Humble Pie – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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Playlist di brani selezionati degli Humble Pie

Gli Humble Pie sono un gruppo inglese titolari di un Hard Rock che pesca a piene mani dal Boogie, dal Blues/Rock e da certi motivetti di stampo quasi Pop.

Il loro esordio As Save As Yesterday Is (1969) contiene una serie di canzoni che non fanno che imbrigliare qualche melodia in brani che seguivano schemi usuali e lineari. Forse i passaggi più interessanti sono quelli energici come Stick Shift, Butter Milk Boy e Bang ma si tratta comunque di canzoni poco convincenti, prive di un’originalità e di un qualcosa che non le facesse confondere con molte altre e dimenticare subito dopo l’ascolto.

Il secondo album, quasi con piglio tragicomico, abbandonava quasi completamente la loro componente più energica per immergersi in ballate Country. Town and Country (1969) sembra voler rimediare ai decibel del loro esordio con brani di stampo tradizionale come The Light Of Love, una sorta di psichedelia acustica, o Cold Lady. Un po’ della carica sanguigna si riacquista in Down Home Again ed Heartbeat, che forse si dimostrano più mature dei brani dell’esordio ed in Silver Tongue, sorretta da una voce Soul e la chitarra che dipinge assoli. Nel complesso, però, l’acusticità fa perdere qualcosa alla loro musica, che sembra adesso un minimo più promettente anche nei pochi passaggi qui presenti di Hard Rock/Blues.

In sede live però la formazione si dimostrava un po’ più istrionica, come si può ascoltare nelle registrazioni di Live at the Whisky A Go-Go ’69 (pubblicato però nel 2002) dove dilata le proprie canzoni in serpentoni di Blues soprattutto con gli oltre venti minuti di I Walk On Gilded Splinters, non tutti ispiratissimi ma capaci di archiviare diversi spunti interessanti.

L’omonimo Humble Pie (1970) univa di fatto le due anime della formazione, quella acustica e quella Blues/Rock. I pezzi sono finalmente meno involuti e non danno più l’impressione di essere solo un collage di idee. I brani più interessanti sono il Rock’n’Roll incendiario di I’m Ready, degno delle cariche degli AC/DC; la lunga Live With Me, quasi una jam fatta di cori Soul e defragrazioni Hard Rock, ed alcuni spunti di Red Light Mama, Red Hot. Nel complesso si tratta di un album più maturo e calibrato, seppure nulla di decisamente superiore ai loro canoni.

Il successivo Rock On (1971) continua all’insegna però di una forma compromesso che evita gli eccessi acustici e quelli più aggressivi. C’è così il Folk/Rock di 79th Sunset, che sembra fare il verso a tanti cantautori dei ’60 ed il Blues sensuale di Rollin’ Stone (una cover di Muddy Waters). Le atmosfere quasi psichedeliche di Strange Days sono perfino capaci di riportare alla mente i Led Zeppelin, ma per il resto l’album rimane affogato in scelte come sempre piuttosto mediocri.

Rockin’ The Fillmore (1971) fotografa ancora una volta la formazione in sede live, impegnata soprattutto in cover di classici Blues. Formalmente la band è discreta, soprattutto nei passaggi più astratti, ma non c’è nulla di originale in tutta questa pulizia formale: questo live non ha alcun valore storico, ma solo un valore estetico.

Nel 1972 gli Humble Pie pubblicano Smokin’, finalmente un album più compatto e meno prevedibile. Il Blues infuocato di Hot’N’Nasty, con i vocalizzi che la impreziosiscono, il riff impetuoso di The Fixer, lo scatenato Country/Rock di Thirdy Days In The Hole, vicino al Southern Rock, e gli assolo stellari di I Wonder, costruita tutta su un tappeto Blues lacerato solo dalla voce e dalle sue urla, sono tutti massimi numeri per la loro carriera. In Particolare I Wonder è probabilmente il loro capolavoro, ancora una volta senza una grande originalità, ma finalmente con una potenza ed un equilibrio tanto spesso latitanti nei loro numeri trascorsi. In chiusura troviamo Sweet Peace And Time, il primo loro brano abbastanza vicino all’Heavy Metal, sorretto da un basso ossessivo e tellurico ed una batteria in primo piano a convogliare nel ritmo tutta l’energia. Dopo diversi album un po’ sfocati gli Humble Pie pubblicano qualcosa con carattere e personalità, seppure lontano dall’essere innovativo, e riescono a portare fino in fondo le intuizioni che in molti lavori precedenti rimanevano appena abbozzate o sviluppate malamente.

La band conclude il suo periodo di produzione maggiore con il doppio Eat It (1973) un album che contiene qualche inedito, alcune registrazione live e rivisitazioni di numeri tradizionali.

Live King Biscuit (1973) è un altro dei loro numerosi album live, più sfocato dei precedenti.

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Voti:

As Save As Yesterday is – 5
Live at Whisky A Go-Go – 6
Town And Country – 4,5
Humble Pie – 5,5
Performance Rockin’ The Fillmore – 5,5
Rock On – 4,5
Smokin’ – 6,5
Eat It – 4
Live King Biscuit – 4

Playlist di brani selezionati degli Humble Pie

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