Immortal – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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Playlist di brani selezionati degli Immortal

I norvegesi Immortal hanno perpetrato negli anni una musica glaciale, terrificante, veloce e tetra che è stata l’evoluzione del Black Metal dei padri fondatori (Celtic Frost, Bathory ecc).

Esordiscono con Diabolical Fullmoon Mysticism (1992). The Call Of Wintermoon e Cryptic Winterstorms sono episodi di ferocia e brutalità, all’insegna dell’immaginario di un eterno inverno glaciale che strazia l’anima. Musicalmente rimangono echi di Thrash Metal e Death Metal, seppure l’uso dello scream come tecnica vocale ed il riff-rama piuttosto acuto rendono questo esordio già vicino ai canoni del filone del Black Metal che essi stessi contribuiranno a sviluppare.

Aumentando violenza, velocità e migliorando la struttura dei brani gli Immortal giungono con Pure Holocaust (1993) a definire il sound nel loro periodo migliore: il canovaccio è sostanzialmente il medesimo in ogni brano, con blast-beats di batteria onnipresenti, chitarre gracchianti, voce straziata e torturata, angoscia, terrore e spasmi atroci di contorno e tutto lo scibile della cultura “nera” e “glaciale” come tematica pretestuosa dei testi. The Sun No Longer Rises, Unsilent Storms in the North Abyss e gli altri brani sono tutti assalti sonori che come velocità potrebbero appartenere al Grindcore ma che trasudano una disperazione asfissiante. Il messaggio di ogni brano appare il medesimo, simili le sensazioni, omogenei i mezzi espressivi: da una parte l’oprea appare monolitica, dall’altra monocorde, ripetitiva. Pure Holocaust verrà comunque considerato uno dei classici del genere.

Battles In The North (1995) migliora la produzione ed il missaggio così che la musica risulti più graffiante, possente e compatta. La voce che vomita in Battles in the North, la batteria tempestosa di Grim and Frostbitten Kingdoms e le restanti tracce allungano di qualche episodio il loro inventario dell’orrore.

Dopo queste due opere sostanzialmente complementari, in quanto un unico viaggio senza ritorno nell’angoscia e nella violenza, Blizzard Beasts (1997) non ha nemmeno più qualche pretesto per farsi distinguere da tutto il resto del repertorio.

At The Heart Of Winter (1999) è, relativamente, un album molto più musicale, a tratti persino melodico. Sfruttata fino all’infamia la strada della violenza e dell’attacco frontale gli Immortal ora la miscelano con pause atmosferiche e allentamenti della tensione. Withstand the Fall of Time, At the Heart of Winter e Years of Silent Sorrow rimangono forse quanto di meglio abbiano mai composto.

Damned In Black (2000) torna a far gustare elementi di Death Metal ma soprattutto presenta più attenzione compositiva e minore efferatezza. Triumph, Against The Tide, In Our Mystic Visions Blest sono meno Black Metal ed evocative ma più trascinanti di molti loro brani del passato.

Sons of Northern Darkness (2002) ripete i soliti trucchi del mestiere, sempre più spostato verso dei grooves coinvolgenti e sempre meno verso atmosfere glaciali (Tyrants). Antartica è l’episodio che si conserva maggiormente nella memoria.

All Shall Fall (2009) propone un Black Metal prolisso e violento, cupo ed angosciante ma anche terribilmente prevedibile e banale.

Maestri della violenza ma anche dell’autoindulgenza, gli Immortal hanno perpetrato il loro sintetico messaggio musicale ed artistico in una eccessivamente prolifica produzione. Ciò che si conserva dopo l’ascolto delle loro opere è un senso di tormentata angoscia.

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Voti:

Diabolical Fullmoon Mysticism – 6
Pure Holocaust – 6,5
Battles In The North – 6,5
Blizzard Beasts – 5,5
At The Heart Of Winter – 6,5
Damned In Black – 6
Sons Of Northern Darkness – 5,5
All Shall Fall – 4,5

Playlist di brani selezionati degli Immortal

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