormai consolidata con Miseria (2008), che trova in Meravigghia la più matura delle fusioni con l’Elettronica. Scampoli Post-Metal in Tintu Viòlu suonano inediti nella discografia. La produzione non è mai stata così professionale, tanto da far perdere qualcosa in termini di potenza.

Ma è evidente che con Miseria si chiuda un cerchio e che Agghiastru debba trovare nuove forme espressive, una nuova strada da battere per evitare di ridurre le opere successive a mere ripetizioni, o al meglio affinamenti, di un Folk-Black-Metal siculo. Nasce per questo una pentalogia su Cristo in 5 Ep. 33 (2008) mette in chiaro che questa nuova opera in cinque parti è orientata a sperimentare maggiormente sullo stile, come ben evidenzia la danza maledetta di Funnu, che alterna maestoso Folk Metal e sfuriate Black Metal, e come ribadisce la toccante Nura. Ecce Homo (2010) amplia ancora di più i richiami alla musica tradizionale siciliana integrando elementi che distanziano molto il sound dalla tradizione Metal, come la title-track. INRI (2013) ormai è qualcosa di completamente diverso dall’ultimo album, Miseria. Forti elementi di Folk oscuro (Aisa), stralci di astratta cacofonia (Cari) e una zoppicante, inquietante nenia semi-acustica come Matri Mea. Anche quando tornano le distorsioni, sono per un Blues distorto come El Cireneo. Epurato della violenza del primo periodo, il nuovo corso della carriera di Aggiastru giunge a un nuovo linguaggio, che ormai utilizza le esplosioni metalliche solo come uno fra tanti espedienti. L’approdo a una musica sempre più progressiva e multistilistica è confermato da Via Matris (2014), a partire dal Folk oscuro di In Utero e passando per il malvagio rito folklorico di Matri Addulurata e la liturgia satanica di Eterna Gloria. Una nuova fiammata Black Metal in Scrucifissu arriva come inaspettata, rievocando la musica degli esordi. Via Matris contiene le composizioni più estese dell’intera carriera, con la conclusiva Santa Balata (quasi 7 min.), con eccessi vocali che devono qualcosa anche al Death Metal e assalti ritmici da Grindcore, a ribadire questa scelta per strutture compositive mai così ambiziose, in questo caso con tanto di ottoni ubriachi.

Via Lucis (2017) ha tutti i crismi per essere un quinto album mai pubblicato e l’ambiziosa conclusione di un ciclo musicale che ha interessato dal 2008 a oggi. Quattordici brani, poi, non parlano a nessun ascoltatore di un Ep. Dentro l’opera ritroviamo gli spunti di un’intera carriera, un compendio oscuro che mette insieme gotico e satanico, atmosferisco e viscerale. È l’orgia folklorica di “Iti”, con ritmi ossessivi e nefandezze sonoro assortite, a sortire l’effetto più spaventoso, una danza festosa virata al rito satanico. A simbolico coronamento della pentalogia la lunga Ruvìna (7 min.), quasi a chiudere il cerchio con gli spunti sinfonici del black-metal degli esordi

A tratti dolorosamente mefitico nei suoi suoni strazianti (‘Utu, ‘Ati, ‘Itu), che rischiano tuttavia di far perdere il gioco di contrasti e avvicendamenti, è un Ep capace di ribadire l’unicità del progetto Inchiuvatu nel panorama nazionale, chiudendo idealmente la seconda fase della carriera. L’impressione è che la fruizione più completa si possa avere solo avendo ascoltato i precedenti “capitoli” della pentalogia, così da bilanciare con quelli le varie soluzioni stilistiche qua presenti.


Discografia

Addisiu 1997 7
Viogna 2000 7
Piccatu 2005 6
Miseria 2008 6,5
33 2008 6
Ecce Homo 2010 6
INRI 2013 7
Via Matris 2014 6,5
Via Lucis 2017 6,5
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