Immolation – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

immolation-band-2008

Gli Immolation sono una delle formazioni americane considerate fra le ispiratrici massime del cosiddetto Brutal Death Metal, una musica fatta di ruggiti, riff-cingolato e, nel loro caso in particolare, violenza e satanismo molto spinti.

Dawn Of Possession (1991) li presentò come tra i massimi esponenti della violenza sonora: un sound cupo, cavernoso, una base ritmica possente e apocalittica, chitarre accordate molto basse, rabbia e scatti d’ira e frustrazione che rendevano l’amalgama ancora più espressivo. Despondent Soul, la title-track, Burial Ground e Fall In Disease sono numeri sconquassanti ma che indulgono anche su uno schema-base molto simile: questa parziale monotonia li attanaglierà sempre durante la loro carriera.

L’album rappresenta un classico del Death Metal americano, d’ispirazione per molte formazione successive.

Quando tornarono sulle scene, nel 1996, gli Immolation erano già un gruppo derivativo di quella scena che loro stessi avevano fatto nascere o comunque avevo stimolato con il loro esordio a svilupparsi.

Here In After (1996) sostanzialmente muoveva da dove li avevamo lasciati, aumentando ancora di più il fracasso sonoro e forte di una migliore produzione e qualità di registrazione. Nailed To Gold si muove su tempistiche quasi Grindcore mentre almeno I Feel Nothing e Under The Supreme rimangono fra i loro classici. Purtroppo l’estrema forma adottata concede poco spazio all’immaginazione e molte canzoni si confondono con le altre, sembrano riciclare idee e strutture e finiscono per far apparire le loro cavalcate di morte prevedibili seppure piuttosto incisive.

Failures For Gods (1999) prosegue la loro carriera senza particolare ispirazione e come sempre sorretto dai decibel e dal fracasso del loro Death Metal senza prigionieri. Alla fine del decennio, però, queste loro prove sono solo una goccia in un mare di musica violenta quanto se non più della loro.

Close To A World Below (2000) rappresenta una nuova vetta formale, conferendo se possibile più graniticità ai loro brani. Higher Coward, Furthest From The Truth e Pu My Hand In Fire aggiornano le loro tetre diapositive alla musica del nuovo millennio senza troppo perdere delle classiche forme a cui attingono ormai da un decennio.

Unholy Cult (2002) e Harnessing Ruin (2005) sono altri concentrati di violenza non particolarmente interessanti che presentano una formazione che ha perso un ruolo di spicco nel panorama della musica estrema.

Shadows in the Light (2007) suona primitivo nella scena contemporanea, seppure archivi le solite tonnellate di violenza e si concluda con Whispering Death, uno dei loro pezzi migliori.

Majesty And Decay (2010) presenta un Death Metal complesso e tecnico, violento, brutale e aggressivo come ci si aspetterebbe, ma con una complessità compositiva affinata. Maestosamente violento, ma c’è poco di veramente originale.

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Voti:

Dawn Of Possession – 6,5
Here In After – 6
Failures Of God – 5
Close To A World Below – 6
Unholy Cult – 5
Harnessing Ruin – 5
Shadows In The Light – 5
Majesty And Decay – 5

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