In Flames – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

in-flames-2010-10-02

Il proliferare di Death Metal melodico di inizio anni ’90 ha generato, fra gli altri, gli In Flames.

Gli In Flames hanno contribuito,soprattutto assieme ai Dark Tranquillity alla crescita e lo sviluppo del metal scandinavo, dando origine a quello che viene definito come il movimento della “New Wave Of Swedish Heavy Metal”.

Nel 1990 Jesper Strömblad, ex Ceremonial Oath, decide di andare verso sonorità diverse e innovative e recluta i giovani Glenn Ljungström e Johan Larsson dando così vita al progetto, che si concretizza nel 1994 con l’esordio Lunar Strain. Si tratta di un album ancora acerbo, molto legato al normale Death Metal. La loro commistione di generi è però interessante, seppure in questo primo episodio non messa accuratamente a fuoco: passaggi melodici, sfuriate dal sapore Hardcore, Death Metal saltuariamente melodico ed una voce graffiante e caustica sono il loro biglietto da visita.

The Jester Race (1996) è un discreto passo in avanti. il cantante Anders Fridén e il batterista Björn Gelotte aggiunsero nuova linfa vitale al progetto, ora capace di fondere più efficacemente le loro varie fonti di ispirazione. Quello che manca cronicamente è un songwriting davvero originale, tanto che della loro intera discografia sono pochissime le canzoni memorabili, mentre sono troppe quelle mediocri e prevedibili.

A risollevare il livello della loro musica ci penserà Whoracle (1997), il loro piccolo capolavoro nonché un album sufficientemente importante per il filone scandinavo del Death Metal melodico. E’ addirittura un concept album sulla vita passata, presente e futura della Terra: tutto ciò è sintomatico della maggiore complessità compositiva che la band è riuscita a raggiungere. L’episodio forse più suggestivo è Episode 666, dove il collasso della società mondiale viene descritto con una punta sarcastica.

Finalmente capaci di far fruttare delle intuizioni non così maligne, gli In Flames raggiungono con quest’album l’apice della carriera.

Colony (1999) riuscirà a migliorare il loro bagaglio di brani “orecchiabili”. Migliorata la loro capacità di scrivere canzoni anche coinvolgenti e trascinanti, gli In Flames arricchiscono la tracklist di un numero come Embody The Invisibles che rappresenta uno standard qualitativo decisamente alto per la loro discografia, con un potentissimo ritornello melodico e granitico. Nell’opera anche altri episodi, come Scorn, sono degni di citazione. In generale la loro musica è adesso più aggressiva e viscerale, probabilmente per ricercare un approccio più diretto ed immediato (qualcuno direbbe “commerciale”).

Clayman (2000) non fa molto altro che insistere sul loro sound ora maturato. La principale differenza fu una maggiore cupidigia nei testi e nelle tematiche, verso una visione più oscura del mondo e dell’esistenza. Nel complesso quest’album fu un mezzo passo falso, seppure qualitativamente non è molto inferiore a Colony.

Prima di scivolare in un sound più mainstream, gli In Flames trovano un nuovo equilibrio con il loro sesto album di studio, Reroute To Remain (2002). Con la popolarità sempre maggiore, la formazione opta per una maggiore propensione ad un suono melodico che garantisce loro l’avvicinamento di molti nuovi fans. Dark Signs ed i singoli Cloud Connected e Trigger danno un po’ il senso dell’intera opera, in fin dei conti di poco inferiore a Whoracle. Vista dal lato negativo, quest’album non è che l’inizio di una discesa nel calderone del Death Metal da classifica più becero e stantio, che si concretizzerà con gli album successivi.

A dispetto della celebrità ottenuta sia Soundtrack To Your Escape (2004) sia Come Clarity (2006) regalano due prove sbiadite e poco ispirate. La cosa curiosa è che il primo dei due contiene un brano come My Sweet Shadow che può benissimo fra parte del loro canzoniere migliore.

Questo ultimo periodo della loro carriera è in sostanza un avvicinamento ad un Heavy Metal melodico con tinte vagamente progressiveggianti, soprattutto per sfociare saltuariamente nel Death Metal melodico da cui partirono nei primi album oppure in ritornelli catchy e radio-friendly spesso banali e melensi.

A Sense of Purpose (2008) è ormai un album di Pop/Death Metal, la naturale propensione del loro lato più melodico che diventa protagonista del loro sound. Si tratta di un album mediocre ma orecchiabile, praticamente radiofonico per la scena di fine anni zero.

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Voti:

Lunar Strain – 5,5
The Jester Race – 6
Whoracle – 7
Colony – 6
Clayman – 5,5
Reroute To Remain – 6,5
Soundtrack To Your Escape – 5
Come Clarity – 4,5
A Sense Of Purpose – 5

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